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Una storia di FrancescaConte

Questa storia è presente nel magazine MARZO 2020: RIFLESSIONI SU QUESTI GIORNI

Covid-19: un nemico invisibile e una verità scomoda

MARZO 2020: RIFLESSIONE SU QUESTI GIORNI

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4 minuti

Pubblicato il 13 marzo 2020 in Altro

Tags: #italia #paura #quarantena #speranza #verit

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"Vedo una folla innumerevole di individui simili e uguali che non fanno che ruotare su se stessi, per procurarsi singoli e volgari piaceri con cui saziano il loro animo. Ciascuno di questi uomini vive per conto suo ed è come estraneo al destino di tutti gli altri: i figli e gli amici costituiscono per lui tutta la specie umana; quanto al resto dei concittadini, egli vive al loro fianco ma non li vede; li tocca ma non li sente; non esiste che in se stesso e per se stesso, e se ancora possiede una famiglia, si può dire per lo meno che non ha più patria. Al di sopra di costoro si erge un potere immenso e tutelare, che si incarica solo di assicurare loro il godimento dei beni e che veglia sulla loro sorte.” Alexis de Tocqueville, negli anni Trenta dell’Ottocento, descriveva con queste parole la nascente democrazia americana e, oggi, in un’Italia blindata, deserta, costretta al silenzio da un microrganismo tanto invisibile quanto pericoloso, le sue parole riecheggiano quanto mai attuali e ci conducono a un’amara, inevitabile riflessione. Non è forse vero, infatti, che la porzione più grande del nostro tempo la dedichiamo a una spasmodica ricerca del possesso di ciò che ancora non abbiamo e che proprio per questo desideriamo in maniera ossessiva e ostinata? Una volta raggiunto il fine del nostro desiderio, questo perde di interesse e il gioco ricomincia, ma il tempo passa inesorabile e più avanziamo sulla linea immaginaria della nostra esistenza, più cresce l’angoscia di non avere abbastanza tempo per possedere tutto ciò che desideriamo, senza renderci conto di non aver goduto neanche per un istante di ciò che, invece, avevamo già. Da ciò ne consegue una relazione ad andamento inversamente proporzionale tra l’incremento dei nostri desideri e l’impoverimento delle nostre passioni, costrette in un angolo da un mondo in cui denaro, potere, successo sono le uniche parole d’ordine.

In giornate lunghe e silenziose come queste ci chiediamo cosa rimane quando non dobbiamo più correre, non dobbiamo più celarci dietro impegni improrogabili, quando frasi come “perdonami, ma oggi non posso ascoltarti, non ho tempo” si svuotano di ogni significato. Cosa succede quando la mente non è più affollata da scadenze, ritardi, appuntamenti? I pub, i cinema, le discoteche chiudono e ci ritroviamo improvvisamente privati dei principali strumenti di rimozione dell'assillo delle nostre paure e delle nostre debolezze, perché, almeno per il tempo di una birra, ci si illude che, tutto sommato, non conduciamo una cattiva esistenza. Soli, disarmati, assistiamo al crollo dell’ultima illusione e non rimane che un enorme spavento, talmente forte da togliere il fiato. Chiusi tra quattro mura, individui di ogni età si ritrovano sprofondati in un oceano sconosciuto di dubbi e incertezze e con queste devono fare i conti, una volta per tutte. Sebbene non sia facile trovare risposte, questo è sicuramente il tempo della domanda, con tutti i rischi che ne conseguono; è il tempo in cui una tragedia ci mette nel mezzo di una rivelazione e sta a noi scegliere se coglierla per poter finalmente vedere o, ancora una volta, reprimerla e respingerla nuovamente giù, in quel punto in cui ognuno di noi manda in esilio le insoddisfazioni, le umiliazioni, i propri piccoli e grandi fallimenti che non può sopportare e che invano si illude di poter, in questo modo, estirpare da sé, definitivamente. In giorni come questi le passioni sopite ci ripiombano inevitabilmente addosso rivendicando i loro diritti, esigendo di essere ascoltate. In giorni come questi il mondo edulcorato su cui siamo abitutati a camminare cessa di essere tale e ci svela l'inganno consueto. Riconsideriamo allora le nostre relazioni, i nostri rapporti sociali, familiari, il nostro rapporto con noi stessi, facciamo i conti con la solitudine e chiediamoci da chi davvero desideriamo l’abbraccio o il bacio oggi proibiti. Se, come sostiene Jean Baudrillard, “Il simulacro […] è la verità che nasconde il fatto che non c’è alcuna verità”, oggi più che mai ne stiamo facendo esperienza e tutto ciò che di vero ancora rimane è l’amore e la paura della morte. Ebbene, se da un lato la paura ci mette in allarme e stravolge la nostra quotidianità, dall’altro riporta in vita un’insperata umanità, un bisogno urgente dell’altro, una rinnovata speranza.


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