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Una storia di Yolima

Hotel Ambris

di Yolima Marini

412 visualizzazioni

4 minuti

Pubblicato il 28 aprile 2020 in Horror

Tags: #horror #mistero #shining

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Aveva bisogno di un lavoro per la stagione. E l'aveva trovato. Custode in un hotel. Cosa chiedere di più? Solo un mese prima era nella merda con le bollette e l'affitto da pagare e ora? Era un Re.

Nessuno che li rompeva le palle. Niente Jenny, niente mamma, niente mocciosi che correvano per la casa e ti si attaccavano al culo come la cingomma sotto la suola. Niente di niente. Solo lui e l'hotel per cinque mesi. Il Direttore,dell'hotel, Jackson era stato chiaro: doveva solo controllare la caldaia, assicurarsi che tutto andasse nel verso giusto, fare un giro nei piani, controllare che nella cucina non ci fossero tracce di topo e arieggiare ogni tanto le camere deluxe. Non doveva fare altro. Per cinque fottuti mesi.

Con indosso solo le mutande, Stephen camminò, in punta di piedi, sulle mattonelle della grande sala. La Grande Sala non era nient'altro la hall. Stephen l'aveva sopprannominata così perchè li ricordava la mensa, di Oxford, dove andava quando era ragazzo. Con quei suo enormi tavoli tutti in fila e le sue sedie di legno. Non era mai stato uno studente di Oxford, ci andava solo perchè lì vi era una ragazza a cui faceva il filo. Sembrava passato un eternità eppure era passato solo cinque anni. Da allora Stephen ne aveva fatto di strada: rissa in un pub alle quattro del mattino, disturbo della quiete in un paesino a nord di Londra, furto con scasso, e molestie a una insegnante di lettere. Già. Ne aveva fatto di strada, il ragazzo. Guardò le enorme scale alla sua destra, portavano al piano uno. Lì vi erano le camere e lo studio del Direttore Jackson. C'era stato, due volte, lì dentro. La prima volta per il colloquio e la seconda volta quando, ubriaco, si era divertito a imitare il Direttore. Che risate, ragazzi, che si era fatto. Allora era convinto di non essere solo, ma sapeva bene di esserlo. Quello che i suoi occhi stavano vedendo era solo colpa dell'alcol. Si fermò. Le sue orecchie da ubriacone aveva sentito qualcosa. Passi? No. C'era solo lui e la vecchia Gingley. La vecchia Gingley era un fucile a canna corta che in quel momento si dava il caso era chiusa dentro all'armadio di camera sua. Ecco di nuovo. Quel suono. Cosa poteva essere? Stephen si bloccò nuovamente con la gamba destra a mezz'aria e restò in ascolto. Era più di qualcosa di semplici passi. Sembrava che qualcuno si stesse trascinando a fatica. Si guardò le mani. Non stavano tremando e questo era un buon segno, voleva dire che non era ubriaco ma sobrio come non lo era mai stato prima d'ora. Infatti il Direttore Jackson si era raccomandato di non bere, lui li odiava gli ubriaconi e Stephen aveva cercato di seguire il suo consiglio da figlio di papà. Fallendo miserevolmente. Ma ora, era da ben due settimane che non toccava alcol. Aveva iniziato a fare passeggiate intorno al'hotel quando era bello tempo e...

« Buonasera, signore. Qualcosa mi dice che ha paura.»

Jenny era accanto a lui. Ma non era la sua Jenny. No. Era un altra Jenny. Indossava un completo nero e in mano teneva saldamente un sigaro cubano. Tutti la chiamavano la " Signora" per i suoi modi raffinati. Aveva capelli corti, rossi e due occhi allegri. Era una barman eccezzionale. Sapeva preparati un martini no sciacherato in soli tre minuti. Incredibile. Stephen era convinto che fosse nella zona ristoro, dove l'aveva lasciata l'ultima volta,cosa ci faceva lì? E quando era arrivata? Scosse la testa e sorrise

« Paura? Io? Dovresti ormai conoscermi...Jenny. Sono due mesi che siamo io e te qui in questo posto dimenticato da dio...»

Jenny si portò il sigaro alla bocca e disse:« Ha ragione, signore. Le mie scuse. »

« Senti, tu sei qui da tanto, secondo te cosa sarà questo rumore?»

« Pensavo che lo sapesse, Signore. E' l'hotel.»

«L'hotel?» chiese Stephen alzando il soppraciglio. Che Jenny fosse ubriaca? Dall'espressione non sembrava, ma mai dire mai.

« Esatto. E' l'hotel che inizia a risvegliarsi. Sa? L'altra sera si è accorto della sua presenza. Fino ad ora ho cercato di tenerla al sicuro ma penso che io stia iniziando a indebolirmi. Mi chiedo solo che cosa vorrà l'hotel da lei...»

« Gli hotel non prendono vita,Jenny, ti senti bene?»

« Benissimo. Si da il caso che questo hotel si. Sa ha accolto molta gente e non tutti si sono comportati bene nelle sue stanze. »

E mentre Stephen cercava di dare un senso alle parole di Jenny la barman, un corpo spuntò da cima alle scale. Qualcuno lo aveva fatto a pezzi. Gli mancava metà corpo. Le gambe venivano dopo, con uno strascicare che ricordava il passo lento della lumaca, iniziò a scendere le scale. Stephen spalancò gli occhi innorridito. Doveva essere stata una bella donna, un tempo, lo si notava dalla luce in fondo agli occhi. Ora era solo cibo per vermi. E c'è ne erano di vermi. Uscivano da ogni parte. La donna che era stata un tempo, allungò una mano rinsecchita in direzione di Stephen, il quale iniziò a indietreggiare fino a inciampare. Gridò. Eccome se lo fece, ma nessuno, a parte Jenny, lo udì.


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