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Una storia di Lagambadijohnsilver

"Che differenza c’è tra uno specchio e uno stupido?"

e altre infruttuose masturbazioni mentali notturne

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10 minuti

Pubblicato il 04 febbraio 2020 in Storie d’amore

Tags: #Masturbazione #Nostalgia #Solitudine #Surreale

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Alle tre del mattino Frank si sveglia sul divano nel suo triste monolocale con il vomito che cerca di risalire lungo l’esofago. Fattosi strada oltre il cardias e la strettoia del diaframma, si spinge sempre più in su senza neanche scontrarsi con la forza di gravità, in quanto il nostro eroe usa abitualmente cuscini molto sottili, anche in queste situazioni. Frank ama vivere pericolosamente. Dopo aver corso velocemente al water, paga acidamente le conseguenze delle sue masochistiche scelte. Al termine della cascata puzzolente e abominevole, il ragazzo di 22 anni prende un pezzo di carta igienica e pulisce il poco di sbocco finito sul sedile ribaltabile (sì, sembra assurdo, ma quella parte del water col buco che si alza quando si piscia in piedi si chiama così) prima di sedercisi sopra. Appoggia un braccio al mobile davanti e alza piano piano la testa scrutando con uno sguardo stanco e avvizzito il riflesso del suo codino nello specchio di fronte. Per un attimo gli viene un’idea, anzi no, un intensissimo impulso attraversa la sua mente: deve masturbarsi. Tra le cosce, una piccola marmotta sta uscendo dalla sua tana calda e pelosa in un mondo freddo e ruvido, ma che con un piccolo aiuto per qualche minuto può essere meglio di ogni giorno passato lì sotto. Il flusso sanguigno è letteralmente una quantità di sangue che segue un percorso definito spinta dal cuore all’interno di ogni essere vivente dotato di apparato cardiovascolare, pertanto in questo momento l’opera autoerotica di Frank è in perfetta armonia con il consiglio spassionato di “andare dove ti porta il cuore”, parole dette insieme troppo spesso e generalmente vacuamente. Ma stavolta sembrano avere senso. Si guarda intorno, si mette le mani nella tasca del pigiama. “Porca puttana”. Ha lasciato il cellulare sul comodino di fianco al suo letto. E intanto *plof*, il primo stronzo è già uscito, le mura della fortezza conosciuta come sfintere anale hanno ceduto. Un’orda di stronzi misti sta per uscire indisturbata e la forza di volontà di un ragazzo ancora poco sobrio non sarà sufficiente a fermarla. E Frank lo sa molto bene. Non sarebbe la prima volta che pulisce il pavimento dalla sua stessa merda. Tuttavia questa non è la sera giusta, no, non lo è, non è abbastanza ubriaco per sopportare l’idea di avere a che fare nel più prossimo futuro con pezzi di merda sul pavimento. È così costretto ad accettare passivamente il destino infausto e per questo, non rinunciando comunque all’istinto edonistico, cerca di usare l’antica arte dell’immaginazione.

La prima ad apparirgli di fronte è Elena, una ragazza dolce con cui aveva frequentato la scuola elementare. Ora tra il piercing all’ombelico, il septum al naso e i dread in testa, sembra un’altra persona, ancora molto bella, anzi quasi più attraente e affascinante, nel senso erotico del termine. La mente viaggia e di colpo ritorna il viso da bambina, gli incisivi troppo sporgenti e il profumo di erba selvatica che aveva dopo un pomeriggio passato a rotolarsi per i campi, tra soffioni e spighe. Frank si ferma un istante, sente il bruciore sulla mano sinistra di quando le ha strappato ciuffi di ortiche che le si erano impigliati sul grembiule rosa ed ecco il posarsi di piccole e soffici labbra sul suo glabro e morbido visino. No, non è l’immagine giusta per farsi una sega.

Sofia, che ragazza particolare, ma interessante sicuramente. Capelli corvini e occhi verdi, un carattere forte e fluido, in continua evoluzione. Alta, slanciata, tendeva sempre verso l’alto alla ricerca di qualcosa di più. Frank non ricorda il numero di volte in cui mentre bazzicava in quell’istituto di istruzione secondaria di primo grado si era trastullato pensando a lei. Tra le sue compagne di classe non spiccava per bellezza ma aveva qualcosa di incredibile, inspiegabile e spontaneamente divertente. Su instagram si può notare bene come è cresciuta, ha perso peso e le è cresciuto un seno bellissimo. Si veste sempre di nero e non slega più i capelli, come se preferisse mettere in mostra le sue piccole orecchie, con quei piccoli buchi in cui un tempo aveva indossato orecchini particolari fatti manualmente con le molle delle penne di Frank. Anche se non si è mai dichiarato, il ragazzo ha sempre avuto un debole per lei, che essendo femmina e quindi più matura, l’aveva già capito in seconda. Frank le era simpatico e le faceva tenerezza, spesso si divertivano a dire cazzate insieme ed esplorare la campagna in bicicletta. Il rosso di cinque dita spalmate sulla faccia e un cuore spezzato scuotono il ragazzo seduto sul cesso che lascia la mano dal cazzo e si gratta la coscia. Si è ricordato di quando, in prima superiore, mentre uno era al liceo e l’altra all’alberghiero, lei si era fidanzata con un ragazzo di terza e lui la aveva apostrofata molto coloritamente. È stata l’ultima volta che l’ha vista di persona.

È giunto il turno di Maia, la prima ragazza nuda di Frank. Terza superiore, lei più grande di un anno ed esperta, lui completamente pivello ma molto preso e affamato di sapere. Nonostante sia più grande di lui per età, Maia è sempre sembrata più piccola di almeno tre anni. Alta un metro e cinquantacinque, col suo seno prosperoso e i suoi fianchi morbidi, non potrà certo fare la modella, ma è molto più bella di ogni possibile indossatrice da giornale di moda. I suoi riccioli castano chiaro e occhi tra il verde e il deserto rendono manifesta la sua indole selvatica. È un carattere indomito da maschiaccio, in cerca di ispirazione dagli stimoli più disparati. Anche se per poco, Frank è stato uno di questi, e per lui è stato meraviglioso. Sa che le deve moltissimo, tra le tante ha iniziato a scrivere poesie grazie a lei. Le sue labbra erano carnose e calde, baciarla era come lanciarsi in un viaggio a velocità luce nella spazio più profondo e luminoso stando all’interno dell’utero materno. Frank ricorda chiaramente quando Maia gli ha presentato la sua nuova ragazza lesbica, non per proporgli una cosa a tre ma per fargli capire come le cose possono cambiare ed evolversi diversamente da come ce le si possa aspettare. E lui come sempre con lei non ha potuto fare nient’altro se non accettare e andarsene mantenendo illesa la sua dignità. Però non è con la dignità che un pene riesce ad eiaculare, non è l’orgoglio a donare un orgasmo.

Nel suo periodo più buio, Frank ha potuto contare su Flora, un’anima fine e gentile. Capello rosso corto e lentiggini sparse ovunque, con occhi castano chiaro, è forse la ragazza più bella con cui Frank si è frequentato. Più piccola di due anni, ma molto sveglia per la sua età, Flora si era innamorata di lui tra i corridoi della scuola. Dopo un’iniziale timidezza è riuscita a farsi avanti. A lui non pareva vera, così perfetta, meritava solo affetto e dolcezza, per questo l’ha riempita di regali sin dal primo appuntamento. Il suo unico problema era la timidezza, a faccia a faccia parlava troppo poco e questa tipologia di situazioni ha sempre messo molto a disagio Frank. Per riempire il vuoto di parole, egli parlava continuamente di cose tanto inutili e superficiali da risultare divertenti nell’attimo e noiose alla lunga. Non era in grado di lasciarle il tempo di aprirsi che intanto si era glorificato a tal punto da farla chiudere ulteriormente. In chat non era così. La loro relazione quando si scrivevano durante la notte, a volte senza addirittura dormire solo per raccontarsi l’ultima cavolata, era tenera, sincera, divertente e sicuramente più spontanea, ma alla fine sembrava solo un costrutto fittizio, a riempimento di una incapacità relazionale, legata alla profonda ipocrisia e indole “creativa” di lui (tanto da crearsi realtà parallele piuttosto che dire la verità) e alla fragilità della autostima di lei. Flora era davvero stupenda, il suo piccolo seno morbido e il suo sederino a pesca erano tutto ciò che Frank poteva desiderare. Ma non li ha mai toccati fino in fondo, consapevole della purezza della ragazza, della sua tenera innocenza, che lui non è mai stato degno di macchiare. In questo momento al Frank seduto sulla tazza del water viene un dubbio frenetico e sconvolgente: chissà se Flora ha mai parlato di lui con le sue amiche? Che imbarazzo, che vergogna, ma in fondo sa di meritarsela, era piccola, doveva finire così per forza. È sicuro che ormai sia stata deflorata e non gli frega nulla di chi sia stato il fortunato, perché spera solo che lei sia riuscita ad andare avanti, oltre, a dimenticare il trauma da lui creato. O forse sono solo deliri da megalomane di un uomo triste e solo alle tre e mezza di notte che non riesce nemmeno a masturbarsi come una persona normale.

Non gli resta nessuna ragazza in testa, nessuna bellezza femminile, aspetta un attimo, ecco chi, questa notte, con chi è stato questa notte? Come si chiama? Quel volto chiaro, un po’ rotondo, gli occhi azzurri, i capelli mossi biondi su un lato, rasati nell’altro, il tatuaggio sul seno, le labbra rosso fragola… Nausicaa, con quel fuoco addosso e dentro, come avrei voluto toccarla, spogliarla, o anche solo baciarla intensamente in mezzo alla folla e portarla via lontano, oltre le colline, al centro del nulla e stringerla forte tanto da sentire i nostri cuori battere all’unisono. Che fine ha fatto? Dove è andata? Dopo quei discorsi strappalacrime, quelle risate sincere e quel profumo di desiderio, dove è finita? Come è finita? Non fa in tempo a pensarlo che la porta del bagno si apre e Nausicaa entra assonnata e confusa quanto lui mezzora prima. Fortunatamente la cagata di Frank è appena terminata e questi con scatto fulmineo fa spazio ad una ragazza che è pronta a rigettare un raggio fotonico di morte e disagio dalla bocca con le labbra rosso fragola. Lui le tiene i capelli e la guarda vomitare con dolcezza quasi ridendo. Un’ora prima hanno scopato lì nel suo appartamento, e dato che il suo letto è troppo piccolo per dormirci in due, lui si è accomodato sul divano. Frank ora è felice, perché non è solo. Sa di non esserlo mai veramente stato, ma in questo istante, attimo, momento, secondo ha bisogno, sente una carenza, che solo quel bel visino devastato, quel vestito rosso stropicciato, quei piedini lividi per aver ballato troppo la sera possono colmare. Colmare di speranza, di senso di appartenenza. Chissà se domani prima di andar via, mi darà il suo numero. Chissà se si ricorderà che sono stato con lei e l’ho aiutata. Chissà se è venuta con me perché le piacevo o solo perché è tuttora sbronza. Tra questi pensieri fugaci, comprensibili e deprimenti Frank ritrova il sonno.

La mattina dopo si sveglia col profumo di caffè caldo proveniente dal tavolo davanti al piano cottura. Una volta alzato va in bagno, si sciacqua la faccia e tornato in sala vede lei, Nausicaa, pulita di tutto punto, struccata male, con indosso l’intimo e una coperta, seduta su uno degli sgabelli che Frank aveva scelto per arredare al posto delle sedie. “Buongiorno” dice lei un po’ imbarazzata. “Ciao” risponde lui con le guance che arrossiscono. “Comunque è che lo specchio riflette senza parlare, mentre lo stupido parla senza riflettere” “Cosa?” “La differenza tra uno specchio e uno stupido, non ricordi? Me l’hai chiesto ieri notte” “Davvero? Non ricordo” “Mi avevi detto che se stamattina avessi saputo la soluzione ieri notte mi avresti offerto un drink” “E te l’ho offerto?” “Mi pare proprio di sì, vabbé, ora siamo pari”. Lei si alza dallo sgabello e va a raccogliere il suo vestito. “Aspetta un attimo, posso avere il tuo numero” chiede lui prima che lei si ricopra ed esca. “Non aspettavo altro” risponde lei.


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