scrivi

Una storia di GeorgeDebilatis

YOUR "FUCKING" SELF

Ferite e Sovrapposizioni

126 visualizzazioni

3 minuti

Pubblicato il 28 gennaio 2020 in Storie d’amore

Tags: #infingardo #lucente #metropolis #umidit

0

Due persone e uno specchio.
Ti sei mai chiesto dove finisse la tua faccia,
e dove cominciasse quella che gli altri
hanno amorevolmente plissettato per Te?
Ti metti con impegno: la ruga B è sicuramente
tua, quella volta con Martina, che spariva e
riappariva, e tu che ti scavavi una fossa
moralmente, sempre più profonda.
La scanalatura S ti viene dal lavoro all'OBI...
Che strano, due settimane ma ti hanno fatto
cagare pallini di ferro.
Ricordi?
Hai persino mandato affanculo Pastore,
il capo supremo. Eri stanco, ed eri dentro
corridoi che parevano sezioni di Birkenau.
Bruttissima esperienza.
L'incisione M4 è anche quella procurata:

Londra, presso Marks & Spencer. Ancora
non sapevi bene la lingua, e ti incazzavi con
il pakistano. Che facile, vero, e che soddisfazione,
farsi le spese su quelli ancora più schiacciati
nella merda rispetto a te.
L'incisione M4 la terrai a vergogna tutta la vita.


Avviti un po' la mascella e becchi la cicatrice R.
Tutta tua.
Gli insegnanti che smozzicavano: "basta un piccolo sforzo."
Potevi fare della tua adolescenza un luogo migliore,
e l'hai avvelenata col diserbante, pallore, porte ermeticamente
chiuse + una radio col mangiacassette colato. Non sai.
Certo la classe docente è intrinsecamente bastarda,
ma se avessi pensato di alzare lievemente la testa,
di osservare le tue mani pietosamente scarne,
di lasciare quei vestiti due taglie più grandi, chissà...
Bruciatura C6, anche quella strettamente personale:
Insieme a Karen a 19 anni nella sua casetta, a guardare
quel coglione di Tom Cruise.
Lei imbambolata che aspetta una mano sul collo;
tu compresso come un ghiacciolo da tassidermista,
la pungoli idealmente, tipo corazziere del Quirinale,
da almeno due metri indietro. Intanto l'esile arredamento

si squaglia addosso, con un dito puntato alla testa,
che fa avanti e indietro, modello metronomo in mezzo
a una ridda di pensieri ostili, a incertezze mai più riscattate...


C'avessi creduto allora, avresti subito meno curve nell'ondulazione
lente, a bordo della tua propria barchetta di carta, in derapata
sulle curve a gomito dei canali auto-indulgenti.

Incapsulamento Joe: labbra tumide e una risata con 57 minuscoli,
piccolissimi graffi sulla faccia. Quasi impercettibili agli altri.
Ma a te?
Quando credi al bene ti si scollano le ossa della faccia,
affrettatamente assemblate, i medici si terrorizzano, e temono
la definitiva frantumazione della loro laboriosa opera.
Persino lo specchio inizia a tremolare e svela slabbrature degne
di un sommovimento tettonico.
Un pezzo di viso per ogni taglio di vetro; raccogli i cocci e sai già
che farai da solo: niente ricette, chirurghi, consigli dalla regia,
pensieri eterodossi, antidolorifici.
Poco importerà se insieme al tuo viso finiranno frammenti di altri
strani pezzi. In un polverone da Guerra Mondiale.
Sarai tu davanti a qualcuno che ti riflette.


Avanti estrarlo dallo specchio e portarlo per mano, in un sublime
e rapito slancio da ultima anima bella, su, lungo Boelckestrasse,
fino all'incrocio con Yorck e la radura di Gleisdreieck.
Schoneberg.
Potrete sedervi insieme. è verde, anche se umido e nebbioso.
Abbracciarvi e baciarvi come perdenti, ma soprattutto innamorati.
E le luci dello SkateparkBerlin, avanti a sinistra, saranno imitazioni
di un mimo, disinibito ma incollato al ruolo. Quello di chi ride,
e sospira: negli intervalli appropriati fra la mescola di battiti
di qualsiasi club techno, e un cuore in dissapore e amore

al tempo stesso, con sé stesso e lo spazio enorme, circostante.


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×