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Una storia di Stegia18

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Nel Campo dei Miracoli

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3 minuti

Pubblicato il 26 ottobre 2019 in Didattica

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Laura insegna ai bambini della scuola primaria ed è molto soddisfatta del suo lavoro:

«I bambini sono allegri, vogliono imparare e sono felici di riuscirci. Ti arricchiscono la vita». Lei si impegna tanto a preparare le lezioni e correggere i compiti perché non vuole deluderli. Qualche volta, la domenica, è anche andata a vedere le partite di calcio dei suoi “Pulcini”, anche se, in verità, a lei il calcio non piace. Però, ha esultato ad ogni gol, come se fossero dei grandi professionisti e si è anche divertita tanto, gioendo delle loro vittorie.

Ma non sempre il mondo della scuola è stato così idilliaco. Ricorda, dai primi anni di insegnamento, un alunno di nome Gianni, che dormiva a scuola con la testa sul banco perché aveva fatto la nottata al telaio. Insegnava in una scuola della periferia di Prato e lì i telai dovevano funzionare di giorno e di notte per essere redditizi. Perciò Laura non l’ha mai svegliato e si è spesso fermata dopo la fine delle lezioni per dargli una mano coi compiti.

E ricorda ancora, come fosse ora, la storia di Tore.

Era un bambino che andava a scuola sempre sporco e vestito con gli stessi abiti e le stesse scarpe ormai senza suola. Laura lo aiutava come poteva. Perciò si preoccupò molto quando restò assente per più di una settimana intera.

«Bambini, sapete come mai Tore non c’è neanche oggi?»

«È a letto perché ha la febbre alta»

«Ha preso l’influenza?»

«No, è che si è tutto bagnato e ha preso freddo»

«E perché si è bagnato?»

«Perché il suo babbo l’ha messo in punizione in terrazza e poi ha cominciato a piovere»

«Ma l’avrà fatto rientrare!»

«No l’ha lasciato lì tutto il pomeriggio e si è messo a piovere forte».

Laura non sapeva cosa pensare perciò decise di chiamare a scuola i genitori di Tore per cercare di capire cosa veramente fosse successo. Sembra che il bambino avesse commesso una marachella e perciò il babbo lo aveva messo in castigo.

Quella volta si rivolse al dirigente scolastico, per un’indicazione di comportamento.

«Lascia stare» lui le disse «sono chiacchiere di bambini. E poi, anche se fosse vero, cosa c’entra la scuola?». Non è che fosse molto d’accordo, ma dovette sottostare alle indicazioni che le erano state date. Decidendo però che i suoi “pulcini”, in futuro, li avrebbe difesi da sola. Ancora oggi, se ci ripensa, si rimprovera la decisione di non aver agito in autonomia. Ma tutto nella vita serve ad imparare.

Oggi, Laura è contenta; si avvicinano le festività natalizie e sta progettando una piccola festa per i suoi alunni. Nel corso di questi primi mesi di scuola hanno letto insieme, in classe, “Le avventure di Pinocchio”. Si è commossa quando, discutendone insieme, qualcuno di loro ha detto:

«Che peccato che gli zecchini d’oro che ha piantato nel Campo dei Miracoli non abbiano dato frutti! Lui voleva solo aiutare il suo babbo a fare una vita migliore»

Perciò ha avuto l’idea di decorare l’albero di Natale con piccole monete di cioccolata rivestite di stagnola dorata. Su ogni monetina scriverà il nome di un bambino e al posto della stella, sulla cima del piccolo abete metterà una pergamena:

“Per voi, direttamente dal Campo dei Miracoli, perché gli alberi dei bambini buoni fanno sempre frutti”.

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