scrivi

Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TUTT'ALTRE STORIE

“Quaderni di un mammifero”

(..uno 'stravagante' libro di Erik Satie).

218 visualizzazioni

12 minuti

Pubblicato il 15 aprile 2019 in Recensioni

0

Copertina dell'opera perpiano di Erik Satie.
Copertina dell'opera perpiano di Erik Satie.

“Quaderni di un mammifero”,

(..uno 'stravagante' libro di Erik Satie).


Mi chiamo Erik Satie / come chiunque” … “Sono un uomo del tipo / di Adamo (nel paradiso), sapete voi” …

A chiunque

Vieto di leggere, ad alta voce, il testo durante l’esecuzione della musica. ogni inosservanza di quest’ammonimento determinerebbe la mia giusta indignazione verso l’impudente. Non sarà accordato alcun lasciapassare.”

Agli altri
"Non dimenticate che le epoche hanno, sull’artista (e sui poeti), una grande influenza; esse lo dominano e gli impongono la loro atmosfera. Egli non vi si può sottrarre” …


“Erik Satie, nato a Honfleur (Calvados) il 17 Maggio 1866, passa per il più strano musicista del nostro tempo”. Del nostro tempo, davvero c’è scritto così? Sì, proprio così. “Si situa lui stesso tra i ‘fantasisti’ che, secondo lui, sono ‘brave persone del tutto ammodo’. Spesso, dice ai suoi amici : ‘Miope dalla nascita, sentimentalmente presbite. Fuggite l’orgoglio: di tutti i nostri mali, è quello che rende più stitici. Se c’è qualche sventurato, i cui occhi non mi vedono, che gli si annerisca la lingua e che gli scoppino le orecchie”.


“Ecco qual è il linguaggio abituale del signor Erik Satie. Non va dimenticato che il maestro è considerato, da un gran numero di ‘giovani’, il precursore e l’apostolo della presente rivoluzione musicale. (…) Numerosi musicisti, fra cui Claude Debussy e Maurice Ravel, ma anche altri, lo hanno presentato come tale: ‘colui capace di immaginare l’immaginario’, e questa loro affermazione si basa su fatti di un’esattezza garantita. Dopo aver trattato i generi più alteri, il prezioso compositore presenta qui (in questo libro) delle sue opere umoristiche.”

Ça va sans dire, che le parole usate, come ‘alteri’ sia riferito alla musica cosiddetta ‘classica’ e all’opera ‘lirica’; e ‘prezioso’ compositore, sostituisce un eufemismo che sta per ‘ricercato’ ed ‘eccentrico’; in quanto alle sue opere (brevi, corte, ecc.) definite nel testo ‘humoristique’ va riferito al gusto ‘sofisticato’ delle sue scelte musicali, alle quali spesso ha dato nomi intraducibili, di pura fantasia. Di certo non è mancato alla sua ‘tastiera musicale’ un certo ‘pizzico di follia’ che, proprio per questo, lo rende ‘maestro’ delle avanguardie che sono seguite alla sua epoca.


Ed ecco alcuni titoli originali: ‘Air du rat’, ‘Chanson du chat’, ‘Rambouillet’, dove spesso utilizza un frasario alquanto bizzarro sul genere onomatopeico infantile. ‘Veritable préludes flasques’(pour un chien) che il grande pianista Ricardo Viñes interpretò in modo supremo alla Salle Pleyel (1913); ‘Pièces froides’, ‘Ogives’, ‘Gnossienne’, ‘Gymnopédie’, ‘Sports et divertissements’, ‘Descriptions Automatique’ che riscossero un notevole successo al Conservatorio (1913) e che lo stesso Viñes suonò con una finezza segreta, con uno spirito irresistibile.


A questo proposito, lo stesso Satie, afferma: “Scrissi le ‘Descriptions Automatiques’ in occasione della mia festa. Quest’opera segue a ruota i ‘Véritables Préludes Flasques’. È evidente che i Prosternati, gli Insignificanti e i Bolsi non vi troveranno alcun diletto. Ma che si mangino la barba! Che si ballino sulla pancia!”. Ma non sono i soli, tutta la musica di Satie, eccezion fatta per i suoi amici più appassionati (più della persona in sé che della sua musica), fu bistrattata non so per quanto tempo, e sempre tornata in auge fino ai nostri giorni, sia per la sua ‘forza distraente’ che di solito si avverte all’ascolto; sia per il suo ‘avvicendamento’ a quella creatività di cui tutti siamo, o che potremmo essere, ‘portatori sani’ del virus della modernità.


Riguardo a ‘Sports et divertissements’, il maestro scrive nella ‘Prefazione’: “Questa pubblicazione si compone di due elementi artistici: disegno, musica. la parte disegno è composta di segni – di segni d’intelligenza; la parte musicale è espressa da punti – da punti neri. Queste due parti riunite – in un solo volume – formano un tutto: un album. Consiglio di sfogliarlo con un dito amabile e sorridente, giacché questa è un’opera di fantasia. Non vi si veda nient’altro. Per gli ‘Incartapecoriti’ e gli ‘Inebetiti’, ho scritto un corale grave e dignitoso. Questo corale è una sorta di preambolo amaro, una forma di introduzione austera e afrivola. Ci ho messo tutto quel che so sulla Noia. Dedico questo corale a coloro che non mi amano. Mi ritiro. (…) I miei corali eguagliano quelli di Bach, con la sola differenza che sono più rari e meno presuntuosi”.


Ed anche che “La musique d’ameublement” è in sostanza un prodotto industriale” – scrive ancora – e la definizione potrebbe riguardare non so quanti altri pezzi musicali che in verità non riesco a definire, se non ‘giochi divertenti’, ‘allegre scappatoie’, e che invece il maestro appellava come: “una curiosa facezia, che associa l’originalità alla grazia”, alla quale anche era uso dire: “prima di scrivere un’opera, le giro intorno più volte in compagnia di me stesso”.


Di fatto, non è forse questo il principio delle così dette ‘variations’ che molti compositori più ‘seriosi’, non necessariamente migliori di Satie, ci hanno lasciato? Così come di ogni assolo del Jazz più autentico? O anche di gran parte della musica americana fino a Gerswin? E non è questa anche la sequela di ‘argomentazioni musicali’ dell’ideologia futurista di Marinetti, Russolo, Cangiullo, Piatti, Grandi; del profilo ‘sintetico’ di certi esempi sonori trascritti in ‘Echantillonage’ per utensili ripresi dai ‘rumoristi’ radiofonici e/o teatrali?


Il costante oscillare di Erik Satie tra poesia e musica, tra il vezzo umoristico e l’emozione del mistero e l’esigenza di soffondere una sorta di atmosfera fatta di piccole sonorità ‘mi poétique’, il suo fare ricorso allo spirito infantile nei suoi pezzi più eclatanti è Surrealista o Dada? Ripeto qui le parole esatte spese da Erik Satie a riguardo:
Chiedo di ascoltarli (e aggiungo riascoltarli) a piccoli sorsi, senza precipitazione. Che la Modestia cali sulle spalle ammuffite dei Rattrappiti e degli Insabbiati! Non si abbelliscano della mia amicizia! È un ornamento che non gli spetta”.


Che dire? Ci troviamo davanti al ‘genio’ assoluto della musica contemporanea, o no?
Una rivelazione che non può sfuggire ai più curiosi, in quanto la musica di Erik Satie in quanto, fà da trait d'union tra il passato e il presente della storia della musica ed è certamente quella più vicina a noi moderni e, pur in astratto, in quanto astorica diventa oggettiva e quindi ‘altra’ dall’epoca che verosimilmente la contiene. Necessita allora e, a maggior ragione, un riascolto attento della sua musica per assaporarne le ‘sottigliezze’ esecutive:


L’artista deve dare una regola alla sua vita..”, così ha inizio ‘La giornata del musicista’ di Satie, oltremodo ‘assurda’ per i suoi contenuti da ‘divertissement’.”


Se rido me ne scuso con affabilità”; “Repsiro con precauzione per paura di strangolarmi”. In quanto al fumare: “Fumi, fumi, fumi pure amico mio, altrimenti qualcuno fumerà al posto suo!


Introduco qui l’avvenimento più eclatante che ha visto Satie protagonista del più grande scandalo del suo secolo, il balletto “Parade”, il cui monumentale ‘sipario’ è in mostra a Roma, al Palazzo Barberini che lo ospita per le sue enormi dimensioni. Forse il ‘pezzo forte’ ma direi più la ‘meraviglia’ della grande Mostra “Picasso tra Cubismo e Classicismo 1915-1925” (*); più noto come ‘sipario’ per il balletto in un atto di Léonide Massine e musicato da Erik Satie, su ‘one-act scenario’ di Jean Cocteau, con i costumi e le scene realizzate da Pablo Picasso.


L'opera venne rappresentata dai Balletti russi di Sergei Diaghilev il 18 maggio 1917 al Théâtre du Châtelet a Parigi. Gli interpreti principali furono Léonide Massine, Maria Chabelska, Lydia Lopokova e Nicolas Zverev diretti da Ernest Ansermet. L'argomento rievoca una parata come si vedeva un tempo ad ogni teatro di fiera.


L'universo poetico, opposto alla brutalità del mondo moderno, costituisce qui, come già allora, un tocco di leggerezza. Si può restare sbalorditi alla sua presenza, o meglio schiacciati sotto le volte del’immenso Salone di Parata che pure a mala pena lo contiene: “Parade”, infatti, è anche il termine che coglie il significato profondo dell’invenzione di Picasso e insieme il senso del dialogo metaforico, imprevedibile quanto sorprendente, con la spettacolare scenografia del fastoso salone affrescato da Pietro da Cortona. Dopotutto, non era stato concepito anche questo come il ‘salon de parade’ destinato ad accogliere i visitatori del palazzo e ‘introdurre’ gli ospiti dei Barberini?


Picasso gioca sul tema dell’effimero e dell’illusionismo teatrale, facendo apparire sul sipario – sulla soglia che divide ma anche congiunge lo spazio reale e quello immaginario – il retroscena o addirittura il fuori-scena dello spettacolo, ciò che non si dovrebbe vedere, che ‘smaschera’ e ribalta il meccanismo stesso della messinscena. Tutti motivi d’avanguardia, ma nondimeno tipicamente barocchi, che diventano infatti suggestiva esperienza vissuta nella straordinaria allucinazione spaziale della volta propria dell’architettura del Bernini.


Non a caso, anche Bernini – di cui Picasso aveva potuto ammirare e apprezzare le opere romane – si era cimentato personalmente col genere teatrale, in particolare nella commedia ‘L’impresario’ che, è appunto la messinscena di una messinscena, lo spettacolo della creazione scenotecnica di una finzione, che come l’opera di Picasso, fonde insieme sublime e volgare, mescola serietà e ironia, evoca l’illusione per subito disfarla (dentro la realtà).
A quanto pare, la prima concezione di “Parade” fu ispirata a Cocteau dalla sfida lanciatagli da Djaghilev: “Stupiscimi!”, che è in fondo la stessa sfida raccolta dagli artisti barocchi di Palazzo Barberini, se è vero che come ammoniva Gian Battista Marino giusto due secoli prima di Djaghilev: “..è del poeta in fin la meraviglia, chi non sa far stupir, vada alla striglia!”.


Oggi possiamo anche chiederci perché la musica per il balletto fu affidata ad Erik Satie, e a chi altro? Stando ai supposti intenti dello ‘stupore’ chi più di Satie per la parte musicale, e del coreografo Massine per i numeri di balletto, e Picasso per le scene e i costumi, avrebbe potuto mettere assieme una sì opera geniale. Del resto Cocteau si era ben espresso a riguardo allorché scriveva “Parade”:


Io e Picasso – scrive Satie nel 1916 – lo stavamo a guardare (ignorando tutto, naturalmente). (...) ( Ma Cocteau mi adora … Lo so (anche troppo) … Ma allora perché mi dà dei calcetti sotto il tavolo?


“L’autore di Parade, spiegava appunto (per la millesima volta) le sventure che lo prostrarono, straziarono, gonfiarono, spetinarono, raschiarono mentre scriveva quest’opera di tre righe … (notare la sottile ironia della frase finale). Tutti i presenti piangevano (dal ridere) … Tutto a un tratto, senza preavviso, il signor X (tanto noto per la sua perspicacia) si alzò e dichiarò freddamente: ‘Abbasso Satie!’, facendo ridere tutti”.


Ma ben presto Cocteau gli chiede di inserire dei rumori meccanici nella partitura di “Parade” e si adopererà a sostituire ‘le relazioni fluttuanti della musica’ con i ‘rumori’ che ritiene indispensabili. Dal canto suo Satie terrà a ristabilire le distanze tra la musica e l’ ‘Arte dei Rumori’ diffusa da Russolo quale manifesto della sua adesione al Futurismo marinettiano, con un vero rifiuto (che poi in parte ricapitolerà).


È più probabile invece che si debba proprio all’influenza, sia pure indiretta, dei futuristi, l’integrazione di un certo numero di rumori meccanici nella partitura di “Parade”. Va anche detto che se Satie non è mai stato futurista, nulla permette di supporre che preferisse, come i marinettiani, il frastuono dei tranvai o di altre macchine al canto dell’usignolo. (…) Si sa invece che deplorava l’abitudine, che stava già allora prendendo piede, di “sostituire, con della cattiva musica, il dolce ed eccellente silenzio”.


Insomma, Satie polemizzava con tutti, amici e non, era nel suo stile di ‘dandy povero’ l’ostinazione a dire ciò che spettava a ognuno, e lo faceva di buon grado. Accadde così che “Parade”, fin dalla prima esecuzione del 18 Maggio 1917 al Théatre du Chatelet a Parigi, scatenò un vero ‘scandalo’ etico-morale-culturale di cui si parlò ancora per lungo tempo. Ciò, per quanto Apollinaire, avesse coniato per il balletto la parola ‘surrealiste’; da che il ‘surrealismo’ si è poi affermato come corrente artistica tout-court. Ma le polemiche non finirono alla sua messinscena del 1917. Nel Juournal di Gide del 1948, si legge a proposito di una ripresa di “Parade” del dicembre 1920:


Cocteau si aggira tra le quinte, dove lo trovo invecchiato, teso, dolorante. Sa benissimo che le scene e i costumi sono di Picasso e la musica di Satie, ma è convinto che Picasso e Satie siano stati fatti da lui”.


Il lavoro prese corpo proprio a Roma, dove Cocteau e Picasso si trasferirono per qualche mese in cerca di ispirazione. Picasso disegnò i costumi e le scene, contribuendo anche a definire il ruolo e la fisionomia dei personaggi, nella sua forma ‘cubista’, un’espressione cui aveva dato un forte impulso di originalità a tutta l’epoca e che trovò molti seguaci. Inoltre dipinse l’enorme sipario da palcoscenico che avrebbe introdotto visivamente gli spettatori all’azione del balletto vero e proprio. Un’opera altamente innovativa che oggi definiremmo ‘multimediale’, che incarna appieno quell’ideale dell’ ‘esprit nouveau’ che, come scriveva proprio nel 1917 il poeta sodale di Picasso, Guillaume Apollinaire, mirava a “..consumare la sintesi delle arti, della musica, della pittura e della letteratura”.


In vero, si resta abbagliati davanti al sipario creato da Picasso al punto che non si può smettere di guardarlo, e non solo con gli occhi. Il perché è spiegato nella didascalia che l’accompagna, dove è detto: “..confonde provocatoriamente altri registri artistici e concettuali canonicamente diversi: il linguaggio aulico del classico e la cultura popolare, il teatro e il circo, la scena e il retroscena, la verità e la finzione".

T

uttavia, permettetemi una digressione poetica: “… Parade equivale a un sogno, uno di quelli che si fanno da bambini, colmo di colori e di musica, di armoniosa bellezza estetica, e dal quale non si vorrebbe mai uscire; piuttosto sentirsi chiamare per entrare a far parte del quadro, dentro la scena di quel teatro ‘fuori del mondo’ cui, per una ragione astrusa che non comprendiamo, tutti vorremmo potervi accedere per l’eternità”.

Tanto per restare in tema, in quanto a originalità Eril Satie è l’indiscutibile, folle precursore di tutto quello che c’è stato dopo, ma lo dico così, solo per avallare la teoria di Vittorino Andreoli che ‘la pazzia è portatrice del nuovo, almeno nell’arte. Concediamoglielo.


Note:

Erik Satie “Quaderni di un mammifero”, è un libro edito da Adelphi - [email protected]

Discografia insolita di Erik satie:
- Jean-Pierre Armengaud – ‘Piano’ – LP Le Chant du Monde 1986
- Marjanne Kweksilber (soprano) – Reinbert Di Leeuw (piano) ‘Songs, Lieder, Mélodies’ – LP Philips 1980
- Reinbert Di Leeuw (piano)’Les oeuvres de jeunesse pour piano’ – cofanetto LP Philips 1980 (molto apprezzato dal pubblico ‘pop’ per il quale ha ricevuto il disco di platino.
- Erik Satie ‘Danceries’(per orchestra e voce soprano) – CD Denon 1986
- Erik Satie ‘Oeuvres pour piano, pièces humoristiques – Vol. 1/2 CD Accord 1986
- Paolo Poli (voce) Antonio Ballista (piano) – ‘Soiree Satie’ LP FonitCetra 1982



Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×