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Una storia di DomenicoDeFerraro

L’ORCO CAMILLO

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12 minuti

Pubblicato il 25 maggio 2019 in Fantasy

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L’ORCO CAMILLO

​​​​​​​DI : DOMENICO DE FERRARO



La pioggia ha bagnato il fondo dell’ anima, sporca di sogni, la bagna del pianto , perduta sotto un manto di stelle elleniche che ti spingono a credere in nuove avventure. S’ode in lontananza il fiato delle trombe che annunciano la battaglia su i colli gobbi dove orchi giganteschi scendono di corsa, pelosi schiacciaossi , orcus feroci accibant orcum che escono a frotte dagli inferi attraverso le fiamme attraverso quell’amore che la morte lega ogni essere alla vita. Con grinta selvaggia sulle scie di musiche ancestrali nell’ eco d’un sesso a buon mercato eatiam feminae futui volunt l'orchessa si muoveva nel suo orrido aspetto veleggiando scollata nell’aria serafica. Schiacciando ad ogni passo la cacca degli orchi , terrorizzata dai neri scarafaggi che dopo uccisi li gettava poscia nella fossa. Una mattina qualunque con il sole all’incontrario che cade nel tramonto delle idee .Il sangue delle vittime scorreva su per i colli bagnando i rami degli alberi , scivolava per la valle fine a divenire un fiume di cadaveri putrefatti, gente impaurita che correvano mano nella mano con spettri sinistri. L’orco Camillo era più grande di un toro da monta con due zanne scintillanti , con ciuffi di capelli ossigenati , ricoperto di pelli di capra , s’aggirava lungo il colle alla ricerca di una vittima da sbranare , masticare poi sputare le ossa nel fosso dei morti. L’orco Camillo era brutto da morire non era d'aspetto simpatico, un antico demone acherontico che usciva dal fuoco dell’inferno. Era schizzinoso, stupido , più imbecille di un bel ragazzo alle prese con l’ossesso del sesso. Era impaziente , colerico con quel viso sinistro che trasmigrava ogni stupore , avrebbe voluto presto afferrare una preda . Tirarla dalla macchina per il collo ma l’ orco aveva paura di essere visto e si teneva calmo in attesa d’eventi favorevoli. L’orco era grasso ed aveva due zanne enorme che gli uscivano dalla bocca sbavante come giano bifronte faceva le bolle, quando parlava. Era un orco anomalo, canterino, era cresciuto per strada sotto forma di pulce, ora sotto forma di cane ed era assai geloso della sua immensa conoscenza ed esperienza che aveva acquisito nel tempo.


L’Orco non amava gli uomini , anzi li detestava, per lui erano un lauto pranzetto , manicaretti ripieni di carne tritata, preferiva soprattutto quelli più mollicci, piccoli , fragili con pochi peli. Viveva in un luogo quasi inaccessibile tra la boscaglia invasa di rifiuti, oltre le grande cave ove venivano gettati tutti i rifiuti della città . Nascosto tra i boschi oltre un monte brullo , orrido al solo vederlo l’orco Camillo passava il suo tempo, suonando l’armonica , cantava le sue gesta , cantava a volte delle sue neglette azione di quando amo gli uomini al punto dal divorarli, attingendo al male che scaturisce dall’ossesso altrui . Ed era capace di entrane negli incubi di grandi e piccini , sollazzarsi di paure generate dall’ animo di quelle persone che hanno paura della vita , poveretti nascondono i loro sentimenti sotto le spoglie del loro corpo martoriato dagli eventi crudeli del divenire. Persone chiuse e solitarie nei propri pensieri. L’orco Camillo era un essere magico , provvisto di tanti poteri ed anche se l’aspetto non era assai gradevole non dava peso o riconoscenza a chi gli sedeva accanto l’ orco Camillo era stranamente un animale perbene, un po’ introverso con tanti denti finti in bocca. Con un cuore grande come una città , più grande dell’ universo che sconfina oltre ogni dire , sopra le teste delle persone , si muove , pulsa , batte dentro il sacco dell’immondizia gettata in strada , raccolta poi dallo spazzino. Un orco lungimirante egli non era e credeva che il mondo un giorno l’avrebbero fatto santo, portato in spalla fino al colle del vaticano cantando le sue virtù eroiche. A discapito del male perpetrato avrebbe fatto quello che un orco fa in genere , quando sta per andare in bagno. Asciugarsi il sedere e mettersi in piedi contro il mondo, avrebbe urinato sulle nefandezze altrui. Aveva in vero un difetto fisico , una forma inusuale, sempiterna , metabolizzante il discorso che avrebbe dovuto sfociare in un logica etica senza pace che ti rende più cretino di prima ,più di quando non conoscevi il prossimo , forse incapace d’ amare e volare.


L’orco Camillo aveva tanti difetti , non sapeva cantare, ne parlare educato , neppure saltare sopra uno steccato spiccare il volo verso un utopia. Questo lo rendeva simpatico a molti , causa quella sua andatura goffa.

Dove vai stasera orcuccio ?

Non sono affari tuoi

Mangi il mio cuore per colazione?

Tra poco ci sarà la guerra , tra noi orchi e voi umani

Che paura , mi nascondo sotto una panca

Nasconditi fai bene che dopo ti spalmerò come se fossi cioccolata sul palmo di mano

Che orrore saremo mangiati vivi

Fritti impanati poi impalati

Che tragedia l’ errore è stato credere di essere amici

Avrei fatto bene a scappare

Vorrei nascondermi dentro un ricordo felice

Tra poco vedrai , scenderanno dai monti tenebrosi tanti e tanti orchi

L’attendo qui con ardore li combatterò

Non puoi capire cosa significa morire

Io sono già morto, orco

Tu pulce farai una brutta fina


Ma si vieni tra le miei braccia , dammi un bacio orco maledetto

Io per poco , vomito tutto il mio pranzo

Sono mortificato , non credevo di ferirti tanto

Stiamo combattendo una guerra, ricorda

Io sono già morto dentro le mie mutande

Udirai un grido di dolore dopo il canto dell’orco, sopra le macerie della città distrutta , che piange i suoi morti i suoi sogni spezzati , gettati in pasto alla morte .

Sono estasiato, vorrei giocarmi tre numeri a lotto

Hai sempre da ridire sei un cretino

Tu invece orco sei una via di mezzo tra l’odio e l’amore

Questa strada che percorro mi conduce lontano da voi orchi

Stai attento siamo in tanti , se vuoi ti posso prendere al mio servizio

Io al tuo servizio ?

Al prezzo di mezza sfogliatella a colazione

e un pranzo nei dì di festa ?

Beh potresti spazzare casa, lavare sotto il letto che son secoli che non si fa .

Io non tengo pazienza , orco sono nato scansafatiche

Questa è la tua occasione, prendere o lasciare.

Potrai divenire ricco al mio servizio.

Beh ci vorrebbe una gran faccia tosta.

No , non preoccuparti non ti farò del male.

Ecco niente spezza ossi. Mangiatine a tradimento.

Hai la mia parola.

Al mio servizio nessuno oserà toccarti . Sarai mio servo per un anno poi dopo potrai ritornare a casa tua ricco e felice.


L’orco Camillo se la rideva a sentire le tante scusa dettate dalla paura dell’uomo ch’era un bravo ragazzo ma se la faceva nella mutanda e avrebbe voluto scappare lontano dall’orco, non si fidava di lui , ne pensava o credeva quello che gli dicesse l’orco fosse vero. Ma l’orco Camillo era sicuro che il povero uomo avrebbe accettato la sua offerta . Così l’avrebbe portato a casa sua , sul monte brullo, quasi vicino al sole e alla luna a due passi dal picco dell’Aquila cieca , che picchia in testa ai dannati nell’inferno dell’estate. Spolpa le ossa ai poveri esseri , dispersi lungo il deserto o per spiagge magnifiche . Terre che s’aprano al delirio e alla lirica di una canzone maldestra che s’ode imperterrita per sobborghi, contrade nere puzzolente, imperniate di male , odori di pesce marcio , di uova al tegamino . E mentre gli orchi schiacciavano la cacca dei cani sotto i piedi caprini , marciavano compatti , verso il delirio della loro epoca , senza essere ne il primo o l’ultimo di questa svolta politica. E l’orco Camillo canta da solo fratelli d’Italia si mette la maglia azzurra poi incomincia a ridere di noi umani .

Io ricordo quella sera dopo aver accettato la sua offerta, dopo essere entrato al suo servizio incominciai a capire chi era il mio padrone.

Promisi che sarei rimasto ma come d’accordo dopo un anno sarei ritornato a casa mia.

Non preoccuparti pelle ed ossa ti farò mangiare tante leccornie prosciutti , dolci, panzarotti , frittelle , tortellini che ti faro divenire così grasso che dopo dirai il mio padrone è un galantuomo .

Non un orco feroce a cui piace spolpare gli ossi degli umani catturati. Vedrai , capirai cosa significa essere orco ed essere umano.

Tu non immagini cosa è l’istinto, la rabbia, l’odio che cova in me. Stai attento in quelle notte di plenilunio , scappa e non farti prendere io sarò un orco crudele, un animale feroce e se mi metterò un gonnellino , un fiocchetto tra i capelli non credere che io vengo in pace. La fame mi prende e non guardo in faccia nessuno . Mi piace spolpare , mordere , stringere tra li denti la carne cruda . Sono dannato , in preda al male , sono l’orco Camillo il più mite degli orchi miei fratelli. E se riuscirai a stare con me , un anno intero , andrai via da questa mia casa , pieno di ricchezze. Sacchi di diamanti , oro, argenti , pietre preziose che non immagini quanti valgono e quanta felicita posso dare. Ti faro ricco , ma tu non ridere mai di me , stammi lontano quando strizzo l’occhio , quando voglio leccarti il viso come un cane, quando sono a terra e chiamo il mio fratello orco dottore a misurare la mia pressione.


Rimasi come promesso alla casa dell’orco per quasi un anno i primi mesi furono tranquilli , l’acqua scorreva cheta come un leggiadro fiume in piena , scivolava via, bagnava la terra , mi sciacquavo , mi facevo il bagno felice di essere al servizio dell’orco Camillo. Poi venne di nuovo la guerra tra gli orchi e gli umani. Io ero quasi prigioniero di uno di loro così assistetti alla cruda bellicosa battaglia fatta a colpi di spada e forconi . Orchi fatti a pezzi , uomini uccisi selvaggiamente, sbranati da cani inferociti . La guerra fu micidiale in molti morirono e così s’accese sempre più l’odio tra uomini ed orchi.


Non avevo paura dell’orco Camillo, ne delle sue leccate , tantomeno dei suoi strani comportamenti che a volte mi facevano ridere . Gli preparavo la macedonia gli friggevo i panzarotti , gli preparavo l’insalata di carne di bue alla piastra. Lui era molto gentile e qualche volte mi faceva vedere i rubini ed i diamanti che possedeva segregati a doppia mandata nella sua cassaforte. E Camillo era un orco strano forse un po’ ricchione, con quell’aria d’intellettuale di chi c’è la piccolo e non vuole farsi accorgere d’essere un pervertito . L’orco era un pezzo di pane ed io dormivo sempre con la pistola sotto il cuscino , camminavo con il coltello serramanico nascosto in tasca. E al primo accenno gli avrei tagliato la gola a quell’orco malandrino che si masturbava in continuazione chiuso nella sua stanza . Ed aveva un alito fetido e si cacava sotto spesso. E faceva sesso con le pecore ed a volte con l’aquila del picco dei morti . Ed il cielo era ad un passo da me , grande immenso . Io l’ammiravo e pensavo a quando sarebbe finito quella mia prigionia . Ma quella mia promessa d’essere a mezzo servizio stava per finire . Cosi avrei potuto tornare finalmente a casa mia da mia madre e mia sorella colmo d’oro.


Uomo portami un occhio di gallina

Ma padrone le galline li hai mangiate tutte ieri

Vero, allora portami una coda d’agnello

C’è lo siamo venduto ieri all’orco tuo fratello

Portami un brocca di vino

C’è sangue di cammello va bene ?

Ma si , stasera m’ubriaco di sangue di cammello

Questa vita mia non vale la pena vivere

Sei alla fine del tuo mandato

Spero d’averti ben servito

Mi sei simpatico per questo ti mangerò per ultimo

Avevi promesso che m’avresti risparmiato

Io baro sono un signor orco io

Vogliamo bere in compagnia

Ubriachiamoci di gioia

Si potremmo cantare o vita, vita mia insieme sotto la luna

Bello prendi il mio capello che usciamo stasera è una splendida serata

Sono pronto padrone o tu o io. La morte non mi spaventa

Povero sciocco ti mangerò in un sol boccone e non avrai neppure il tempo di dire aiuto

Fatti sotto brutto orco

Eravamo sul punto d’affrontarci , da scannarci a vicenda sotto una tetra luna , mentre i morti cantavano io sono un forestiero , io sono l’amore che viene che va . Tutto ad un tratto si udì dalle viscere degli inferi , salire una voce e gridare : la guerra , la guerra tra gli uomini e gli orchi è finita. Sono giunti gli ambasciatori dalla terra di mezzo a cavallo di asini scheletrici hanno firmato un patto di pace.

I capi hanno sigillato un patto per finire questa guerra .

Gli orchi saranno amici degli uomini.

Se quest’ultimi saranno leali e daranno da mangiare agli orchi i loro agnelli migliori qualche vacca grassa, galline in carne.

Hai sentito padrone ?

Ho sentito uomo ma questo non m’impedisce di mangiarti vivo

Fermo avevi promesso

Gli orchi sono infidi , hanno due facce, due lingue

Vieni padrone usciamo fuori casa a vedere danzare le stelle

Il cielo è sopra di noi , l’universo in noi , il verso è la nostra vita che sboccia nell’ossesso del sesso tra i mali che nuocciono all’essere uno e trino. L’orco sembrò pronto ad afferrarmi per il collo , ma io svelto , lesto con il mio coltello, lo ferì al collo poi gli piantai una pallottola nella gamba , lui indietreggiò , cadde inerme come un sacco di patate nel burrone dove vivono i mostri dell’infanzia , i mostri della ragione , insaziabili di gioie , pronti a divorare ogni cosa cada dall’alto.


Lo vidi precipitare nel vuoto e mentre cadeva si tramutava in un agnello , in una volpe, in una donnina allegra che la dava a tutti ad un buon prezzo a scanso di equivoci , impeccabile fino alla fine . L’orco cadendo cantava la sua canzone di morte, cantava la sua vita che si spegneva in un attimo, come una fiammella al vento.

Io rimasi pietrificato con la pistola in pugno . Avevo paura che arrivassero altri orchi, altri esseri per metà mostri , pronti ad uccidere per nulla , pronti a risorgere dalle tenebre. Ed il vento soffiava forte , risucchiando in acerbe conclusioni in mitici motivi musicali , merovinge vittorie dell’anima novella che si schiude sincera alla sera suadente, quasi ignuda ,tentatrice , lusinghiera con le sue lunghe calze a rete, tiene in scacco , l’uomo e l’orco che vive in lui.







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