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Una storia di Arcanosenzanome

Il Viaggio 2: pensavi che fosse finita, vero?

Parte 4

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12 minuti

Pubblicato il 25 aprile 2021 in Horror

Tags: #horror #metaforico #onirico #puraviolenza #splatter

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Gli occhi, profondi e rossi, della bestia mi penetrano la mente; una sensazione simile a quando, inciampi con il viso in una ragnatela, piena di uova appena schiuse: mi trafigge il corpo, paralizzandomi; come in un k-hole, mi sdoppio, riesco a vedermi dall’alto.

Non sento più la stretta del mostro, sto fluttuando verso un buco nero; lentamente il mio corpo viene risucchiato, in questo vortice colorato; La visione di una scena mi appare nella mente,sono in tunnel dai colori spaziali: un ponte di Rosen, viaggio ad altissima velocità.

Tutto si ferma all’improvviso, sono in piedi; di fronte a me appare un corridoio, sembra uno di quelli che si vedono nei vecchi manicomi: con le pareti tassellate di bianco ormai ingiallite dal tempo, e dalla scarsa igiene. Una lunga fila di neon lampeggianti, illumina le stanze dei pazienti internati; in cura. Mi muovo in questo orrendo corridoio, non riesco a capire il senso della visone; spinto dall’adrenalina, generata dalla paura, mi addentro in questo luogo abbandonato. Vedo una donna che sta arrivando con un carrello.


L’incubo ha rigettato una nuova creatura!”.


Mi avvicino, voglio vedere cosa sta facendo, la mia camminata è accompagnata da una marcia spettrale: dalle stanze esce del denso fumo bianco, che si disperde nell’aria, come se fosse del vapore acqueo; sugli oblò dai vetri impolverati e sporchi, luminescenti fantasmi invasi, sbattono violentemente le mani ossute;


Sono indecisi, spaventati, vogliono che la fine arrivi in fretta!


La figura femminile intravista prima è terrificante: ha la faccia che sembra squagliata, il teschio si intravede fra i frastagliati pezzi di carne verdastra; il camice bianco è ingiallito dallo sporco, ed ha una macchia di rimasugli di carne marcia, spalmata sul centro; le mani, hanno la pelle bluastra e le dita sono prive di carne, tengono un vecchio carrello logorato dal tempo, è pieno di ragnatele ed è arrugginito.

Il tempo sembra essersi fermato, come se qualcuno avesse premuto il tasto stop, tutto sembra sospeso nel nulla; provo a guardare dentro all’oblò, quello di fronte al mostro.


“Chissà come mai lo sta fissando? Sembra interessata a quello che c’è dentro”.


Il viaggio nel tunnel riparte; sono, di nuovo, catapultato verso qualche nuova dimensione; intorno a me linee dai colori dell’infinito, creano uno sfondo travolgente; forme dalle più svariate caratteristiche, graziano i miei occhi, di piacevoli visioni; di nuovo il buio, apro gli occhi.


“Non mi ricordavo di averli chiusi!”.


Mi sento male, sono seduto sul letto; dei ricordi che non sono i miei, mi affollano la testa: le tragedie che vedo sono, indescrivibili; davanti a me c’è un muro scrostato e rigonfio per colpa dell’umidità, sono rinchiuso in una stanza piccolissima, con due letti: i miei occhi emanano luce blu.

Ho un forte dolore alla spalla, che si diffonde, passando dalla schiena, sul braccio sinistro ed infine sul petto; svengo, per l’ennesima volta vengo travolto dall’oblio.

Non mi ricordo quanto tempo è passato sento il rumore del carrello, sta arrivando l’infermiera,


come faccio a saperlo? Come mai so che è l’infermiera?”


un viso schifato si affaccia all’oblò, mi affretto ad avvisarla «Ho avuto un infarto! Ho il cuore malato per colpa del diabete! E sono invaso!» con un grande sorriso mi risponde «è non ha chiesto al il mio assistente che mi chiamasse?» controbatto ironicamente «come facevo a chiamare il suo assistente, se ero svenuto? Mi sono appena ripreso! È da molti anni che sono in cura qua, ho bisogno delle mie medicine!» sempre con lo stesso sorriso «le lascio una tachipirina, dovrà bastare!» sfinito, avvolto da un uragano di dolori, la prendo per non dover controbattere.


Non serve a niente controbattere! In questo manicomio, i pazienti non vengo mai creduti! Ombre senza senso, in un sogno cosciente!”.


L’infermiera mi passa la pillola attraverso una fessura, sporca e polverosa, nella porta. Più passa il tempo, e più mi si gonfiano le mani; il dolore è lancinante, ma sembro ormai abituato, a quella tortura; il liquido prodotto dall’artrite, penetra sotto la pelle, gonfiandola sempre di più: le mani mi pulsano e tremano, dai nervi sfiniti, logorati da una lunga vita di sofferenza.


Gli anni passati dentro al manicomio, sono così tanti! Che ormai, gli conto in olimpiadi!”.


Le mani sono sempre più gonfie, e stanno prendendo un brutto colore violaceo; non c’è nessuno, provo ad urlare; la mia voce non produce rumore, come se stessi parlando sott’acqua; non viene nessuno, sono solo, invaso, sento che la fine di tutto si avvicina: sarò libero dal manicomio, solo da morto.

Sembrano essere passate molte ore, non ci penso più al tempo ormai; finalmente il suono di un carrello che si avvicina; mi avvicino all’oblò, l’infermiera è ferma davanti alla porta «ho bisogno del cortisone, di solito mi danno quello! Ho l’artrite alle mani! Non riesco a chiuderle, da quanto sono gonfie! Da quando c’è l’assedio, e io sono stato invaso, non mi portano più a fare le visite!» l’infermiera esaudisce le mie, forse, ultime volontà. Il cortisone scivola dal buco della porta; altri folli pensieri mi riempiono l’anima di sofferenza.

Sono davanti ad una commissione medica, vestiti bene blaterano frasi contrastanti: la loro professionalità le fa sembrare reali. L’unico concetto che riesco a capire, in quel brusio insensato, è «la sua malattia...è incurabile! Morirà qua dentro! L’attaccatura dell’arteria è danneggiata, è ostruita! È gravemente diabetico! Sta addirittura perdendo la vista!». Terminato il brusio, mi sembra di aver percorso il miglio verde, uno di questi individui dall’aria saputella si avvicina «si deve accontentare di un certificato di invalidità! Non vogliamo...Non possiamo curarla! Abbiamo ben altro a cui pensare, lei ormai è matto per sempre!» non vedo più da un occhio, e con l’altro l’immagine è sfuocata; prima di perdere i sensi, un’ultima visione mi accompagna tra le braccia di Morfeo; un cuore pulsante a fatica, emana fuoco e fiamme ad ogni battito, illuminando le tenebre che lo circondano: un drago appare avvolto dalle fiamme, il suo cuore non vuole mollare.

Mi risveglio arrabbiato, davanti a me c’è un’anima che cerca di urlare dentro un grosso tubo; i nervi iniziano a tremare, il cuore batte all’impazzata: sto male.

L’ennesimo conato mi pervade il corpo; sono in uno stato irriconoscibile; stretto dalla morsa dei nervi, che mi fanno stringere le mascelle. Come un molosso che non riesce più a mollare la presa, stringo sempre più forte: fino a spezzarmi i denti.

Dal profondo buco dove mi trovo, provo ad urlare le mille domande; quelle che mi affollano il cervello; in un grosso tubo arrugginito; sperando che qualcuno le senta.


“Come mai in due anni di assedio, le cose invece che migliorare peggiorano, nel sottosuolo mentre esistono incubi senza assedi? Perché le anime devono perdere tutto per colpa di un incubo ipocrita? Perché sono dovuti morire un sacco di medici? Perché non erano preparati ad affrontare una assedio, pur non essendo la prima volta che capita un evento di questo genere? Qua dentro mi sento sempre dire!”

Una voce mi colpisce i pensieri,


ci sono cresciuto ormai! Dentro o fuori da questo manicomio, non cambia nulla!.


Le urla ripartono, martoriando il silenzio.

“Che la civiltà di un incubo lo si misura dai manicomi, luogo impronunciabile negli abissi, un paradosso assurdo: l’evoluzione dell’incubo misurato sulla base dei manicomi.

Come è un paradosso, poter imparare qualcosa nelle profondità di questo posto, eppure, è possibile: se vuoi sopravvivere inizi a notare la grandezza delle cose piccole. L’anziana coltivatrice di pomodori a mandorla, mi dice sempre che un posto se è pulito lo vedi dagli angoli, e secondo me ha pienamente ragione.

Gli angoli di questo incubo, sono i suoi manicomi; vi posso assicurare che sono pieni di polvere, parlano di unione e non rispettano le sue regole.


Incubo mangia incubo!”.


vanno in barba ai decreti disposti da lui stesso per evitare gli assedi. Come mai nessuno è venuto a vedere come siamo ridotti? Molte persone, quelle che vengono dal mondo esterno, a questa domanda mi risponderebbero: anche noi non siamo messi meglio.


Appunto, forse un nesso c’è? Se voi fuori state male figuriamoci noi”.


Altri urli fanno tremare l’aria, perdendosi nel vuoto; il malefico labirinto sembra infinito.

“Quale perfido diavolo, permetterebbe che le anime si ammalino e brucino in questa maniera assurda, ed incontrollata: con vaccini che uccidono ma che non fanno male; controlli positivi che in realtà sono negativi e viceversa; da occhialini che non servono se non si ha gli occhi blu, a portarli sempre; regole assurde che variano da mente a mente. Alla fine di tutto: gli assediati sono sono sempre di più, troppo orgogliosi per prendere esempio dagli altri.

Io che sono un pazzo, potrei dire, cinicamente, che questo è uno buon modo per : svuotare gli incubi. Cosa intendo con questo? È la polvere negli angoli del sottosuolo. La stessa che costringe, voi del mondo superiore, a vivere in questa maniera assurda.

Fin da quando sono piccolo ogni anno devo sentire discorsi sull’olocausto, su quanto male stavano gli ebrei, gli zingari, i soldati italiani dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e tutti i deportati nei campi di concentramento, sul fatto che sono stati sterminati senza un apparente motivo, e chi più né ha più né metta; con tutto rispetto parlando per quel periodo storico. Qua dentro è come se tutte queste idee sparissero nel nulla, è un mondo crudele e atroce: completamente disumano. Come al loro solito, i mostri di questo luogo, usano il pretesto di un bel discorso: per coprire le loro malefatte. Il cuore di questo posto è fondato sull’ipocrisia di chi la comanda; quella che poi, si va a rispecchiare dentro di Lei, non per niente Cesare viene deriso dagli altri. Ritorno sul delicato discorso dei lager, noi qua dentro veniamo costantemente sottoposti ad abusi di potere da parte dei mostri che ci tengono segregati; da parte del dirigente sanitario; dei medici e degli infermieri; da parte delle aziende del Bruco; da parte dello Hierophante; da parte di Erma; da parte del Curologo del Paziente e del Paziente del Curologo; e talvolta anche da parte da tutti quelli controllati dal SistemAttore. Tutti loro hanno una cosa in comune, guarda caso rispecchia al meglio l’ipocrisia di Cesare: si nascondono dietro a dei bei discorsi. l’Imperatore, se ha la possibilità di farsi bello sopra la sofferenza degli altri, coglie al volo l’occasione: partecipando a convegni organizzati dallo Hierophante, pavoneggiandosi di fronte alle anime esterne, mostrando a loro la faccia più bella; la medaglia d’ottone; facendola passare addirittura per oro, cioè far passare il sottosuolo, per il sottosuolo migliore, mentre noi ci stiamo ammalando per colpa di una gestione Hitleriana dell’assedio”.


Anni di lettura mi passano davanti agli occhi! Dei ricordo lontani mi assediano la mente!”.


“Stiamo soffrendo il freddo, senza acqua calda, durante l’inverno, e per non parlare dei riscaldamenti: che ormai da decenni non funzionano correttamente. Il vitto che ci danno è scarso, di bassa qualità, cucinato male e in luoghi sporchi che non conoscono l’esistenza delle norme; come quella sull’ H.A.C.C.P. ci bloccano in tutte le maniere possibili, deviando le rotaie dei percorsi che puntano verso l’uscita, senza dare un motivo valido sulla scelta negativa, un copia e incolla continuo di risposte insensate.

Cesare vieta contatti tra le anime, anche questo, senza una valida motivazione: e potrei continuare ma non ho il fiato necessario per rigurgitare tutto. Il dirigente sanitario, letteralmente, cerca di uccidere le anime smarrite: e la cosa che fa veramente paura, è che ha la complicità della “Clinica Per Anime Smarrite”. Queste disposizioni di morte, sono approvate dalle profondità dell’averno, per non parlare di tutti i casi mai documentati, di anime, lasciate soffrire fino allo stremo: prima di ricevere delle cure; anime che hanno rischiato di morire, non assistiti in maniera umana, prigionieri nel manicomio e lasciati morire; non parliamo del dentista!”.


Aiuto! Cos’è questa sensazione viscida, ripudiante che come un cattivo odore mi penetra nel corpo!”.



“Vi dico solo che i più coraggiosi si tolgono i denti da soli, piuttosto che farsi visitare! In questo periodo di assedio, hanno potuto sbizzarrirsi con le loro ciniche fantasie sadiche, i nazisti avevano il gas, l’incubo invece ha il Blisruv, ovviamente questa è un’ esagerazione: anche perché dal Blisruv, certi, si salvano; una roulette russa di varianti; gialla, vivi! Blu, muori! Ho lottato, e sto lottando, contro i mulini a vento da numeri! Contro l’assurdità di questa dittatura, che permette, all’amministrazione del manicomio, di far andare a lavoro le anime isolate, perché in quarantena! Mattanza giustificata dal bisogno di unghie! Si giustificano dicendo che se il primo controllo all’invasione risulta negativo allora non c’è pericolo, stranamente, ci sono esseri del sottosuolo che, per carenza di spazio, dormono nelle aule della scuola, nel freddo, senza docce, senza niente, come carne da macello!”.


Un fuoco demoniaco arde nelle mie budella, questa visione mi scuote la coscienza, facendomi riflettere sul posto dove mi trovo; un labirinto demoniaco che scende negli inferi; nuovi pensieri affollano la mia testa, i miei occhi si girano all’indietro; vedo un tubo arrugginito che risale in superficie, non so se ci arriva, l’interno è nero. Un urlo fende l’aria.


“Per carenze di spazi mettono anime invase assieme a quelle libere! Circuendo l’anima ospitante, con esiti falsi, non documentati da nessun certificato, violando la legge! Tutto questo è permesso proprio perché siamo trattati con gli stessi diritti che avevano i deportati nei campi di concentramento. Le aziende del Bruco, sfruttano a loro vantaggio questa situazione per ottenere sempre più unghie, usando i propri dipendenti come schiavi! La versione moderna dei campi di lavoro sovietici o nazisti! Fanno leva sui benefici che il movimento strano offre alle anime smarrite! Costringendole, ad una totale sottomissione! Se non lavori non hai unghie, se non hai unghie pesi su anime vicine; se non hai unghie da scambiare, ti tocca mangiare l’orrido vitto e non hai la possibilità di mantenere le tue condizioni igieniche, perché non abbiamo buchi singoli, diciamo, che nell’incubo c’è una forte solidarietà tra le anime smarrite, ma nelle sezioni delle fabbriche, questa solidarietà è stata rieducata in puro egoismo! Di conseguenza chi resta senza niente, è visto come un peso dagli altri! Tutte queste cose fanno si che il Bruco si approfitti delle anime mettendo al primo posto le unghie, invece che la salute delle stesse andando contro l’idea che vogliono far apparire con i loro bei discorsi, nascondendo la verità!”.


Questo luogo è disumano! Come può esistere una cosa del genere?”.



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