scrivi

Una storia di utente_cancellato

La città di Lovertown

266 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 17 dicembre 2019 in Avventura

0

Mara, mia madre al sol pensiero di trasferirsi a lovertown gli erano venuti i brividi; invece mio nonno Joy era sempre stato contento di poter affermare il contrario.

A quei tempi io avevo nove anni, ed ero il solo ad appoggiare la sua scelta, solo contro tutto e tutti.

Lui fu’ molto insistente nei nostri confronti, voleva convincerci a seguirlo ad ogni costo, sosteneva che li saremmo sarai al sicuro, ma ogni qual volta ripeteva quella frase, sapevo a cosa si riferiva.


“ancora quella vecchia storia nonno!”


Gli dicevo con voce sommessa e le braccia incrociate al petto, mente battevo impetuosamente il piede sul pavimento.

Lovertown era un luogo condannato all’eterna solitudine, circondato da ettari ed ettari di palude, dimenticati dal resto del mondo.

Con un elevato tasso di pericolosità dovuto all’eccessivo numero di alligatori presenti sui territorio, con tutta onestà, tutto questo non mi spaventava a fatto: ci sono animali meno nocivi degli stessi esseri umani che tutti i giorni incontriamo per strada.

Al contrario, per quanto mi riguardava lo rendeva più affascinate che mai, forse noioso per alcuni ma no per me.


Appena trasferito nella città fantasma, Joy trovo subito un lavoro nell’azienda alligator company, come accalappia alligatori di secondo livello, domava quei predatori con accortezza e un pizzico di buon senso, destinandoli di nuovo nelle sue zone di comfort.

Solo dopo sedici interminabili anni i miei genitori finalmente si decisero a traslocare definitivamente a Lovertown.

Ma a fargli cambiare idea nn furono le lamentele di un bambino che a quell’epoca aveva si è no nove anni, figuriamoci! e chi si ricordava più dei mie strazianti pianti ed implorazioni per raggiungere il nonno dall’altro capo del mondo.

ma’ quell’improvvisa telefonata ricevuta da lui in preda ad un ira di follia, che con tutta onestà lascio tutti a bocca aperta.

Ricordo ancora che ci obbligava a non andare assolutamente a trovarlo;

“Peter restate dove siete, io sto bene, non preoccupatevi di me, state lontani da me, avete capito, non è uno scherzo ragazzi, loro potrebbero averci già localizzati” queste furono le sue ultime parole prima che ci rassegniamo all’idea, lui ora aveva bisogno di noi più di ogni altra cosa.


Quella mattina di fine settembre il cielo al crepuscolo era striato di sfumature cangianti di verde smeraldo e oro, i pini hai lati della strada, sommossi dalla tiepida brezza marina, oscillavano a ritmo costante accennando timidi inchini.

La luna sferzata dalla fitta pioggia che ticchettava impetuosamente sulla mia giacca di colore giallo canarino, arrancava a nord come un elicottero in preda ad un avaria.

Feci un respiro affannato mentre percorrevo a passi incerti la strada che si inerpicava tra i dolci pendii, l’aria era frizzante e un senso di dolore mi pervase al cuore.

Ogni mattina mi capitava la stessa identica cosa, l’ansia trasaliva, il battiti del cuore lentamente aumentavano e un senso di soffocamento mi obbligava a respirare affannosamente, ma niente e dico niente mi avrebbe fermato dall’ottenere il mio obbiettivo, no! Non questa volta.


D’istinto mi voltai vero la mia destra, quando sentii quel soave e logorante mormorio degli uccelli, tramutarsi in un dialogo articolato da parole a me chiare e ben definite.

deglutii una buona quantità di saliva , poi pensai:

“No di nuovo”

Il mio corpo lentamene si pietrifico sotto la folta capigliatura verde del maestoso albero, posto al centro di un campo erboso, con un solo pensiero che vagava nella mente: forse stavo davvero impazzendo anch’io .

-no, ti ho detto che il ragazzo è in pericolo!

-non dire sciocchezze Sisa, loro non lo troveranno mai

-Loro non lo travieranno mai? Hahah! sostieni sul serio che il ragazzo sia al sicuro?figurati Gemi. Loro lo troveranno eccome, e noi non potremo fare altri che guardarlo andare via, come dei passerotti innamorati, soltanto perché tu hai avuto la brillante idea di mutarsi in degli insignificanti uccelli! lo sai che la trasfigurazione ha un ora di tempo prima che perda il suo effetto, lo sai, vero?


Alzai gli occhi al celo un secondo prima che essi tacessero di dialogare per sempre, lassù, su quei rami non vidi nessuno, solo foglie verdi e nient’altro.

Poi mi diedi un colpo sulla fronte e sorrisi: “le strane storie di mio nonno mi stavano facendo venire le allucinazioni” dissi con voce sommessa esplodendo in una risata al quanto isterica.


Fin da sempre Joy, mio nonno, mi narrava strane storie sui Magi, animali parlanti e tutte quelle creature bizzarre che solo lui sapeva inventarle; forze lo faceva soltanto per farmi credere che il mondo fosse un posto migliore, o per dare semplicemente un senso alla nostra patetica esistenza; ma ogni qual volta venivo affatto da un irrefrenabile senso di ansia, immancabilmente mi succedevano cose al quanto assurde, cose che non riuscivo proprio a spiegare.


Continuai a camminare fino ad arrivare verso quella scarpata ripida e sassosa che conduceva al vecchio magazzino dello Smartac, dopo il ponte di legno.

Cercai ad ogni modo di concentrarmi sul discorso che avrei dovuto affrontare con il Sig Harry.

Sapevo per certo che continuare a pensare agli strani eventi accaduti, sarebbe stato un po’ come gettare benigna sul fuoco, così come facevo di routine le abbandonai al ignoro con disinvoltura.

Non era odio e amore reciproco quello che vivevamo noi, ma solo odio verso i suoi confronti; pensi al sigior Harry come ad un grosso yeti che voleva uccidermi.

Sapevo che un giorno avrebbe capto, che quel giorno sarebbe pesto arrivato, ma ahimè quel giorno non fu’ mai presente nei miei ricordi.

Tuttavia i suoi comportamenti burrascosi verso i miei confronti dovevano finire, perché continuate a evitarlo e credere perfino che non fosse mai stato una seccatura, era soltanto l’ennesima scusa per rimandare un problema che mi stava alle calcagna come un cane randagio.

Lo pensai giocherellando con la collana d’oro che portavo al collo, perché infondo sarebbe stata solo un altra colossale delusione.

continua...


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×