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Una storia di Stegia18

Questa storia è presente nel magazine Fiabe, favole e racconti

Gabriele

Un bambino iperattivo

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4 minuti

Pubblicato il 25 giugno 2019 in Didattica

Tags: #Iperattivit #Maestra #Scuola

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Laura ha fatto la maestra di scuola elementare per molti anni e il motivo per cui ha smesso di insegnare si chiama Gabriele.

Gabriele era un bambino iperattivo e affetto da un disturbo dell’attenzione. Nonostante la sua esperienza ventennale di maestra, lei non si accorse subito delle sue problematiche perché lo vedeva lavorare volentieri con i compagni. Per l’apprendimento della lettura e della scrittura usava il metodo analitico-sintetico, che già in precedenza l’aveva molto aiutata nel suo lavoro sul campo. I bimbi imparavano velocemente e si divertivano. Gabriele partecipava con entusiasmo, scambiava i suoi pastelli colorati coi compagni, prestava la gomma o il temperalapis e si faceva aiutare ad incollare le letterine sul quaderno, per comporre parole di senso compiuto.

Il primo giorno di scuola arrivò un po’ in ritardo, accompagnato dalla sua assistente e non ci fu il tempo di parlare con lei, perché gli altri piccoli erano impazienti di cominciare le nuove attività scolastiche.

C’era rimasto un solo banco libero in prima fila:

«Puoi sederti lì tesoro, così cominciamo la scuola».

Era intimorito e silenzioso: sembrava gentile e comprensiva, ma era la Maestra con la emme maiuscola. Perciò ha lavorato, giocato e cantato allegramente come tutti gli altri bambini. Fu un bellissimo primo giorno di scuola! Laura continuò a lavorare serena per due mesi, attendendo fremente il compiersi del miracolo, quando i suoi piccoli scolari avrebbero scoperto con gioia che ormai sapevano leggere.

L’incanto si ruppe quando, durante una riunione con le colleghe scoprì che, nelle ore in cui non c’era, il clima in classe era notevolmente diverso da quello da lei riscontrato: Gabriele strappava i disegni dei compagni, tirava i capelli alle bimbe, rubava le merende e spesso scappava dalla classe. Rimase assai interdetta. Il giorno dopo lui deve aver sentito qualcosa nell’aria. Mentre lei cercavo di capire, la sua emme divenne minuscola e l’ atteggiamento di Gabriele cambiò. Per lui Laura aveva smesso di essere l’autorità benevola che guidava le attività scolastiche e i giochi e divenne un altro adulto da sfidare.

Un giorno lo vide arrivare alla mensa accompagnato dalla maestra Lisa. La collega era sconvolta e lei le chiese cosa fosse successo. Dalla finestra dell’aula si accedeva facilmente su un tetto più in basso che copriva quelle del pianterreno:

«Mi ha chiesto di andare in bagno e l’ho mandato. Poi, non vedendolo tornare sono andata a cercarlo: era sul limitare del tetto e diceva di voler saltare di sotto perché tanto lui era come Batman e poteva volare!»

Un salto di sei metri e in fondo il lastricato!

Un’altra volta Gabriele riuscì a eludere la sorveglianza della maestra Anna e delle custodi e a scappare da scuola. Prese l’autobus e si è recò in visita alle sue vecchie insegnanti d’asilo, dall’altra parte della città. Fortunatamente tutto si concluse bene quando queste telefonarono per avvertire che il bimbo era sano e salvo presso di loro.

Comunque il comportamento di Gabriele nei confronti di Laura non arrivò mai a quegli eccessi. Lei aveva delle difficoltà di deambulazione e non poteva correre, perciò, forse, Gabriele intuiva che, in caso di pericolo, non avrebbe potuto aiutarlo più di tanto e limitava i suoi momenti di irrequietezza.

Comunque il direttore didattico inviò un ordine di servizio secondo il quale un custode doveva sempre sostare seduto al tavolo dietro la porta della nostra aula.

In un normale giorno di scuola, mentre Laura parlava ai bambini rivolta verso la lavagna, con la coda dell’occhio, vide il movimento. Non fece in tempo a voltarsi che lui era già scappato. Chiese alla bidella di rincorrerlo, ma la risposta fu:

«Rincorrilo te!»

Rimase allibita perché la custode sapeva bene che non era in grado di farlo a causa del suo svantaggio fisico. Comunque la lasciò a controllare gli altri scolari e raggiunse Gabriele che girellava nel corridoio; in qualche modo riuscì a riportarlo in classe. Fortunatamente il suo handicap è solo fisico, è molto più grave l’handicap morale della mancanza di solidarietà e di umanità! In seguito a questo episodio Laura dovette, suo malgrado, ammettere che, se un giorno non ce l’avesse fatta, sarebbe diventata un pericolo non solo per sé stessa, ma soprattutto per i suoi piccoli alunni. Perciò decise, pur se tra tante titubanze, di chiedere il cambio di mansione e ora è impiegata nella segreteria scolastica. Ma la sua vita lavorativa non è mai più stata bella e felice come allora.

Chi vive nel mondo dei bambini può capirlo!

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