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Una storia di Semirnasufoski

Il tessuto invisibile

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6 minuti

Pubblicato il 07 luglio 2019 in Altro

Tags: #people #philosophy #psychology #relationships

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Ho sempre voluto sapere cosa lega due persone mentre parlano, si scambiano idee, sorridono e si abbracciano. Sapere di cosa è fatto quel filo immaginario più o meno spesso che lega due cervelli o due cuori in alcuni casi; forse idee in comune rivestite di sentimenti. Amicizia o amore che rafforzano questo legame. Ma anche invidia oppure odio che indeboliscono questo filo e lo rendono sfibrato, poco resistente alle intemperie esterne.

Penso però che questo filo debba essere fatto dello stesso materiale, dello stesso spessore e della stessa lunghezza, per poter esistere e durare.
Le incomprensioni tra due o più persone ci sono sempre: non si riesce mai ad essere capiti o a capire gli altri a fondo, né in ciò che siamo né in ciò che diciamo o facciamo, e questo sfocia in una serie di ostacoli dove le persone ci inciampano, e alcune volte si fanno anche molto male.
Amici, conoscenti, amanti, nemici. Definire un rapporto è come lanciare un boomerang in mezzo a tanti alberi e sperare che l'altra persona lo prenda, altrimenti si rischia che questo ci colpisca tornando indietro, sempre se torna indietro. È​ per questo che risulta difficile sapere su che livello siano due persone, basta poco perché nascano gradini e dislivelli e il piano non è più omogeneo e orizzontale, ma diventa pericoloso.
Quante volte ci è capitato di volere da una persona molto di più di una semplice amicizia ma di essere troppo accecati da chissà quale sentimento per vedere che l'ascensore non arriva fino a quel piano? O meglio, non poteva mai arrivarci perché l'altra persona non lo consentiva, era quindi inutile non dormirci la notte o farsi domande le cui risposte non usciranno mai allo scoperto.
Il fattore tempo è cruciale. Ci sono casi in cui questo filo non esisterà, mentre in altri in cui si creerà piano piano, comincerà a formarsi non appena le due persone entrano in contatto, e poi non si sa che fine farà: potrebbe subito inspessirsi, diventare sempre più robusto per poi sfibrarsi e morire, come quando due persone si lasciano dopo tanto tempo che stavano insieme; oppure potrebbe nascere sfibrato, debole, fino, e diventare così forte da non poter essere più spezzato, come quando due persone inizialmente non si apprezzano ma poi finisce tutto con rose e fiori.
Eppure ci sono quei rapporti in cui questo filo è così forte che non può essere nemmeno tirato; è troppo rigido per essere spezzato, anche quando le persone sono a chilometri di distanza. È incorporato nei sentimenti, ha una corazza impenetrabile, fa calamitare le due persone fino a schiacciarle e renderle una entità unica.
Con i parenti, specialmente quelli stretti, dovremmo avere un rapporto più vicino rispetto a quello con gli amici o in generale con altre persone fuori dal cerchio familiare, ma spesso non è tutto così lineare. Ci sono amici più fedeli di fratelli o cugini, ad esempio. Mentre gli amici in fondo te li puoi scegliere, puoi decidere autonomamente di stare con loro o meno, i parenti sono definiti, per fortuna o sfortuna con loro ci devi convivere. Forse è questo il vantaggio dei primi rispetto ai secondi, la libera scelta.
Ma mentre nel caso degli amici il filo si genera dal nulla, può quindi esistere, crearsi e distruggersi, può essere di qualsiasi tipo, nel caso dei parenti esso è già intrinsecamente generato per genetica, per sangue, e verrà poi rivestito dei legami che con il tempo si creeranno, ma non morirà mai.
Nonostante non andiamo d'accordo con qualche parente, non possiamo negare il legame di parentela che ci lega. Provare invidia oppure odio verso un parente è un vero e proprio disturbo per il filo, un cancro, è un filo malato; è come se esistesse passivamente, in secondo piano; è come se dicesse di voler morire ma non può farlo. Per questo penso che un forte legame di parentela può rappresentare un grande vantaggio per coloro che lo sfruttano, saranno avvantaggiate in tutto, avranno quel metro in più rispetto agli altri. Certo non tolgo che questo può accadere con amici o qualsiasi altra persona: spesso capita che si riconoscano legami affettivi di parentela con persone fuori dal nucleo familiare, ma tutto dipende da come si genera, quanto resistente sarà e per quanto durerà il filo che li lega.
Poi ci sono altri tipi di fili, quelli annegati in una strana soluzione di incoerenza e finzione. Spesso ci capita di doverci rapportare con determinate persone e di non esprimere pienamente noi stessi per una serie di motivi (paura del giudizio, introversione, timore delle conseguenze, mancanza di fiducia, incomprensioni, ecc.) e quindi, come dice Pirandello, indossiamo prontamente una maschera, una per ogni occasione, una per ogni persona.
Io chiamo "incoerenza" il non esprimere chi siamo veramente, il nascondere il proprio carattere, il fingere davanti a se stessi, non davanti ad altre persone. Tornare a casa la sera e chiedersi che fine abbia fatto la nostra vera essenza, dove si è dissolta tra tutte le persone incontrate durante il giorno e perché questo è successo.
La solitudine spazza via questa idea. Quando siamo soli siamo pienamente noi stessi, siamo inevitabilmente noi stessi, abbiamo una forma definita, precisa ed immutabile; mentre quando ci rapportiamo con altre persone questa forma si muove, si allunga, si accorcia, muta la sua configurazione iniziale, in un certo modo si adatta a seconda della persona che abbiamo di fronte, ma non dipende solo da questo. Non possiamo negare che con un bambino di pochi anni abbiamo un differente modo di parlare rispetto a quello che abbiamo con una persona adulta, differente non solo negli argomenti (ovviamente) ma anche nel tono di voce, nei movimenti del corpo e nelle espressioni del viso. Forse non siamo un'altra persona ma riusciamo ad estrarre un lato di noi che altre persone non vedono, ma solo un bambino di pochi anni vede; e non vedrà altro che quel lato di noi, esclusivamente quello. I nostri movimenti d'istinto, le nostre spontanee azioni sono quelle caratteristiche di noi che vedono tutti, perché incondizionate e naturali.
A volte avere più sfumature di se stessi non è una cosa così insolita, succede inconsciamente; in fondo siamo tutti un po' incoerenti, come quando viviamo tranquillamente la nostra solita routine, felici e contenti, e non pensiamo a tutte quelle guerre che uccidono vite umane ogni giorno, senza mai fermarsi, per colpa di qualcuno o qualcosa. Ma spesso, purtroppo, è meglio non sapere, non riflettere, non confrontare le nostre vite con quelle dei bambini che sopportano il frastuono delle bombe sopra le loro teste. Come ci sentiremmo a vivere la loro vita?
Ed i più incoerenti sono quelli che tessono fili colmi di egoismo, razzismo e "mentalità chiusa", le persone manichee; coloro che in generale si fermano al primo giudizio, alla prima notizia, alla prima immagine, e non dedicano nemmeno un pensiero ad altre situazioni possibili, ad altri modi di vivere e fare, ad altri mondi, ad altre tradizioni e culture, ad altre religioni: chiuse nella loro sfera giudicano ciò che vedono da un finestrino, senza agire, anche se la questione interessa loro direttamente, illudendosi che quella sfera comprenda tutto ciò che esiste in questa Terra.
Non importa come siano fatti tutti i fili che abbiamo creato, che creiamo e che creeremo con le persone che ci circondano; l'importante è essere coerenti, soprattutto con noi stessi.


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