scrivi

Una storia di Acewriter

Ritorno a Union capitolo 3

369 visualizzazioni

12 minuti

Pubblicato il 10 settembre 2018 in Horror

0

Capitolo 3: Inizio dei lavori


Oggi, 8 Settembre. E' da parecchio tempo che non scrivo una pagina di un diario, praticamente da quando finii le sessioni di psicoterapia un paio di anni fa, ma i fatti di questi giorni è meglio tenerli saldi in un qualcosa di più forte, che non la mia memoria... Da quando è tornata questa maledetta casa nella mia vita sembra che mi capitino soltanto disgrazie. Dapprima tutte le beghe legali a cui ho dovuto stare a dietro, senza sosta per una settimana, facendo la spola fra il notaio, il tribunale e lo studio dell'avvocato, come in una partita di flipper. Poi si è presentato il problema della casa, che sembra più grande di quello che pareva all'origine. Due giorni fa mi sono presentato all'agenzia immobiliare per poter dire a Kane che avrei messo in vendita la casa per la costruzione dell'ospedale. Ho detto che però prima sarebbe stata liberata dai mobili e da "alcune parti della casa che potevano essere di qualche interesse artistico o affettivo". Gli ho detto così. Ci sono le porte della sala da pranzo che sono meravigliose, con quei vetri a motivo art- deco, farebbero un figurone a casa mia.

Più di una volta mi sono domandato se stessi facendo bene a vendere quella casa così carica di storia e di sentimenti. Però il mio lato pratico mi dice che non ha senso ancorarsi al passato, che devo lasciar andare tutto questo. A volte però è così difficile. Non solo è difficile lasciarlo andare, ma è anche difficile impedire che ti resti attaccato, come una scia di fumo di un fuoco di artificio. Il passato è una tra le cose più difficili da lasciarsi alle spalle.

Ieri è capitato un altro "incidente". Era nel pomeriggio e avevo deciso di calmare un po' i nervi facendo una camminata in giardino. Così, dopo essermi armato di un paio di stivali e di bei pantaloni spessi, oltre che di un paio di forbici e di un falcetto per tagliare l'erba, mi avventurai per la selva che si era formata nel giardino. Arrivo al castagno, dove mio padre aveva messo un'altalena di corda ad un ramo e ci passavo interi pomeriggi, districandomi fra gli arbusti. Da lì partiva un sentiero piastrellato che costeggiava la serra riscaldata, dove sua madre faceva crescere bellissime orchidee, rose, piante grasse, gigli e gerani. Adesso assomiglia di più ad una ragnatela verde decorata con foglie di varia natura e tipo. Chissà se si è conservato qualche bulbo. Il sentiero poi va leggermente in salita e si inerpica per una collinetta su cui io e i miei amici una volta avevamo costruito una sorta di fortino con dei vecchi bidoni e delle assi di legno legati assieme e ci si erano divertiti per un'estate intera. Ad un certo punto, costeggiando il boschetto di tigli, sento un rumore improvviso, come qualcosa che si rompeva, e vedo un'ombra incombere sopra di me. Istintivamente mi sposto di lato, senza capire cosa mi sta capitando, quando vedo il tronco di un tiglio che si avvicina alla mia faccia! Preso da panico, continuo a muovermi in maniera spasmodica, mentre l'ombra si fa più incombente. Alla fine sono riuscito a spostarmi abbastanza da non rimanere schiacciato dall'enorme peso dell'albero, ma non abbastanza da non essere colpito da fronde e rami più piccoli. Devo essere rimasto a terra un'ora, allorché mi accorsi che il sole era arrivato molto vicino all'orizzonte. Frastornato e disorientato, guardai l'enorme pianta che aveva minacciato di schiacciarmi, divelta fin dalle radici, e mi sorpresi di essere ancora vivo e vegeto, se si esclude un taglio sul sopracciglio e una contusione alla testa. Tornai a casa, mi medicai e per quel giorno l'unica altra cosa che potei fare fu di andare quanto prima a letto, dove avrei dimenticato tutta quella faccenda.

La notte tuttavia fu ugualmente frastornante, tanto il mio sonno fu intervallato da sogni, che si potrebbero tranquillamente definire incubi che mi hanno turbato parecchio al mio risveglio. In uno c'erano delle ombre con contorni definiti, delle sagome completamente buie, che giravano intorno a me, che mi vedevo legato ad una sedia, mentre le sagome di additavano quasi accusandomi di qualcosa. Poi tirarono fuori dei coltelli e cominciarono a praticare dei tagli, da cui fuoriusciva del liquido verdastro. L'altro, se possibile era ancora più inquietante, perché si trovava in una giungla e le sue membra si mutavano in quelle di una tigre, possente e minacciosa. Ad un certo punto una comunità di scimmie, che sembravano spaventate da me, mi ha attaccato staccandomi a morsi la carne dalle ossa e dilaniandomi. A quel punto mi sono svegliato in un bagno di sudore nonostante la temperatura fresca della camera e non riuscii più a prendere sonno. Una strana inquietudine mi prese, facendomi rabbrividire nel buio della stanza, e non mi abbandonò fino alle prime luci dell'alba.

Quel mattino stesso chiamai il mio psicologo, Arriette Banks, perchè mi sentivo davvero un fascio di nervi unico e avevo bisogno di qualcuno con cui calmarmi, anche solo per un po'. La profonda e calda voce della dottoressa Banks dal microfono del telefono fu per me come una boccata di aria fresca in una giornata d'estate.

Riporto qui la conversazione:

-'Qui 23896621, Studio della dottoressa Banks, come posso aiutarla?'

-'Grace? Sei tu? C'è Arriette?'

Un attimo di silenzio.

-'Tim? Sei tu? Come stai?'

-'Ah si, scusa. Ciao Grace, come va? Io sono nel New Jersey a occuparmi della casa dei miei genitori. C'è per caso Arriette? Dovrei parlarle con urgenza.'

-'Sì c'è. Adesso vedo se è disponibile in questo momento.' Mise un attimo in attesa la chiamata per una manciata di secondi. 'Te la passo. Dai un bacione a Lizzie quando la vedi!'

-'Certamente, grazie.' Rimasi in attesa.

-'Tim, mi ha detto Grace che hai bisogno. Di che si tratta?'

-'Eh dottoressa, ho avuto un attimo di crisi ieri e avevo bisogno di sentirla per una delle nostre "Chiacchierate Informali".'

-'Non c'è problema. Al momento non ho appuntamenti, quindi le posso dedicare del tempo. Cosa succede?

-'E' complicato. Come le avevo detto mi sono recato a Union per risolvere la questione della successione di mio padre. Non riesco a capire se il problema sia dovuto al fatto che sono tornato alla casa dei miei genitori, in cui avevo ed ho ancora così tanti ricordi legati a questo posto, se sono i dispiaceri che mi ricorda pressoché ogni angolo di questa triste casa o se è l'idea di dover abbandonare questi luoghi che mi angoscia e mi tormenta.'

-'Mi parli di questo "abbandonare" di cui parla. A cosa è legato e cosa comporta.'

-'La questione è che io ormai la mia vita l'ho voluta e me la sono creata a Philadelphia. Questa casa sarebbe soltanto una palla al piede che mi trascinerei dietro per il resto della vita. Questo non è più accettabile per me.'

-'Quindi quando dice "abbandonare" lei intende lasciarla ad altri, e non intende che non se ne occuperà più, lasciandola al degrado ed all'abbandono.'

-'Esatto. Io vorrei che quel posto resti abbandonato per sempre alle piante infestanti ed agli animali che ci fanno la tana. Vorrei che continuasse ad essere un posto pieno di vita, in cui persone parlano, vanno, vengono, si incontrano e qualche volta fanno amicizia.'

-'Mi sembra di capire che ha già preso una decisione in merito alla questione.'

-'Sì. Inizialmente mi era sembrata una buona idea prendermi in carico la casa, ma mi sono rapidamente accorto che era una cosa più grande di me. Allora l'ho messa in vendita, senza che ci fossero dei riscontri positivi. Poi, un paio di giorni fa, ho ricevuto una proposta da parte di un ospedale, che ho accettato.'

-'Ah, allora ha venduto! Dalla nostra ultima seduta avevo riscontrato in lei una evidente opposizione all'abbandono della casa genitoriale, dovuto soprattutto ad un blocco di tipo emotivo a causa della perdita di entrambi i genitori, uno a causa del decesso e uno per una depressione post- traumatica. Invece mi sembra che in questi ultimi tre mesi sia arrivato ad una soluzione diametralmente opposta. Cosa l'ha portato a questa conclusione?'

Io sospirai. -'Mah, dottore, il fatto è che mi sono detto: tu sei contrario a lasciar andare questa casa, ma non potrai mai starci a dietro e curarla! Non avrei potuto tenerla bene e amarla allo stesso modo in cui l'aveva amata mia madre. Allora sono arrivato alla conclusione che se la avessi lasciata a qualcuno che anche se la trasformava, l'avrebbe amata e le avrebbe prolungato la vita. E' stato questo lo sprone che mi ha motivato a fare una scelta tale.'

-'Sono contenta di una simile decisione. Le posso assicurare che un simile proposito è difficile da raggiungere persino da persone con anni di terapia alle spalle. Tuttavia non capisco quale sia il suo problema.'

-'Il problema è che da quando sono qui mi sono accaduti un serie di incidenti da quando mi trovo qui e provo una inquietudine profonda, come se questo luogo mi respingesse e si opponesse a me. E' una sensazione strana e non mi sono mai sentito così a disagio in questa casa come da quando sono qui in questi giorni.'

-'Probabilmente è solamente una proiezione psicologica del suo abbandono che si manifesta come una ansia ed un timore inespresso. Non deve preoccuparsi di mistiche paure che può provare in questi momenti, perché come le avevo detto ritrovandosi nella sua casa natia si sarebbe potuta manifestare una forma di ansia, dovuta ai ricordi rimossi e nascosti. Per quanto riguarda gli incidenti, non sono poi così strani, considerando che la casa è stata lasciata in stato di abbandono per tanti anni, già da prima che suo padre venisse a mancare. E' quindi normale che alcune parti della casa si stiano disfacendo."

Io ammutolisco, indeciso. Prendo un attimo di respiro, lento e profondo e sento di calmarmi profondamente. "Va bene, dottoressa. Forse mi sto solo facendo suggestionare da questa casa, a cui sono tanto legato."

-"Lieta che abbia risolto le sue titubanze. Allora buoni lavori e se si sente ancora come le è capitato di sentirsi oggi, mi chiami senza indugio. Come sa io sono sempre disponibile per i miei pazienti."

Ci salutiamo e il click mi segnala che la telefonata è finita. Chiudo la chiamata e ​​​​​​​ripenso sia a quello che mi aveva detto la mia psichiatra sia le cose che mi erano capitate durante il periodo di soggiorno in quella casa fino a quel momento e tutto pareva prendere una sfumatura più tenue e meno fosca di quello che era stato fino a quel momento. Forse non c'era niente di particolare in questa casa. Non vedevo comunque l'ora che tutta questa storia arrivasse alla fine.

L'indomani finalmente arrivò il camion dei traslocatori che avrebbe portato via la prima carica di mobili dalla casa ad un deposito preso in affitto per l'occasione, che avrebbe "ospitato" tutte la mobilia che sarà portata via da quella casa, per salvarla dalle ruspe che avrebbero raso al suolo ogni cosa per costruire l'ospedale.

In un certo senso provo una profonda e particolare tristezza. Una volta questa casa era stata un punto di riferimento per ogni aspetto della mia vita. Poi, con la morte di mia madre tutto è cambiato, perduto. Tutte le cose fatte, costruite, progettate e ideate erano diventate altro che un pugno di sabbia che scivola fra le dita. Forse è da allora che sono alla ricerca di un significato profondo sia della vita, sia di ciò che comporti la fine di essa. Solo dopo, con l'andare degli anni mi sono reso conto che questi sono quesiti senza fondamento né sostanza, perché la risoluzione a domande del genere si otterrà solo dopo aver superato il velo dell'esistenza in questo mondo. E forse non c'è neanche niente.

Comunque sia, dopo che sono arrivati i traslocatori, sono entrati in cortile anche la squadra di demolizioni, per il controllo della struttura e del terreno. Ad accompagnarli, in mattinata c'era anche il geologo, Anthony Perkons, una persona a modo e vestita bene che mi ha subito colpito per la cortesia e l'affabilità nel parlare. Subito si è messo a sondare il terreno, come una gallina che razzola il terreno in cerca di vermi. Dopo questa operazione mi si è avvicinato, con fare compito ed educato, chiedendomi eventi particolari nella zona che avesse a che fare con il terreno negli ultimi quarant'anni. Gli dissi che a parte un episodio piuttosto rilevante in cui un paio di case erano state inghiottite dal terreno per via delle forti piogge a Nord di Union, dove i terreni erano sempre stati piuttosto paludosi e sabbiosi, per il resto la cittadina di Union era sempre stata al suo posto, con la solida roccia a fargli da basamento. Poi abbiamo parlato della famiglia. Io con mia moglie e mia figlia, e la perdita dei miei genitori, lui con il rapporto travagliato con sua madre, da cui ancora adesso, nonostante sia morta da anni, riporta continue ripercussioni sulla sua psiche.

Mi rendo conto anche io di come i genitori possono segnare sia le scelte future, sia la propria personalità sia in maniera positiva, sia in maniera negativa, condizionandone la vita.

Poi durante la mattinata, quando i traslocatori cominciarono a caricare i primi mobili sopra al camion, ci fu un incidente alquanto grave che sin da subito compromise le operazioni di trasporto. Il terreno sulla quale era parcheggiato il camion ebbe un improvviso smottamento, capovolgendo sul fianco il mezzo, e facendogli spezzare il semiasse posteriore. A quel punto ci fu un gran chiasso. Grazie al cielo nessuno restò schiacciato o ferito, a parte il guidatore, confuso. Lo facemmo scendere dalla cabina e lo rinfrancammo con qualcosa proveniente dalla cantina di mio padre. Nel frattempo qualcuno chiamò il carro-attrezzi, dotato di gru di sollevamento, che raddrizzò il camion e poi lo trainò fuori dal cortile, per essere riparato. Gli uomini dei traslochi chiamarono un altro camion, che però sarebbe arrivato solo l'indomani mattina. E con questo i tempi per questa casa si stanno dilatando sempre di più.

Nonostante le parole confortanti della mia psicologa, non posso fare a meno di continuare a provare quella sensazione di inquietudine che mi porto appresso.

Continua....


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×