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Una storia di BrunoMagnolfi

Pulito e pettinato.

Sono stato fregato

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3 minuti

Pubblicato il 22 giugno 2020 in Avventura

Tags: #disagio #raccontobreve #virus

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Sono stato fregato. Mi hanno appiccicato della roba che in apparenza sembrava buona ed anche a basso prezzo, ed invece era soltanto segatura, senza alcun valore. Volevo festeggiare, anche se non c'è niente in realtà da festeggiare, e fingere di stare bene, sentirmi contento, perché mi hanno detto che se sai tirarti su di morale hai fatto già metà dell'opera. Nel condominio dove abito mi tengono a distanza, come fossi un appestato, forse dicono di me che sono un drogato, poco di buono, un avanzo di galera ecco, ed è meglio non aver niente a che fare con gente della mia natura. Forse hanno ragione, in fondo non sono riuscito a combinare niente di buono in questi trent'anni che mi porto appresso, magari perché non ho mai trovato la mia strada, non sono stato capace di perseguire davvero un obiettivo. Ma non ci penso, generalmente vivo alla giornata, consolandomi quando riesco a star bene per un intero pomeriggio, oppure una serata.

Non è che mi interessa soltanto far lo scemo assieme a qualcun altro proprio come me che inevitabilmente trovo davanti ai soliti locali che frequento, con una birra in mano, la battuta facile, la voglia di tirare tardi senza alcun pensiero. Lascio passare il tempo, allontano dalla mia persona ogni altra cosa, e poi rido, e fingo di divertirmi, ma come per una specie di difesa. Quando poi resto da solo invece, tutto crolla all’improvviso, e mi ritrovo preda di una profonda angoscia, di una necessità profonda di essere capito davvero da qualcuno, qualcuno che abbia anche voglia di aiutarmi, qualcuno che mi spieghi, sempre che lo sappia, che cosa devo fare in un momento come questo, perché io proprio non riesco a comprenderlo.

Ho trascorso il periodo di quarantena come un carcerato, muovendomi nervosamente da una stanza all'altra della casa dove abito. Certe volte ho preso le scale condominiali e sono sceso quasi di fretta fino al portone, ho guardato per un attimo la strada del quartiere, poi sono risalito su, come se fossi stato chissà dove. Capisco che siamo sprofondati tutti quanti in una stessa situazione, ma per me la solitudine è forse qualcosa di peggio che per altra gente. Mi sono innervosito, mi sono arrabbiato con la televisione accesa, poi ho preso un coltello da cucina e ho minacciato a caso la signora che abita l’appartamento di faccia sul mio pianerottolo. Lei ha avuto parole rassicuranti, non è scappata subito come immaginavo, ha detto che il momento era difficile per tutti, ma lo ha spiegato con parole piene di tranquillità, pur restando un po’ a distanza da me. Mi sono messo a piangere ad un certo punto, e lei ha compreso che la mia sofferenza non era una posa, ed ha detto con voce calma che dovevo portare un poco di pazienza, e che lei mi avrebbe suonato il campanello per sentire come stavo ogni mattina ed ogni sera.

Lo ha fatto davvero, e la sua piccola visita è diventata per me giorno dopo giorno un appuntamento davvero importante, tanto ogni volta da farmi trovare da lei con la barba corta, ben pettinato, con i vestiti puliti e così via: un aspetto rispettabile, ecco cosa ho cominciato a mostrare grazie al suo piccolo aiuto, come se in quel periodo avessi preso a guardarmi proprio con i suoi occhi. Quando suo marito mi ha detto che era stata portata in ospedale mi sono sentito mancare la terra sotto ai piedi, e sono sprofondato di nuovo e rapidamente nella sofferenza. Adesso qualcuno mi ha fregato, ma io devo essere più forte, lo devo a lei, e smetterla con i soliti comportamenti. Così mi sono pettinato, ho messo un vestito pulito, e sono uscito per fare un giro; senza farmi vedere però davanti ai soliti locali che frequentavo un tempo.


Bruno Magnolfi


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