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Una storia di DominaExArcana

Il respiro del Diavolo Giorno 1

800 pagine prima di morire

267 visualizzazioni

6 minuti

Pubblicato il 19 luglio 2019 in Erotici

Tags: #Eros #Thriller

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Racconto a puntate.

Inizio per caso, in ufficio, dopo mesi di sguardi, frecciatine e mini gonne corte, pantaloni sistemati al momento giusto, le scollature primaverili provocanti, erezioni appariscenti tra sorrisi maliziosi.
Per uno strano gioco del destino era Venerdì 13.
Basto uno sguardo, lui lo capi subito, lei era eccitata, ma lo era anche prima, probabilmente si era svegliata così.
Era facile incontrasi, lavoravano in una fabbrica di pasta, in magazzino precisamente, entrambi da quasi due anni. Si parlavano ma sempre di banalità, del tempo, di cosa in Tv avevano visto, di Calcio, criticando il capo; come tutti, assieme a tutti.
L'essere umano e pur sempre un animale, e quel odore di desiderio, lo sentivano, penetrava sotto la loro pelle bruciando lentamente.
Non servivano parole, quando fu di spalle, lui sorrise quel culo era uno spettacolo, e a lui veniva un erezione sempre quando lo vedeva ultimamente.
La incrocio in sala ristoro, fintamente soli, indossava una gonna scozzese corta verde smeraldo, una maglia di cotone rosa, le gambe nude chiuse in orribili scarpe bianche.
Si avvicino a lei che sistemava la borsa sul tavolo, sicuramente lei lo aspettava, era impossibile non sentire il suo respiro profondo.
Poso il suo pacco sul quel culo a mandolino, facendo scivolare le mani sui fianchi, risalendo su quel seno che strizzo forte, come se fosse fatto di pasta pane, la sentiva fremere, inarcare la schiena, in quei pochi attimi lei era già bagnata lo sapeva.
Quel seno se lo sognava la notte, immaginando di infrangersi su esso come se fossero onde del mare.
Scivolo con la mano sotto la maglia, eccolo quel capezzolo duro come un chiodo finalmente era tutto suo, mentre con l'altra mano esplorava più in basso, sopra quella gonna, cercando il frutto proibito.
Riusci a infilare la mano dentro la gonna, la pelle calda, la fica umida, già di se bastavano, il suo pene era tutto eretto, troppo stretto in quella tuta da lavoro.
Lei non fiatava, anzi lo lasciava fare, lo cercava con le mani prima sulle sue tette che lui avidamente aveva scoperto, si tolse la maglia quasi da sola, poi cercava avidamente il la sua verga che lui spingeva strusciandosi sul quelle natiche frementi.
Le tette uscirono in bella vista, mentre quelle gambe ormai erano più aperte di un cratere lunare.
Si sposto solo un attimo da lui, velocemente fece scendere la gonna, niente intimo, solo quelle gambe aperte e gli umori che colavano vogliosi.
Era pronta, tutta un fremito, si poso sul tavolo, inarcano la schiena, gambe aperte, gemendo e sussurrando con respiri profondi.
Lui sorrise avido, finalmente la porta di quel tesoro era sua, si spoglio facendo mostra di quel cazzo grande e pulsante.
Lui la tocco; scivolo chino dietro di lei baciandole il collo, toccando quelle tette morbide, volutamente con provocazione premeva la sua erezione su lei.
Quelle gambe aperte non aspettavano altro che quel grosso cazzo che si strusciava sulla sua fica bagnata.
Pelle contro pelle.
Lo sentiva caldo dentro di lei, scivolare lentamente mentre lei sempre più bagnata, umida e vogliosa, si sentiva per un attimo mancare il respiro, chiuse gli occhi, quell’attimo era tutto suo.
Sapeva come farle perdere la testa, lui sapeva cosa doveva fare per farla totalmente sua.
Lui era l’uomo, a lui spettava dominarla.
Si ritrasse lentamente, lascio solo la punta del suo glande a farle il solletico, a farle salire il desiderio.
Le manco l'aria si sentiva vuota le gambe sospese come se galleggiassero, si senti perduta, derubata, la sua fica reclamava vibrava, ne voleva ancora; ne voleva di più, e lui sadico continuava a fingere per poi giocare con le sue piccole labbra sfiorandola solo con un dito, percependone tutti gli umori.
Desideroso quanto lei, spinse le due dita dentro, ruotandole mentre le pareti della vagina si contraevano e si bagnavano sempre più.
Sempre più umida sempre più vogliosa, cerco di prenderlo a prenderlo a pugni quella attesa quel sadico gioco, la stava distruggendo.
“ dammelo..dammelo ti prego.....lo voglio”, gridava e non se ne accorgeva.
Lui la guardo compiaciuto, tolse le dita dalla fica delicatamente accarezzando la pelle nuda, fu un attimo la penetro tutta ma non si mosse, rimase dentro di lei, “ aaa dai dammelo” gridava lei, mentre lui con calcolate millimetriche mosse, le faceva crescere la voglia, la sua fica umida traboccava, sentiva le pareti del suo utero, contrarsi, “ SCOPAMI” grido lei “ ti prego scopami” lo imploro, “ scopami” mormoro con voce tremante quasi piangente.
Non attese con movimenti ritmici del bacino la penetrava lentamente su e giù, quasi fino in fondo, mentre lei gridava “ di più di più”.
Si blocco la prese per un braccio, e la spinse a terra, si inginocchio afferrandole le caviglie, le apri le gambe senza sforzo, chino su di lei, riprese con vigore e forza, sotto i colpi ritmici e vigorosi della sua verga..
Lei posava le mani sulle sue natiche nude tese per le spinte e affondi, voleva spingerlo sempre più, sembrava non le bastasse mai.
La lascio fare, si lasciò guidare, aumentando il ritmo, compiaciuto delle sue grida imploranti.
Eiaculo per primo, grido per quell'organismo forse più lui di lei, stesa sul pavimento implorante
“ ancora ti prego ancora …..” girava implorante stesa sul pavimento.
“ no “ rispose secco e sibillino, non la guardo si rialzo rivestendosi soddisfatto.
“ domani a mezzogiorno, fatti trovare pronta sul tavolo della sala ristoro, voglio “ Si interruppe sorridendo sadico “ Sara una sorpresa”.
“ dammelo lo voglio ora”
“ no” ripose con tono scocciato
“ scopami”
La guardo, gambe aperte, una mano sul seno, e l'altra bramosa toccarsi il paradiso perduro, insoddisfatta, pronta per continuare ma sicuramente non le sarebbe bastato.
“ Smettila” le grido sbattendo violentemente un pugno sul tavolo.
“ Alzati e rivestiti.” La fisso serio, “ non devi toccarti lo farai solo se te lo concedo.”
Lei scoppio a piangere, a nulla servirono le sue lacrime imploranti.
Lui se ne andò e lei rimase là a piangere vogliosa, dolorante, priva di quel emozione che ormai era diventata un ossessione una droga ma ubbidiente si alzo e rivestirsi.
“ STOP “. Una voce femminile interruppe il silenzio che si era creato, ripresero i mormori e le risate, il set si riempi di persone, “ presto spostate tutto dobbiamo liberate tra 30 minuti” Grido una voce battendo le mani ritmiche per incoraggiare.
“ Giorno 1 Fatto, Ora ci restano gli altri” una donna sospiro “ speriamo bene” mormoro, ma era solo primo giorno, chiuse la cartellina e si alzo dalla sedia di tela diretta verso l'uscita, apri la porta del container, il sole del deserto la acceco per un attimo, mentre dalla cartella scivolava un foglio scritto a mano “ Hai a disposizione 10 giorni, dopo verro a prenderti”.

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