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Una storia di Chelinde

Le acque del fiume

storia di una ragazza triste

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20 minuti

Pubblicato il 05 aprile 2020 in Storie d’amore

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Era sempre stata carina, non bella, non particolare. Non brillava in niente. Non aveva capelli lucenti, non aveva occhi di un colore raro, non aveva i fianchi larghi tanto apprezzati perché sinonimo di fertilità, la sua famiglia non era ricca e neanche benestante, non offriva niente di più di quello che potevano dare tante altre famiglie della zona.

Niente di ciò che la caratterizzava era speciale.

Claretta era magrolina, nella sua famiglia erano contadini, mangiavano ciò che riuscivano a produrre e che non serviva per la vendita al mercato.

La loro casa era piccola, costruita con mattoni grigi e se pioveva con una certa angolazione in un paio di punti finivano per infiltrarsi numerose goccioline che cadevano poi giù fino al pavimento; ormai si erano arresi e ci avevano messo due bacinelle piuttosto ampie che rimanevano lì sia col bello che col cattivo tempo.

Ci vivevano in cinque. I suoi genitori, lei ed i suoi due fratelli, entrambi più piccoli ma già più robusti di lei, come se loro non patissero la stessa miseria di cibo che caratterizzava la vita della famiglia.

Sul lavoro era brava ma non eccelsa. Amava dare da mangiare alle galline, ne aveva una che era la sua preferita, l’aveva chiamata Cosetta ed ogni volta che pensava al fatto che iniziava a raggiungere l’età in cui era buona solo se le veniva tirato il collo, le venivano le lacrime agli occhi. Allo stesso tempo però il suo stomaco brontolava, pensando che un po’ di carne, anche se dura, non sarebbe stata male.

Quando aveva delle giornate nere andava nel pollaio, si sedeva in un angolino e Cosetta le correva sempre incontro chiocciando allegramente, le si metteva vicina vicina e si lasciava accarezzare. Le sue piume erano lisce ed aveva degli occhietti neri piccoli che brillavano di una luce dolce. Sentiva che quella gallina era l’unico essere con il quale poteva parlare davvero, il che la faceva sentire ancora più miserabile; quale pazza aveva solo una gallina con cui parlare?

“Ho paura che non troverò mai marito,” le disse un giorno mentre un paio di lacrime le scivolavano sul volto. La gallina emise un piccolo verso come a dirle che erano tutte sciocchezze. “No, dico sul serio. Non ho niente da offrire per la quale valga la pena di prendermi.”

Sospirò pesantemente mentre afferrava delicatamente la gallina così da poggiarla sulle gambe accarezzandola scontenta, lo sguardo fisso al di là del recinto.

“Vorrei una casetta, anche più piccola di questa, un camino ed una persona la mio fianco da accudire. Sarei una buona madre sai?”

Dai campi vide rientrare i suoi due fratelli, il più grande alzò una mano in aria muovendola nella sua direzione, si sforzò di sorridere mentre con le mani sporche di terra del pollaio si sbrigava ad asciugarsi le piccole lacrime che le erano rotolate giù dagli occhi.

Diede un’ultima carezza all’amica ed uscì richiudendosi il cancello dietro.

“Il grano è cresciuto bene quest’anno, abbiamo avuto un ottimo raccolto, tu e la mamma ne avrete da lavorare a fare il pane.”

Claretta sorrise. Il raccolto dell’anno precedente non era stato così buono come avevano sperato ma questo poteva voler dire riuscire a ricavare più soldi dalla vendita del pane.

“Che hai fatto in faccia?”

Il padre la guardava con lo sguardo severo e le sopracciglia aggrottate. Si portò velocemente una mano alla guancia toccandosi appena ma quello le diede una manata facendola allontanare.

“Sei piena di terra! Così con la faccia tutta sporca chi vuoi che ti prenda in marito? Hai quasi diciannove anni, tra due dovresti sposarti ed ancora non c’è nemmeno l’ombra di qualcuno interessato a te!”

Quelle parole le fecero abbassare lo sguardo e borbottare parole di scuse ma quello sbuffò e se ne andò imprecando verso il cielo mentre il fratello minore lo accompagnava a rimettere a posto gli attrezzi. Davanti a lei rimase solo Ferdinando che le donava un sorriso gentile.

“Lascia stare, è solo stanco e preoccupato per te. Lavati la faccia e domani fatti carina, andiamo a fare una passeggiata, ti presento qualcuno dei miei amici e sono sicuro che almeno uno di loro inizierà ad interessarsi a te, così nostro padre la smetterà di tormentarti con la faccenda del matrimonio.”

Si chinò e le diede un leggero bacio sulla fronte prima di andarsene anche lui lasciandola immobile poco distante dall’entrata della casa.


Si era lavata la faccia ed i capelli, aveva indossato uno dei suoi abiti buoni e sua madre le aveva dato dei pizzicotti sulle guance per fargliele sembrare più rosse e piene. Le aveva detto di mordersi le labbra per lo stesso motivo, le aveva infilato qualche moneta in tasca per comprare da mangiare a lei ed al fratello e tutta felice li aveva spinti fuori di casa.

Si incamminarono verso il centro del paesino e Ferdinando parlò per quasi tutto il tragitto. Non le dispiaceva sentirlo chiacchierare, riusciva sempre a raccontare le cose più noiose in un modo che le faceva sembrare o divertenti o comunque interessanti. Forse anche per questo delle ragazze del paese avevano già iniziato a prestargli più di qualche attenzione.

Arrivarono in una piccola osteria dove si sedettero ad un tavolo ed ordinarono ciò che potevano permettersi e quando si trovò davanti un piatto caldo che non aveva dovuto aiutare a cucinare ed un piccolo bicchiere di vino sentì il cuore che le scoppiava di gioia.

Si disse che, infondo, non le sarebbe dispiaciuto poter vivere così, vedersi servite le cose che chiedeva senza dover faticare tanto.

Ferdinando non aveva scelto quell’osteria a caso, sapeva che c’era sempre qualcuno. Non faceva altro che salutare persone e presentare loro la sorella. Claretta si sentiva quasi in vendita e comprese cosa dovevano provare gli animali messi all’asta e venduti al miglior offerente.

Cercava di ricordarsi che doveva mordersi le labbra mentre il vino e la presenza di persone che forse si sarebbero potute interessare a lei, la aiutava a sentirsi le guance calde ed un po’ arrossate.

Tuttavia, non le sembrò che qualcuno si mostrasse particolarmente interessato e lentamente iniziò a salirle un po’ di nausea.

Quando ebbero finito di mangiare si alzò ed andò a pagare con le monete che le aveva dato la madre, scambiò qualche parola amichevole con la moglie dell’oste mentre Ferdinando si intratteneva con alcune ragazze e fu lì che qualcuno, finalmente, la notò.

Giacomo era un amico del figlio dei proprietari del mulino che, essendo amici d’infanzia della madre, avevano deciso di mettersi d’accordo ed unire i raccolti di grano di entrambi i campi, macinarli, prepararli e venderli per poi dividere esattamente a metà il ricavato.

Lo aveva conosciuto quando era appena quattordicenne e lo aveva rivisto più volte in quegli anni andare a passare il tempo al mulino oziando con l’amico. Aveva sempre pensato che fosse molto bello, con i capelli castani ed il fisico robusto ma le linee dolci. Aveva anche sempre pensato che avesse una bella risata pur non avendola mai sentita.

Sapeva che la sua famiglia abitava parecchio ai limiti del villaggio e per questo non si sapeva molto di loro.

“Claretta? Sei la figlia degli amici della famiglia di Marco giusto?”

Lei annuì appena ricordandosi di mordersi le labbra e cercando di farlo velocemente nella speranza di non essere notata.

“Figurati che quasi non ti avevo riconosciuta! Ti si sono allungati molto i capelli dall’anno scorso.” Lei se li sfiorò appena e sorrise felice che avesse notato quel cambiamento. “Come stanno i tuoi genitori?”

“Stanno bene grazie, la tua famiglia invece?”

“Oh bene, mia sorella si è promessa in sposa giusto qualche mese fa.”

“Ma non aveva un paio di anni in meno di me?”

Lui annuì appena.

“Sì ma infatti si aspetterà che compia gli anni giusti per farla sposare ma intanto è tranquilla e felice. Tu invece? Sei già promessa?”

Si domandò come ci si dovesse sentire ad essere così tranquilli riguardo al futuro, lei aveva solo un grande vuoto nel petto.

“No, non ancora, nessun ragazzo mi ha mostrato quel tipo d’interesse.”

Le sembrava che le guance le fossero andate a fuoco, la sua famiglia e la gallina a parte non aveva mai preso tale argomento con nessun’altro.

“Beh, è un peccato per loro.” Ferdinando doveva essersi liberato perché sentiva che la chiamava a gran voce ma non si voltò a guardarlo. “Credo che tuo fratello voglia tornare a casa, sembra che abbia anche un po’ esagerato con il vino,” ridacchiò e fu certa che la sua risata fosse effettivamente molto bella. “Allora a presto.”

“A presto.”

Riuscì a mormorare lei sorridendogli ed odiando un po’ il fratello per aver fatto chiudere quella piacevole conversazione così presto.


Due giorni dopo era domenica e tutta la famiglia andò in chiesa indossando i vestiti domenicali, i capelli raccolti in maniera graziosa ed ordinata. Quando si era guardata allo specchio si era sentita particolarmente carina ed aveva camminato con grazia, la schiena eretta ed il sorriso sul volto.

“Dovresti essere sempre così,” le aveva sussurrato allora Ferdinando guardandola di sottecchi. “Sembri più tranquilla del solito, non ti sistemi la gonna ogni tre passi e non guardi per terra mentre cammini. Sei più bella.”

Si sentì avvampare ma soprattutto si sentì, effettivamente, bella.

In chiesa c’era anche Giacomo ma senza la sua famiglia; nel vederla le dedicò un sorriso ed un cenno della testa.

Quando uscirono li raggiunse e dopo aver scambiato i convenevoli chiese se poteva accompagnarla a casa, nel sentire il consenso da parte del padre il suo cuore fece una capriola e per tutto il tempo si sentì un po’ più sicura del suo futuro.

Camminarono lentamente, conversando amabilmente del più e del meno, del grano e delle galline. Gli raccontò anche di Cosetta, non di come pensasse che fosse la sua sola amica ma di come era dolce e di come adorava farsi accarezzare.

Lui le raccontò qualche storia divertente e qualcuna meno spiritosa ma lei rise comunque senza sforzo.

Una volta raggiunta la sua abitazione lui la salutò con un lieve bacio sulla guancia e lei avvampò per tanta sfrontatezza ma non poté esimersi dal sorridergli felice.

Come entrò in casa fu assalita dalle domande della madre e successivamente ancora da quelle del fratello.

Il sorriso le rimase tutto il giorno e si addormentò sfiorandosi la guancia dove l’aveva baciata.


Quella situazione andò avanti per un paio di mesi.

La sua famiglia aveva più soldi rispetto all’anno precedente e mangiavano meglio, riuscì a prendere un po’ di peso e le guance le si riempirono leggermente di più rispetto a prima.

Inoltre aveva sempre il sorriso.

Ogni girono che passava, ogni volta che si incontrava con Giacomo, si sentiva sempre più tranquilla e fiduciosa verso il suo futuro e non riusciva a non pensare che una casa con il caminetto e due poltrone davanti tutta sua non fosse più così lontana.

Un pomeriggio uscirono per andare a fare una lunga passeggiata insieme, si fermarono in un giardino dal quale si potevano vedere le abitazioni dei villaggi vicini, erano nascosti alla vista e quando lui iniziò a baciarla lei non si tirò indietro, così come non lo fece quando le mani di lui le afferrarono i seni stringendoglieli. Non si oppose neanche quando la fece stendere e si posizionò sopra di lei baciandole il collo.

Sapeva che avrebbe dovuto fermarlo, che per certe cose bisognava attendere il matrimonio ma una strana energia le stava togliendo il respiro mentre lo sentiva sempre più vicino. Si disse che infondo non c’era niente di male ad anticipare un po’ le cose e lo lasciò fare sicura che questa fosse solo la riprova che la proposta di matrimonio non avrebbe tardato ad arrivare.


Quella non fu la prima ed unica volta in cui lo fecero. Ogni volta c’era la stessa passione e lo stesso amore ed ogni volta percepiva che la proposta era sempre più vicina.

La notizia le arrivò quando la sua famiglia aveva appena finito di seminare gli ortaggi, le carote, i piselli primaverili, il radicchio e la lattuga.

Lei era seduta a terra con accanto due cestini, uno pieno di rosmarino e l’altro che stava ancora riempiendo di salvia. Li avrebbe essiccati e la sua famiglia se ne sarebbe tenuta una parte ed avrebbe venduto l’altra.

Ferdinando entrò di corsa dalla strada e la raggiunse alle spalle facendole prendere uno spavento tale che per un attimo le si rizzarono tutti i capelli in testa. La costrinse ad alzarsi stringendole le spalle tra le mani con una forza tale che gli occhi le si inumidirono.

“Mi fai male lasciami! Che ti prende?”

Lui la guardava con un misto di furia e preoccupazione e non riusciva a capire se doveva spaventarsi o essere preoccupata.

“Non hai fatto niente di disonorante con Giacomo vero?” Claretta rimase a guardarlo senza capire e quando lui si accorse che tardava a rispondere la scosse con forza. “Vero?”

L’urlo del fratello la spaventò e cercò di fare un passo indietro nel tentativo di allontanarsi da lui ma la sua presa sulle spalle era troppo forte.

“Che vuoi dire?”

La voce le uscì in un sussurro mentre non poteva staccare lo sguardo dagli occhi di Ferdinando sempre così gentili ed ora pieni di un turbine di emozioni.

Lui la lasciò andare e lei si ritrovò a fare un paio di passi indietro e perdendo l’equilibrio cadde al fianco della pianta di salvia.

“Dannazione Claretta! Perché sei così stupida?”

Urlava e non si muoveva in cerchio, la testa tra le mani.

“Ma che succede? Che ho fatto?”

“L’hai baciato? Ti prego, dimmi che non l’hai baciato!”

“Che succede? Che ho fatto?”

“Succede che lui si sposerà tra due settimane ecco che succede! Compirà gli anni e si sposerà con la figlia di non so bene che famiglia di un altro paese a pochi chilometri da qui!”

La testa iniziò a girarle, vide come delle lucciole davanti agli occhi e l’oscurità le riempì gli occhi. Svenne cadendo indietro con la schiena mentre ancora il fratello si teneva la testa tra le mani e inveiva contro il cielo, contro di lei e contro Giacomo.

Come se non bastasse quella sera a Cosetta fu tirato il collo e lei non ebbe più nessuno con cui sfogarsi.


Quando quella mattina uscì di casa era consapevole che doveva riuscire nella sua impresa, nessun’uomo avrebbe mai accettato di sposarla se avessero scoperto la verità e se anche la cosa non fosse venuta fuori fino al matrimonio, sarebbe stata scoperta la mattina dopo la prima notte di nozze.

Se non fosse riuscita la sua vita sarebbe stata definitivamente rovinata.

Si era messa il suo vestito buono preferito con dei ricami che aveva fatto con la madre mentre Ferdinando, lo stesso fratello che ora non la guardava neanche più in faccia, le prendeva in giro. Si era pettinata i capelli, pizzicata le guance e morsa le labbra.

Uscì di casa con un giacchetto sulle spalle mentre l’aria fredda della mattina la faceva rabbrividire e si disse che almeno così non avrebbe dovuto continuare a pizzicarsi le guance poiché sarebbero rimaste rosse di suo.

Non aveva detto a nessuno dove andava e perché, da quando due giorni prima la notizia del prossimo matrimonio di Giacomo aveva raggiunto la sua famiglia suo padre aveva imprecato contro il giovane e contro di lei che non si era informata a sufficienza. Sua madre l’aveva guardata con lo sguardo colpevole e ogni sera le carezzava i capelli in modo consolatorio avendo notato come il suo sorriso fosse scomparso.

Si incamminò lungo la strada pronta a tutto e riuscì a farsi dare uno strappo da un signore con un carro trainato da un cavallo.

Arrivò che mancavano ancora un paio di ore all’orario del pranzo.

Quel Novembre era particolarmente freddo e ad ogni suo respiro usciva una nuvoletta di vapore bianco che in situazioni normali l’avrebbe fatta sorridere.

Chiese indicazioni ad alcune persone e riuscì a raggiungere la casa della famiglia di Giacomo. Lui era fuori a lavorare e riuscì ad attirare la sua attenzione chiamandolo da fuori il cancello.

Nel vederla sembrò sbiancare per un attimo, si guardò intorno e quindi la raggiunse uscendo.

“Cosa ci fai qui?”

Della voce dolce di un tempo non era rimasto che il sibilo da serpente e gli occhi la guardavano freddi. La afferrò per un gomito e la trascinò poco più in là dove era sicuro che nessuno potesse scorgerli o sentirli.

“È vero dunque.”

Fino all’ultimo aveva sperato che si fossero sbagliati, che parlassero di un altro Giacomo.

“Cosa ci fai qui?”

Ripeté ancora più minaccioso.

“Sono venuta qui per farmi prendere in moglie.”

Lui rise. Chiuse gli occhi ed inclinò il collo all’indietro ma quella risata non era bella come quella che ricordava lei, era fredda e la ferì al cuore.

“Io dovrei prendere in moglie te? L’unica cosa in cui sei brava è a farti scopare.”

Allungò la mano per afferrarle i seni ma lei si scansò facendo un passo indietro, gli occhi sgranati. Il bel volto di lui sembrò trasformarsi davanti ai suoi occhi prendendo una conformazione malvagia. Voleva mettersi a piangere.

“Avanti, tornatene a casa e trova qualcun’altro disposto a sposarti.”

“Come potrei trovare qualcuno pronto a sposarmi dopo ciò che abbiamo fatto?”
“Questo non è un problema mio.”

Scivolò in ginocchio e gli abbracciò le gambe, le lacrime che iniziavano a scendere copiose lungo il suo giovane viso.

“Prenditi le tue responsabilità e sposami. Tu mi hai tolto la verginità, tu mi hai rovinata, nessun’altro sarà disposto a prendermi in moglie. Sarò una brava madre, so badare alla casa, sarò un’ottima lavoratrice e non ti chiederò mai più nulla.”

Lui cercò di liberarsi facendo qualche passo indietro ma la presa disperata di lei non sembrava lasciargli scampo. Iniziò a picchiarla sulla testa facendole aumentare le lacrime e stringere la morsa.

“Ti prego, ti prego! Io ti amo!”

“Amarmi? Tu non sai neanche cosa voglia dire questa parola razza di gallina! Ti sono andato bene e non mi hai fatto più domande del necessario perché sapevi che nessuno era disposto a sposarti, vergine o non. Ti ho fatto il piacere di scoparti così almeno sai cosa si prova.”

Le diede una botta sulla testa così forte che lei allentò la presa per il tempo necessario per lui di liberarsi, si voltò ed iniziò ad andarsene.

Claretta si alzò in piedi e lo seguì continuando a parlare, a dar voce alla sua disperazione.

Giacomo si voltò e le diede uno schiaffo così forte da farla cadere a terra.

“Cerca almeno di avere un minimo di dignità.”

Con quelle parole se ne andò lasciandola distesa a terra, il volto che iniziava a ghiacciarsi per via delle lacrime che lo bagnavano. Rimase immobile per un tempo indefinito ma quando riuscì a tornare in se era ancora più freddo, si sentiva i muscoli intorpiditi e le pareva che l’orario di pranzo fosse già passato da un po’.

Si alzò in piedi indolenzita e si sfiorò la guancia colpita.

La sua vita era terminata ancor prima di iniziare.

Il sogno della casa, dei bambini, del marito svanirono davanti ai suoi occhi come portati via dal vento.

Iniziò a camminare lentamente in direzione di casa, qualche carro le passò al fianco ma lei non li fermò per chiedergli un passaggio, non aveva nessuna fretta di rientrare.

Passò al fianco di un torrente e si fermò a guardarlo, il rumore dell’acqua le riempì le orecchie, vi si avvicinò mossa da una forza non chiara neanche a lei.

Si chinò a sedere e sfiorò l’acqua gelida, un piccolo sorriso che tornava ad apparirle sul volto ancora rigato dalle lacrime.

Dalla tasca destra estrasse un pezzo di carta giallognola ed un moncone di carboncino, li portava sempre con sé perché più di una volta le erano serviti per segnarsi indirizzi, cose da fare, da comprare o i prezzi.

Oggi le sarebbero serviti ancora una volta.

Scrisse qualche semplice parola ed iniziò a slacciarsi i fili del vestito scivolandone fuori. Lo piegò con cura e lentezza mentre l’aria fredda la faceva rabbrividire, lo poggiò al sicuro sopra una grande roccia grigia e si sfilò anche la sotto veste, quindi la biancheria, si sciolse i capelli e poggiò le forcine sopra gli abiti. In cima al tutto il pezzetto di carta sopra il quale poggiò un sassolino bianco così da non farlo volare via con il vento.

Quindi si sedette nuovamente ignorando la sabbia e la terra ed inserì i piedi nell’acqua gelida.

Un brivido le corse lungo la schiena ma si sforzò di ignorarlo, lentamente si calò con tutto il corpo e camminò fino al centro.

Lanciò uno sguardo al cielo ed al sole che iniziava ad avvicinarsi sempre di più verso il suo calare e si rannicchiò infilando la testa sotto l’acqua lasciandosi trasportare via dalla corrente.


Carletta fu ritrovata un paio di giorni più tardi pochi chilometri più in giù.

Il corpo magro della giovane era gonfio d’acqua ed il volto aveva assunto una colorazione tendente al blu. Se non fosse stato per i pesci che le avevano portato via dei lembi di pelle il suo corpo sarebbe stato perfetto, mantenuto in maniera impeccabile dal gelo dell’acqua.

La gente iniziò a mormorare e la famiglia recuperò gli abiti della giovane.

La madre non riusciva a smettere di piangere, veniva costretta dal marito ad uscire dalla camera per continuare a lavorare ma si nutrì a mala pena per un paio di settimane.

Il padre ed il fratello più piccolo lavorarono con meno enfasi del solito.

Ferdinando invece lavorò con più forza e rabbia che mai, sembrava che un demone lo possedesse. Non parlava praticamente più e gli occhi un tempo tanto vivaci sembravano spenti.

Ripensava spesso a come le ultime parole che aveva riferito alla sorella fossero state aspre, a come non l’aveva neanche più guardata in faccia. Il senso di colpa spesso non gli permetteva di riposare bene e la rabbia si riversava tutta nel lavoro.

Ci mise quasi un anno prima di riuscire a ritrovare una parvenza di buonumore e chiese la mano di una giovane che aveva sentito non avere quasi nessuna speranza di trovare un buon partito.

Non era bella e non era particolarmente brava nel suo lavoro ma amava stare con le galline.

Ogni volta che la vedeva camminare teneva lo sguardo basso ed ogni tre passi si risistemava la gonna. Quando incrociavano gli occhi lei avvampava e spostava lo sguardo altrove.

Si sposarono appena ebbero raggiunto l’età e lui si impegnò a trattarla come avrebbe voluto che qualcuno avesse trattato sua sorella.

Odiò e maledisse Giacomo e la sua famiglia fino a che non gli giunse la notizia che la casa che erano riusciti a costruirsi era bruciata facendo morire la moglie ed i quattro figli. Lui era rimasto sfigurato sul volto ed aveva perso un braccio.

Due anni dopo giunse la notizia che non riuscendo più a lavorare ed essendo i genitori sempre più anziani e stanchi si era tolto la vita nel capanno degli attrezzi.

A quel punto smise di inveire ed alzando gli occhi al cielo pieno di nuvole per un attimo gli parve di vedere la sorella che sorrideva.

Alla fine aveva avuto la sua vendetta.


“Giacomo Gualglieri mi ha portato via l’unica cosa preziosa che apparteneva. Spero solo che le acque di questo fiume possano lavare via l’onta della mia impurezza.”


Fine.


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