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Una storia di Raffaele

Pensieri programmatici

Ad Astra

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6 minuti

Pubblicato il 01 settembre 2020 in Fantascienza

Tags: #Racconti

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L’alieno seduto sul muretto del giardino mi fece cenno di avvicinarmi.
Ci frequentavamo da un po’, ma quel suo atteggiamento ancora non lo digerivo. Per essere uno che era arrivato da una galassia lontana mi sembrava fin troppo arrogante. Sì, mi aveva fatto delle rivelazioni non da poco, ma chissà perché mi sarei aspettato un po’ più di distacco emozionale: era il modo in cui si muoveva, gesticolava e parlava a renderlo davvero antipatico. La sua evoluzione lo giustificava, ma essere più evoluti significa essere più stronzi?
Forse qualcosa trapelò quel giorno dal mio sguardo, perché quando gli fui vicino mi chiese: “Perché mi guardi in quel modo?”.
“Perché sembri uno dei BTS?” lo provocai.
“Ti ho detto dall'inizio che mi serviva l’anonimato e mostrarmi come il prodotto di una sottocultura progressista commercializzata nella banalità delle convenzioni mediatiche del tuo tempo era il modo migliore per farlo”.
“Non ho la più pallida idea di quello che dovrebbe significare, ma immagino che per una scimmia nuda sia troppo riuscire a decifrare tutto quello che dici!”.
“Il solito vittimismo dei terrestri” sentenziò lui con un gesto della mano che mi irritò maggiormente. Avesse scacciato un insetto, avrebbe fatto lo stesso. “Preferivi che mi presentassi in due pezzi leopardato?”.
“Molto divertente. Che vuoi oggi da me?”.
“Parlare, come sempre”.
Sbuffai in modo palese. Da quando si era presentato a casa mia con quella scusa, non mi aveva più mollato. E continuavo a non ne capirne il senso.
Quello che mi diceva non poteva essere reso pubblico per l’ovvio motivo che nessuno mi avrebbe dato credito. Inoltre, se mai avessi attratto l’interesse di qualcuno, sarei stato costretto a rispondere a troppe domande di cui non conoscevo risposta e il suo non volersi rivelare al mondo non mi avrebbe certo aiutato. La cosa peggiore era che le sue parole, le sue rivelazioni, chiamiamole così, mi interessavano veramente, stimolavano la mia curiosità e spesso mi lasciavano a bocca aperta quando le potevo anche verificare.
“Perché non fondi un credo religioso oppure un partito?” dissi prendendo posto accanto a lui. “Qualcuno che ti dia credito lo trovi di sicuro oggigiorno per come vanno le cose”.
“Non mi interessa” rispose con un tono che non lasciava repliche.
“Allora perché insisti con me!” ribattei con troppa veemenza. “Non sono nessuno, lo capisci questo o no?”.
Lui mi fissò con quel volto da prendere a schiaffi e mi sorrise con una certa complicità. Non disse nulla, ma come altre volte mi trasmise un senso di impotenza tale da farmi abbassare lo sguardo e scuotere la testa.
“C’e questo plantigrado, come lo chiamano alcuni giornalisti che fanno i fighi, l’orso che scorrazza da anni indisturbato per i monti e le colline del trentino, hai presente?” mi chiese dopo un po’.
Feci un cenno con la testa e accettai un sorso della Cola che mi porgeva.
Per un attimo l’idea di potermi infettare con qualche virus galattico mi bloccò.
“Non essere ridicolo” mi disse come se mi avesse letto il pensiero.
Glielo avevo chiesto una volta, se era in grado di farlo, e la sua risposta era stata una sonora e sincera risata.
Bevvi la Cola che mi graffiò la gola, era fresca e dissetante.
“È stato catturato almeno tre volte ed è sempre scappato” continuò l’alieno con una scrollata di testa. “In realtà non lo hanno mai messo in gabbia, ma con la presunzione tipica di voi scimmie nude, gli addetti ai lavori hanno pensato di poterlo controllare”.
Non poteva proprio evitarlo: arroganza tipica di civiltà evolute.
“L’ultima volta lo hanno dotato di radio collare. In un servizio televisivo ho visto due guardie forestali mostrare la funzionalità di questa super tecnologia: una valigetta e un’antenna. I due giravano nel fitto bosco trentino puntando ora di qua, ora di là l’antenna. Spettacolare! Credo che la RAI prima o poi ci farà una fiction con Terence Hill. Suona anche bene: M 49, l’orso che scappava!”.
Devo ammettere che arroganza a parte, il mio alieno era dotato di un notevole sarcasmo.
“A Rimini, ho visto una giornalista in diretta tv su un telegiornale con sede a Milano” continuò dopo una breve risata. “Raccontava le ultime dal Meeting degli imprenditori. Parlava con il cellulare all'orecchio, ma immagini e parole non erano sincronizzate. Con l’occhio indagatore potevi capire che la voce arrivava prima delle immagini per colmare gli anni luce che dividono Rimini da Milano in collegamento satellitare”.
“Ok, qual è il punto?” chiesi spazientito.
“Lasciar perdere Marte”.
“Tutto qua?”.
“Ti sembra poco?” insistette lui trattenendo un rutto per via della Cola che gli avevo restituito.
“C’è un po’ di gente che non sarebbe d’accordo con te: arabi, cinesi, russi ed Elon Musk”.
“A cosa serve investire in un futuro possibile quando hai un presente risibile?”.
Puntuale come in tutte le sue informali chiacchierate con il sottoscritto, ecco arrivare la perla di saggezza aliena. Mi piombò addosso con tutta la sua semplice pesantezza e mi lasciò a riflettere per un bel po’.

A cosa serve investire in un futuro possibile quando hai un presente risibile?
Possibile che un tizio venuto da anni luce di civiltà, cultura, progresso e tecnologie per noi immaginabili – per quante me ne avesse raccontate, vi giuro che non saprei ripetervelo – esponesse la cosa più ovvia?
Insomma, poggiamo i piedi su un mondo che consumiamo giorno per giorno e conosciamo gli effetti delle nostre azioni. La nostra civiltà è abbastanza evoluta per apportare dei cambiamenti significati. Non per evitare il declino – inesorabile, come mi aveva fatto riflettere in altre occasioni il mio amico alieno – ma per attenuare gli effetti dello stesso.
Ma cosa facciamo invece?
“L’altro giorno mi sono imbattuto in un altro servizio giornalistico” disse l’alieno troncando il rumore dei miei pensieri. “C’era un imprenditore di Avellino che costruisce componenti per satelliti che andranno anche su Marte. L’uomo si lamentava del fatto che la sua azienda non potesse usufruire di servizi come Internet per mancanza di linea. Ha mostrato l’autostrada poco distante dicendo ‘Lì c’è’. Per questo motivo ha fatto installare dei ripetitori lungo il perimetro dell’azienda per captare il segnale e permettere ai suoi dipendenti di lavorare seriamente. ‘Speriamo che prima di arrivare su Marte, ci portino la linea’ ha aggiunto con il sorriso tipico dell’ottimista”.
Sorrisi mestamente. “Questa è l’Italia” sentenziai. “Anche da noi ci sono cose serie e importanti da affrontare. C’è chi stabilisce le priorità e non sempre coincidono con le necessità”.
L’alieno mi guardò con goliardica meraviglia: “Brava la mia scimmia nuda!”.
Gli mostrai il dito medio.
“Prima i terrestri e poi gli alieni” aggiunse poco dopo seriamente.
A quel punto non potei fare a meno di ridere, ma per quanto ridessi, lui continuava a restare serio. Smisi così di ridere imbarazzato poco per volta finché lui non tornò a fissarmi.
Farsi fissare seriamente da un tizio con la faccia di uno dei BTS non è bello.
“Cosa sarebbe?” chiesi impacciato. “Sovranismo intergalattico?”.
Lui abbozzo un sorriso. “Il rischio c’è. Ed è un gran casino”.
“Per colpa di Marte?”.
Lui annuì, mi fece il solito gesto che mi invitava a seguirlo e scese dal muretto incamminandosi. Lo seguì e insieme uscimmo a rivedere le stelle.


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