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Una storia di Cosimo

La Luce

Il parco giochi  della Vita

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5 minuti

Pubblicato il 05 settembre 2018 in Spiritualità

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Santo subito! Con tutti i cerchi alla testa di ogni "doposbornia" che ho avuto, mi sento addirittura un angelo. Un angelo caduto in terra dalle stelle. Alcuni fraintendono col diavolo, ma quello ne ho uno per capello. Se state leggendo, sicuramente non avete una tenera età, non sarebbe adatto per voi questo racconto, quindi se è così, andate sul vostro sito porno di fiducia e smanettatevi con gran classe, ricordatevi che ciò è un arte.

Ritornando a noi, cari fanciulli e fanciulle oramai grandi, confiderete con me che questa vita è tosta e se non avete una buona stabilità sociale, vi sentirete sbagliati, fuori posto; fidatevi, mi sento anche io così, o per lo meno, mi sentivo così anche io una volta. Ora invece sono giunto alla conclusione che sono perfetto, in ogni mia imperfezione. Lo siete anche voi, non vi preoccupate, solo che dovete ancora capirlo, forse, se non è così, lo avete già capito.

Ma chi sono io per giudicare voi, è già tanto che permetto a me stesso alle volte di giudicarmi, perciò, mettevi comodi, tenete le mani alte per sfogliare le pagine e godetevi il racconto.


C'era una volta e ci sarà per sempre un giovane ragazzo che chiameremo con il nome di Cosmo, egli viveva una vita semplice, non era stronzo per sua scelta, anzi lui cercava sempre in ogni modo di fare l'opposto, cercava di aiutare il prossimo di essere disponibile, perfino di aiutare le vecchiette ad attraversare la strada, ma la vita non era pienamente d'accordo con lui, la vita lo metteva sempre a dura prova, gli proponeva delle circostanze alquanto difficili, strane e complesse, come per esempio tenerlo chiuso in casa contro la sua voglia, o di dargli delle occasioni, magari per uscire e fare serata però quando tornava da dopo dodici ore di lavoro, o quando non era così gli faceva presentare qualche sua vecchia fiamma in cui la relazione è a dir poco andata a farsi fottere da un altro. E questa è solo una piccola parte. Lui non era l'eroe mitologico dell'antica Grecia, altrimenti l'avremmo chiamato Ercole, lui è l'eroe del XXI secolo, non volava, non sparava raggi laser dagli occhi e non se ne andava in giro in calzamaglia. Il suo potere era quello di far ridere, sorridere, di far commuovere, in poche parole lui sapeva che con le sue abilità poteva far emozionare le persone che aveva intorno, ma non sapeva ancora usarle per bene. Il suo problema era che si faceva in principio condizionare lui stesso dalle emozioni, così da portarlo sovente ad uno stato di comico depresso disperatamente romantico. Però, come ogni sfortuna, fortunatamente, c'è sempre un però, almeno in questo caso è una fortuna, era caparbio, aveva ulteriormente una testa fuori dal comune, intendiamoci aveva una testa normale, due occhi, un naso ed una bocca, sapete, in questo periodo da quando l'italiano cessò di esistere in ogni suo, vero, significato, è quasi sempre saggio specificare bene quel che si vuol dire. Comunque, non perdiamoci, che già il ghiaccio nel whisky si sta sciogliendo, Cosmo aveva un cervello così fantasioso, così logico così collaborativo fra i due emisferi che proponeva un surrogato di soluzioni, ingegni, metodi, creazioni e potrei cascare nel noioso facendo una lista interminabile. Però voglio soffermarmi su una qualità alquanto rara, il fattore di scordarsi. Cosmo cercava sempre di non pensare a quante brutte cose gli fossero successe, anzi, più che non pensarci, lui sostituiva il “non pensare” con il “Pensiamo a qualcosa di bello”. I suoi primi esperimenti furono le freddure, una “caciara” che non si può immaginare... fidatevi... il suo scopo era di scaturire una risata più genuina possibile, poi passò a delle barzellette, ma era ancora troppo meccanico, così che una sera, si trovò in una circostanza nuova per lui, era da solo in una via buia nella città in cui viveva. Pioveva, ma le strade erano trafficate da giovani ubriachi che erano in cerca di qualcosa da fare e lui era altrettanto ubriaco, tanto da non ricordarsi neanche una battuta, una barzelletta, così fece un miscuglio di tutto, freddure, barzellette, ma sopratutto improvvisazione.

Cosmo quella sera si mise sotto ad un gazebo e cominciò a sfottere la gente. Era fuori controllo, intendiamoci, ma aveva quella luce negli occhi di come avesse visto, o almeno intravisto, la famosa luce. Si mise a fare del cabaret, la gente s'avvicinava e a quel punto, introdusse una barzelletta, fece ridere quelle quattro persone che c'erano, ma lì non si fermò, improvvisò, divenne un fenomeno da baraccone. Così in tanto, da quattro gatti, divennero dieci, poi venti, fin quando non li contò più. La gente rideva, lui stava finalmente bene. Per un forse; in mezzo alla folla, c'era la vita e lei si era persa nelle sue risate. La vita non ci pensava più a mettergli i bastoni fra le ruote, semplicemente perché rideva, era felice. Anche la vita stava bene. In quella sera Cosmo capì che la vita, non era arrabbiata con lui, era semplicemente triste, come lui stesso, e si vendicava con lui e probabilmente come con tutti gli altri.

Da quella sera Cosmo, non odiò più la vita, cercò in ogni modo di farla ridere, a farle pensare a quanto di bello lei stessa avesse fatto, e la vita fece lo stesso lui.

Da quel giorno, Cosmo da stronzo divenne un santo, da santo divenne un angelo, ma sopratutto insegnò a tutti coloro che lo ascoltarono, che voi siete la vita, e la vita non c'è l'ha con voi.


Seguite la vostra luce, che la luce seguirà voi.




Cosimo Sterlacci

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