scrivi

Una storia di utente_cancellato

Fritto letto

70 visualizzazioni

2 minuti

Pubblicato il 17 gennaio 2021 in Storie d’amore

0

-Allora leggilo, leggilo tu! Davanti a me. E non devi ridere. Non devi cambiare le parole 'ché me le
ricordo. Leggi! Con disinvoltura!
-E mo leggo, mo leggo. Tu friggi le polpette che io leggo.
-No, che friggo, ti devo guardare.

Passarono minuti di lettura. In una mano una polpetta ancora lucida di olio e nell'altra il libro
appena chiuso. Lo chiuse lei, non mi sapeva guardare mentre leggevo quelle cose là.
Bocca piena, ridemmo.
I giorni del primo lockdown furono giorni di consuetudini. Di consuetudini che divennero riti. Tra
questi il mio preferito: una poltrona e una sedia, mia madre che leggeva a mio padre malato, una
sola coperta.
Papà dorme sempre. Forse i farmaci, forse la malattia. Forse la tristezza, penso io. Quando
mamma leggeva però, lui se ne stava sveglio, ad ascoltarla, nessun segno di torpore, nessun
interesse per le parole, molto per la voce, la voce calma di Maria, ché quella bastava.
In quei giorni strani, Maria scoprì la noia - mai conosciuta veramente durante la sua vita di fatiche
- e scoprì come annientarla a colpi di libri, ché prima tempo non ne aveva mai.
-Ho finito di leggere i tuoi saggi su Follerau, ti ricordi? Eri una bambina dell'elementari e leggevi
Follerau e mi parlavi delle sue battaglie in Africa.
-Ma', io ricordo che mi era presa una fissazione per quel filosofo missionario.
-E tu quando ti ci mettevi...E quando ti ci metti ora...Diavola!
-Ti amo anch'io, mamma.
-Dai, dammi qualcos'altro da leggere a papà, qualcosa di leggero, non Jung, Jang, Jong, 'ché per
non far dormire papà, poi m'addormento io.
-Tu che t'addormenti su un libro: l'immagine di una gioventù che non hai vissuto.
-Bell'immagine, la vecchia che russa seduta.
Presi un libro a caso tra quelli comprati durante i primi tempi del ginnasio: "Esco a fare due passi",
Fabio Volo. "Questo andrà bene, non ricordo nemmeno se l'ho letto o meno, ma sì, è Fabio Volo.
Sarà sicuramente leggero".
"Tieni ma', ora fammi assaggiare il pane che hai sfornato però!": il baratto disequo fu compiuto.
Io le consegnavo un libro banale, lei il suo pane, sostegno degli dei.
Passarono dei giorni, Maria sfuggente.
Provava nuove ricette. Tutti in quei giorni provavano nuove ricette. Che Italia bislacca.
Il rito quasi letterario era annullato? La mia ricetta di libro leggero non aveva funzionato?
-Roberta, te lo devo dire.
-Dirmi cosa?
Maria schiva. L'aria greve.
-Allora?

-È il libro! Il libro che mi hai dato è
una zozzeria.
-Davvero così pessimo? Fabio Fabio, pure brutte figure mi fai fare. Pure il rito hai rotto.

-No, è una zozzeria ti dico. È volgare. Non ho più potuto leggerlo a papà tanto che mi
vergognavo! Parlava di...li descriveva proprio. Quelle cose là...
Così la signora Maria colpì l'oscena scrittura con il silenzio di un riserbo ancestrale. Antico. Ora
ignoto.
-C'è della tenerezza divertente in queste tue parole. Le mamme di una volta, le mamme pudiche.
-Senti, Roberta, io sarò pure pudica, ma quello là, lo scrittore, è uno svergognato!
-Sapessi io, madre - pensai di dire.
Bocca piena, ridemmo.



Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×