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Una storia di Raffaele

L'uomo del gas

(Quarta parte)

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7 minuti

Pubblicato il 19 giugno 2020 in Thriller/Noir

Tags: #racconti

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“Va bene, Ispettore, abbiamo l’arma usata per uccidere la ragazza al parco. Non possiamo però stabilire che sia stata usata in tutti gli omicidi. Giusto?”.

“Potrebbe aver usato altri anelli dello stesso tipo per poi sbarazzarsene”.

“Li abbiamo trovati?”.

“No”.

“E quello nel parco?”.

“Il video. Non si vede come e da dove venga fuori il liquido nebulizzato, ma la ragazza indietreggia palesemente colpita dall’odore. Ho pensato che l’arma, una siringa o un inalatore, con un po’ di fortuna poteva essere stata usata e gettata sul posto. Da alcuni giorni la ditta che si occupa di ripulire il parco è in sciopero e la ragazza è una delle vittime più recenti. Ogni tanto la buona sorte ci strizza l’occhio, signor Giudice”.

“Grazie al cielo, Ispettore, grazie al cielo. Abbiamo quindi le sue impronte”.

“Esatto”.

“Tuttavia, come lo stesso indagato ci tiene a far sapere tramite l’avvocato, non c’è la prova che a fabbricare il veleno sia stato proprio lui”.

“Infatti”.

“Non ha notato qualcosa di anomalo durante l’interrogatorio? A me, come sa, non ha detto nulla. Il suo avvocato si è tenuto sulla linea difensiva adottata e ha praticamente parlato da solo”.

“Anche io ho parlato quasi sempre con l’avvocato, ma ora che mi ci fa pensare, in realtà è stato maledettamente svelto a rispondere quando gli ho mostrato l’anello. Ha ammesso di averlo notato tra l’erba e di averlo raccolto incuriosito per poi gettarlo via”.

“Comodo”.

“Esatto...”.




“Ho i risultati”.

“Fammi vedere. Cosa sto leggendo?”.

“I principi attivi delle sostanze presenti nella piccola sacca che raccoglie il liquido che viene nebulizzato dall’anello”.

“Perché diavolo voi della Scientifica scrivete tutto in latino?”.

“Vuole che le faccia una sintesi, Ispettore?”.

“Sarebbe gradita”.

“Camomilla, acqua, insetticida. Il cinquanta per cento del liquido nebulizzato è formato da insetticida”.

“Gli insetticidi non provocano la morte immediata. A meno di intolleranze gravi, suppongo. La ragazza del parco, per esempio, è morta circa un paio di minuti dopo l’inalazione del composto, quindi si può dire subito. I referti dell’autopsia sulle altre vittime ci danno più o meno gli stessi tempi”.

“Credo che sia stata fatale la combinazione dei principi attivi”.

“Stai dicendo che camomilla e insetticida combinati agiscono…che ne so…come un morso di un serpente velenoso? Uno di quelli che se non ti inetti l’antidoto ti uccidono in poco tempo?”.

“Suppongo che ci voglia una sperimentazione mirata per accertarlo”.

“Supponi?”.

“Ispettore, questi sono dati scientifici, non prove empiriche”.

“Cosa?”.

“Bisognerebbe testarlo su cavie da laboratorio. È allucinante, lo so, ma non avrebbe più dubbi”.

“Non posso chiedere al Giudice una cosa del genere!”.

“La difesa dell’indiziato potrebbe confutare i valori tossici che le ho riportato in questo rapporto. Non stiamo parlando di un veleno riconosciuto, insomma, è qualcosa di nuovo, sperimentale. Se avessimo le stesse risultanze su ogni singolo omicidio sarebbe diverso”.

“Ventinove vittime su quarantasei presentano negli apparati respiratori tracce di questo composto e non sarebbe sufficiente? Stai scherzando?”.

“Ho controllato, Ispettore. Sulle ventinove vittime a cui si riferisce, ci sono tracce parziali di questo composto: in alcuni solo pesticida, in altri la camomilla e via così. Di queste ventinove vittime, poi, ventuno appartengono al gruppo delle trentacinque rinvenute nel locale del massacro. E lì, se ricordo bene, non c’è traccia dell’imputato perché non ci sono telecamere e i superstiti, presi dal panico, hanno rilasciato nell’immediato dichiarazioni confuse e insufficienti.

Se li interrogasse oggi, con la faccia del pensionato su tutti i giornali e tv, sono convinto che molti lo riconoscerebbero, ma sa anche che l’avvocato difensore smonterebbe tutto senza problemi”.

“Cazzo…ma tu in che squadra giochi?”.

“La sua, Ispettore, e voglio vincere questo incontro tanto quanto lei, mi creda” .

“Ti credo…scusa…certo che ti credo…”.



"Ho qualcosa per lei, Ispettore".

"Di che si tratta?".

"La dichiarazione dei redditi dell'indiziato".

"A che ci serve?".

"Guardi la riga che le ho evidenziato".

"Interessante...".

"Chiamo il Giudice per il mandato?".

"Ci penso io, grazie".

"Torno in postazione, allora...".

"Ottimo lavoro".

"Grazie Ispettore".



“Ci siamo, signor Giudice”.

“Mi ha portato buone notizie, Ispettore?”.

“Il box auto”.

“Mi dica...”.

“Sì. L’indiziato possiede la casa dove abita e un box a qualche centinaio di metri”.

“Ma non guida. Non ha la patente o sbaglio?”.

“Infatti, era intestato alla moglie. Era lei che guidava”.

“Ma è morta da…”.

“Una decina di anni”.

“Esatto. E lui ha tenuto il box?”.

“Sì. Lo abbiamo trovato nella dichiarazione dei redditi. Uno dei miei lo ha notato durante i controlli finanziari successivi alla perquisizione nella casa. Si è ricordato del fatto che il nostro uomo non guidasse.

Il suo avvocato ci ha fatto sapere che è un deposito per vecchia mobilia quando gli ho notificato il sequestro. L’indiziato, come sa, fa scena muta”.

“Che avete trovato?”.

“Il laboratorio”.

“Dio mio…ci siamo allora?”.

“C’era anche una stampante e un pc vecchio che ha usato per i bigliettini da visita”.

“Ispettore, allora…”.

“Sì, signor Giudice, c’è abbastanza per farlo marcire in galera, ma…”.

“Cosa?”.

“Il movente, manca il movente”.

“A questo punto non ci serve”.

“È vero, però…”.

“Però lei si chiede il perché di tanto orrore”.

“Io non capisco: lo conoscono come una persona riservata, non scontrosa e sgradevole, eppure, a noi si è mostrato così ostile. Non c’è nulla che sia emerso dal suo passato che ci faccia pensare che ce l’avesse con le autorità o con lo Stato per torti subiti. La sua è una esistenza anonima, normale, senza interessi particolari. Ti aspetti un fanatico e non lo è. Un uomo traumatizzato nemmeno. La perizia psichiatrica è lacunosa, perché lui non parla, fa scena muta, eppure rientra nel profilo tracciato dagli esperti. Ma lei ha mai sentito di serial killer pensionati?”.

“Magari è solo un mostro che si è nascosto bene”.

“E questo è anche peggio, signor Giudice: cosa non sappiamo ancora di quest’uomo?”.



Un mese dopo



“Siamo pronti a registrare” disse l’Ispettore.

“Il mio assistito farà delle dichiarazioni, come sapete” affermò l’avvocato.

“Questo non cambierà la sua situazione” sentenziò il Giudice.

L’uomo si limitò ad annuire.

“Parli pure” disse l’avvocato incrociando le braccia sul petto.

Il pensionato abbassò leggermente la testa come per raccogliere i pensieri, quindi si rivolse al solo Ispettore.

“Ho letto molto sulle sue perplessità. Lei rilascia dichiarazioni sul mio conto che mi infastidiscono. Dice che sono colpevole oltre ogni ragionevole dubbio, ma non sa spiegare le mie ragioni. Certa stampa si limita a liquidarmi come pazzo, ma le devo dare atto del fatto che lei non avalla queste sciocchezze.

Perciò le chiedo: cosa crede veramente?”.

“Non so cosa sia lei” rispose l’Ispettore fissandolo, “speravo che ce lo dicesse. È per questo che ci ha fatto venire, no? Ogni serial killer dopo tutto vuole farsi catturare e spiegare le sue ragioni. Magari non coscientemente, ma lei vuole redimersi”.

“Redimermi?”. Il pensionato cominciò a ridere per poi bloccarsi all’improvviso. “Lo rifarei e lo rifarei meglio, perché così non mi prendereste mai. È stato un errore gettare l’anello al parco, lo riconosco, ma di certo non volevo che lo trovaste”.

“Se lo dice lei” commentò con un alzata di spalle l’Ispettore.

“Chi si crede di essere?” sbottò il pensionato. “È questo atteggiamento che sta rovinando tutto: la strafottenza!”.

“Di che parla?”.

“Vuole la verità Ispettore e gliela dirò, così vediamo se mi prenderà sul serio”.

L’ispettore allargò le braccia e attese.



Fuori dal carcere c'erano i giornalisti. La notizia dell’incontro tra l’indiziato e il pool che aveva diretto le indagini non era passata in silenzio.

Nonostante il caso fosse definitivamente chiuso – l’appello nemmeno era stato presentato dalla difesa – c’era ancora chi si chiedeva perché un pensionato di un anonima cittadina italiana avesse ucciso, avvelenandoli, quarantasei persone.

“Glielo diremo?” disse l’Ispettore guardando il nuvolo di giornalisti all’ingresso da dietro l’imposta della finestra dell’ufficio del Direttore del carcere.

Insieme al Giudice che si era occupato delle indagini attendevano l’arrivo delle automobili che, da un ingresso secondario, li avrebbero riaccompagnati in Procura.

“Che dovremmo dire, Ispettore? Lei crede a quello che ci ha raccontato?”.

L’Ispettore alzò le spalle. “Non lo so”.

“Almeno adesso sappiamo, giusto?”.

“Giusto” mormorò l’altro visibilmente deluso.

Poco dopo, il Direttore del carcere li accompagnò alle loro automobili.




FINE


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