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Una storia di Brividogiallo

La tempesta perfetta

Chi non comprende il tuo silenzio probabilmente non capirà nemmeno le tue parole

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7 minuti

Pubblicato il 22 gennaio 2021 in Altro

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Cosa succede quando un uomo e una donna sono di cultura ed estrazione sociale completamente diverse?

Oltre a non avere gli stessi interessi, la maggior parte delle volte si finisce con il parlare due lingue diverse, scattano quindi le incomprensioni che sfociano in litigi.

Eppure ci si può amare ugualmente perché chi sa, apprezza e ama i tentativi dell'altro di compensare il divario attraverso le premure, le attenzioni ed è difficile non provare tenerezza per chi non ha avuto l'opportunità di aprire la sua mente, la vita non gli ha concesso di pensare a se stesso e al suo futuro, non ha avuto il sostegno di una famiglia che probabilmente riteneva la che la cultura non portasse lo stipendio a casa ogni mese.


Sono Cristina, ho una laurea in lingue e faccio l'interprete in occasione di congressi internazionali, principalmente.

Mio marito Danilo fa il meccanico e come titolo di studio ha la terza media.

Se un giorno non avessi avuto un guasto alla macchina e non fossi stata costretta a fermarmi dal primo meccanico che trovai sulla strada, non avrei mai avuto modo di conoscerlo.

Devo ammettere che quello che mi ha colpita di lui, inizialmente, è stato il suo aspetto fisico.

Quando lo vidi, mi venne subito in mente un Bronzo di Riace.

Per farla breve, un banale guasto alla mia auto, fece nascere un amore.

Mi rendevo conto che le nostre conversazioni erano limitate a cose banali, superficiali ma quando parlava di me e di quello che rappresentavo per lui, sapeva incantarmi.

Non sapeva parlare di Kant ma sapeva parlare d'amore.

Con il tempo mi sono abituata al suo modo di essere e se volevo avere una conversazione stimolante, avevo amici con cui parlare.

Due anni dopo il nostro matrimonio è nato Nicolas, un bambino bello, sano e vivace.

Nicolas cresceva bene, imparò molto presto a parlare, era di una curiosità insaziabile, sezionava i suoi giocattoli per scoprirne il funzionamento. Pensai che aveva preso dal padre, io so appena far funzionare il microonde e non mi interessa imparare tutto ciò che è pratico.

Presto mi accorsi che oltre ad una spiccata intelligenza, Nicolas aveva energie inesauribili.

Passava da un gioco all'altro, accendeva la televisione, la guardava per quindici minuti al massimo poi passava a fare altro. Non stava mai fermo.

Per cercare di scaricare maggiormente le sue energie, lo iscrissi a una scuola materna, liberando, così, mia madre, da un impegno quotidiano che, per lei stava divenendo insostenibile fisicamente.

Nicolas ci andava malvolentieri, mi diceva che lo costringevano a stare seduto molto tempo, che lo rimproveravano se si distraeva quando la maestra parlava ma io non ci feci troppo caso. Sapevo che mia madre lo viziava un po' e il passaggio tra le braccia della nonna ad un banco di scuola non era stato di suo gradimento.

Aveva cinque anni quando la segretaria dell'asilo mi chiamò.

"Signora Riva, la direttrice dell'asilo avrebbe necessità di parlare con lei di alcune caratteristiche di suo figlio. Nulla di grave, però, niente di cui preoccuparsi."

Immaginavo già che la direttrice mi avrebbe detto che Nicolas era molto vivace e che, probabilmente, una collaborazione con la famiglia avrebbe aiutato il bambino a placarsi un po'.

Quando, la mattina dopo, lasciai Nicolas in classe, andai nella stanza della direttrice.

Era una donna di età indefinibile e dai modi cortesi.

Venne subito al dunque dicendomi qualcosa che mi avrebbe cambiato la giornata e tutte quelle a venire.

"Signora Riva, Nicolas è un bambino molto intelligente e non avrebbe nessun problema nell'apprendimento se non fosse che, temo sia affetto da ADHD."

Me la buttò là, come se fosse certa che io sapessi di cosa stava parlando.

"Mio figlio è affetto da qualcosa? A me sembra perfettamente sano."

"Fisicamente lo è ma il problema di Nicolas riguarda un disturbo dell'età evolutiva caratterizzato da deficit di attenzione, difficoltà quando deve stare seduto e fermo e da continue distrazioni per qualsiasi stimolo esterno. Inoltre tende spesso a chiudersi, non prestare attenzione a ciò che gli viene detto e a non parlare molto.

Io non sono una psicologa ma la mia esperienza mi fa pensare che Nicolas sia uno di quei bambini definiti iperattivi e se non si prendono dei provvedimenti adeguati potrebbe avere seri problemi nella prosecuzione scolastica e nella socializzazione."

Mi sentii come se mi avessero lanciato un grosso sasso sul petto.

Non avevo mai temuto troppo malattie come la varicella, la pertosse, insomma tutte quelle malattie infantili che riguardano il fisico. Ma un disturbo mentale mi atterriva.

"Cosa si fa in questi casi?"

"Monitorare bene gli atteggiamenti del bambino, continuare a osservarlo sia qui a scuola che a casa per vedere se tali comportamenti permangono, costruire poi un rapporto con il bambino e fare in modo che possa imparare a gestire i propri comportamenti e le proprie reazioni. Tutto questo, naturalmente, con l'aiuto di uno specialista che istruirà voi genitori sugli atteggiamenti da adottare. La cosa più importante è non trascurare il problema e agire tempestivamente. Nicolas ha solo cinque anni e, se davvero fosse affetto da ADHD, possiamo dire di aver fatto una diagnosi precocissima."

Uscii da quella stanza sentendomi una persona completamente diversa, avevo sempre considerato Nicolas un bimbo super sano vista l'energia e la vivacità, non immaginando che, al contrario, era un disturbo psichico.

Mi posi poi il problema di come farlo capire a Danilo.

Lui è una di quelle persone che ritengono psicologi e psichiatri, delle figure inutili se non dannose a meno che non si stia parlando di matti che danno i numeri o sono pericolosi.

La vedevo dura far capire a Danilo da cosa era affetto nostro figlio, ancor più dura convincerlo a farlo seguire da uno specialista.

Tornai a casa rendendomi conto che di guai ne avevo due: quello di mio figlio e le discussioni accese che avrei avuto con mio marito per fargli capire che Nicolas aveva un problema.

E infatti fu così. Provare a spiegare a Danilo che Nicolas stava male perché non stava mai fermo, perché non riusciva a concentrarsi sulle cose, perché aveva difficoltà a relazionarsi con gli altri bambini, avrebbe spinto mio marito a dire che dobbiamo ringraziare il cielo di avere un bambino sano e vivace e che crescendo, sarebbe stato anche più attento e concentrato a scuola.

"Ma che cosa ti aspetti da un bambino di cinque anni, che passi ore sui libri a studiare la Divina Commedia? O che non bisticci con i compagni di scuola come abbiamo fatto tutti da sempre? No!!! Secondo la direttrice Nicolas è malato di mente, deve andare dallo psichiatra che magari gli farà prendere anche qualche porcheria di farmaco! No Cristina, non se ne parla nemmeno di metterlo in mano a uno strizzacervelli!"

Strizzacervelli, la definizione classica di chi considera la psichiatria solo un immorale lavoro inventato per spillare grosse quantità di denaro a gente che sta meglio dello psichiatra stesso.

Assolutamente non gli avrei consentito di mettermi i bastoni tra ruote, il problema avevo capito che era serio e andava affrontato al più presto.


Passammo una settimana d'inferno. Quando lui tornava dal lavoro iniziavano le discussioni che si trasformavano regolarmente in litigate, sempre più furiose.

Se lui aveva una mentalità ristretta, se la sua ignoranza non gli permetteva di rendersi conto che Nicolas andava aiutato o se non si fidava di me, avrei fatto di testa mia, anche a costo di separarci e al più presto.

Finì così, in un'aula di tribunale dove il giudice mi assegnò il completo affidamento di Nicolas concedendo al padre di vederlo ogni due settimane.


Sono passati tre anni, Nicolas frequenta la terza elementare e i suoi disturbi si sono attenuati grazie alla terapia farmacologica e ai consigli dello psichiatra ma non è certo guarito.

Il suo deficit di attenzione permane ma ha un'insegnante meravigliosa che ha capito che una delle medicine migliori, in casi di bambini come Nicolas, è quella di farli sentire amati e accettati. Persino i bambini della sua classe hanno capito, più o meno, il disturbo di Nicolas e sono pazienti con lui quando fa cose strane o risponde male.

Lo sta capendo anche Danilo, ci ha messo tre anni ma comincia a capirlo e ad accettarlo.

Forse torneremo di nuovo una famiglia ma prima devo essere certa che mio marito sappia come deve comportarsi. Tempeste in casa non ne voglio più, non fa bene a noi ma soprattutto farebbero male a Nicolas.













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