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Una storia di DomenicoDeFerraro

FIABA EPIFANICA

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11 minuti

Pubblicato il 06 gennaio 2020 in Fiabe

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FIABA EPIFANICA


DI DOMENICO DE FERRARO


Un lungo viaggio fa ogni anno la bella befana su una vecchia scopa. La povera vecchina dal naso uncino dall’alito fetido che potrebbe ammazzare mille plotoni di gendarmi in assetto di guerra. Una vecchina ubriaca di prima mattina che ha una lunga gamba e una lunga mano , capace di darti un bacio scoccante nel cielo che brilla come un fatuo fuoco nella notte tenera. Un breve sogno sembra essere quella dolce vecchina che si dischiude con l’eco del sapere di mondi sconosciuti. Trasportano ogni uomo verso una vita aldilà del proprio intendimento. Una vita passata in silenzio , svanisce in un crescendo di note . Ella viaggia a cavallo di una scopa , gioca a scopa, gioca a briscola, dice fatemi il piacere signore vi spostate dalla mia visuale , poiché non riesco a vedere il mondo come è composto. Perché io tutti questi regali a chi li debbo donare. La gente è cosi cattiva ed io non sono mai in vena di ricevere regali , poiché se mi salta l’embolo lo sapete che faccio butto tutti i regali nel secchio dell’immondizia, cosi si avvera il detto meglio un calzino bucato che una calza piena d’ inizio anno Meglio un calcio nel sedere che rimanere fuori la porta ad aspettare il gatto . Che poi vi debbo dire la verità a me il calcio nel sedere non mi non piace tanto. Per questo mi sono comprata una calza resistente per attutire il colpo . Non mi piace apparire , come una dea per non danneggiare ulteriormente i miei glutei compromessi a cavallo di una scopa.

Oh non sapete quando soffro nell’andare in giro con i calzoni , con le bretelle di babbo natale. Mi fanno un effetto deleterio. Anzi vi confesso sono stata importunata diverse volte , cosi mi sono detta mo’ faccio la fine di babbo natale. Voi direte ma che fine a fatto ha fatto ? la fine che meritava lo hanno portato al manicomio . Poi all’ospedale dello spirito santo . Li lo hanno rinchiuso in una camera lo hanno riempito di penicillina , farmaci di ogni genere , antibiotici esplosivi . Poveretto, disteso sul letto faceva tanta tenerezza. Io sono andata a trovarlo , mi ha fatto uno strano effetto vederlo che mi sono detta io in questo ospedale non ci metto più piede. ,



Ho attraverso paesi e terre desolate, sorvolato monti innevati ho volato sopra la mia turbo scopa , ho volato veloce, come un razzo verso l’infinito ed oltre, generando una nuova realtà e forse una nuova filosofia, composta di diverse dottrine . Tali da poter apportare all’umanità intera quella pace cercata. Ed i venti di guerra li sento arrivare , hanno in se tutto il male dell’epoca presente , tengono in seno mostri e dottrine politiche capaci di arrugginire e sragionare la quinta essenza della beatitudine. E non c’è prezzo, ogni calza contiene una guerra, una pace che si paga a duro prezzo. Una calza colma di sentimenti timidi , umili, figli del volgo. Figli degli ultimi di quel popolo silenzioso che vive sotto i portici sotto le stelle , sogna al mattino una nuova vita. Vive in città e paesi sconosciuti , un popolo sempre più diviso, balordo, buono a rubare a sottrarsi dai suoi compiti morali. Che fa festa, beve il sangue dei poveretti , mangia carne umana , ed aspetta le feste passino per ritornare ad uccidere.


Mio dio cosa dite è mai possibile , esista codesta gente

Sono certa, lo vista mangiare gambe e teste di marzapane

Ma sono cannibali ?

Solo pochi , alcuni neri

Oh perbacco che brutta impressione

Sono d’accordo, siamo alla frutta questi ci fanno la festa

Non sono tanto convinto

Lei dice , la morale potrebbe salvarci

Io penso, chi sono io ?

Lei ? come lei è un onorevole, un ministro

Io sono un topo

Non mi dica chi la trasformato in sorcio

E stata la maga cattiva quella del lago

Io piango

Pure io non sapete che tortura

Che volete fare è una sfortuna

Ma adesso come volete risolvere questo casino

Non lo so ho chiamato il primo ministro

Il capo del governo

Proprio lui

Ha detto ci sono dell’alternative, forse potremo arrivare a risolvere il problema

Lei è proprio un santo uomo

Me lo diceva sempre mio nonno buon’anima

Mo’ volete mangiare qualcosa, un dolce ? stanotte li ha portato la befana

Chi quella… per favore non me ne parli lo vista nuda sopra all’autostrada

Ma ne siete sicuro

Certamente lo vista con questi occhi

Ma portavate gli occhiali

Ero preso da mille pensieri

Forse stavate cambiando canale radio

Certo uno non sa mai come morire

E vero la ragione è sempre una magia

Io amo più la befana, che babbo natale

Ecco , ora capisco la vostra perplessità nel calzare le calze

Che centra io sono una persona seria

Io ho messo in divieto di sosta, l’auto

Per questo siete stato condannato

Non ci posso credere mo’ ritorno dai carabinieri

Fate quello che volete . Ma si ricordi non è mai troppo tardi per essere uomini.

Lei dice bene, la giustizia trionfa sempre

Non voglio offenderla, ma lei mi manca di rispetto.

Io per carità, sono uno scrittore , non un netturbino

Meglio essere che non essere

Io preferisco essere che avere

Ve la detto mia nonna

Chi la befana ?

Non ci siamo capiti neppure quest’anno


Ella è scomparsa insieme alle feste del santo Natale con in tasca il biglietto vincente della lotteria nazionale . In molti la hanno inseguita , presa dalla rabbia e dalla maldicenza . La credevano una vecchina simpatica, fatta a regola d’arte , una persona perbene . Invece con il tempo si è dimostrata essere una lurida canaglia . Che non porta la maglia di lana , non si lava e fa finta di non capire, invece sa tutto di tutto. Una carogna no per carità ma una strega di certo con scialle ed alito fetido che va a ballare la mazurca nelle discoteche. La da chi crede sia giusto darla. Una strega è la somma del male del bene di questa vita. Ella conosce ogni combinazione vincente, ogni azione . Sa fare il ballo del Saba sa cuocere un porcellino d’india nel brodo. E sa guidare la scopa elettrica per le vie del cielo, trafficate di aerei e missili. Testate nucleari dirette a distruggere nazioni intere, terre incantare . Ed il canto del povero uomo, si sente nel buio del suo tempo, urlare la sua malattia. La sua incantevole voce ammalia il mondo intero. Tutti, ascoltano quella sottile, dolce, voce . E l’amore ha molti volti e molti aspetti . E un vento caldo, ti prende per mano, ti conduce verso terre misteriose , verso spiagge e mari leggendari. Mentre una inferocita folla di gente , composta da cattivi d’ogni genere, agenti delle tasse , da loschi evasori fiscali ,da creditori , da perdenti d’ogni tempo , da chi ha desiderato per un attimo una breve felicità , da chi non ha più la forza d’andare avanti . Si prepara ad assalirti a strapparti quel tenero cuore dal tuo petto.


La prego non sia cattivo

Io la volevo aiutarla

Lo prende un caffè ?

Ragazzo, porta la bici in garage

Ma , perché debbo fare quello che dici tu

Io sono babbo natale

Ed io il figlio della befana

Questo è da vedersi per adesso mettiamo i puntini sugli i

Non per carità , non mi strattoni

Non voglio farti del male

Non voglio capire

Non tirare

E prenditi questo regalo

Le scarpe per carità non le voglio

Io li ho inchiodate al muro

Senza tacco

Con la punta d’argento

Ma lei è un angelo

Lo so, sono qui per questo

Non mi dispiace essere adulato da lei

Non per dire, sono un angelo di terza classe

Io la facevo di prima

La vita mi ha portato a te

Io ho sognato tanto di essere felice

Io le regalo il dono dell’ubiquità

Sarò in ogni luogo

Sarai un Dio a pari di un Dio

Oh che gran regalo mi fa quest’anno

Bada d’essere sempre sincero

Non voglio essere trattato male

Mi abbracci

Mi dia un bacio

Siamo amici

Siamo uguali , siamo fratelli

Io sono babbo natale

Ed io il figlio della befana

Voleremo alto

Io con te

Ti seguirò con la mia scopa

Facciamo le cose fatte bene

Non voglio morire subito dopo natale

Facciamo in tempo di quaresima a pasqua

Ecco ho trovato l’intoppo

Tutto ruota intorno al dubbio

Io per questo mangio gelati a natale

Io non volevo cadere nel fosso

Ecco adesso mi porti all’inferno

Forse la fa freddo

Credo faccia caldo

Allora all’inferno fa caldo , mentre in paradiso fa freddo

Forse questa è la sostanza delle cose

Ma il tutto puoi essere sommato ad un concetto

La rappresentazione ha molte immagini

La ragione ruota intorno all’alibi fornito

Non mi dica sono stato derubato della mia pazienza

Non facciamo come tutti gli altri anni che mettiamo nella calza poca intelligenza

Io non ci faccio più caso





Le luci in lontananza brillano nel buio , sembrano cuori che battono all’unisono , ed il viaggio nel mondo delle meraviglie continua tra paesi minuscoli ove anche le persone son così piccole che per un uomo normale ci vuole la lente d’ingrandimento

per vederle . Là su i monti innevati di zucchero filato in molti lavorano, cantano e sognano un mondo diverso. Nel paese delle vecchie ciabatte ove vivono sognatori d’ogni genere , donne bellissime , dolcissime divi e dive , vivono ricchi e poveri , tutti ballano dal mattino alla sera . Tutti sono figli di un unico Dio , tutti hanno un grande cuore , una grande anima e sanno amare e sognare , sanno cantare. Dolce sentirli cantare , cosi dolce, come scendere giù al monte a vedere scorrere le acque del fiume. Vedere l’anima dei morti apparire nel buio del tempo. Narrare la loro disavventura . Tutti sono stati ciabattini , piccoli gnomi , fatine giocolieri, buffi mostriciattoli dagli occhietti piccoli come capocchie di spillo. Loro che sanno fare calzature alate , con tacchi a punta d’oro fino . Scarpe incantate , magiche scarpette alate, piccole calzature ti permettono di volare lontano, d’andare verso mondi incantati. La dove lontano, vive l’’orco cattivo che divora le creature , lontano dalla strega cattiva, lontano dal male . Un mondo diverso , vivo nei sogni dei fanciulli che trasforma l’essere in una canzone lieta che ti fa dire:

Giuvà addò stai ?

Stò cà

Chi sé rubato le caramelle de creature

Signurì avite vista la befana

Me chi ci sta all’adderete

Buh !

Forse sono nemici

E facite pace


Calzature miracolose che ti possono far camminare per giorni ,mesi ed anni senza mai stancarti. Capaci di farti attraversare città e paesi , monti , valli con ai piedi , con quelle miracolose scarpe puoi camminare sull’acqua . Il paese dei ciabattini è il paese dei bambini perduti , quei bambini abbandonati ad un triste destino senza madre e padre, che non sanno parlare bene l’italiano. Parlano albanese, rumeno , egiziano, intriso ad un dialetto che sa di letto che sa di morte di oscure cose, di triste vicende . E la vita credimi è un attimo un nascere , crescere un essere uno è trino Essere quello che hanno sognato milioni di persone , popoli , uomini di libertà caduti in campi di battaglia con bandiere al vento. E la morte galoppa su di una scopa, sembra la strega cattiva mentre invece è sempre lei la dolce befana. Tanti bambini, hanno imparato un mestiere da soli , guidati dal gran calzolaio. Fabbricano si danno da fare , lavorano tutta la notte insieme ridendo , innocenti negli anni che passano nel loro triste destino , fornendo poi ai grandi magazzini scarpe prodigiose . Ed in segreto ogni persona bisognosa, desiderosa di farsi strada nella vita , prega e benedici quel regalo avuto cosi continua a sognare d’ andare lontano in cerca di fortuna, in cerca d’un amore , d’una speranza, d’una nuova esistenza, d’una nuova terra ove poter vivere in pace. Scarpe a volte vengono donate di notte ai poveretti che dormono sotto i ponti, avvolti tra i cartoni fuori la stazione. Poveretti , pieni di delitti , di cicatrici truci , bestemmiatori, bestie alate , sogni di un mondo che si apre alla meraviglia del creato ed accogliere in se ogni cosa ed ogni idea trasmigra in quel dolce concetto che è l’unita del pensiero. Un sillogizzare e criticare per pratiche deleterie un mondo accusato da molti ma guarito da pochi. E questa morale che non lega il fine promesso l’essere poveri a meta prezzo perché lo decide qualcuno che vive in un castello o in una meravigliosa residenza. Tutto scorre come il nostro pensiero e siamo oggetto del credere come del perire per rime in amene conclusioni fasciste. Si tutt’erba un fascio legato , dato al bestiame. Questa volgarità che trasuda dai pori dei ricchi come dagli adulatori di satana. Un male antico fatto ad immagine dell’ipocrisia ma tutti il resto è poesia. Sono in molti coloro che non hanno più nulla da perdere e non sanno dove andare. Le calze colme di ogni desiderio vengono lasciate vicino il letto ,vicino al misero giaciglio ove dormono sognano un amore , un innocente felicità che li conduce verso la vita verso la morte. E al mattino il poveretto li trova affianco a sé , sopra il letto rifatto da poco li calza quelle scarpe scricchiolanti per curiosità cosi cammina ,cammina e diventa un altro . Calze che si riempiono di ogni cosa tu desideri , dolci ,giocattoli , macchinine , azioni , case ,quadri , gioielli .

Le magiche scarpe della felicità fatte nel paese dei ciabattini dai denti d’oro fino , sono il frutto dei sogni degli innocenti , son storie raccontate di notte ai piccoli che hanno paura del buio , sono il sorriso dei bambini di questo mondo , sono un dono nel nome dell’ amore , sono una piccola poesia chiusa nel mio cassetto.


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