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Una storia di Morena

TUTTO BENE, NIENTE A POSTO

A mia madre.

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5 minuti

Pubblicato il 31 gennaio 2019 in Altro

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Paola guarda il tremolio delle candeline sulla sua torta di compleanno.

Un sorriso le distende le labbra, quante ce ne sono!

Guarda le figlie: "Mamma c'è un piccolo falò su questa torta" dice la maggiore :"Mamma ma hai abbastanza fiato da spegnerle tutte ?" rincara la minore.

Le risate, gli applausi. gli auguri cantati e lo schioccare di baci, che allegra confusione in quella casa, dove lei vive con la sola compagnia del suo gattone, nascosto da qualche parte, intollerante a tutta quella baraonda.

Finita la festa Paola è stanca, ma contenta. Ora è tempo di riposare un po', ma il luccichio delle candeline le brilla ancora negli occhi; "82" pensa. Lo ripete piano, incredula. Quanta vita, tanta, e lei se la ricorda tutta senza nostalgia o rimpianto, sono sentimenti che non le appartengono, ma con l'orgoglio di una donna che ha superato le avversità con le sue sole forze.

Con gli occhi della memoria guarda la sua vita, che le passa davanti come un film.

Si rivede giovane sposa, nel 1958, del suo primo amore e come usava a quei tempi, usciva dalla casa dei genitori per entrare in quella del marito. Quattro anni a condividere i pochi spazi con suoceri, cognata e cognato, una folla; e poi quella suocera glaciale, che s'inteneriva solo con la nipotina.

La sua prima battaglia fu di emancipazione da loro, decisione che fece maturare, nei suoi confronti da parte del suocero, un rancore mai sopito.

Iniziarono la loro vita familiare in un bel appartamento nuovo, all'ultimo piano, era come toccare il cielo con un dito. Il bagno la conquistò al primo sguardo, tutte quelle porcellane bianche e la grande vasca, dove lavarsi e fare il bucato, invece della grossa bacinella in alluminio da riempire ogni volta con l'acqua scaldata nel pentolone.La caldaia a carbone nel piccolo cucinotto, che scaldava i termosifoni spandendo un bel calduccio in tutte le camere,il frigorifero e la stufa a gas per cucinare. Infine la "cinquecento", nuova fiammante, bianca come piaceva a lei, per andare a fare le gite la domenica, arrivarono fino in Svizzera e più di una volta.

La felicità durò poco, due anni, poi la malattia del marito, altri due anni di cure e operazioni, tutto invano perché nell'autunno del 1966 lui morì. A ventinove anni si ritrovò vedova con una bimba di sette.

Le sorelle e le amiche si strinsero intorno a lei, la sollevarono dallo sconforto e con la praticità tipicamente femminile la spronarono a reagire, lei ci provò; ma le avversità si abbatterono ancora una volta sulla sua vita.

Che idea era stata, aspettarsi che un nuovo amore avrebbe lavato via la sua pena.

Dopo qualche tempo di frequentazione , venne lasciata dall'uomo che la rese madre per la seconda volta. Ricorda con raccapriccio a come tante donne, per nascondere quella che veniva considerata una vergogna, si arrendevano ad aborti clandestini, spesso rimanendo rovinate o perdendo la vita.

Che battaglia ardua fu quella per far approvare la legge sull'aborto!

Lei se la tenne la sua bambina, che nacque proprio all'inizio del 1970, in un paese grande come un fazzoletto, dove tutto quello che accadeva veniva commentato, al bar come in chiesa. Solo il tono della voce variava, non certo la volgarità dei pettegolezzi.

A trentatré anni era ancora una donna bellissima, lo riconosce senza falsa modestia, ma triste, algida, di una serietà che la rendeva scostante, questo fu l'abito che indossò per parecchio tempo.

Se lo ricorda bene quel periodo. Aveva vinto un concorso comunale come bidella, presso una scuola di bambini portatori di handicap. Era una parola "nuova" , ma la si usava poco, quei bambini erano più correntemente chiamati "infelici" o "idioti", addirittura "mostri". Nella realtà erano estremamente sensibili e in modo del tutto spontaneo, attratti verso di lei come calamite. Bastava un "no" detto con la sua voce autorevole per calmarli, o un "tutto bene" sussurrato per consolarli.

Questo comportamento non passò inosservato agli occhi della responsabile, che con un discorso conciso le prospettò la possibilità di intraprendere un nuovo percorso lavorativo e diventare una "addetta all'infanzia handicappata". Quel titolo ridondante la interessava poco, ma poter interagire con quei bambini tutto il giorno e non solo ai pasti o per i bisogni fisiologici, l'entusiasmava.

La realizzazione di quel progetto la impegnò moltissimo, a discapito della sua vita familiare, affidò le figlie alle cure di sua madre e iniziò a studiare alle scuole serali. Tre anni per la licenza media, tre anni per il diploma di qualifica , poi finalmente iniziò quel lavoro che la riempì di gioia e le diede grandi soddisfazioni. Se la ricorda la festa per il suo pensionamento, nel teatro del paese, organizzata dal comune e voluta dalle famiglie di quei bambini.

Parteciparono tutti, quelli che crescendo avevano finito il percorso scolastico e i genitori di quelli che non c'erano più, per dimostrarle la loro gratitudine e il loro affetto.

Furono anni belli, si sentiva realizzata e un nuovo amore entrò nella sua vita, come una folata di vento, da una finestra aperta in un giorno afoso, inaspettato ma gradito.

Trentatré anni insieme, che la ripagarono di tante amarezze, ora rimanevano i ricordi, ma la vita è una malattia mortale si sa, o meglio, s'impara.

Ora le sue giornate sono un tranquillo passare di giorni, settimane e mesi, in questo universo tutto al femminile, due figlie e tre nipotine, se le immagina come le stagioni della vita.

Un autunno inoltrato la maggiore, che si dispera a rincorrere una meritata pensione che pare un miraggio nel deserto.

Un'estate focosa la minore, a difendere la sua carriera dai comportamenti sessisti dei colleghi maschi, sembra la pubblicità della TV, quella dove ironizzano sulla differenza di salario tra uomini e donne.

Una primavera gioiosa, le tre nipoti, giovani donne che si affacciano alla vita con ottimismo .

E lei, un silenzioso inverno.

Un silenzio spezzato dallo squillo del cellulare.

"Mamma, ti sei stancata tutto bene?"

"Si, tutto bene" risponde........."Niente a posto " pensa.






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