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Una storia di GioMa46

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Cindy

(..con le poppe al vento).

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8 minuti

Pubblicato il 09 marzo 2019 in Erotici

Tags: #Amore #Masturbazione #Seno #Sesso

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Cindy, (.. con le poppe al vento).


Non so voi, ma tutt’ora, quando mi capita di vedere dei bei seni, mi lascio prendere da un’improvvisa fame (atavica), quasi non aspettassi altro che l’ora della poppata. Flessuosa e con le poppe al vento Cindy mi viene incontro come una marea che s’abbatte sulla spiaggia e invade il bagnasciuga con i suoi lettini, le sdraio e gli ombrelloni. Due, mi dico, ce ne vogliono almeno due, di lettini intendo, uno per le sue chiappe immense come dune e l’altro per i suoi seni taglia mongolfiera. Cosa meravigliosa da vedersi, sembra una mugnaia spumeggiante di latte e panna, di deliziosa crema alla vaniglia. I suoi capezzoli color lampone fanno venire voglia di yogurt alla frutta, servito su un vassoio ovattato e caldo, da prendersi tra le mani e ingurgitare a lungo, senza smettere mai.

Si certo, Cindy ha anche due gambe, due braccia, una testa, diciamo piuttosto che ha una faccia, grande, rotonda, bella, con attorno molti capelli biondo (tinto), che porta scomposti spettinati dal vento, anzi, dalla brezza marina. Ha una bocca vermiglia del colore del …. due file di denti bianchissimi come i tasti di un pianoforte, tutti di uguale grandezza, di uguale consistenza, di … pronti a mordere la preda (ogni sorta di preda). Istintiva reminiscenza di una fame grandiosa (la mia), voluttuosa (la sua), che la vede apparecchiare il suo enorme letto come un’immensa tavola imbandita, ricca d’ogni bene inebriante e casto, come per un prelibato banchetto di delizie da consumarsi in loco, fino all’ultimo boccone, all’ultimo sbuffo di panna, senza lasciare niente per dopo.

Il naso quasi si perde se non fosse per la curva sottile che le scende sul viso a indicare una prominenza appena accentuata sotto il golfo dei suoi occhi grandi, due cristalli dipinti di verde e d’azzurro che mi lasciano attonito sotto il sole dell’estate, nel timore di perdermi tra le onde del mare dei suoi sguardi incantati. Vuoi mettere il sole che arrossa la pelle, le chiappe e i ninnoli al vento sul bagnasciuga, i colori dei sogni che si frantumano sugli scogli, il passare e ripassare la lezione sul sesso appresa in tanti anni, l’eccitazione, l’erezione scontata, i ricordi: dalle seghe e gazzose della pubertà, alle donne e champagne, dell’età più agiata. Ma non sono che ricordi – mi dico.

Dicevi, George? – mi chiede, mentre atteggia le labbra in una smorfia civettuola. La osservo succhiare con avidità il dolcetto al peperoncino che ha sottratto dalla ciotola del bar. Mi piacciono le donne golose: “chi non gode del primo di tutti i piaceri, il cibo, raramente sa gustare il resto” – mi dico, ripetendo le parole di mia nonna uxoricida e incredibilmente zoccola, che all’età di 96 anni e tre mariti fatti fuori, andava ancora in cerca di complimenti. Tant’era che quando qualcuno le faceva un complimento, s’inorgogliva dicendo: “Lascia fare George, nella vita non si sa mai cosa possa succedere, poi”. Ma, nonna? La vedo, Cindy è fremente, muove la bocca lentamente, indugiando come se dovesse riflettere sulla direzione di ogni movimento della lingua.

All’occorrenza è anche meglio di come immaginavo, e si lascia inondare dal piacere, senza dire una parola, col fiato sospeso. Nel silenzio si odono solo i piccoli schiocchi della sua lingua, seguiti da un lungo gemito di cui non riesce a rendersi perfettamente conto se proveniente dalla sua gola, oppure se fa parte della colonna sonora del film che stiamo girando. Perché diciamocelo, in tutto ciò, gran parte va lasciato all’immaginazione, al solito vecchio film sul sesso che di tanto in tanto mi piace “ripassare”, anche se ormai sono cosciente che dopo tanta foga, non mi rimane che adattarmi all’idea dell’acqua minerale e i cattivi pensieri. Cindy, tira la cloche, le dico, e sparisci in fretta dalla mia immaginazione.

Lo sguardo deluso di Cindy sembra riflettere delle mie stesse considerazioni. Che fai, non torni dentro, George? Ti stavo aspettando – dice Ann con quel tono tra l’ansioso e il supplichevole che muove sempre i nervi agli impazienti. Proprio adesso che stavo ultimando le riprese del mio film, dico. George, ancora con questa tua fissa del cinematografo, quando la smetterai? E chi era la protagonista questa volta, Anita Ekberg? No, era mia nonna. Tua nonna? Scherzavo, sei tu Ann. Vacci piano George, non hai a che fare con una cortigiana, io sono una donna sposata, magari non troppo felicemente, ma così va il mondo per noi donne sole e abbandonate, dice, rannicchiandosi in modo che possa agevolmente prenderla tra le braccia.

Ascolta tu per me sei importante – insisto a dire, lasciando che intanto il suo sguardo scorra sospettoso tra le pagine del libro che ho appena chiuso. Se soltanto riuscissi per un istante a mettere da parte i tuoi pregiudizi … George – dice irrigidendosi. Non sta a te giudicare i miei gusti, né i miei pregiudizi, devi avere la certezza del mio amore, le spiego, spalancando la bocca per ricevere un cioccolatino dalle sue mani, che stranamente sa di peperoncino e di veleno. Morire per mano di un nemico voluttuoso in fondo è una fine gloriosa, mi dico, degna dei miei bellicosi istinti di ex arrapato. Faccio un tentativo per liquidarla, infastidito da quella appiccicosa sollecitudine, mentre mi chiedo come mettere fine all’equivoco senza ferire ulteriormente la sua sensibilità. Ma anche ai criminali più brillanti qualcosa può andare di storto, non c’è ombra o tenebra capace di nascondere il male, e quel sapore di peperoncino in bocca mi ricorda che sto mentendo spudoratamente.

Senza fretta rientro con l’intento di rappezzare l’accusa fondata di Ann di averla trascurata, con un atto di generosità. E invece chi trovo? Cindy mezza nuda, avvolta nel lenzuolo bianco, coricata sul divano, con le natiche all’aria piene e armoniose, di certo ha trovato il mezzo per ingannare il demonio irrefrenabile ch’è in me, mi dico. La metamorfosi del suo viso è rapidissima, il velenoso sguardo di Ann s’illumina di gratitudine, un’affascinante involucro femminile animato da uno spirito ribelle, che credevo di aver domato. Ma non è così. Con me deve aver provato inattese delusioni perché, inibito dalle mie elucubrazioni sono riuscito poche volte a controllarmi. In fondo però, tra ansie e timori, giorni accettabili e altri pieni di tensione, mi piace vedermi osservato con occhi colmi di riconoscenza.

I suoi occhi però, fissi e ardenti, denunciano il primo impatto di una fanciulla ancora innamorata dei propri sentimenti. Da qui la mia cautela e i miei scrupoli … Tuttavia la passione per Cindy è ancora tanta e il desiderio di affermarmi direi stimolante, per cui nessun ostacolo mi scoraggia, anche se nessuno (degli uomini che conosco), mi biasimerebbe se m’involassi alla chetichella per soddisfare le brame di un’amante lussuriosa – penso. Ann ha scoperto da tempo la verità insita nei miei pensieri e ha scelto il silenzio. Per sopravvivere devo però continuare a ingannarla, bastano due parole, un innocuo interessamento … che so? Quanti delitti hai sulla coscienza George? Neanche uno. E forse è vero, solo perché li hai mascherati con diabolici artifici. Chi può quindi accusarti? Sono stati atti di giustizia per salvaguardare la mia e la tua incolumità, le dico. Certo se non fossi mia moglie … Non è che t’aspettavi forse … dice senza l’interrogativo, trafiggendomi con gli occhi severi. Sconcertato m’interrogo sul da farsi, mentre le passo le dita sulle guance, forse sto vedendo la realtà attraverso le ali di una farfalla? – mi chiedo.

Adesso smettila di fare dello spirito, ti pare il momento, piuttosto non hai qualcosa di più allegro per farmi ridere? Sento come qualcosa morire dentro, il senso di colpa mi tiene un sorriso sciocco sulle labbra. Eppure quando l’ultimo ritaglio di sole scende oltre il mare, ancora mi ubriaco del suo profumo di donna, capace di inebriare, del suo linguaggio forbito e della affettuosa cordialità che ci unisce. Ann infila una parola dietro l’altra con garbo e mi lascia intravedere quel tanto capace di stimolare certi istinti con moderazione. Sorride però appena sotto le labbra, mentre negli occhi le leggo l’espressione ammonitrice di chi non ammette menzogne o risposte evasive. Quindi mi lascia ai miei irrefrenabili pensieri goduriosi, a condurre il mio vecchio film che non trova fine. Mi rendo conto che un’altra donna a quest’ora si sarebbe già fatta l’amante.

Finché i malvagi tacciono, possono anche passare per saggi, ma quando aprono bocca per parlare, meglio sarebbe se tacessero per sempre – mi dico. I gabbiani in festa portano nelle ali il colore del tramonto, ma il clima di serenità non inganna nessuno. Sono da solo a consumare le ore vagabonde che avrei voluto dedicare a ben altra occupazione. Mi riprenderò mai da questa malattia? Se ben ricordo Platone consigliava al malato di mandare al diavolo medici e maghi e di condurre la vita di sempre, se voleva guarire: cioè a una sana e goduriosa masturbazione. L’unica cosa c’è che bisogna fare attenzione alla vista, si dice che si diventa ciechi ...


Se è per questo porto già gli occhiali, alla Clark Kent, ovviamente.









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