scrivi

Una storia di Barbarella49

Mi chiamo Margherì

450 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 18 febbraio 2021 in Fiabe

0

Mi chiamo Margherì, sono nata in un giorno di primavera prematura. Un bel

semino è stato forse, portato dal venticello, che soffia a volte come una

carezza e mi ha deposto lì sulla terra; poi l’acqua e il terreno fertile hanno

fatto sì che io venissi alla luce. In una bella giornata di metà Febbraio

dischiusi la mia corolla. La prima sensazione che ho sentito veramente mia è

un calore che si diffondeva su tutto il mio corpo, partendo dal sottile stelo,

fino ad arrivare al fiore; i miei petali delicati si sono aperti al mondo ed è

stata un’esplosione di colori, di odori, rumori, tutto mi è piombato addosso

in un momento. Sono rimasta così frastornata! Io così piccola, in quel mare

di verde, mi sentivo estasiata da tanta bellezza, ma al tempo

stesso timorosa. La prima cosa che ho visto è stata la palla di fuoco nel

cielo, era da lì che veniva tutto quel calore che sentivo? Poi un turbinare

multiforme di colori: il verde smeraldo dell’erba; il cielo così azzurro con

quelle sagome bianche, che formano tanti oggetti, se uno osserva bene; i

deliziosi fiorellini azzurri, miei cugini, che occhieggiavano vicino e

sembravano dire: “Ecco l’inverno è finito, adesso arriva la bella stagione”. I

rumori che captavo mi spaventavano perché non sapevo quale ne fosse la

fonte e quindi la paura in me cresceva, anche perché mi sentivo così

indifesa, alla mercé di qualsiasi evento. Quando nacqui, però non ne ero a

conoscenza. E՝ stata la voce del vento, delicata ma udibile da me, che mi ha

raccontato la storia del mondo: dell'enorme palla di fuoco che si chiama sole

e dalla quale dipende la nostra sopravvivenza, del regno vegetale di cui

facciamo parte noi e del regno animale, del quale fanno parte anche gli

esseri umani. Iniziò così la mia vita semplice, fatta di tanti momenti,

condivisi con gli amici che mi accompagnano in quest’avventura. Il vento

Libeccio mi fece da maestro, fu quasi un padre per me; l'ape Magà

dolcissima, che si posò delicatamente sul mio giallo pistillo, per succhiare il

nettare; e poi l’uccellino Annibale, che mi racconta sempre storie

interessanti perché io non mi posso muovere, sto ferma qua. Il sole è la mia

fonte di vita, ogni volta giro il mio capino verso di lui, a carpire qualche

raggio benefico. Ma oggi tira un vento fortissimo, che piega il mio delicato

stelo e sento al tempo stesso calore e gelo. Com’è possibile? Temo di essere

lasciata in balia di questa corrente minacciosa, che mi può anche sradicare

da questa terra madre. Temo di perdere la vita, semplicemente così come

l'ho avuta. Sono fragile lo so. Mi piego sotto il vento, la pioggia e anche la

grandine; posso essere calpestata in qualsiasi momento senza pietà da

qualche passante distratto, che non guarda me, in basso; e ancor peggio

posso essere colta e messa in vaso. Eppure io mi sento così viva e i miei

petali di un colore bianco e rosa sono così sensibili e vibrano di una forza

interiore, che è in me molto forte. Così mi faccio coraggio e cerco di

scacciare i timori e i brutti pensieri, consapevole che se sarò più serena i

miei petali avranno colori più belli e splenderanno di più. Il momento della

giornata che adoro è il mattino, quando nel silenzio assoluto dell’alba, ora

interrotto dal cinguettio dolce degli uccellini, mentre contemplo i colori del

cielo tra l’arancio, il viola e l’azzurro, piccole gocce di rugiada, lucenti

come perle, scendono, cadendo goccia a goccia sui miei petali. Mi

accarezzano dolcemente e poi le sento scivolare via, furtive, come in punta

di piedi, fino a cadere sulla terra, ancora addormentata. Poi, pian piano,

tutt'intorno a me le cose che sembravano inanimate prendono vita, è un

continuo sbocciare di fiori e tramestio di insetti; quelle formiche là iniziano

a lavorare, le vedo portare sulla loro groppa un granello, di chissà che cosa,

preso chissà dove, procedono in fila indiana, formando una striscia nera

verso la loro casa, un buco nella terra, dove all’interno ci sono gallerie ben

organizzate. All'improvviso avverto la danza delle api, alzo lo sguardo, si

stanno dirigendo verso di me e le mie sorelle. La prima volta che un'ape si è

posata su di me, mi sono spaventata perché ho visto lei, che con quella sua

protuberanza violava quella parte intima di me, che racchiudeva un nettare

delizioso. Poi ho fatto amicizia con Magà e lei mi ha spiegato tutto; di come

lei e le sue sorelle si posano su di noi, per prendere quella sostanza dolce,

con la quale produrranno il miele. La parte che mi piace meno è la notte.

Quando scende la sera e la palla infuocata si tuffa dietro il monte lasciando

una scia luminescente, i miei petali cominciano a chiudersi lentamente. Si

stringono insieme in un abbraccio, così sento più tepore. Non vedo più

niente e quindi sono un po' preoccupata per quello che mi potrebbe

succedere. Mi sento in balia dei mostri e penso a quali creature orribili ci

possono essere là fuori. Le mie angosce crescono fino a diventare nuvole

nere nella mia testa. Una notte che avevo il sonno leggero ho intravisto due

lucine fuori così piccole, che volteggiavano lì attorno, poi quelle minuscole

lanterne si sono triplicate, c'era una vera e propria danza attorno a me. Erano

lucciole che emettevano una luce intermittente. Sembravano stelline. Mi

hanno rincuorato, perché hanno cancellato le tenebre notturne. Stamattina

ero lì che mi trastullavo beata, immersa nei miei pensieri, quando

all'improvviso vedo due occhi verdi, che mi scrutano con curiosità,

avvicinarsi ai miei petali. Poi una zampa con degli artigli affilati mi sfiora,

facendomi dondolare. Io tutta impaurita tremo e quello strano essere

continua, poi avvicina il muso e mi annusa. «Chissà se gli piaccio o no.

Sono cosciente di emanare un buon profumo. Mi chiedo se è pericoloso, non

vorrei che mi facesse male!» L'osservo: si lecca i baffi con la lingua.

«Speriamo che non mi mangi!» Poi veloce com'era arrivato, tutto d'un tratto

se ne va ed io tiro un sospiro di sollievo. Protendo la mia testolina verso il

cielo a cogliere il volo degli uccellini, tra i quali scorgo Annibale, che vola

in picchiata verso di me. Il mio amico mi racconta tante cose. Dice che si è

innamorato, lei si chiama Mimì e presto me la farà conoscere. Non vedo

l'ora! Voglio bene ad Annibale, è sempre stato così gentile con me! Ed io mi

innamorerò mai? Cosa si prova quando si ama? Persa in questi pensieri non

mi accorgo che un bambino, dalla risata allegra, si avvicina a me furtivo e

con le sue mani, mi sradica dalla mia terra. E adesso? Con la mia flebile

vocina mi lamento, ma non posso farci niente. La vita sta per scivolare via

da me e avverto una tristezza immensa. Ciao a tutti, ci rivedremo spero,

quando rifiorirò da qualche altra parte..


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×