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Una storia di Rocchialessia

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Una settimana per cambiare

Il destino gioca bene le sue carte

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17 minuti

Pubblicato il 29 settembre 2018 in Storie d’amore

Tags: #carpediem

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"Allora, Daniele mi ama? È interessato a me?" chiedo col cuore che mi batte in gola, le mani intrecciate in grembo.

La vecchia aggrotta le sopracciglia e col dito, inanellato da una patacca dorata in cui è incastonata una pietra violacea, scorre le sette carte una a una, emettendo dei mugugni.

Trattengo il fiato, le mani tremano.

Con l'unghia affilata si tormenta il neo nel centro del mento, scuote la testa. "Vedi stelle rovescio?" batte più volte l'indice sulla carta "lui non ama. Vedo tanta amicizia tra voi, da anni, ma non amore. No."

Sospiro, ricacciando indietro le lacrime. "Siamo amici fin dai tempi delle elementari."

"Tu adesso soffre, non sarà sempre così. Tutto può succedere, è la vita." mi squadra severa coi suoi profondi occhi neri. "Destino no scritto, destino nelle tue scelte. Tutto cambia."

"Allora magari un giorno potrebbe innamorarsi di me?" drizzo la schiena, un barlume di speranza si riaccende.

"Chissà. Può cambiare idea, o forse tu puoi cambiare." alza le spalle.

"No, sono innamorata di lui, lo aspetterò." mi alzo di scatto e poggio sul tavolino i venti euro pattuiti che, con un gesto rapido, fa sparire in un borsellino logoro "Grazie del consulto, tornerò fra un paio di settimane per vedere se la situazione è cambiata."

"Tempo fugge, carpe diem dicono. Sei bella ragazza, non piangere per chi non vuole te."

"Ci proverò" sospiro, salutandola con un cenno della mano, ed esco dallo stanzino adibito a studio, chiudendo alle mie spalle la porta verde sbiadito, nascosta tra i negozi che affollano i vicoli.

Mi dirigo, sospirando, verso la fermata dell'autobus. Quando Daniele si accorgerà di me? Quando mi vedrà con occhi diversi? So di essere carina, ho molti corteggiatori, ma con nessuno mi sento a mio agio come con lui. Da ragazzini eravamo sempre appiccicati e abbiamo passato così tante avventure insieme ma crescendo, pian piano, ho iniziato a vederlo con occhi diversi e, senza accorgermene, ho iniziato a provare dei sentimenti molto forti per lui, anche se glieli ho sempre nascosti.


Mi siedo sotto la pensilina per ripararmi dal sole, schiacciando con la punta del piede un ciuffo d'erba ingiallita che spunta tra i sanpietrini. Il telefono squilla nella tasca dei jeans, facendomi sobbalzare: è Daniele!

"Ehi pasticcino, sentivi la mia mancanza?" ridacchia col suo solito modo di fare scherzoso.

"Ciao Dany, tutto bene?"

"Un po' di problemi con i compiti di matematica, come sempre." sbuffa "Ma per il resto tutto bene."

"Vuoi che passo da te e ti dò una mano?"

"Beh non avrei osato chiederlo, ma non dico mica no!" scoppia in una risata "Senza di te sarei perduto! Ah, ho anche una grande notizia da raccontarti!"

"Davvero?" aggrotto le sopracciglia "Di che si tratta?"

"È troppo bello che ancora non me ne rendo conto, ma te lo dirò di persona"

"Ok , d'accordo. Arrivo fra una decina di minuti." gli dico, prima di riattaccare.


Per fortuna il suo appartamento non è troppo distante e posso raggiungerlo a piedi, così mi alzo di scatto e mi precipito da lui.

Salgo la scala condominiale affrontando i gradini a due a due e, arrivata al secondo piano, lo trovo ad attendermi alla porta.

Non appena mi vede, sorride. "Grazie Vale, sei una vera amica."

"Di niente" stringo le spalle. "Allora, qual è il problema?"

"Non riesco a risolvere gli esercizi che la Vanzetti ci ha assegnato per domani e ci manca solo l'insufficienza in matematica, dopo che ero riuscito a scavare un sei."

"Ma avevamo tempo una settimana! Com'è che te ne ricordi sempre all'ultimo?" faccio un sospiro "Sei sempre il solito!"

"Già, sono una frana." ridacchia.

Ci sediamo alla scrivania dove trovo libro e quaderno aperti, mi metto a scrivere e fare calcoli, spiegandogli il procedimento di risoluzione. Daniele sembra distratto, alza più volte gli occhi a guardare il soffitto e, sebbene annuisca alle mie precisazioni, ha lo sguardo perso nel vuoto.

"Finito!" poggio la penna e mi giro verso di lui.

"Sei la mia piccola secchiona! Grazie, ti sono debitore di un gelato!" mi dà un buffetto sulla guancia. "Sei bravissima!"

Arrossisco. "Del resto tu sei il braccio e il la mente, non è vero? Come quella volta al campeggio scout, ti ricordi?"

Scoppiamo entrambi in una risata, il suo viso è così vicino a me che riesco a sentire l'odore della sua pelle; potrei perdermi nel verde dei suoi occhi. Le labbra, rosse e carnose, sono alla mia portata, se solo trovassi il coraggio protendermi verso di lui...

"A proposito!" si alza di scatto, interrompendo le mie fantasticherie "Hai presente Michela, la ragazza della 5C, quella a cui tutti fanno il filo?"

"Beh, si." annuisco, perplessa.

"Ecco, non ci crederai, ma...mi ha chiesto di uscire!"

"Cosa?" sgrano gli occhi, ho un tuffo al cuore che per un attimo mi fa mancare il respiro.

"Già, incredibile, vero? Una che ha tutta la scuola ai suoi piedi, sceglie di uscire proprio con me che per giunta ho un anno di meno! Abbiamo appuntamento sabato pomeriggio!"

"Ah fantastico!" rispondo con la voce rotta, cercando di ricacciare indietro le lacrime. È un fulmine a ciel sereno, non me lo sarei mai aspettata.

Rovisto nella tasca e tiro fuori il cellulare. "Si è fatto tardi, devo andare! Mia mamma mi ha appena inviato un messaggio che mi vuole a casa entro le sei." gli faccio un cenno con la mano e, prima che abbia tempo per replicare, mi fiondo in corridoio e richiudo la porta alle mie spalle.

Tornata a casa, mi chiudo in camera e abbraccio il cuscino, lasciando che le lacrime sgorghino libere. È uno stupido, come fa a non accorgersi del mio amore? Come fa a non capire quanto staremmo bene insieme?


Il sabato pomeriggio torno dalla cartomante per dare un'altra sbirciata al mio futuro con lui.

Mi accoglie seduta al solito tavolino di legno antico, intenta a mescolare e rigirare il mazzo di tarocchi tra le mani nodose.

"Come andrà tra Daniele e Michela?" chiedo a bruciapelo.

La vecchia posa sul tavolo sette carte e le fissa una a una, strizzando gli occhi. "Mi dispiace ma lei ora sua fidanzata. Non c'è niente da fare. Sei solo sua amica, amica del cuore."

"Ma il futuro può sempre cambiare, vero?"

"In futuro tutto possibile ma a volte meglio lasciar perdere chi non ci vuole. Vedo un incontro, nuovo ragazzo, lui cambierà tuo modo di vedere la vita."

Sospiro, dubito sia possibile e, sconsolata, le allungo i soliti venti euro prima di andarmene.


Lunedì


Lascio il cellulare spento per tutta la domenica, in modo da non sapere nulla riguardo la loro l'uscita ma il lunedì mattina li trovo fuori il cancello di scuola, mano nella mano. Faccio finta di non vedere ma Daniele mi si avvicina.

"Ehi, Vale!" mi dà una pacca sulla spalla "Che fine hai fatto? Come mai domenica il tuo cell non era raggiungibile? Ti volevo presentare la mia ragazza."

"Ehm piacere!" distolgo lo sguardo, per non incrociare i loro occhi "Avevo un po' da fare e mi sono dimenticata di accenderlo."

La campanella di inizio lezione mi salva dall'imbarazzo, li saluto ed entro in classe, sedendomi al solito posto vicino alla cattedra.

Poco dopo arriva anche Daniele che si sistema, come d'abitudine, due banchi dietro al mio.

Il brusio delle chiacchierate viene zittito dall'ingresso della professoressa di italiano che barcollando sui tacchi a spillo, troppo alti per delle cosce troppo in carne, raggiunge a passi lenti la cattedra.

Dà una sistemata alla spilla appuntata sulla giacca del tailleur e si siede. "Buongiorno ragazzi" schiarisce la voce "Come sapete, la nostra scuola ha aderito al programma di interscambio studentesco, perciò di tanto in tanto ospitiamo nella nostra scuola degli alunni da tutte le parti d'Europa, desiderosi di apprendere la nostra affascinante lingua." la voce squillante si fa sempre più acuta. "Non ero stata avvertita che questa settimana ci sarebbe stato un ospite, tuttavia, bando agli indugi, entra pure, Adrien!"

La porta si apre e un ragazzo alto e magro si fa avanti, salutandoci con un cenno di capo che fa ondeggiare i folti capelli biondi.

"Come avrete capito, Adrien viene dalla Francia ed è intenzionato a frequentare i nostri corsi per poter imparare a parlare l'italiano più fluentemente, sebbene mi sembra che lo padroneggi già bene; per questo motivo ha bisogno di qualcuno che lo aiuti a esercitarsi e magari, di pomeriggio, gli faccia da guida portandolo visitare i luoghi culturali della nostra splendida città. Per questo ruolo di rappresentanza ho pensato a te, che ne dici Valentina?"

Sentendo il mio nome, sobbalzo dalla sedia, ci mancava solo questa a rendere ancora più nero questo periodo, proprio ora che ho bisogno di starmene un po' da sola, ma non ho scelta, è implicito che sia costretta ad accettare.

"Molto volentieri, professoressa Lanzi." mento, con un sorriso finto stampato in volto.

"Grazie, Valentina." replica il ragazzo biondo, venendo a sedersi nel banco vuoto accanto al mio.


Finite le lezioni, Adrien mi porge lo zaino e, con un sorriso, mi guarda dritto negli occhi. "Sei davvero gentile, Valentina. Per ricambiare, che ne dici se andiamo a pranzo fuori, ovviamente offro io!"

"Ehm, ecco, io..." balbetto "Non saprei."

"Allora, affare fatto!" Mi stringe la mano "Vorrei proprio provare un buon ristorante italiano."

Incapace di dire di no, lo porto alla trattoria "Da Gianni", famosa per gli spiedini di pesce.

Ci mettiamo a parlare del più e del meno ed è così piacevole conversare con lui che il tempo passa in fretta e, finito il pranzo, ci troviamo a gironzolare per la città. Mi racconta dei suoi numerosi viaggi a seguito del padre, reporter fotografico, nei più suggestivi angoli del mondo.

Senza accorgermene ci ritroviamo nel quartiere dove vive Daniele e mi scappa un sospiro.

"Perché quella faccia triste?" Adrien si ferma e mi scruta negli occhi, così non riesco a nascondere le lacrime.

Mi abbraccia e sussurra all'orecchio. "Cos'è successo? Racconta, ti ascolto."

Prima di riuscire a rendermene conto, gli sto snocciolando tutto d'un fiato le disavventure con Daniele, interrotta di tanto in tanto dai suoi "Continua."

"Bien, qui ci vuole una terapia d'urto. Devi lasciar scivolare tutto questo dolore e conosco un'ottimo modo." mi strizza l'occhio "Andiamo a questo indirizzo." mi porge il cellulare, aperto su un evento di Facebook.

Lo guardo dubbiosa ma acconsento e poco dopo ci troviamo all'ingresso di un vecchio magazzino, ricoperto da scritte e disegni e un sottofondo di musica rock passa attraverso la porta.

"Bien, andiamo." mi prende per mano, trascinandomi dentro.

Mi ritrovo catapultata in un locale così pieno di gente che sembra impossibile muoversi, ma scrutando oltre la folla riesco a scorgere una band che suona sul palco. La musica è assordante, il ritmo mi trapassa fin dentro le ossa che non riesco a fare a meno di muovermi.

"Forza, sfogati!"

Mi lascio andare sempre di più, chiudo gli occhi, la musica mi avvolge e penetra così dentro al mio cuore che non riesco a pensare a nient'altro.

Dopo due ore mi sento svuotata, stanca e assonnata.

Adrien mi scruta con sguardo soddisfatto. "Allora, è stato bello?"

"Ci voleva." annuisco.

Tornata a casa, crollo addormentata non appena tocco letto, senza aver tempo di pensare a Daniele.


Martedì


"Allora, abbiamo fatto le ore piccole?" Adrien mi accoglie con un sorriso, non appena varco la soglia dell'aula.

"Già, ma va un po' meglio." replico tra gli sbadigli.

"Ho una sorpresa per te." mi fa l'occhiolino "Dopo le lezioni."

Annuisco e aspetto che termini la mattinata, lanciando di tanto in tanto qualche occhiata a Daniele che sembra assorto nei suoi pensieri.

Adrien se n'è accorto così mi sussurra all'orecchio "Non ci pensare."

Al suono della campanella che sancisce la fine delle lezioni, rovista nella tasca e mi porge due biglietti per Venezia.

"Forza, non c'è tempo, il treno parte fra mezzora!"

"Come?" sgrano gli occhi. "Ma domani..."

"Non replicare. Comment-on dit? Carpe diem. Mi sono informato, è solo un'ora di treno, saremo di ritorno per stasera."

"D'accordo, ma..."

Mi poggia l'indice sulle labbra per zittirmi. "Carpe diem. Hai bisogno di distrarti."

Non mi ricordavo che Venezia fosse così bella, pur abitando vicino non ci sono stata spesso.

"Ho visitato Timbuctu, Osaka, Buenos Aires, ma Venezia è la prima volta." mi sorride "Grazie."

"Beh, non ho fatto niente, dopotutto." stringo le spalle.

"Sai, ho visto la tristezza nei tuoi occhi ma la vita è troppo breve per essere infelici. Il mio migliore amico è morto un anno fa in un incidente, stava tornando a casa in bici ma un'auto non si è accorta di lui." sospira "Puff, la vita è un attimo. Da quel giorno ho capito che bisogna godere di ogni momento ed è così che voglio vivere."

"Mi dispiace." gli accarezzo la spalla.

"L'ho accettato. Forza, andiamo in gondola." mi prende per mano e si dirige verso l'imbarcazione, ormeggiata in fondo al canale.

"Ma costerà una fortuna!" replico.

"Si vive una volta sola." scrolla le spalle.

Sarà l'ondeggiare della gondola che scivola leggera tra i canali o la brezza che scompiglia i capelli o forse il riflesso rossastro dei raggi del sole sull'acqua, ma mi ritorna in mente Daniele. Chissà dov'è adesso e cosa sta facendo. E se fosse con Michela?

Cerco di ricacciare indietro i pensieri, in fin dei conti questa è stata una bella giornata ed è così che voglio ricordarla, senza ombre.


Mercoledì


"Allora, pronta per questo pomeriggio?" Adrien mi aspetta all'uscita da scuola.

"Dipende da cosa mi proponi."

"Luna park!" esclama entusiasta.

Lo guardo a bocca aperta. "Davvero? Non credo che..."

"Ti divertirai!" mi zittisce.

Tra zucchero filato, pesca miracolosa e tiro al bersaglio, il pomeriggio passa in fretta, fino a quando Adrien si ferma davanti al Vertigo, un'attrazione composta da un gruppo di sedie che restano sospese nel vuoto, prima di precipitare a tutta velocità fino a fermarsi a qualche metro dal suolo.

"Che ne dici?" lo indica.

"Su quella roba non ci salgo!" scuoto la testa "E poi soffro di vertigini. Assolutamente no."

"Un motivo in più per andare." mi prende per mano e mi trascina, così senza che abbia neanche il tempo di replicare mi trovo legata a una seggiolina che sembra tenuta insieme con lo scotch, con le gambe che penzolano per aria. Chiudo gli occhi, non voglio vedere. Stiamo precipitando, mi metto a urlare con tutto il fiato che ho in gola, è terribile.

"Visto che ce l'hai fatta?" mi aiuta a rialzarmi.

Le mie gambe hanno la consistenza di un budino tremolate e mi gira la testa, muovo i primi passi barcollando, prima di ritrovare un po' di equilibrio.

Tiro un sospiro di sollievo, è finita.

"Tu sei folle!" gli dò una pacca sulla spalla "Mi hai fatto prendere uno spavento."

"Qualche piccola pazzia ogni tanto ci vuole per vincere le proprie paure!"

Mugugno, forse dopotutto ha ragione.


Giovedì


"Oggi ti prometto un pomeriggio tranquillo." Adrien si alza dal banco e mi invita a seguirlo.

Tiro un sospiro di sollievo. "Dopo le emozioni di ieri, ne ho proprio bisogno."

Prendiamo l'autobus che ci porta poco fuori città, vicino a un bosco.

Imbocchiamo un sentiero che costeggia i campi e, poco più avanti, ci fermiamo in uno spiazzo.

Adrien stende un telo sull'erba e, tirando fuori dallo zaino dei panini preparati da lui, mi invita a sedere.

"Non sono uno chef, ma spero ti piacciano."

Annuisco, infilando in bocca un boccone di pane su cui è spalmata una salsina piccante.

"Oggi volevo parlare con te e c'è bisogno di tranquillità. Stai ancora pensando a Daniele?"

"Beh, è difficile dimenticare i sentimenti per il proprio miglior amico..." sospiro "Ma del resto non posso farci molto se lui non ricambia, se non attendere."

"E quanto pensi di aspettare? E se lui non si interessasse a te neanche fra cent'anni? Continueresti avanti così, tra sospiri e tristezza?"

"Mh, prima o poi mi passerà." alzo le spalle.

"E in attesa di quel giorno? Te ne resterai chiusa a casa?"

"Ecco...io..." arrossisco, imbarazzata.

"Quello che cerco di dirti è che tout c'est possible, se tu lo vuoi. Carpe diem, che i giorni non tornano indietro!"

"Sei gentile a preoccuparti per me, credo di capire quel che intendi. Ci proverò...."

"Bien, un tempo anch'io ero come te ma vivere di rimpianti non serve a nulla, meglio agire!"

Restiamo seduti lì tutto il pomeriggio, ad ascoltare il vento che fischia tra gli alberi e il cinguettio degli uccelli. Ho molto su cui riflettere: Adrien mi sta mostrando un modo più spensierato di vivere e mi sta facendo riscoprire cosa sia la gioia.


Venerdì


Dopo aver passato l'intervallo a osservare di sottecchi Daniele e Michela che se ne stavano in disparte, tenendosi mano nella mano, sento di aver bisogno di staccare un po' così propongo ad Adrien di fare un giro in città.

"Ho qualcosa di meglio." replica. "C'è un evento interessante, questo pomeriggio a cui mi piacerebbe partecipare."

"D'accordo. Ma tu come fai a sapere di tutti questi eventi?"

"Facebook." alza le spalle "Tutto il mondo è connesso."


"Non ci penso nemmeno! Non so ballare, sono goffa e ridicola!" esclamo alla vista della sala da ballo, occupata da diverse coppie, accompagnate da un dj che suona musiche latino-americane.

"Non devi pensare, solo ballare!" esclama, prendendomi per mano e trascinandomi al ritmo di un reggaeton.

All'inizio mi sento un manico di scopa, il volto rosso per l'imbarazzo, pian piano però mi lascio andare e, alla fine, devo ammettere che dopotutto non è male.


Sabato


Il trillo del telefono mi sveglia di soprassalto, stropiccio gli occhi e allungo la mano in direzione del suono, procedendo a tentoni nel buio prima di riuscire ad afferrare l'apparecchio e premere il tasto di risposta.

"Pronto? Che succede?" dico tra gli sbadigli.

"Buongiorno Valentina!"

Mi raddrizzo contro la testiera del letto, è Adrien. "Ciao, non è ancora presto?"

"Spalanca le finestre!" esclama, gioioso.

"Come?" strabuzzo gli occhi, incredula.

"Spalanca le finestre!"

Incuriosita, mi alzo e mi affaccio: lo trovo sotto casa che sventola la mano in segno di saluto e col sorriso stampato in volto.

Lo fisso a bocca aperta: che ci fa lì?

"Fai colazione e preparati, ti aspetto!" mi dice prima di chiudere la telefonata.

Indosso i primi jeans e maglietta che riesco a trovare nell'armadio, dò una sistemata ai ricci ribelli davanti allo specchio e, dopo essere passata dalla cucina per mangiare al volo dei biscotti, sono già scesa in strada.

Gli occhi dorati di Adrien brillano di felicità, gli angoli della bocca si allargano in un sorriso radioso. "Oggi andiamo al mare!"


Mi tolgo le scarpe, la sabbia si insinua tra le dita e l'odore salmastro del mare mi riempie i polmoni: a volte basta così poco per essere felici.

Trascorriamo tutto il pomeriggio a correre coi piedi nell'acqua, a scherzare, a costruire castelli di sabbia, a cantare che il tramonto è arrivato fin troppo in fretta.

Ci fermiamo, l'acqua si è colorata di riflessi rossi e rosa, increspata dal ritmico movimento delle onde.

"Domani devo ripartire." Adrien mi stinge a sé, mi accarezza la guancia con la punta dell'indice.

"Lo so, purtroppo." sospiro.

"Grazie." mi scosta una ciocca di capelli, sistemandomela dietro l'orecchio e poggia le sue labbra sulle mie con delicatezza.

Resto senza fiato, accoccolata nel suo abbraccio. Com'è possibile che questi pochi giorni, trascorsi con una persona conosciuta appena, mi abbiano donato tante emozioni?


Domenica


Alla fine questa settimana è volata ed è arrivato il giorno della partenza di Adrien, così lo accompagno in aeroporto.

"Mi scriverai, vero?" gli porgo un bigliettino con il mio indirizzo e-mail e il profilo su Facebook.

"E se non fosse?"

"Come? Credevo che..." balbetto.

"Valentina, ti preoccupi troppo del domani e di quello che sarà. Non riesci a capire? Prendi l'attimo così com'è e nient'altro! Ti sei divertita?"

Annuisco.

"Allora conserva questi ricordi, il resto non importa." mi stringe tra le sue braccia.

Rimaniamo così per qualche minuto, le nostre labbra si sfiorano un'ultima volta. No, non dimenticherò cosa sono stati questi giorni per me, non scorderò i suoi occhi color cielo né il sapore dei suoi baci.

"Non dimenticare: carpe diem, tout c'est possible!" mi sussurra all'orecchio prima di girarsi e imboccare l'ingresso dello scalo. Lo vedo sparire tra la folla, rimango ancora lì qualche minuto a fissare il vuoto, poi mi appresto a tornare a casa.

Non credevo che bastasse una settimana per riconsiderare tutta la situazione con Daniele e accettare che, dopotutto, se preferisce un'altra ragazza a me, va bene così e non posso farci nulla.

Chissà, forse in futuro il mio amore per Daniele si esaurirà del tutto e tornerò a vederlo solo come un amico ma è difficile cancellare i sentimenti da un giorno all'altro; eppure non posso continuare a lasciar passare inutilmente la mia vita, sospirando per qualcuno e sognando un futuro che non so nemmeno se si avvererà. Adrien ha ragione: carpe diem, attimo dopo attimo, perché non si sa mai cosa potrebbe accadere domani.


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