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Una storia di IBonamiciFredducci

Questa storia è presente nel magazine STORIE INTERESSANTI

Il Volo.

114 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 05 marzo 2021 in Humor

Tags: #cadute #diario #pensieri #trip #vita

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L’addetto, uomo di mezza età dall’aspetto giovanile ma con l’espressione remissiva che me lo fa sembrare un po’ una macchietta, ovvero l’impiegato più vessato dai colleghi in ufficio, mi fa:

-Allora questo è il tuo telecomando, già sanificato...-

-Perfetto: gli rimetto subito la cover in silicone fluorescente!-

-La tua macchina è amore mio, dove sei? Non senti che io sono qua? Mi farò ancor più piccola se non sarai qui con me. Amore lontanissimo ma qui con meeeee!!! Qui con me!!!-

Naturalmente l’addetto mi ha spiegato come trovare la mia dorata (dorata ed adorata) automobile in mezzo alle centinaia che affollano il piazzale; ma nella mia mente mi stavo cantando a tutto volume “Amore Lontanissimo” della Ruggiero, e quindi questo io ho sentito.

Annuisco e, con sicurezza, saluto e me ne vado.

-Hey, cervella????-

chiedo aiuto appena fuori dal concessionario

-Sì, dimmi-

-Tu l’hai ascoltato??? Perché io non l’ho fatto...-

-Ascoltato chi???-

-Andiamo!!! Fai sul serio??? Il tizio della Volkswagen!!!-

-Hum...stavo pensando agli interessantissimi motori Orbital a 2 tempi, quelli sperimentali che provarono nella prima metà degli anni ‘90 sulla Fiat Uno e la Ford Fiesta...-

-NON E’ VERO!!! NON TI CREDO!!! NON E’ DA TE!!!-

-Ok: stavo fantasticando su un’orgia con i Maneskin...-

-Tutti e 4???-

-OVVIAMENTE: perché lasciar fuori qualcuno, scusa?-

-Pienamente d’accordo...Ma che figata...-

-Già...-

-Ma quindi non sappiamo minimamente dov’è la macchina!-

-E sarebbe colpa mia??? Avresti potuto ascoltarlo, invece di cantarti mentalmente la Ruggiero!!!-

-No! Era una specie di streaming mentale: era proprio la Ruggiero! Non è che cantavo io! E poi avevo la sicurezza che c’eri tu a coprirmi le spalle!!! Son lontani i tempi quando, a scuola, mi facevo i cazzacci miei e ad un certo punto mi urlavano “Non stavi ascoltando!!!” ed io potevo ripetere per filo e per segno tutto quello che avevano detto, grazie a te!!!!-

-Bella cosa avere il culo sempre parato! Non crescerai mai, in questo modo!!!!-

-Vabbè...troviamo la macchina: è piccola ma il colore la farà risaltare da km di distanza!-


Sono alla Volkswagen perché il compasso posteriore destro della mia auto NUOVA si è scollato da solo dal sostegno superiore, senza che nessuno lo avesse mai cagato e con la sua portiera che sarà stata aperta sì e no 20 volte. Ti compri una Volkswagen ed una cosa così è una bella delusione, francamente...ma lasciamo perdere…


Mi incammino attraverso la gigantesca distesa di auto, tutte Volkswagen intervallate da qualche altra vettura degli altri marchi del Gruppo, ovvero Skoda, Seat ed Audi.

Riesco a vedere la mia piccolina, che con la sua vernice color oro (e il tetto nero) è decisamente vistosa in mezzo ad una massa di vetture quasi tutte grigie o nere!!!!

-Eccola, cazzo: è laggiù!!!-

Si trova parecchie decine di metri alla mia destra, nell’ultima corsia. E’ accanto ad un alto muro di cemento, che delimita quel lato del piazzale. Penso che la raggiungerò arrivando in fondo alla corsia che sto percorrendo e voltando a destra ma, con mia grande sorpresa, alla fine mi si materializza davanti una recinzione!!!

Sarà alta 1 metro e subito mi viene istintivo saltarla con grande nonchalance: senza smettere di camminare ci appoggio sopra la mano destra e mi do la spinta per oltrepassarla con un salto in perfetto stile “Olio Cuore”!!!

E’ la parte con la clavicola che si spezzettò con allegria e adesso ha una bella placca snodata in titanio, con 6 graziose viti e una cicatrice sexy …

Mi do troppa forza, praticamente decollo.

Vedo il Cupolone, all’orizzonte.

Mi trovo a Firenze, ma vedo il Cupolone di San Pietro. Quanto cazzo di spinta ho dato????

Mi spavento per il salto troppo alto.

Solita reazione da gatto impaurito: con uno scatto mi giro in volo e calcolo i movimenti da fare e la traiettoria da tenere per atterrare alla perfezione sulle mie zampe, ammortizzando decisamente l’impatto.

Non sono un gatto: mi schianto malamente sull’asfalto.

Malamente, sul serio, e con la percezione di aver fatto un volo di centinaia di metri.

Ad assorbire tutta l’energia dell’impatto col suolo è il mio gomito destro.

Una botta clamorosa, un dolore fortissimo.

Mi alzo di scatto con un altro movimento stavolta sì davvero degno di un felino: mi guardo intorno cercando altre forme di vita.

Di istinto, mentre comunque rido e al contempo percepisco un dolore fortissimo al gomito martoriato, la mia prima preoccupazione è assicurarmi che nessun Sapiens abbia assistito alla mia gigantesca figura di merda.

Nessuno in vista: giusto un paio di piccioni, ma non mi preoccupa granché quello che pensano di me.

-Secondo me si è rotto-

-Vabbè: tornerà a posto… No problema.


Raccontando questa scena ad amici, è venuta fuori la questione del per quale cazzo di motivo, quando si fa un volo idiota, la prima cosa che ci preoccupa non sono i danni fisici, ma il guardarsi intorno per controllare se qualcuno ha assistito alla cosa.

Abbiamo convenuto che è un comportamento che è rimasto dalla Preistoria...quindi tramandato tramite memoria genetica: di certo gli uomini primitivi, se per caso facevano un volo od un ruzzolone, immediatamente si rialzavano e controllavano la situazione per vedere se ci fosse qualche predatore nelle vicinanze! Un predatore, se nota una preda malconcia, si ringalluzzisce: alzarsi immediatamente per controllare se ci fossero stati animali pericolosi nelle vicinanze avrebbe avuto grande senso, e lo stesso gesto di mettersi immediatamente in piedi sarebbe stato il modo per comunicare a chi fosse stato pronto a tendere un agguato che “no no! Non ho ferite!!! Tutto a posto, niente bua!!! Non sono vulnerabile, no no!”.

Avevamo già finito il secondo Negroni: sta teoria sembrava molto più geniale e sensata, al momento.


Vabbè. Raggiungo la macchina. Salgo. Parto. Continuo a ridere. L’articolazione del polso funziona perfettamente e nessuno ha assistito all’incredibile capitombolo.

Nessuno.

Eccetto quei due piccioni...


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