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Una storia di Chrisma

Simon butta via le cose rotte

Battuta di pesca, riunione di famiglia ed esercizio dialogico

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10 minuti

Pubblicato il 10 dicembre 2019 in Storie d’amore

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- Racconta.

- Zitto, che abbocca.

- Non cambiare discorso...

- Ho detto che devi stare zitto...

- Ma col cazzo! Mi hai trascinato prima dell’alba su questa barchetta di merda in mezzo al mare, ora siamo sotto al sole, devo pisciare e voglio una birra!

Simon sospirò, guardando negli occhi suo fratello.

- Le birre sono nella borsa frigo, Donald.

Quello spostò gli occhi verdi verso destra, senza muovere il collo, sospirando e prendendo una Bud.

- E non chiamarmi così... che sembri la nonna Agatha...

- Santa donna...

Il più piccolo aprì la birra e ne prese un sorso, mentre le onde cullavano quella piccola barchetta. Quando vi era salito non pensava che sarebbe riuscita a portarli fino in mare aperto, ma Simon pareva fiducioso. Prese un altro sorso, riguardò suo fratello e una sorta di allarme suonò nella sua testa. Spalancò gli occhi e lo spintonò.

- Allora? Stai divagando...

- E tu stai spaventando la cena... La carne poi s’indurisce...

- Non ho mai assaggiato pesce duro...

Simon ridacchiò, stringendo meglio la canna da pesca e guardando più lontano possibile, dove il cielo si univa col mare. La testa cominciò a girare.

- Coglione – rimbeccò Donald, che aveva capito. – Già, sei un vero coglione. Allora?

- Allora cosa?

- Allora cosa?! Allora cosa lo dico io! Perché siamo qui?! – esclamò, spazientito.

- Non urlare.

- E rispondi! C’entra Sarah?! Non la vedo più a casa da tempo...

- Oh, boh...

- Boh?! – domandò ancora Donald, sorpreso, stringendo la birra con le ginocchia e prendendo il tabacco e le cartine dal marsupio che aveva accanto, sulla panca. – Sarah è la tua donna, fratello. Saprai o meno se è incazzata con te, se va tutto bene. O no?

- Non lo so, Donnie – sbuffò quello, visibilmente infastidito. L’altro lo fissò immobile, non accorgendosi del vento che gli aveva fatto volare via il tabacco dalle mani.

- In che senso, scusa?

- Nel senso che Sarah si è rotta, Donnie. Sarah si è rotta e non funziona più.

Scese nuovamente il silenzio, mentre il mare danzava e cantava placido, sotto il sole gentile di quella domenica. A riva, non molto lontano da lì, un paio di ragazzi urlavano divertiti. Parevano spensierati, col loro pallone arancione e le risate. Oltre, s’intravedeva una donna appesantita leggere qualcosa sotto un ombrellone troppo piccolo per lei. Si sarebbe alzata ustionata sulle ginocchia, qualche ora dopo.

Simon invece sentiva il cuore battere forte. Gettò uno sguardo a suo fratello, che lo fissava immobile.

- E come si rompe una persona?

- Si rompe e basta. Cosa diamine ne so?

- Cioè? – ribatté l’altro, riprendendo altro tabacco e inserendolo nella cartina. La chiuse e ne accese il capo, bloccandola tra le labbra.

- Cioè cosa?

- Cioè, era strana? Parlava poco o... che ne so, faceva qualcosa d’insolito?

Simon sbuffò, poi fece spallucce.

- Sarah faceva sempre qualcosa di strano, fratello caro.

L’altro annuì, lasciando uscire fuori dalle labbra fumo nero di ciminiera.

- Beh, sì, era un tipo particolare.

- Un po’ particolare... – ridacchiò l’altro, lasciando la canna da pesca con una mano e facendo il segno delle virgolette. Incrociò poi lo sguardo di Donald, confuso.

- Beh... era eccentrica...

- No. Era totalmente fuori di zucca, Donnie. Antipatica, sociopatica e timida ai limiti del parossismo...

Il più giovane prese un altro tiro dalla sigaretta e pronunciò le labbra, sorpreso da quelle parole pungenti. Lo sguardo di Simon era proteso verso il nulla azzurro. Le sue labbra si schiusero poco dopo.

- Era per questo che l’ho amata, fino a ieri...

E la cosa colpì l’interlocutore. Sbatté leggermente le palpebre, poi prese un nuovo sorso di birra.

- E... e oggi non la ami?

L’altro ruotò gli occhi verso l’alto.

- Non fare domande del cazzo... È ovvio che la ami ancora...

- Ma allora...

- Senti. Non rompere il cazzo, con questo pesudo-interrogatorio...

- Ma fottiti! È evidente che tu abbia un problema! Voglio aiutarti!

- E cazzo! – esclamò l’altro, lanciandogli contro una bottiglia di plastica vuota, che Donald evitò e che fu risucchiata dalla distesa blu. – Non lanciarmi la roba contro!

- E tu non urlare! Allontani la cena!

- Ma fanculo tu e la cena! – esclamò l’altro, alzandosi in piedi e facendo traballare l’intera barchetta. – Stasera mangerò una cazzo di bistecca! Di manzo! Come i veri uomini!

Simon gli fece cenno di sedersi. Tutt’intorno non vi era nulla, se non il mare. La luce si rifranse per un attimo sul nylon della lenza, rilucendo di mille colori sul volto del fratello minore

- E comunque stiamo di nuovo uscendo dal discorso...

- No – ribatté l’altro. – Non c’è nessun discorso.

Donald sorrise. – Simon, andiamo... Non stavate insieme da tanto, lo so, ma sembrava che tutto andasse per il meglio.

- Sembrava – sottolineò il pescatore. – Hai detto bene.

- Ma cosa dovrebbe essere successo, poi? Cioè... che pretesto ha usato?

Il primo prese una lunga boccata salubre, gettò fuori un po’ di veleno che covava nei polmoni, quindi fece spallucce.

- Serve un pretesto, per rivendicare un proprio diritto?

Donald inarcò le sopracciglia.

- Diritto? Ma di che stai parlando?

Simon sbuffò, roteando il mulinello della canna da pesca e rilanciando l’amo il più lontano possibile. Intanto suo fratello continuava a parlare.

- Non le avrai mica messo le mani addosso?!

- Mamma avrebbe fatto bene a non berlo, quel bicchiere di liquore, quando era incinta di te... No, comunque. Non potrei mai fare qualcosa del genere.

- E allora che diamine significa?

- Che non voleva più stare con me. Era un suo diritto scegliere con chi avere una relazione...

- Ma ti amava.

- E ora non mi ama più.

Un’onda più vivace li spinse un po’ più forte, facendoli sbilanciare, senza farli muovere dal loro posto.

- Beh. Mi spiace – fece Donald, mettendo una mano sulla spalla di suo fratello. – Ma isolarti non è la cosa giusta da fare.

- Eccolo! – urlò l’altro, facendo sobbalzare suo fratello. Sentiva la canna da pesca venire strattonata, e prese a stringerla con gli occhi spalancati. - È grande, Donnie!

- E tiralo su!

- Ci sto provando!

Un minuto dopo un piccolo pesciolino fu strappato dalla morsa blu dell’oceano. E mentre Simon lo riponeva nel secchio, Donald lo guardava con superficialità.

- Tanto casino per una sardina...

- La mia sardina, caro.

- Comunque...

- Comunque nulla. Non le ho messo le mani addosso.

- Sì – annuì l’altro. – Questo l’ho capito. Ma ancora non mi hai detto il fatto.

- Non c’è nulla da dire, Donnie. Mi ha lasciato e basta.

- Oh. Va bene. Scusa...

- Domani a che ora siamo dalla zia Kate?

- Alle dodici. Ma...

Simon si voltò per un attimo, fissando il grosso punto interrogativo che quello aveva stampato sul volto.

- Ma cosa?

- Tu come stai?

- Una meraviglia. Non si vede?

- Già – ridacchiò l’altro. – Ecco perché sei in piedi dall’alba, uh?

- È quello l’orario della pesca.

- No, quello è l’orario di chi non riesce a dormire e deve andare a fare qualcosa.

La barca sobbalzò leggermente.

- Non c’entra.

- C’entra, Simon. Hai una faccia di merda unica, adesso.

- Che volgare, che sei diventato. La zia Kate avrà molto da ridire sui tuoi modi...

- Si fotta, la zia Kate. E anche tu. Non cambiare discorso.

- Cosa diamine vuoi, ora... – sbuffò ancora l’altro.

- Sarah, cazzo! Sarah! Ti ha lasciato e tu te ne stai su di una cazzo di barchetta in mezza all’oceano a pescare sardine di merda! E fanculo il mio linguaggio, stai facendo lo stronzo come ogni volta!

Le urla di Donald affondarono pesanti poco dopo.

- E come farei, scusa?

- Così! Sei un coglione rinunciatario! Tu la ami ancora e la lasci andare via!

Simon ridacchiò.

- Ma sta’ zitto... che vuoi saperne tu...

- Che dovrei saperne, infatti! Sono solo tuo fratello! Ti conosco da tutta la mia vita e pensi anche che non abbia elementi per parlare? Ma cazzo, Simon! Ti stai calando acidi?! Sei serio?!

- Oh, non rompere le palle... – sbuffò, voltando la testa e dandogli le spalle.

- No! – esclamò Donald, prendendolo per il braccio e tirandolo. – Non fuggirai anche stavolta! Tu devi finirla di essere così!

- Ma così come?!

- Codardo!

Simon spalancò lo sguardo.

- Ma di che cazzo stai blaterando?!

- Blaterare?! Sei sempre stato così, che appena si rompe il gioco lasci tutto e te ne vai!

- E dimmi! – esclamò l’altro, aggressivo. – Cosa diamine dovrei fare?!

- Le cose rotte si riparano! Se ci tieni, non getti la spugna! Dimmi un po’... Non tieni a Sarah?!

Simon sospirò, abbassando lo sguardo.

- Certo che tenevo a lei... Ci tengo ancora, a lei...

- Ci tieni ancora, a lei?!

- Ci tengo ancora, a lei...

- E allora fa qualcosa che non sia stare zitto e ferma su questa barchetta del cazzo!

- Aspetta – lo interruppe lui, tirando la canna da pesca. Senza sforzarsi, raccolse una piccola spigola nel suo cestino. Donald sbuffò, ammazzando gli ultimi sorsi della birra.

- Contento? – fece poi.

- Abbastanza.

- Coglione...

- Donnie... – fece poi il pescatore. – Non mi aspetto che tu capisca appieno ciò che provo... Siamo diversi e a me va bene così. Ma c’è un motivo se ciò che è rotto io non lo riparo.

Il più piccolo annuì.

- E sentiamo, qual è?

Simon sorrise.

- Io so di meritare qualcosa di buono. Qualcosa che funzioni, e non qualcosa di arrabattato... Messo in piedi così, perché occupi spazio e visuale. Perché poi non funziona, Donnie. E pure se l’aggiustassi, mi starei accontentando di una cosa rotta. Tu vuoi una cosa rotta? Vuoi davvero passare la tua vita con una persona che ti abbia rifiutato almeno una volta, fratellino?! Ma sai almeno cosa voglia dire essere amati incondizionatamente!

- Si! E so che non è mai così! Bisogna scendere a compromessi e...

- E tu pensi che non l’abbia fatto?!

- No, non dico questo. Ma so che appena trovi un problema non lo affronti, e non perché non abbia la maturità per farlo... Ti ho visto prendere decisioni a sangue freddo come nessuno sarebbe riuscito a fare mai!

- Ma non si tratta di maturità...

- Invece sì! È questione di esperienza! Ma poi diventi improvvisamente superficiale se le cose non vanno come vuoi che vadano!

- Cazzo! Ha abboccato!

- E non cambiare discorso?!

- Donnie! Fai presto! – esclamò Simon, tirando la canna da pesca con vigore. La lenza si tese e un grosso pesce s’intravide oltre la superficie buia dell’acqua.

- Cosa?!

- Ha abboccato, Donnie!

- E che vuoi?! Tiralo su!

- È... è grosso!

Donald spalancò gli occhi e si alzò reattivo in piedi, facendo traballare la barchetta.

- E attento, cazzo!

- Che devo fare?!

- Prendi il retino! E sporgiti! E appena affiora a pelo d’acqua raccoglilo!

- Okay!

Simon lottava con fatica, stringendo i denti e lasciando che il mulinello cedesse lenza per vari metri, prima di cominciare a riguadagnare spago e tirare indietro, recuperare filo, fino a quando quello non fosse fermo davanti a loro.

- Vai! Donnie, vai! Vai!

- Sì!

E si gettò radente al bordo, affondando il retino e tirando su un bel pesce. Il più piccolo dei due fratelli sorrideva.

- Questo lo mangio io... – rideva, battendo il cinque all’altro.

- E mi cedi la bistecca?

Donald ridacchiò.

- Neppure per sogno, Simon. Però, ecco, è questa la cosa: io sono qui. Che sia Sarah, che sia un pesce o anche una balena, io sarò qui ad aiutarti.

Quello mise una mano nel secchio delle esche e annuì, prendendo un bigattino e legandolo all’amo.

- Grazie.

- Lavoraci.

- Su cosa?

- Su quel fatto.

- Sarah?

- Già.

- Sarah è andata, Donnie.

- Ma la prossima non lasciare che vada via.

- No... – sospirò quello. - La prossima non lascerò che succeda.


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