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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TUTT'ALTRE STORIE

ULTIMO ATTO PER UN GRANDE AMICO

TEATRO DEGLI OPPOSTI - Dedicato a C. Chaplin

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11 minuti

Pubblicato il 26 aprile 2020 in Humor

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Charlie Chaplin - I"l Monello"
Charlie Chaplin - I"l Monello"

ULTIMO ATTO PER UN GRANDE AMICO

(atto unico per mimi e attori in due scene) 1969.

C Chaplin alla macchina da presa.
C Chaplin alla macchina da presa.

Intro:

1927, con l’avvento del sonoro il cinema muto subì un duro colpo. Charlie Chaplin entusiasmava mezzo mondo nei panni di Charlot cercatore d’oro, che continuava a strappare risa malinconicamente sopra le disgrazie del mondo, fino alle lacrime. Ancora anni dopo, nel 1935, come Chaplin aveva previsto in una intervista apparsa su Variety, il cinema sembrava avviato al suicidio artistico e culturale. La nuova arte del cinema si andava smaterializzando in pellicole di scarso contenuto, indipendentemente dal fatto che il linguaggio umano si fosse perfezionato. A Chaplin si presentò il problema di concedere a Charlot, protagonista di tanto cinema muto, la parola. Fino allora l’arte della pantomima aveva raggiunto la sua più alta espressione artistica. A ciò aveva certamente contribuito la possibilità intrinseca del cinema muto di seguire con maggiore attenzione il gioco scenico dell’attore.


Nota di regia: Il tutto si svolge come nelle macchiette di Charlot, facendo uso della mimica, meno che nelle parti parlate, velocizzata con l’effetto di foto-flash.


Personaggi:

Charlie Chaplin: nei panni del vero Charlot.

Sosia: (l’anima birichina di Charlot).

Marie: ragazza mandata dall’agenzia funebre per le onoranze al defunto


Parenti: (zio, zie e nipoti) grosso uomo goffo con baffi, moglie di questi e due figli adulti; mogli di questi e rispettivi parenti; alcuni bambini terribili; una zia zitella.


Costumi:

abiti neri moda anni ’30/ ‘40.


Scena:

stanza adorna di un letto a baldacchino, un armadio, una cassettiera, una cassapanca; alle pareti quadri degli antenati, un tavolo in un angolo con intorno alcune sedie, una vecchia macchina da presa posizionata ai piedi del letto, ceri spenti e vasi con fiori.


Musica: (quella che di solito accompagna le gag di Charlot).

Effetti visivi: (proiezioni di ripresa dal vivo sulla scena e sul pubblico).

Una scena del film "Luci della città"
Una scena del film "Luci della città"

Scena prima.


Charlot è disteso sul letto del suo funerale completamente vestito con tanto di bombetta e bastoncino, dalla porta entra il Sosia ubriaco, tubino in mano e senza scarpe.


Sosia:

Ciao Charlie (sic!).

Non mi riconosci? Non vieni a salutare il tuo amico di sempre? (sic!).

Sono io, Charlot!

Uh, mi gira la testa.

Eppure credimi … non sono affatto ubriaco (sic!).

Certo, hai ragione tu.

Bisogna riderci sopra … e allora ridiamo.

Ah, ah, ah! (grande risata che termina con smorfia della voce e della bocca).

Davvero mi fai ridere, non dirmi che è stata la “febbre dell’oro” a ridurti così? Non ci posso credere.

Ah, ah, ah! Che buffo, mi fai sempre ridere tanto, ah ah!

Charlie dai (sic!) fammi ridere ancora, se ti vedessi, disteso su quel letto.

E … e Jim il grosso dove si è cacciato?

Macché gentleman inglese (sic!).

(Siede cavalcioni a una delle sedie e s’addormenta sbuffando).


Chaplin: (nei panni di se stesso si alza dal letto, con fare buffo scuote la giacchetta impolverata e incomincia a muoversi in qua e in là per la stanza; piazza la macchina da presa e prende a girare).


Marie: (entra seriosa, in tailleur scuro e cappellino, come si conviene alla situazione). Buongiorno, sono l’inviata dell’Agenzia delle Pompe Funebri.


Chaplin: (col dito sulle labbra le fa cenno di fare silenzio, l’invita a sedere, quindi sposta la macchina da presa su di lei che graziosamente sorride).


Marie: (vorrebbe parlare ma Chaplin di nuovo la invita al silenzio).


Chaplin: (si ferma pensieroso un momento quindi afferra il Sosia addormentato e lo mette al suo posto alla macchina da presa, quindi si siede accanto alla ragazza con tanto di moine tipiche del personaggio Charlot).


Sosia: Ah, ah, ah! (sbotta in una fragorosa risata mentre gira la macchina da presa sul pubblico che si vede proiettato sulla parete di fondo che fa da schermo).


Chaplin: (infastidito suona il bastoncino sulla testa del Sosia invitandolo a tacere; quindi lo fa sedere accanto alla ragazza e torna alla macchina da presa che sposta sui due).


Sosia: (preso dall’arsura depone i fiori sul tavolino e beve dal uno dei vasi con smorfie di disgusto ripetute ogni qual volta beve; quindi incomincia a fare avance alla ragazza).


Marie: Ma io … veramente … (così dicendo cerca di allontanare la sedia da quella occupata dal Sosia che segue i suoi stessi spostamenti; infine cade dalla sedia in modo buffo e rialzatasi rimane in piedi sulla scena).


Chaplin: (si da un gran da fare con la mimica per farla tornare a sorridere ed essere carina con il Sosia che continua a bere dal vaso).


Sosia: Charlie, Charlie, questo vino fa davvero schifo (sic!) … E poi questa ragazza non fa per me, diciamo che non è il mio tipo.


Chaplin: (mette il Sosia alla macchina da presa, che gira verso il pubblico, quindi invita la ragazza a sedersi accanto a lui cercando di concupirla con atteggiamento affettuoso).


Marie: Preferisco lui (dice indicandolo).


Chaplin: (rattristato solleva il Sosia dalla macchina da presa e lo rimette accanto alla ragazza,e incomincia a girare).

Sosia: Perché me?


Marie: Perché tu parli!


Sosia: Ma allora, non sei tu la diva del cinema muto che aspettavamo?


Marie: Macché muto … adesso al cinema c’è il sonoro, la voce, e io non sono affatto quella che credete! (toglie il cappellino e scioglie i capelli, toglie la giacca del tailleur e sbottona la camicetta, disponendosi a trasformandosi nella star del momento).


Chaplin: (arrabbiato fa loro segno di stare zitti minacciandoli col bastoncino).


Sosia: (sgrana gli occhi meravigliato, coprendo il sorriso che abbonda sulla bocca, quindi l’abbraccia e la fa volteggiare fino a che i due cadono sul letto). Dunque saresti il mio “Angelo Azzurro”, colei che … Oh vieni qui bambina mia …


Chaplin: (dapprima si copre gli occhi con la mano, mentre col bastoncino afferra ora una gamba dell’uno ora un braccio dell’altra, cercando di tirarli giù dal letto).


Sosia e Marie: (con fare comico salgono e scendono da una parte all’altra del letto cadono uno sull’altro, si scontrano e tornano ad abbracciarsi …).


Sosia: (voglioso) Vieni qui bambina mia! Mio angelo azzurro!


(Fine scena prima).


Tipica espressione di Charlot
Tipica espressione di Charlot

Scena seconda.


Charlot è disteso sul letto del suo funerale completamente vestito con tanto di bombetta e bastoncino, i ceri sono accesi, i fiori nei vasi: dalla porta della stanza i suoi parenti spingono per entrare tutti in una volta. La confusione è tanta, per accaparrarsi le sedie. I bambini prendono a rincorrersi per la stanza. La macchina da presa gira in funzione, prende a roteare su se stessa dando luogo a riprese confuse che vengono proiettate sulla parete (cinema nel cinema).


Parenti: (seduti e in piedi con fare mimico iniziano a piagnucolare, tirano fuori i fazzoletti coi quali si asciugano le finte lacrime).


Charlot: (si leva seduto sul letto e con fare mimico intima loro di fare silenzio quindi torna a distendersi).


Marie: (in sottoveste sbuca da sotto il letto e incurante della presenza di altri s’aggira canticchiando nella stanza, si accende una sigaretta, si siede sul letto e prende a frugare nelle tasche del defunto estraendone un portafogli imbottito).


Parenti: (si guardano attoniti, fanno smorfie di diniego, si rifilano qualche ombrellata in testa).


Zitella: Brutta svergognata, questa è roba mia!


Zio: (grosso uomo con baffi e moglie di questi che fanno per toglierglielo dalle mani), Tua? E hai anche il coraggio di dire che è tua? Niente affatto, spetta a noi che siamo i suoi parenti più stretti!


Zitella: (a brutto muso) E già, fin’ora lo avete mandato vagabondo, e adesso siete qui a pretendere un’eredità che non vi spetta.


Nipoti adulti: Mentre tu gli hai fatto da balia, è così?


Zitella: (infuriata) Io almeno mi sono presa cura di lui quando è stato ammalato.


Mogli dei nipoti: (schernendola) Infatti eccolo lì, c’è rimasto stecchito.


Zitella: (prende a borsettate le due gridandole contro) Carogne, svergognate, disgraziate!


Uomo coi baffi:


Marie: (prende le parti della zitella, ne prende una per i capelli e la trascina per la stanza).


Moglie dell’uomo coi baffi: (trattiene i bambini e inutilmente copre loro gli occhi per non fargli vedere quello che succede).


Zitella: (si lascia cadere il portafogli dalle mani che finisce sul pavimento accanto all’armadio). Il portafogli! (grida).


Sosia: (allunga una mano dall’armadio e non visto lo agguanta).


Parenti: (tutti si danno un gran da fare a cercare il portafogli).


Marie: (esce guardinga dalla stanza con i suoi abiti in mano).


Parenti: (prendono Charlot da sopra il letto e lo spostano sulla cassapanca, cercano ovunque, mettendo sottosopra anche il letto).


Charlot: (addenta la mano di uno dei bambini che tenta di sfilargli il cerchietto d’oro dal dito).


Bambino: Ahhhhiiiiiii!


Parenti: (non avendo trovato niente si volgono tutti dalla sua parte).


Bambino: E’ stato lui! (lo indica ma non è creduto).

Uomo coi baffi: La ragazza!


Parenti: (tutti corrono a cercarla ed escono di scena).

Scena de "il monello"
Scena de "il monello"

Sosia: (ubriaco esce dall’armadio cantando, con una bottiglia vuota in una mano e nell’altra il portafogli). Ecco i soldi del povero Charlie … me li bevo! … Me li bevo! Ecco i soldi del povero Charlie … mi ci vado a ubriacar!


Parenti: (rientrano furiosi nella stanza e si bloccano basiti nel vedere Charlot (il Sosia) in piedi, e per giunta ubriaco).


Zitella: Brutto disgraziato, ti sei preso gioco di noi (gli rifila una borsettata che lo fa barcollare).


Parenti: (uno dietro l’altro picchiano con gli ombrelli, borse e quant’altro il Sosia che finisce per sdraiarsi intontito sul letto di morte di Chaplin, alla fine sono tutti stanchi e accaldati e si prendono una pausa).


Marie: (vestita come all’inizio rientra in quel momento e trovandosi davanti alla scena disastrata s’affretta a rimettere tutto in ordine, poi rivolta all’uomo coi baffi, gli mostra la parcella da pagare dell’Agenzia Funebre).


Uomo coi baffi: (le indica di consegnarla alla zitella).


Zitella: Infame, ècco cosa sei! La restituisca a lui, e subito!


Sosia: (seduto sul letto canta) Con i soldi di Charlie … me li bevo” … me li bevo!


Marie: (si accorge dello scambio e facendosi aiutare dall’uomo coi baffi, scambia il vero Charlot dalla cassapanca nel letto e viceversa, sedendosi in attesa del pagamento accanto al Sosia sulla cassapanca).


Uomo coi baffi: (con la parcella da pagare in mano) Questo davvero non lo capisco: c’è un vivo che è morto e un morto che è solo ubriaco, a chi dei due stiamo facendo il funerale?


Zitella: Piuttosto dì che non vuoi pagare.


Sosia: (ripresosi per un istante) E’ senz’altro Charlie! Vedete, se Charlie parlasse, potrebbe ancora vivere (sic!).


Parenti: (si guardano l’un l’altro).


Zitella: Che vuol dire?


Sosia: Semplice (sic!), se Charlie avesse scelto di parlare, anziché insistere nella parte di Charlot, oggi potrebbe continuare a (sic!) vivere.


Marie: Non capisco!


Sosia: Semplice (sic!), “… fin dalla sua prima parola il suo consueto profilo cesserebbe di assomigliare a quello universalmente noto (sic!), oggi tanto comprensibile agli spettatori di tutto il mondo” .


Marie: Sai che è vero!


Sosia: Lo so. “Semplice (sic!) egli si produrrà in una parte parlata, dovrà modificare la maschera da lui stesso creata”, (sic!).


Marie: Oh no, cesserebbe di essere Charlot, e questo non è possibile, il mondo intero ne sarebbe deluso.


Zitella: Il mondo?


Parenti: Sì, il mondo.


Uomo coi baffi: Come dire che finito il cinema muto anche Charlot finisce di vivere! Ohhhhh … non è pensabile (sbotta a piangere).


Parenti: (tutti piangono).


Marie: Non resti che tu, oh poverino! (indica il Sosia e lo abbraccia).


Sosia: Chi, io? (sic! Piange anche lui). Ci pensi passare tutta la vita muto, senza dire una parola, a me piace parlare (sic, sic!). Io voglio parlare!


Uomo coi baffi: Ohhhhh … non è pensabile (sbotta a piangere).


Sosia: Cosa?


Uomo coi baffi: Che possa durare, Charlie era astemio.


Sosia: E’ proprio questo il dramma.


Marie: (quasi piangendo) Chissà quanti occhi tristi di bimbi dovremo vedere se Charlot non sarà più? E quanti sorrisi in meno ci saranno sulla faccia della terra …


Bambino: Chi, noi? Ma che ce ne freg … (arriva lo schiaffo della mamma a farlo tacere).


Bambina: (si avvicina al letto e tira Charlot per la giacca) Papà Charlot svegliati, ti ho portato i miei amici, sono i monelli tristi di tutto il mondo che vogliono fare festa con te.


Bambini: (entrano un gruppo di bambini cenciosi e colorati che saltellano chiassosi).


Sosia: Oh Charlie suvvia, non vedi, vogliono ancora giocare con te, ridere e piangere come tu solo sai fare.


Marie: Sono io a chiedertelo e ti prometto che …

Charlot se la ride.
Charlot se la ride.

(La scena s’arresta, improvvisamente tutto è silenzio, il vero Charlot, si alza dal letto e mimando sorride, fa alcuni passi per la stanza, poi si siede alla macchina da presa e la punta addosso ai bambini che stanno immobili).


Uomo coi baffi: (rivolto ai bambini) Adesso alzatevi e venite tutti intorno a me, poi con gioia correte verso la macchina da presa. Al mio via, intesi?


Bambini: (si animano) Siiiii! (in coro).


Marie: (abbraccia il Sosia e insieme sorridono contenti).


Charlot: (messi dei baffetti alla Hitler – suo primo film parlato – dice alcune frasi in tedesco in modo canzonatorio, quindi si mette a capo dei bambini che marciano intorno nella stanza).


Uomo coi baffi: Via! Ciak si gira!


Zitella: (s’improvvisa direttrice del coro dei bambini che cantano una filastrocca in tondo): “Con i soldi di Charlie … me li bevo! … me li bevo!”


Parenti: (cantando si accodano ai bambini e tutti escono di scena).


Uomo coi baffi: Buona la prima!


FINE





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