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Una storia di Stegia18

Questa storia è presente nel magazine Fiabe, favole e racconti

I funghi di Lucrezia

Dike, la dea della giustizia

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6 minuti

Pubblicato il 11 gennaio 2020 in Thriller/Noir

Tags: #Dike #FunghiDiLucrezia #GiustiziaDivina

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Nonostante la lettera, con cui la mettevo in guardia circa le amicizie intrecciate su internet, https://www.intertwine.it/it/read/RebZH8UQ/lettera-a-un-amica,

la mia amica ha continuato la sua relazione. L’ho incontrata dopo tanto tempo, per caso, e quasi non mi riconosceva. L’ho invitata a prendere un caffè e a fare una chiacchierata, ma mi ha detto di essere di fretta, perché lui l’aspettava a casa. Però mi ha invitato, il giorno dopo, alla festa di compleanno del suo fidanzato e mi ha chiesto aiuto per preparare le pietanze. Ci siamo lasciate con l’intesa che avrei stilato un menu di carne e uno di pesce che, sono certa, potrà soddisfare tutti i palati.

Ho quindi fatto le compere necessarie per la preparazione dei manicaretti che mi sono riproposta di preparare: pasta al pomodoro,ombrina al forno, stinco di maiale ai funghi

insalata mista, pomodori e carote sfilettate (per me e lei, che siamo vegetariane), frutta ed infine torta con le candeline e spumante

Sono giunta a casa sua carica fino all’inverosimile:

«Ciao come va?»

«Bene, come vedi». In realtà non ha l’aria molto felice.

«Ti ringrazio di essere venuta ad aiutarmi. Lui ci tiene tanto a questa festa»

«Dunque, hai fatto la tua scelta… Sicura di voler arrivare in fondo?»

«Ma sai, ormai è un po’ che stiamo insieme!»

«Ma non hai risposto alla mia domanda. È certo che vada tutto bene?»

«Sì, sì, non ti preoccupare. Dai, mettiamoci a cucinare»

«Chi hai invitato?»

«Solo te. Sai, lui non ha piacere che frequenti i vecchi amici, perciò…ormai non mi vedo più con nessuno»

«E lui chi ha invitato?»

«La sua vecchia compagna d’infanzia»

«Bene» penso tra me «ci sarà anche la dea madre a condividere le pietanze!»

La dea madre! Colei che conosce i suoi segreti e le verità nascoste, che ne comprende debolezze e mancanze, capace di perdonargli tutto, anche le cose peggiori, e di trovare la giustificazione ad ogni sua azione.

So che, loro due non mi riconosceranno: ho variato pettinatura e colore dei capelli, sia il fisico che i lineamenti si sono modificati nel corso degli anni.

Ho anche cambiato nome, prima di trasferirmi qui: adesso mi chiamo Dike.

Mentre ci diamo da fare in cucina, noto che la mia amica si scansa di scatto se, casualmente, ci tocchiamo. Conosco quest’atteggiamento: è tipico di chi, sotto gli abiti nasconde i lividi delle botte ricevute. Ci sono trenta gradi e indossa una camicetta che, seppure leggera e vaporosa, è provvista di maniche lunghe. E non se le tira su nemmeno per cucinare!

Non so perché non si ribella e non lo lascia, come altre hanno fatto prima di lei. Ma capisco la sua paura di ritorsioni: ha un carattere debole ed è incapace di difendersi. Forse, chissà, lui riesce anche a convincerla di avere ragione e a farla sentire colpevole nel corso delle sue sfuriate.

Comunque il pranzo si svolge in un clima di allegria. Racconto qualche storiella divertente e anche la mia amica sorride contenta.

«Questo stinco ai funghi è davvero favoloso» dice la dea madre «devi proprio darmi la ricetta».

Mi alzo, prendo foglio e penna e comincio a dettargliela.

«Ed è ancora più buona se i funghi li raccogli da te...»

«Domani allora andiamo nel bosco, va bene?»

«C’è una faggeta a circa dieci chilometri da qui, andando a sud. Ci vanno spesso i miei amici, dicono che ce ne sono tanti in questa stagione»

Serve, a lui, una ricca porzione, riservandone una più piccola per sé, proprio come farebbe una madre amorevole nei confronti di un figlio adorato.

«È anche una ricetta piuttosto semplice» commenta mangiando «la proverò domenica prossima, quando loro verranno a pranzo da me. Guarda che sei invitata anche tu»

«Mi spiace, ma penso che non potrò esserci. Vado a trovare i miei genitori, che vivono in campagna. Sarà per un’altra volta».


Dopo venti giorni che non si faceva più sentire, mi ha chiamato la mia amica. Al telefono era così agitata che ci ho messo un po’ a capire cosa fosse successo:

«Sai, lui è all’ospedale in fin di vita…»

«Ma se stava benissimo quando abbiamo festeggiato il compleanno!»

«Infatti, ma da domenica sera ha cominciato a lamentarsi di avere dolori muscolari, mal di testa e di sentirsi molto stanco»

«Non mi sembrano sintomi di una grave malattia. E poi?»

«Poi ha smesso di mangiare, dicendo che non aveva fame. E beveva tanto»

«Alcol?»

«No, acqua, tanta acqua, come se non riuscisse ad estinguere la sete»

«Avete chiamato il medico? Cosa ha detto?»

«Macchè, dopo un giorno si è ripreso e sembrava che stesse meglio. E poi non ha mai avuto la febbre. Non ci siamo più preoccupati. Poi, oggi, è svenuto mentre si trovava in ufficio e i suoi colleghi hanno chiamato l’ambulanza.»

«Ti raggiungo subito. Qual è la diagnosi?»

«Dalle indagini mediche risultano danni renali irreversibili»


Raggiungo la mia amica all’ospedale, proprio mentre il medico finisce di visitare il suo fidanzato, prima di dichiararlo morto. Ormai non c’è più nulla da fare se non tornare a casa per aiutarla ad organizzare le esequie. Durante il funerale mi accorgo dell’assenza della dea madre e le chiedo spiegazioni.

«Anche lei è all’ospedale. L’hanno sottoposta a dialisi. Adesso l’ipotesi è quella di un avvelenamento da funghi. Lui ne ha mangiati di più, come al solito, ed è morto. Lei…non sarà una vita facile la sua ormai: dovrà fare il trattamento tre volte la settimana, probabilmente per sempre »

«Mi dispiace tanto per la tua perdita. So che eri veramente innamorata e speravi di sposarlo»

«Oh, certo. Gli volevo molto bene. Ma sai, a volte diventava un po’ violento e mi faceva paura»

«Ma scusa e allora perché non l’hai lasciato?»

«Non ci riuscivo. E poi lui diceva che era tutta colpa mia. Credi che lo fosse?»

«Beh, non eri tu ad alzare le mani. Come poteva essere tua la colpa? Comunque, a volte, il destino decide per te. Adesso porterai per un po’ fiori freschi sulla sua tomba. Poi, lentamente, dimenticherai, perché la vita continua e bisogna andare avanti». La riaccompagno a casa e preparo il the per tutt’e due.

«Sai, domani parto. Vado due settimane in Portogallo. Visiterò Lisbona e Oporto. Dicono che sono due città bellissime. Mi fermerò anche a Fatima. Pregherò per te, perché tu possa riprendere in mano la tua vita e viverla serenamente».

Mi avvio verso casa, concentrata nei miei pensieri.

Il Cortinario Orellano è un fungo velenoso e mortale, che vive in zone collinari ricche di faggi, querce e noccioli. Contiene una tossina a lunga latenza e, quando ci si rende conto di esserne vittime ormai è troppo tardi. Le prime avvisaglie posso apparire anche qualche giorno dopo l’ingestione: dolori muscolari, cefalee, nausea, inappetenza e sete. Può seguire una remissione dei sintomi, ma la tossina agisce, nell’arco dei dieci, o più, giorni successivi, fino alla completa necrosi dei tubuli renali e, quindi, alla morte.

La storia racconta che fosse il veleno preferito da Lucrezia Borgia, che ne aggiungeva la polvere ai cibi delle sue vittime.

Proprio come me.


(Dike, Eumonia e Irene erano le tre Ore, figlie di Zeus e di Temi. Impersonavano la Giustizia, il Buon Governo e la Pace e avevano il compito di sottrarre l’umanità all’arbitrio e al disordine).


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