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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TRAVELOGUE

A Canterbury Tales Three

(.. one + one + one).

264 visualizzazioni

8 minuti

Pubblicato il 04 gennaio 2019 in Viaggi

Tags: #Amanti #HumorNero #Narrativa #Parenti #Racconti

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A Canterbury Tales Three, (.. one + one + one),


Good morning, Lady Denise! Good morning George. Ha passato una buona nottata? Magnifica, Thank you. Rispondo, mentre prendendomi sotto il braccio, mi conduce a fare due passi in giardino. La lettura della Dickinson è stata di suo gradimento? In verità, credo di non aver compreso l’alto spirito intrinseco della sua liricità. Oh, ne sono desolata, ma di certo io non l’apprezzo più di lei se non per quel suo lato oscuro e avvincente in cui si riflette anche gran parte della mia vita. Vede mio caro ragazzo, c’è sempre un lato oscuro delle cose che in qualche modo ci affascina. È un po’ come la l’altra faccia della luna, che non si vede “eppure so che il suo passo stillante si volge sempre in giro”.
Ecco, è forse questo verso a riassumere la poesia della Dickinson. Oscura come l’altra faccia della luna, che sappiamo esserci ma che nessuno vede. Come nell’arte esiste come sinopia, che è all’origine dell’affresco e che talvolta addirittura nasconde un’altra forma, il disegno preparatorio di una presenza non rivelata che si sottrae alla vista sotto il colore della pittura, che ancora non sa se mantenere il segreto oppure svelarlo.
Un segreto che mi riguarda molto da vicino al quale non ho dato finora una spiegazione. Non sempre i segreti richiedono d’essere svelati, come neppure d’essere portati con noi nell’oltretomba. Voglio farle un esempio con una domanda alla quale sono certa lei, saprà rispondere. In fondo si tratta della sua materia, e qui entra in gioco la pittura. Alla presenza di una sinopia sotto il velo della stesura del colore, lei tende a salvare il dipinto finale, o il disegno preparatorio, creativo dell’opera ultimata? Se non è possibile salvarle entrambe preferisco mantenere l’opera finita. Anche se la sinopia è più che mai bella e coinvolgente? Nel senso che ci rivela il mistero, l’origine assoluta della creatività e talvolta discopre l’intima passione da cui è poi scaturita l’opera d’arte? Vale più la forza della presenza o la passione dell’assenza? La quantità o la qualità delle emozioni? Questo è il fermo dubbio al quale non ho ancora dato una risposta.
Di solito ciò che conta è la risposta che si da a una domanda intelligente, ed io non voglio deluderla. Credo che ciò che più emoziona, abbia diritto di precedenza sulla stucchevole realtà dell’apparenza. Siamo portati ad amare ciò che ci piace. Se la sinopia è apprezzabile più dell’opera stessa, si salva con un atto d’amore. E l’amore non è mai disdicevole, anche quando ci mette davanti a una scelta. Non c’è ragione che tenga contro l’amore, anche se quest’ultimo si colora di passione. O d’odio? L’amore in fondo è anche odio. È il suo veritiero contrario. Persegue il suo stesso fine. Ciò che non può l’indifferenza. Anche quando l’odio porta la morte? Si muore anche per amore. Forse, ne è il massimo esponente. Mentre l’odio è la scintilla dell’ingegno, l’amore è più spesso la fiamma della pazzia.
Non sono mai stata sposata, ho accettato di vivere nell’ombra di mia sorella Martha, che lei ha conosciuto in fotografia, era tra noi senz’altro la più bella. Il suo fidanzato Thomas era un soldato in carriera. Venne a trovarci durante la guerra. Si sposarono. Rimase con noi due mesi. Era d’estate. La più bella che io ricordi. Poi ripartì. Non ritornò mai più. Dal loro matrimonio nacque Robert che rimase a vivere con me quando sua madre si ammalò e si dovette rinchiudere in una casa di cura. Dal nostro segreto amore nacque Leslie che di nascosto lasciai in affidamento a una famiglia di Londra, i suoi attuali genitori. Mia sorella Martha non è mai venuta a saperlo. A un certo momento della sua vita disse di aver avuto una visione, dopo di che, cadde in un coma profondo dal quale non si è più ripresa. Fino alla morte: “Noi fummo spose in una sola estate, / o cara, in giugno fu la tua visione / e quando cadde la tua breve vita / anch’io mi sentii stanca della mia. / Abbandonata da te nella tenebra / mi raggiunse qualcuno / che portava una lampada [accesa] / e ricevetti il segno io pure”, recita a memoria Lady Denise.
Adesso, che più si appressa l’ora della mia dipartita, sono tentata di rivelare a Leslie ciò che non conosce e restituirle quanto più le spetta, non in ultimo il suo cognome. Sposandosi, invece, andrebbe a prendere il nome di famiglia del marito, mentre il suo, sarebbe ben presto dimenticato. Un ragionevole dubbio, anche se non riesco a pensare a Leslie interessata a questa sua improbabile visione. Non credo per nulla che lei voglia sposarsi. Almeno non con me. Come può dirlo se non glielo ha ancora chiesto? Cosa le fa pensare che sia attratto da questo tipo di cose? La sua eredità e un personale vitalizio che le renderebbe ancor più piacevole la vita. Fissi lei il prezzo. Lei è un uomo piacevole George. Che farebbe piacere a qualsiasi tipo di donna. Ne sarei davvero lusingata. Se non fosse per l’età, crede che mi lascerei scappare una simile occasione? No, non lo credo. Si da il caso, che anch’io abbia un mio segreto che non oso svelare.
Aunt Denise, George, ma dove vi eravate cacciati? Shaky mi ha detto d’avervi visti passeggiare in giardino, blatera Leslie venendoci incontro con Max e Rodolfo che si azzuffano sul prato. Venite la colazione è in tavola. George non ci resta molto tempo, dobbiamo sbrigarci. D’accordo. Faccio in un attimo. Io intanto assicuro i bagagli in macchina. È stato davvero un piacere, Lady Denise. Non la dimenticherò. Mi scriva quando sarà di nuovo in Italia, adoro il suo paese. E se capiterà ancora da queste parti venga a trovarmi. Sarò lieta di ospitarla in casa mia. Saluti da parte mia Robert, ho la sensazione che ci sappia fare nelle corse. Ho i miei dubbi. Credo ancora nella superiorità dei cavalli. Forse ha ragione lei, ma solo per quelli di razza. Mi trova pienamente d’accordo, anche se non tutti sanno sempre distinguerli. Il baciamano è d’obbligo.
Vuoi guidare tu George, per un primo tratto? D’accordo. Che succede George? Oggi ti trovi d’accordo con tutti e con tutto. Cosa ti ha detto la zia durante la vostra passeggiata nel parco? Perché vuoi saperlo? Così. Ultimamente è presa da un’inquietudine che non la fa dormire. Non serve un medico per capirlo. Sai già quello che sei. Anche tu. Ti prego non litighiamo. Non ne ho nessuna voglia. Specialmente dopo la nottataccia passata. A proposito, come mai ti ho trovato sveglio a quell’ora, non riuscivi a dormire? A quanto sembrerebbe non dorme nessuno in quella casa. Non mi dire che Rodolfo e Max sono venuti a intrufolarsi nel tuo letto? Dovevi tenere la porta chiusa. La porta era chiusa. E allora? Leslie spiegami, c’è qui da qualche parte una costruzione bassa circondata da una staccionata bianca? Ha un nome formato da tre parole, ma che adesso non ricordo, potrebbe essere St. Mary, seguito da qualcosa? Lasciami pensare. Sì, ci sono. St. Mary Hospital. È a circa mezzo miglio da qui. Come la conosci?
Mi hai detto di non essere mai stato a Canterbury prima, è così? Certamente. Allora? Allora, che ha a che vedere questo posto con la tua famiglia? Sì ricordo, molto tempo fa uncle Martha è stata portata lì in coma. L’hanno tenuta per qualche tempo, poverina, non si è più ripresa. Quando è morta, è stata cremata secondo la sua espressa volontà. Le sue ceneri riposano nella bella urna che hai sicuramente visto nella stanza da letto della zia Denise. Quella nera, affusolata con i fregi d’oro, l'hai presente? Sì, credo di sì. Tuttavia non hai ancora risposto alla mia domanda? Quale? Quello che vi siete detti in giardino. Nulla. Non è possibile. Conosco Lady Denise, non è il tipo da stare zitta più di un minuto. Mi ha fatto i complimenti. Questo lo sospettavo. Ha detto che saresti un buon partito. Ah, non starla a sentire. Nonostante la mia scarsa curiosità degli affari che non mi riguardano, mi ha reso partecipe di un suo segreto. E qual è? Se te lo rivelassi, non sarebbe più un segreto, non credi?
E tu? Io cosa? Le ho detto di averne uno anch’io, che per la stessa ragione che ho espresso a te, non ho potuto rivelarle. Non credo tu sia stato così unfair, sapendo che ha superato ogni limite di età per poterne fare un qualsiasi uso. In verità stavo per dirglielo, quando sei arrivata tu e la nostra conversazione ha subito una brusca interruzione. E qual è questo tuo segreto che stavi per rivelare, se è lecito sapere? La terribile abitudine di non prendere troppo sul serio nessuno. Se glielo avessi detto, ti saresti comunque risparmiato il resto della storia. Quale storia? Quella che da sempre aunt Denise va raccontando a ogni persona che incontra, di avere un segreto profondo che la tormenta, e che la ossessiona fino a lasciarla insonne, ma che poi non rivela a nessuno. Anch’io ne ho uno, aggiunge Leslie, da sempre cerco disperatamente di sapere chi è l’uomo sepolto in fondo al giardino?
Se è per questo anch'io.
Al dunque siamo arrivati, George. Volevi vedere la cattedrale di Canterbury, ed eccola si mostra in tutto il suo splendore ... per il piacere esclusivo dei tuoi occhi.


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