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Una storia di Claudiapremosello

Linea di confine

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3 minuti

Pubblicato il 22 novembre 2020 in Storie d’amore

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Tre o quattro curve in quello sterrato di montagna lo dividevano dall'oasi che già da anni aveva scelto come tana per svernare.

Come lumaca che ai primi freddi si rinchiude nel suo guscio dopo averne sigillato l'ingresso lui si apprestava al solito romitaggio.

Al pari della lumaca che lascia al suo passaggio una traccia iridescente sul terreno in quell' estate appena terminata aveva lasciato dietro di se' un segno che non sarebbe svanito nello spazio di una notte.

Delle rispettive tracce era inconsapevole il gasteropode e ancor di più l'umano.

Muretti a secco, tetti in pietra si confondevano con le "balme" e rivelavano il nucleo abitato solo quando' superata l'ultima salita, ci si ritrovava di fronte ad un insospettato pianoro che in primavera si colorava del blu intenso delle genzianelle.

Le case raggruppate lasciavano una minuscola porzione di terreno alle viuzze che conferivano al tutto la planimetria di un vero paese.

Dall'aspetto non era diversa dalle altre, ma per quella casa aveva posto in essere tutte le sue capacità per convincere il vecchio proprietario a concedergliela: tetto in pietra, muri di sasso e la tipica porta a doppio antone come le altre, ma quello che rendeva quel l'abitazione così vicina alla sua personalità era la linea immaginaria che la divideva in due, il confine fra due paesi limitrofi passava proprio da lì.

Borgo nobilitato dal castello visconteo il primo, paesello di origine contadina il secondo meglio non potevano incarnare la duplice essenza della sua vita.

Animale notturno d'estate, nel suo lavoro di portiere di notte raccoglieva le confidenze degli ospiti annoiati ed insonni dell'albergo di una cittadina della Riviera di Ponente, durante l'inverno la sua giornata veniva regolata dal percorso del sole che scandiva l'alternarsi dei lavori di guardiaparco con i momenti dedicati alla scrittura.

Discrezione, riservatezza e nessun coinvolgimento emotivo erano stati il suo credo fino a quella notte in cui aveva conosciuto lei, geologa in vacanza si era fermata all'hotel bloccata dal fuoristrada che aveva ripresentato il vecchio problema alla cinghia di trasmissione.

Ogni forziere ha sempre un punto debole, una parola che come per "abracadabra" apre la visione di scrigni mai visitati, quella volta la parola fu "geologia".

L'Ossola, paradiso dei geologi, era a molti chilometri di distanza ma nei suoi racconti pareva avvicinarsi sempre più.

"Dovresti conoscere la Cupola di Vera pio, detta anche Elemento Zero che testimonia l'avvicinarsi della zolla africana a quella europea da cui ebbe origine la catena alpina..."

La conversazione era cominciata su campo neutro, come al solito, ma già il terreno appariva cedevole, la linea di demarcazione era lì , pronta per essere superata.

Confini che separano, confini che uniscono realtà tanto diverse da risultare complementari.

Che curiosa coincidenza, lì a Ventimiglia raccontare ad una sconosciuta tutto quanto aveva tenuto per sé per tanti anni.


L'anta superiori si aprì e lui diede una veloce panoramica per controllare l'entità dei danni che ogni anno i soliti ghiri erano soliti fare.

Qualche barattolo rovesciato e una coperta, lasciata incautamente fuori dalla cassapanca,rosicchiata: le solite cose di ogni anno.

Un po' di sano lavoro l'avrebbe aiutato a dimenticare, stupido che era stato a pensare che lei fosse diversa; incauto e maldestro peggio di un liceale le aveva rivelato la sua parte più segreta e fragile.

La pesante cassapanca trascinata sul pavimento in pietra faceva un rumore assordante, così forte da coprire un anomalo fischio che proveniva dal motore di un fuoristrada che, inerpicandosi su per la salita, si avvicinava sempre più.


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