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Una storia di Indiescozz

India Lenta

120 visualizzazioni

2 minuti

Pubblicato il 12 luglio 2020 in Viaggi

Tags: #avventura #india #treno #viaggio

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Uno zaino in spalla e niente più, il mio comodo trolley che utilizzavo prima, ormai è in soffitta ricoperto da ragnatele.

Solo io e lui in questa degradata stazione indiana a comprare il biglietto per un express train cercando qualsiasi artifizio per farmi capire, il cassiere non parla una parola d’inglese.

Un uomo dalla banchina urla la mia destinazione, il treno è in partenza, prendo le mie cose e salgo.

Mi siedo accanto al finestrino armato di fotocamera.

Il paesaggio è surreale, tonalità di colori mai visti prima m’incantano, e i mezzi primitivi, fatti da carretti trainati dal bestiame, mi fanno tornare indietro nel tempo.

Tutto appare terribilmente lento, tutto appare magnificamente disteso.

Salgano alcuni bambini di ritorno da scuola con le loro divise ordinate, i loro occhi, di un nero profondo, guardano con curiosità e ammirazione quel viaggiatore che ha deciso di visitare la loro terra.

In questo clima rilassato mi addormento.

Apro gli occhi.

Avrò dormito un’ora scarsa, non di più.

Vengo svegliato da un vociare continuo, la mia vista è ancora annebbiata, ma intravedo troppe ombre rispetto a prima.

Mi trovo a viaggiare in un treno affollato da povera gente, sono tantissimi.

Dove sono finiti i bambini felici che tornavano da scuola?

Non ne ho idea, ma questa gente mi fissa.

Che treno ho preso? È quello giusto?

Nessuno è in grado di darmi una risposta, nessuno parla “occidentale”.

Il treno si ferma, potrebbe essere una possibilità di salvezza.

Guardo fuori dal finestrino ma la vista non mi rincuora, fiumi di povera gente che tentano di salire in un treno già colmo.

Persone stipate ovunque, chi siede per terra, chi vicino alle porte d’uscita, altre aggrappate fuori come in un documentario.

Le scimmie che vedo giocare sugli alberi poco distanti sembrano a confronto pacate e composte.

Passa un'altra ora e il treno si ferma nuovamente, fuori dal finestrino vedo una realtà industriale, comincio a rincuorarmi.

I passeggeri scendono alla fermata lasciando posto a impiegati eleganti in camicia.

Rimango perplesso da questo cambiamento così radicale.

Fermo un ragazzo e gli chiedo spiegazioni sul mio treno, lui scoppia a ridere assieme ai suoi compagni.

«Sei a bordo di un “local train”» esclama in un perfetto inglese.

Mi spiega che gli abitanti del luogo lo prendono solo per ricoprire piccoli tratti, io invece sto percorrendo l’intera tratta del treno.

Ecco spiegato il mutare dei pendolari.

Sorrido.

Mi invita a sedermi accanto a lui.

Riesce a farmi vedere con occhi nuovi l’esperienza che ho appena vissuto, farmi capire che ho potuto vivere a pieno varie sfumature della società indiana.

I pregiudizi che avevo, ora mi fanno sentire ridicolo.

Ci fermiamo nuovamente, un ragazzo urla la mia fermata.

Dal disagio che avevo poche ore prima, adesso quasi mi dispiace scendere.

Ci ho messo sei ore invece delle due previste per raggiungere la mia destinazione, ma solo ora mi rendo conto che è stato l’errore più bello ed educativo che potessi mai commettere.




gli scolari
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foto di gruppo
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il mio "salvatore"
il mio "salvatore"



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