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Una storia di DomenicoDeFerraro

DANTEDI’ D’AMORE

CANZONE DANTESCA

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6 minuti

Pubblicato il 25 marzo 2021 in Poesia

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DANTEDI’ D’AMORE


CANZONE DANTESCA



Vado nei miei verdi mattini per ridenti lidi tra le voci di una natura in fermento, sparse nel cielo e sulla terra . Ascolto le voci di tanta gente che trascina seco il peso di questa esistenza . Molti vanno verso l’inferno, altri verso il paradiso, verso il fine prefisso nella loro logica nel senso che si dischiude come fosse un fiore a primavera. E le mie rime sono esule ed esultano su questa terra sono figlie della mia malinconia del mio menzognero canto che corre nel vento , verso il senso di un’altra vita che m’apre le braccia e sorride aggrappata alla mia speranza . Dolce mia canzone dantesca mi accompagni nella meraviglia del creato tra le parole che segnano il mio sofferto passo tra le gesta di mille eroi caduti sul lavoro.


Nei solinghi giacigli molti infermi sono riversi per strade sporche avvolti dal soffio delle rime a primavera. Cosi prende piede ed il senso delle frasi si fanno egocentriche prendono forma in questo pedante canto. S’innalzano tra le nuvola tra i fumi dell'inferno , tra le tue parole, tra i tuoi sorrisi vedrai la morte ed avrai paura poi ti nasconderai con il tuo cuore, in pianto sotto i piedi di una croce dove un santo eremita fa ritorna a sera dopo un lungo viaggio. Ricorrerai il senso ed il verso di un vivere per sentieri austeri , andrai dove ti conduce la gloria , al ballo delle betulle. Per sentieri odorosi in mezzo al prato in cerca del mio amore che mi nega il suo sorriso, mi nega il suo corpo ignudo . Ed oltre questa esistenza la mia canzone assume un aspetto ambiguo quasi fosse una canzone di rivolta in mezzo a tanta spazzatura in mezzo al cammino che mi dovrà condurre al paradiso promesso .


Fresca ed azzurra in quest’aria la tristezza sembra una sposa che fugge nel tempo delle promesse. E tu andrai a capo chino incontro a questa storia nel trambusto fino sull’arbusto e nella busta troverai il tuo cuore strappato dal tuo petto. Troverai al fine di questo viaggio, l’immagine di te stesso seduto sotto un faggio. Che importa a me della gloria , cosa m’ importa del tuo corpo , cosa sarà domani , cosa sarò io tra poco, cosa sarà questo mondo che gira all’incontrario nella sua fallace rappresentazione. Auliscono pure le rose , le rime danzino per l’inizio di questa primavera , suonino le campane nella pasqua pandemica , suonino sotto fondo , mille strumenti diversi , dentro il dolore di molti, come ieri io canto i santi ed i poeti messi ognuno difronte al peccato commesso.


Fiori dei miei giovanili anni , fiore novello racchiudente il senso ed il detto in bilico nella rima obliqua , pendula risalente il crinale della meschina esistenza e nel fraterno ire il mio dire si perde nell’azzurro , nella gioia di un attimo, dentro il tuo corpo nella mia colpa . Chi si gratta infime risale nel verso, il quale s’accende e si colora di nuovi versi di nuove speme. In questa primavera il vero sarà la veste della realtà, sarà la cura per malato di covid , sarà il popolo appresso l’amore. Ed il folle sopra il campanile ride e saluta la folla . L’amore è uno stornello, una canzone masticata tra i denti a prima mattina la quale ti fa sentire bene , giovane come un tempo in queste nuove rime di primavera.


Ecco le strofe distiche, vipere alate in amore, armoniche vipere, strisciano nel sole di primavera volano alte le parole verso il sole sonanti tra il verde, nella giovine selva, giú per le rosse fitte fratte

O canzone vivente, sali sui rami, vai oltre quello che credo nel senso di molti anni trascorsi in esperienze varie che attanagliano l’animo mio in preda a tanti incubi. Ed il mio amore si desta al sole della dolce primavera, nell’inferno dell’ospedale dove canto questa vita dove cerco un senso religioso, frutto di tante vite andate verso la deriva.


Pasqua giorno glorioso silenzioso intriso di tanti amori perduti nell’oggetto nelle lusinghe figlie di questo andare e venire circoscrivere il verso scemante nell’incomprensione della sua apodittica imperitura partecipazione narrativa .Suonino le campane a pasqua per Dante Pascoli e Carducci per il prode Dino Campana per questo amore tinto di giallo come i grandi girasoli che fanno ombra ai fossi dove è sepolta questa libertà .


Vorrei cantare Dante ed il dolore che provo

Vorrei cantare questo amore ma sono incredulo

Sono come una carta moschicida, accetto il bene ed il male.

Sono questo ed altro e cerco il senso a queste parole morte

Forse sono ad un passo dall’amore, forse sono già morto.

Vado avanti non mi pento e canto il mio peccato

La libertà, sgorga dal mio petto

Dal mio cuore per te per molti anni ancora

Sono estasiato perduto nel mio dire

Mi nascondo , gioco con l’amore e l’odio

Potrei cambiare verso e vestimenti

Sono fuori questo bar aspetto te mi saluti come un tempo.

Vorrei salire in camera tua

Ma non ho un becco di quattrino

Mi vendo l’anima per un goccio di vino

Mi vendo la mia dignità per l’orco canterino

Mi compro il mondo intero

Canto e seguo l’amore fuorilegge

Questo errore mi affligge

L’orgasmo é un miraggio.

Ed io sono l’ultimo poeta di me stesso

Sono Dante e Boccaccio

Sono Carducci , canto con un boccale di vino in mano

Sono questa storia la quale passa e mi porta in paradiso

Sono impegnato con la mia sorte

Passo a piedi per piazza plebiscito

Scrivo, io vorrei cambiare nome e pelle

Poi tutti mi seguono ed io sono non sono l’ amore eterno.

In questo gioco di rime perdo il mio ardore

La sostanza comprime il mio cervello

Il velo della tristezza è bianco

Mentre il canto è rosso come il vestito di Dante


La bellezza non dovrebbe mai unire l’odio all’amore, nella sorte avversa, calarsi dentro un verso come se fossimo ai margini di un fosso dove ci si butta tutti i versi fatti , sballate rime di dei ed eroi figlie di notti insonne. Io questa vita lo vista da sola, piangere il suo errore ,seduta in un bar di africani ubriachi.


Vorrei dirti sono felice

Sono desto nel canto

Vesto le vesti del se dei mie versi

Lo so il resto è niente

Per questo tiro la corda

Tutti ridono

Tutti vorrebbero capire il senso

Ma l’amore è una colla si attacca alle mani

E la vita sei tu, piccola e bionda

Sei tu che muovi questo amore sotto questo cielo

Questo cuore batte dentro il mio canto

Questa festa non si arresta

Neppure nel mio dire

Di nuovo

Non sono nessuno

Sono fritto

Mi mangio una pizza

Guagliò avascia le mane

Fammi tuccà

Non pazzià

Belle zizze

Ma tu chi sei ?

Io sono mastociccio

Mó piglia la mazza

Facciamo pace ed è subito sera


La città vive di molti mali e di tanti amori passati , di tante glorie antiche e moderne. Gode nelle bellezze a spasso per il centro con indosso solo vestiti di seta , solo di pensieri e passioni. La città si nasconde dietro quello che sento in questo canto, mi porta a capire chi sono e quando ho da vivere. Ed il tempo e passato come fosse un fiume in piena mi ha trascinato verso di te in attesa . In tante angusti episodi mi armo con il mio peccato con il mio coraggio e sogno sempre di ritornare a casa . Dove m'attende un dormire in un gioco di rime a primavera dove l’amore è questo amore , tutto il resto è poesia.







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