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Una storia di SoloSara

Ode a un giornalista che ha smarrito la via

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3 minuti


Capisci l’importanza del buon giornalismo quando sai cosa vuol dire rifarsi il letto. Attenzione, mio caro e improbabile lettore. Non quando impari a farlo, ma quando capisci i gesti che fai. Dopo anni di nolente lotta intestina tra ciò che le tue sinapsi comunicavano e quello che le mani effettivamente facevano, puoi ritenerti capace di saper fare il tuo stesso letto. Grande traguardo.

Orgoglioso della tua olimpica perfezione, pregustando le lacrime di soddisfazione dei tuoi, nel bel pieno di una marcia trionfale degna del più grande condottiero romano, odi però una frase che non risparmiava nemmeno l’udito di Cesare: “Memento mori”.

Ecco, appunto Sà. Me pare che ce stamo un po’ a perde co ‘sta storia. Nnamo ar punto che sennò su ‘sto letto me ce sdraio io e bonanotte…

Fine trionfo. Ritornando alla realtà, rifarsi il letto è soltanto uno dei passi che avvicinano all’età adulta. Come tante altre faccende tramandate di generazione in generazione, aiuta perfino ad acquisire una maggiore consapevolezza di sé. Ed è su questo punto che giornalismo e vita casalinga si incontrano. In entrambi i casi, infatti, si solleva qualcosa per poter andare più a fondo. Si sente spesso parlare, in ambito giornalistico, di qualcuno che ha “sollevato un polverone”. È questo ciò di cui voglio parlare.

“Ciò di cui voglio parlare”. Ma che davero davero? Senti core, non vordì che ‘mo che hai preso er votone dell’anno te poi permette de scrive come fossi l’inviata dell’ultimo servizio de Nemo. A proposito, me piace quel programma, poi ce sta coso… daje, che nun me revè il nome… vabbè coso, quello che fa sempre ride pure a te… Vabbè ciao, poi te lo dico…

La strada è ancora molto lunga se lì è dove voglio arrivare. Comunque sì, nel mio piccolo è questo ciò di cui voglio parlare. È quel sollevare che mi sta a cuore. Parla una che il letto non è mai stata tanto brava a rifarlo, ma il continuo ripetere gli stessi gesti la ha costretta a cercarne il senso. È quel sollevare che cattura la mia attenzione, che mi ha folgorato in una mattina come tante.

Coperta. Piumone. Lenzuolo. Copriletto. Sì, d’inverno ho freddo. Alza uno alla volta tutti gli strati. Ma quello che ti fa veramente dannare è l’ultimo, il copriletto. Una sola minuta invisibile grinza può compromettere minuti di scrupolosissima concentrazione. Essa è lì, totem della disattenzione umana.

Allo stesso modo il giornalista deve discendere dalla superficie fino alla verità. Il suo compito è simile a quello del filosofo: indagare. Entrambi inoltre sono mossi da un sentimento comune: la meraviglia. Il giornalista si meraviglia di quanta verità, nel bene e nel male, giace nascosta sotto strati di menzogna. A questo punto, con la devota sollecitudine di chi sa che ha una missione da compiere, inizia a sollevare.

Coperta. Piumone. Lenzuolo. Copriletto. Sì, tante false interpretazioni- non esistono i fatti, se si segue il pensiero di uno che ho sempre immaginato intento ad urlare al cielo (mò lo dovete capì voi er senso de sta frase. Interpretate.)- concorrono a nascondere la verità che, come la legge dovrebbe essere, è uguale per tutti. Tra l’altro sono fattori che aumentano quando c’è qualcuno che cerca di nasconderla a tutti i costi.

Ma il vero giornalista lo riconosci subito: non preme la mano sulla coperta se vede che la grinza c’è ancora, non la soffoca.

Coperta. Piumone. Lenzuolo. Copriletto. Materasso. Il giornalista non si è fermato, ha trovato invece ciò che aveva disturbato così a lungo il suo lavoro. Un dettaglio, un baccello per tutto quel tempo non gli aveva permesso di dormire sonni tranquilli. Una volta scoperto, lo toglie. La verità è troppo importante per essere fermata da un simile dettaglio. E va avanti. Ricomincia da capo. Niente grinze. Stavolta tutto è perfetto.

Pregusta già le lacrime di soddisfazione dei suoi, nella marcia trionfale della Verità. Lui stesso ha reso nuovamente così gloriosa Lei, Musa degli insaziabili.


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