scrivi

Una storia di Indiescozz

Il rifugio nella nebbia

110 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 09 luglio 2020 in Avventura

0

A quasi 2300m di altezza, sulla vetta di un imponente parete rocciosa, si trovava una baracca militare.

Costruita durante la Prima guerra mondiale dalle forze austriache, serviva da riparo a quei soldati costretti a trascorrere giornate gelide per mantenere inviolata quella vetta strategica dal punto di vista militare.

Trascorsero anni arroccati in quella vetta in condizioni igienico sanitarie precarie.

Il cibo era scarso e le rigide temperature invernali rendevano le giornate interminabili.

Il freddo e la guerra avevano gelato anche il cuore di quei soldati giovani ed inesperti.

Erano lì, in vetta, a sparare a vista a soldati italiani, anch’essi giovani ed inesperti.

C’era chi, dall’alto sparava e chi dal basso cercava di conquistare quella vetta.

E per cosa?

Si ammazzavano per difendere o conquistare, potrebbero sembrare ragioni diverse, in realtà le ragioni erano le stesse, sacrificare le proprie vite per i colori della loro bandiera.

Giornalmente quelle rocce si dipingevano di un rosso non loro, il sangue di quelle povere vite cambiava i colori di quelle montagne.

Carlo era uno di loro, un soldato italiano.

I suoi genitori allevavano bestiame tra le montagne, a contatto con la natura, a contatto con gli animali.

Lui era cresciuto in quel contesto.

Guardava il padre cimentarsi nel suo lavoro, anche se era molto giovane cercava di imparare i segreti di quel mestiere, il suo futuro era quello.

Quel periodo gli ha fatto capire di non dare mai per scontato e certo il proprio futuro, perché in un attimo tutto può cambiare.

Era il 1915, due ufficiali dell’esercito italiano salirono fino tra le montagne, l’Italia era entrata in guerra e all’esercito servivano tutti i giovani sani e forti disponibili, Carlo era uno di loro.

Venne portato in una caserma in città, addestrato, armato, e rimandato tra le montagne.

Ma non per mungere le vacche ma per uccidere, uccidere giovani come lui.

Il futuro che si era prefissato venne tristemente stravolto, altri uomini avevano deciso per lui, doveva andare in guerra.

Furono anni terribili, vide cose che un essere umano non dovrebbe mai vedere, e soprattutto non dovrebbe mai fare.

Lui e i suoi compagni venivano letteralmente mandati al macello.

Avevano solo un obiettivo, conquistare quella vetta dove sventolava bandiera austriaca.

I due schieramenti non erano nelle stesse condizioni.

Mentre gli italiani erano in campo aperto intenti a conquistare quella montagna, gli austriaci erano in vetta a giocare al tiro al bersaglio.

Era un bagno di sangue.

Carlo non voleva legare con nessuno dei suoi commilitoni, non voleva affezionarsi, non voleva raccontargli i suoi segreti anche se ne aveva tremendamente bisogno, era solo.

Ogni giorno partivano per l’assalto e chi c’era il giorno prima non era detto che ci fosse il giorno seguente.

Viveva i rapporti alla giornata, non poteva permettersi di aggiungere altra sofferenza a quei giorni tristi.

Passarono gli anni e Carlo inevitabilmente cambiò, da giovane spensierato e sorridente divenne triste e pensieroso.

La guerra lo stava cambiando.

Finalmente la guerra finì e Carlo riuscì a sopravvivere a quei anni difficili in Europa.

Il suo commilitone riuscì a conquistare quella vetta tanto ambita, per la quale molti suoi coetanei ora non c’erano più.

Quando Carlo arrivò in cima fu uno dei primi ad entrare in quella baracca dove fino a pochi giorni prima vivevano gli austriaci.

Era una giornata splendida, la vista era incredibile, se ne innamorò all’istante.

Alcuni mesi dopo venne congedato dall’esercito per tornare alla vita “normale”.

Torno alla sua vita, dalla sua famiglia, dai suoi pascoli, ma lui non era più lo stesso.

Quella guerra lo aveva cambiato nel profondo, il ricordo del fronte tormentava le sue notti che diventavano sempre più frequentemente insonni.

Ma solo un pensiero ricorrente rallegrava il suo cuore, il ricordo di quella baracca e la vista spettacolare che si scorgeva da quel posto.

Decise di ritornarci, decise di arrampicarsi fino alla cima, aveva un’idea in mente.

E così fece, tornò in quel luogo e si arrampicò fino alla vetta, il percorso lo conosceva bene, conosceva quelle montagne come le sue tasche, durante la guerra avevano studiato ogni centimetro di quella roccia per poter sfrecciare l’attacco decisivo agli austriaci.

Ma ora Carlo era in pace, non c’era più odio nelle sue intenzioni, non c’era più orrore.

La baracca era di medie dimensioni, un po’ trascurata, ma l’ampio ingresso e le numerose camere la rendevano spaziosa, ma allo stesso tempo fredda.

Carlo decise di realizzarci un rifugio, perché quel posto di guerra doveva diventare un posto di pace e di serenità.

Ci mise il cuore in quel progetto, doveva renderlo speciale.

Rifece gli interni con i risparmi frutto del periodo militare cercando di far diventare un posto grazioso e accogliente.

Ma nonostante i suoi sforzi continuava ad avere un’aria sinistra.

Ogni sera, nuvole basse avvolgevano il rifugio, veniva completamente sommerso da una fitta nebbia, non si riusciva a scorgere nulla oltre l’uscio d’ingresso.

E così ogni sera, avveniva questo strano fenomeno dai tempi degli aspri combattimenti.

Un’aria sinistra avvolgeva quel posto, come se calasse un velo di sofferenza a ricordo di tutte quelle vite spezzate.

Carlo nonostante tutto credeva in quel progetto e alcuni anni dopo lo inaugurò.

I primi ospiti salirono in vetta, ma non per scopi bellici come nel passato, ognuno di loro portava lassù i suoi sogni da realizzare.

La quiete di quel posto dava modo a tutti di riflettere con serenità.

Pian piano il rifugio divenne un luogo magico, ogni ospite che arrivava fin lassù lo arricchiva con una parte di sé, ormai non era più solo un posto di Carlo, ma era la casa per ogni persona di passaggio che cercava un riparo.

Passarono gli anni, ed un giorno, magicamente com’era arrivata, la nebbia sparì, ora quel rifugio era diventato un luogo di pace e di serenità, il velo di sofferenza aveva lasciato spazio alla luna e alle stelle...


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×