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Una storia di IBonamiciFredducci

Disforia portami via...

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6 minuti

Pubblicato il 27 giugno 2020 in Altro

Tags: #lgbt #pensieri #trans #transgender #vita

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Arrivando al parcheggio per i motorini già li aveva visti: c’erano un ragazzino ed una ragazzina seduti su un muretto, che si coccolavano.

Parcheggiò il suo scooter con la solita precisione, e scese.

Faceva un gran caldo, nonostante l’intero parcheggio si trovasse costantemente all’ombra di alberi e palazzoni…

Mentre recuperava il suo zainetto dal baulone e metteva il bloccadisco, continuava ad osservare i regazzetti con la coda dell’occhio e da dietro le lenti nerissime dei suoi occhiali.

Avranno avuto dai 14 ai 17 anni al massimo. Erano entrambi molto magri: anche la femmina non aveva forme, tranne un lievissimo accenno di seno…

Lei indossava una canottierina di un amaranto sbiadito e di un tessuto leggero, e shorts di jeans mentre lui un paio di pantaloncini “alla pinocchietto” ed una maglietta bianca semplice semplice con stampato su, un po’ sbiadito, il logo di “Friends”.

-Una delle serie più sopravvalutate della storia dell’Umanità- pensò.

Erano seduti accanto, su quel muretto mediamente alto che quindi permetteva loro di tenere le gambe penzoloni senza che toccassero il suolo. Lei teneva la testa appoggiata sul petto di lui, che la cingeva con un braccio.

Erano molto dolci, molto teneri.

Provò invidia e gelosia: alla loro età non aveva praticamente vissuto quelle cose e, quando lo aveva fatto, non era stata la stessa cosa…

Non aveva mai potuto vivere come avrebbe voluto e come avrebbe dovuto.

Non aveva mai percepito la libertà di fare la vita che avrebbe desiderato.

Il suo corpo era sbagliato.

Il suo corpo funzionava in maniera perfetta e, anzi, rispetto agli standard era apparentemente indistruttibile: in vita sua aveva preso l’influenza 4-5 volte al massimo, poteva permettersi di mangiare tutto quello che cazzo voleva senza praticamente mettere su un grammo di peso, possedeva una resistenza fuori dal comune e aveva bisogno di dormire pochissime ore giornaliere…

Il suo corpo non era mai stato neppure da buttare dal punto di vista estetico; MA ERA SBAGLIATO.

Viveva in un corpo del sesso opposto a quello a cui sentiva di appartenere, e sta cosa l’aveva compresa in tenera età.

Iniziò a percepire il proprio corpo come sbagliato che avrà avuto 5 anni: fino alla quinta elementare però poteva tranquillamente permettersi un’estetica ibrida ed androgina ma poi, con lo sviluppo, i tratti fisici tipici del sesso a cui apparteneva quel maledetto involucro erano venuti fuori con prorompenza, e ciao ciao ambiguità…

Aveva iniziato a vivere la propria vita secondo il genere del suo corpo, ben sapendo che la sua mente, la sua personalità, il suo vero essere erano del tutto opposti a quel contenitore a base di carbonio che li conteneva.

I suoi genitori erano sempre stati comprensivi durante la sua infanzia, quando manifestava comportamenti tipici del sesso opposto a quello a cui biologicamente apparteneva (a quello a cui biologicamente apparteneva quel corpo): avevano sempre lasciato che facesse quello che voleva.

Vi chiederete: per quale cazzo di motivo non ha ancora fatto un riassegnamento?

Eh...principalmente per 2 motivi:

1) i genitori sembravano molto comprensivi ma, quando l’infanzia era finita, misteriosamente si erano via via dimostrati sempre più chiusi verso tutto ciò che non fosse squisitamente cisessuale ed eterosessuale: la società progrediva, il tempo andava avanti e anche molta gente finalmente apriva la propria mente e lasciava perdere convenzioni e convinzioni in piedi da troppo a lungo...e loro parevano tornare indietro. Non avrebbero mai capito. Nessuno, nella sua numerosa famiglia, avrebbe compreso. Nonostante, anche o soprattutto per la sua disforia di genere, non avesse mai stretto rapporti importanti e affettivi con la propria famiglia, non se la sarebbe mai sentita di lasciarsela completamente ed ufficialmente alle spalle;

2) il suo maledetto ed odioso corpo “indistruttibile” presentava tratti sessuali esteticamente troppo marcati: forse stupidamente aveva sempre posseduto la convinzione che non possedesse il fisico più adatto per una transizione…


E così aveva sempre avuto giganteschi problemi a relazionarsi con gli altri.

Oltretutto sentiva la sua identità di genere chiarissima e cristallina fin dalla prima infanzia, ma il suo orientamento sessuale era sempre stato estremamente confuso, mutevole, ambiguo...

E così aveva mandato a puttane due relazioni lunghissime perché le aveva vissute con la consapevolezza di trovarsi “dalla parte sbagliata” (ma forse nemmeno poi tanto, cazzo) e provando rimorso per tutto il tempo che aveva fatto perdere alle altre metà della coppia, che volevano matrimonio, figli, una vita “normale e tradizionale”…

A volte desiderava una famiglia, a volte perfino dei figli… Percepiva tutto ciò come estremamente complicato…

Aveva amato quelle persone? Ma che cazzo ne sapeva? Percepiva i sentimenti in un modo tutto suo e anche con quelli faceva una fatica boia. A volte credeva spassionatamente nell’amore, altre volte aveva la certezza che fosse solo una mera convenzione sociale.


E così non aveva mai avuto avventure, tranne un paio tra l’altro fighissime…

E così era sempre stata una persona solitaria ed aveva sempre avuto pochi amici.

Aveva pochi amici, ma teoricamente fedelissimi. A volte li considerava la sua vera famiglia, a volte aveva il sospetto che non comprendessero perfettamente cosa fosse.

Erano al corrente della sua disforia? Sì: recentemente lo aveva anche detto a tutti in modo piuttosto chiaro...eppure provava la sensazione che pensassero che fosse solo una “persona strana e fuori dal comune”, e non comprendessero quanto soffrisse...perché ogni maledetto secondo di ogni maledetto giorno della sua maledetta vita era frustrazione e sofferenza…certo è che non aveva mai seriamente chiesto aiuto, non aveva mai detto loro quanto effettivamente stesse male.

Aveva l’abitudine, fin dall’infanzia, a tenere tutto per sé e non parlare mai di cose personali con nessuno.


E così guardava di sfuggita quella coppietta di ragazzini…

E così provava rimpianto.

E così iniziava a percepire il tempo che passava: ne aveva ancora tantissimo davanti, ma quello ormai alle sue spalle non era più così poco e creava nel suo maledetto cervello iperattivo un senso di ansia crescente.

Ansia, rimorso, rimpianto.


Alle volte era perfino capace di scherzarci su:

-Purtroppo ti hanno proprio dato il sesso sbagliato: dovevi essere di quello opposto e avremmo formato una coppia fenomenale!- aveva scritto, senza pensare che la cosa potesse essere molto più pesante di quanto sembrasse, una delle sue amicizie più care poche settimane prima in un messaggio

-Eh...ogni secondo della mia vita penso che mi hanno dato il sesso sbagliato; ma ormai è andata così...che ci vuoi fare? Sarà per la prossima volta! Nella prossima vita ci azzeccheranno di sicuro, cazzo!!!- aveva risposto sportivamente.

Alle volte ci scherzava su, alle volte si sentiva perfino di aver quasi accettato la cosa; la maggior parte delle volte, però, provava rifiuto, disprezzo e disgusto per il suo corpo e viveva la cosa come una tremenda condanna.

Vide il proprio riflesso in uno dei retrovisori dello scooter a cui passò accanto mentre si incamminava verso il cancellino del parcheggio, e provò il solito disgusto e le solite orribili sensazioni...


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