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Una storia di lisa1949

Effetti di un temporale

Benjamin e William

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8 minuti

Pubblicato il 04 ottobre 2018 in Fantascienza

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Effetti di un temporale



“Risale a molti secoli prima della nascita di Cristo il primario accenno all’elettricità. Il filosofo greco Talete scoprì le proprietà elettriche dell’ambra, già dal 600 A.C. Oggetti o pietre, come l‘ambra, se strofinati, attraevano corpi leggeri o provocavano scintille. Da qui, con tecniche abbozzate, l’uomo impostò le prime basi sull’invenzione della batteria.

Dopo quei remoti esperimenti furono molte le prove per catturarne l’energia. Studi e progetti di uomini e studiosi arrivarono a perfezionare poco alla volta questo fenomeno naturale, catturandone le proprietà e imparando a gestirle per migliorare le qualità della vita a livello mondiale.

Tuttavia, l’evoluzione e la smania di successo ha impedito all’uomo di concentrarsi sugli effetti postumi di tali scoperte.”


«Figliolo, la mia teoria è esatta, te l’assicuro» ribadì l’anziano genitore al giovane figlio, suo aiutante durante gli esperimenti che l’uomo praticava da tempo per catturare le scariche di elettricità, in modo che non creassero danni irreparabili.

«Padre, potrebbe essere pericoloso per la tua persona» replicò dubbioso il giovane William.

«Sono certo che, ormai nel millesettecento, sia opportuno avallare questa invenzione fondamentale» confermò senza alcuna titubanza Benjamin, convinto di portare una scoperta rivoluzionaria, non solo per la sicurezza dell’uomo, ma addirittura per migliorarne la qualità della vita.

Fu così che decise di progettare un rudimentale aquilone, intrecciando fili metallici e puntale di ferro, una sorta di radiorilevatore dello spazio.

Attesero il momento più favorevole e, carichi di entusiasmo, la notte in cui si scatenò un temporale di grande potenza si mossero alla ricerca della verità.

Il cielo si trasformò in un insieme di scariche e di rombanti frastuoni, quasi si fossero risvegliati tutti gli dei dell’universo contro quell’intruso che cercava di rubare loro l’energia.

Posizionati sui tetti più alti, raggiunti dopo un faticoso aggrovigliamento di gambe e funi e, finalmente misero in moto il loro progetto.

«Padre sei sicuro che questo aggeggio si solleverà in alto a sufficienza?» chiese ancora alquanto scettico William.

«Figlio, vedo che nutri poco rispetto per le mie teorie, ti mostrerò quanto sei in errore.» borbottò deluso l’inventore

«Forse sono più preoccupato per la tua salute: temo sia un tentativo alquanto pericoloso»

Nel frattempo si levò un forte vento e le scariche intensificavano la loro potenza attraverso botti assordanti. Il momento era giunto.

Lasciò scorrere lentamente la corda di quell’arnese incolore, che, illuminato dai lampi, sembrava diventato di vetro e questi, docile, si portò sempre più in alto attratto dalla forza magnetica del temporale. La tensione percepita in quel frangente, si stava trasformando in scariche elettriche miste ad adrenalina pura.

Fu questione di un attimo. D’un tratto, il puntale dell’oggetto volante divenne un qualcosa d’incandescente e, lungo il filamento collegato a Benjamin, si formarono molteplici scintille fiammanti. Infine, raggiunta la chiave che fungeva da interruttore di energia, scatenarono un’enorme esplosione. Poi, fu il buio totale e nulla più.

La terra, pochi secondi più tardi iniziò a tremare e a gorgogliare in modo insolito, facendo schizzare fuori dal sottosuolo, residui e pietre, o quanto potesse e essere attratto da quella forza magnetica.

Una sorta di meteoriti al contrario, venivano proiettate nello spazio dando l’impressione di un mondo capovolto.

Quindi, l’odore intenso del metallo, tipico della tempesta, iniziò a infestare l’aria.

Quella staticità perdurò un tempo non quantificabile, fino a che i due artefici si trovarono misteriosamente, catapultati nell’era moderna.

Esterrefatti dall’impatto visivo ambientale, pensarono di essere in preda alle allucinazioni..

«Padre, cosa abbiamo fatto? Quale luogo orribile è mai questo?» Il frastuono dell’attività del ventunesimo secolo lo aveva annientato.

Benjamin, osservando quel mondo in movimento, scosse il capo incredulo.

«Non ti saprei spiegare, ma è una cosa allucinante questo trambusto» Gli occhi smarriti e l’espressione stordita, espressero ancor meglio delle parole, il suo stato d’animo.

«Con la mia teoria, certo non avrei nemmeno lontanamente pensato a un mondo così strutturato»

Rinchiusi in una sorta di cupola di cristallo, si trovarono a vivere un incubo.

«In quale luogo terreno ci troviamo ora, padre? Quale epoca?» Troppo presto per ricevere una risposta esaustiva. Bisognò riflettere.

«Potrò tornare alla fase iniziale dell’esperimento? Quali altri geniali inventori, avranno ideato una simile Babilonia?»

«La sete di potere, la fama, il progresso, gli interessi» ipotizzò William, frastornato.

Intanto, all’interno di quello struttura si poteva accedere a enormi schermi e monitor e collegati a tastiere di ultima generazione, da dove attingere a molte informazioni.

Un androide dalle sembianze umane fornì loro istruzioni affinché potessero imparare a usufruire delle indicazioni e comprendere le variazioni che nei secoli, tramite l’uso dell’elettricità, furono realizzate.

Benjamin volle approfondire, quindi si mise a studiare e con una facilità non facile da supporre, riuscì a recuperare risultati soddisfacenti.

Non era nemmeno stato concesso loro di contattare esseri umani, costretti per norme sanitarie di sicurezza, a restare rinchiusi in stato di quarantena.

«Come? Io, l’inventore del parafulmine, trattenuto agli arresti insieme a mio figlio?» alquanto contrariato, si sedette su di una poltrona relax di alta tecnologia.

Alle prime vibrazioni l’uomo sorpreso e spaventato, fece uno scatto alzandosi.

«Che assurda utilità possiede una poltrona così?» domandò William, incuriosito.

«Credo che gli uomini non abbiano rispetto per l’energia: non andrebbe sprecata inutilmente» aggiunse il padre.

Attraverso le nozioni archiviate nei computer, riuscì a individuare le invenzioni dei suoi successori.

Intercettare nomi illustri come Watson, Beccaria, Newton, Volta, Einstein, estese il desiderio di apprendere i passi avanti fatti dai geni della scienza. Infatti, ne restarono entrambi molto sorpresi.

Approfondendone le conoscenze storiche, giunsero a una realtà decisamente più cruda: i disastri ambientali

L’uso più orrendo dell’energia lo appresero dai fatti di Hiroshima, vergogna del genere umano.

Quindi, vennero a sapere di Chernobyl, uno dei più gravi incidenti nucleari: causò migliaia di vittime. La nube tossica contaminò milioni di persone allargandosi a macchia d’olio. Ancora oggi vivono persone portatrici con i segni evidenti della tragedia, avvenuta nel 1986.

Nel 2002, dalla petroliera Prestige affondata nell’Atlantico, fuoriuscirono fiumi di petrolio distruggendo millesettecento chilometri di coste, tra il Portogallo e la Francia. Un disastro ecologico immenso per la fauna marina. Migliaia di uccelli finiti nel greggio, ripuliti dagli operatori ambientali, presentarono in seguito malattie e disturbi degli organi interni e riproduttivi.

Analoga situazione in Messico nel 2010, dove il petrolio fuoriuscito inquinò le camere alimentari degli animali causandone la morte da avvelenamento e contaminazione.

Un altro grave disastro nucleare nel 2011 avvenne a Fukushima, in Giappone, in seguito al terremoto e conseguente maremoto, la centrale fu inondata, subendo danni paragonabili agli stessi di Chernobyl.

Insomma, impatto ambientale e acustico. Surriscaldamento climatico, e relativa mortalità della fauna ittica. Buco dell’ozono. Infinite catastrofi dovute all’abusato utilizzo dell’energia, per motivi di interesse o all’incoscienza umana.

«Figliolo, avevi ragione tu: prima di progettare invenzioni nuove, dovremmo valutarne le conseguenze.»

«Padre, dai tempi più remoti l’uomo ha cercato di produrre vantaggi sperimentando nuovi sistemi. L’evoluzione è necessaria.» la sua voce tradì l’interesse per le novità apprese.

«Certo, sei giovane e sottovaluti i danni procurati dall’abuso delle tecnologie.» Benjamin sembrò essere preoccupato.

«Questi mezzi di comunicazione innovativi, che tutti portano all’orecchio, danneggiano la corteccia cerebrale. Te ne rendi conto?»

«Invece no, ti sbagli padre; è fantastico comunicare tra uomini per mezzo di queste invenzioni!»

«Non a discapito della salute del pianeta e di tutto il suo ecosistema».

Scosse la testa Bejamin, assolutamente tormentato, motivato dall’esperienza.

«Non blaterare scioccamente, dammi una mano, piuttosto!» Quindi prese a manipolare alcuni strumenti elettronici studiandone le proprietà informatiche.

«Quanti giorni dovrà protrarsi ancora il nostro periodo di isolamento?» chiese lo scienziato all’androide.

«Questi sono gli ultimi tre giorni di segregazione. Poi vi sarà possibile parlare con gli umani» La voce metallica del robot risuonava irritante come il graffio delle unghie sull’ardesia della lavagna

Sui dei fogli trovati sulla scrivania, l’uomo cominciò a prendere appunti. Trovando molto più semplice e pratico, secondo le sue abitudini, appuntare i suoi calcoli in questo modo.

Ovviamente servirono loro pasti adeguati e, adiacente alla cupola, misero a diposizione una stanza con tutti i comfort per riposare e ripulirsi.

“Una mente geniale riesce ad assorbire nozioni sconosciute in breve lasso di tempo. Tanto è abituata a tenere in esercizio i neuroni che, quanto a una intelligenza normale può apparire ostico, per un studioso diventa semplice e logico.”

«Padre, spiegami gli appunti che stai annotando. Non dormi nemmeno la notte».

Tuttavia William, distratto dai dispositivi elettronici, seguì superficialmente gli elaborati del padre e nemmeno intuì cosa avesse in mente di elaborare.

Proprio allo scadere della quarantena, appena fu loro concesso di uscire sulla terrazza della cupola, Benjamin vide una scala esterna che conduceva sino in cima alla struttura, raggiungendo il grande puntale metallico, probabilmente utilizzato come parafulmine.

Inorgoglito per quella sua invenzione portatrice ancora di grandi benefici, inserì qualche altra formula ai suoi appunti e sospirò profondamente.

«Raggiungimi quassù, William, dammi una mano!» chiamò il figlio già in preda all’ansia.

Il giovane si ritrovò ancora una volta insieme al padre, in piena notte, a stringere tra le mani un cavo munito di elettrodi applicati all’estremità.

«Questa volta non occorre un temporale, è sufficiente connettere questo congegno alle onde magnetiche. Torniamo a casa figliolo.»

«Cosa stai dicendo padre? Credo sia impossibile!»

«Ancora una volta dubiti delle mie capacità? Dobbiamo tornare e impedire le innovazioni dannose e salvare il pianeta. Ne convieni anche tu?»


“William non riuscì a rispondere, una nube esplosiva lo trascinò nello spazio insieme al padre. Chissà se riuscirà nel suo progetto, Benjamin? C’è da augurarselo, perché al punto in cui ci troviamo, questo pianeta non avrà lunga vita.”




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