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Una storia di Andcar

CONVERSAZIONE CON DANTE E LEONARDO

Racconto filosofico di Andrea Carrozzo

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6 minuti

Pubblicato il 07 novembre 2018 in Altro

Tags: #Dante #filosofia #Ges #Leonardo #Verit

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Con l’intento di ridurre la mia ignoranza (intesa come mancanza di conoscenza), ho nel tempo analizzato (con spirito critico, e senza intenzione alcuna di offendere) alcuni argomenti, per me importanti, riguardanti l’esistenza di Dio e dell’uomo, del bene e del male.

Per essere un credente, e non un credulone.


Così, ad imitazione dei Dialoghi platonici, ho scritto questo pamphlet in cui converso con il Sommo poeta e il Genio universale; e quale miglior luogo in cui ambientare questa conversazione se non nella Loro Firenze - città molto amata anche da me, che sono di Lecce... la Firenze del Sud - .


Ci tengo a precisare che non è un’apologia al Cristianesimo, ma un’analisi delle fonti bibliche da me esaminate.

Mi accadde una notte, precisamente quella del 5 novembre di due anni fa, che sognai di fare una passeggiata a Firenze.

Forse come conseguenza della mia mai sopita voglia di Conoscenza, incontrai sul Ponte Vecchio due esponenti dell’intellighenzia italica: Dante e Leonardo.

E nel sogno pensai: quale migliore occasione per rivolgere Loro le domande esistenziali che da sempre mi assillano, e a cui, quasi con psicotica urgenza, ho da sempre cercato di dare risposta.


*****


Così, mi avvicinai a loro, mi presentai, e - con soggezione, ma sicuro di me - dissi:

“Vengo al Vostro cospetto per porVi un paio di domande su argomenti per me importanti, che penso abbiate già affrontato nei Vostri studi e di cui sicuramente sapete più di me.”


“Ebbene, parla!”


“Dunque... Io sono un eremita della Conoscenza, e la mia curiosità si estende in svariati campi: dalle materie umanistiche a quelle scientifiche, non tralasciando l’arte.


Ad esempio, ho negli ultimi anni letto di Melchisedec: un personaggio alquanto misterioso, citato nel Tanàkh (la ‘Bibbia ebraica’) solo in alcuni passi, ma che mi sembra invece sia più importante degli altri, secondo forse solo a Gesù; eppure è ignorato dalla stragrande maggioranza dei cattolici - o presunti tali - .”


“Melchisedec - disse Dante - significa, da un’analisi filologica del nome, Re di giustizia; inoltre, è Re cananeo di Salem: è quindi un Re di pace.

Confermo che è un personaggio emblematico ed enigmatico, vissuto verso il II millennio a.C.; è il primo Sacerdote di Gerusalemme menzionato nelle Scritture, ed appare una sola volta nella Bibbia - più precisamente nel Libro della Genesi, in cui avvenne l’incontro con il Patriarca Abramo - ; successivamente, è citato nel Salmo messianico Dixit Dominus, in cui si profetizza la venuta di una figura messianica - Gesù - che sarà sia Re che Sacerdote in Eterno secondo il Suo Ordine; ed, infine, è citato in alcuni passi della Lettera agli Ebrei.”


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“Grazie tante: preciso e conciso!”


“Sempre a proposito di misteri, nella fisica sono stato sempre affascinato dalla forza di gravità: ci confrontiamo con essa sin dalla nascita – e, probabilmente, anche da prima - ma è ancora alquanto sconosciuta – perfino anche per la stragrande maggioranza degli scienziati.


Ciò che mi sconvolge è che lessi un articolo in cui Isaac Asimov, uno scrittore del mio secolo, fu forse il primo ad osservare che la Luna è attratta dal Sole da una forza più che doppia rispetto alla Terra.”


“Isaac Newton - disse Leonardo - ha espresso per la prima volta nel 1687 la Legge della gravitazione universale, sostituita solo nel 1915 dalla teoria della relatività generale di Einstein; ma devi sapere però che continua tuttavia ad essere utilizzata come un’eccellente approssimazione degli effetti della gravità, e che già nel 1692 lo stesso Newton ha affermato che il concetto di ‘azione a distanza’ è un’assurdità: Egli non riuscì mai ‘a stabilire la causa di questa forza’, né a spiegarne l’origine: ‘cause fino ad oggi sconosciute’; inoltre, nel 1713 ha affermato che: ‘Non sono stato in grado finora di scoprire la causa di queste proprietà della gravità e hypotheses non fingo... È sufficiente che la gravità esista davvero e agisca secondo le leggi che ho spiegato, e che serva a tenere conto di tutti i moti dei corpi celesti’.”


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Nuovamente volli porre al padre della lingua italiana, autore di un sublime poema allegorico - universalmente ritenuto una delle più grandi opere della letteratura di tutti i tempi - uno strano quesito:

“È risaputo che la bellezza e la felicità sono un’illusione, ma a me sembra tale anche la vita...”

“Non illusione - precisò Dante - ma vanità!

Ricorda che, come è scritto: Vanitas vanitatum, et omnia vanitas.”

Non feci in tempo ad accennare che questa visione della vita mi pareva sì realistica, ma forse anche nichilista, che mi interruppe aggiungendo:

“Ed è anche scritto: Nihil sub sole novum”; e ciò mi fece capire che i vizi e le virtù dell’uomo sono stati e saranno sempre gli stessi.


*****


Contentissimo e molto soddisfatto delle Loro risposte, chiesi infine ad entrambi quale consiglio potessero darmi.

E, quasi in coro, mi risposero:

“Fuggi l’ignoranza; e insegui con tutte le tue forze solo ciò che ti piace fare sinceramente, ciò che per te rappresenta la verità ed ha un senso!”

E io, quasi d’istinto, risposi Loro:

“Farò tesoro di questi Vostri suggerimenti.

Finora ho letto tanto dei filosofi greci e romani, ma onestamente mi sono sempre rimasti alcuni dubbi...

A proposito di verità e senso, Vi pongo la domanda esistenziale per antonomasia: per Voi, qual è il senso della vita? E inoltre, cosa sapete dirmi delle classiche dicotomie quali Dio e Satana, Paradiso e Inferno, Realtà e Illusione, Dubbio e Verità...”


“Lascia perdere i filosofi, di qualsiasi tradizione essi siano, perché non ne sanno più di te!”, mi risposero; e detto ciò svanirono... E io mi svegliai quasi di soprassalto.


Purtroppo rimasi insoddisfatto dalla Loro risposta; ne conclusi che avrei dovuto scoprirla da me!


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Consapevole che Dio è ineffabile e che “in Teologia si fanno solo domande”, e convinto che l’uomo vive da sempre nella caverna di Platone, passai un po’ di tempo a pensare tra me e me alla conclusione del sogno; ma, più che di sane riflessioni, si trattava del mio solito pensiero fisso a cui non posso sfuggire!


*****


Cos’è la verità? ...

Volevo assolutamente avere la risposta!


Platone affermava che ‘filosofia’ è sinonimo di ‘morte’: ovvero, per sapere cos'è la verità è necessario morire.

È quindi un paradosso: per conoscere la verità sul senso della vita bisogna perdere la stessa vita! ... È un àut àut.

Da buon Ingegnere, mi sembrò un po’ come il principio d’indeterminazione di Heisenberg, che in meccanica quantistica stabilisce che è impossibile conoscere contemporaneamente e completamente due grandezze fisiche: in questo caso, i due concetti vita e verità.


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Ma improvvisamente, ecco che la risposta arrivò:

mi ricordai di aver letto nel Vangelo di Giovanni proprio questa domanda, che venne pronunciata da Ponzio Pilato durante il suo interrogatorio a Gesù; e Gesù non rispose. E mi sono sempre chiesto perché: era forse incapace di dare la risposta?


E invece no! Quel Suo silenzio fu la più terribile risposta!

Risposta che era implicita nella domanda: era lì da sempre; celata, ma alla portata di tutti!


Ovviamente, il Governatore romano parlava in latino; la domanda fu quindi:

“Quid est veritas?”


il cui perfetto anagramma - da un’intuizione di sant’Agostino - conteneva anche la risposta:

“est vir qui adest” (è l’uomo qui presente).

E non si tratta di un banale calembour.


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Questo versetto - definito dal Martellatore baffuto, Nietzsche, come “l’unica espressione [del Nuovo Testamento] che possiede valore” - con la sua chiarificazione mi chiarì anche i significati di tanti altri versetti biblici altrettanto - apparentemente - enigmatici.


*****

Dedicato alla mia famiglia.

Andrea Carrozzo

Ingegnere, intellettuale e appassionato d’Arte

Immagine in copertina:

absolutus - 89 cm x 144 cm - 28/8/2018 - Andrea Carrozzo


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