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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine TUTT'ALTRE STORIE

About People and Heroes

(..persone, protagonisti & succubi).

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9 minuti

Pubblicato il 12 gennaio 2019 in Humor

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About People and Heroes,(..persone, protagonisti & succubi).


Tutte le persone che ho incontrato nella vita non sono nulla di più di quello che sono, cioè ‘persone’ o al massimo interpretazioni di ‘modelli antropici’ di se stesse, cioè della propria vita, in quanto a considerarle coscienti delle proprie azioni ce ne passa. A meno che non accada qualcosa o qualcuno non arrivi a stimolare la loro emotiva sessualità o la loro repressa sentimentalità, che se prese in considerazione a se stante, la dicono lunga sulle ‘bassezze’ e assai poco sulle ‘altezze’ umane del nostro tempo.

Un esempio è Genevieve, una sorta di eroina, del genere (..strangers when we meet, strangers when we left). Se la vedi per strada e non è più che consapevole d’essere lì, cosa che capita di frequente, tu che pure la conosci non esisti. Ma se la saluti o le parli, lei comunque risponde senza neppure sapere chi sei. E se, mettiamo il caso, dieci persone diverse la incontrano e le parlano, ne vengono fuori dieci sue reazioni diverse. Sì che viene da chiedersi quale è la vera Genevieve? Alquanto curioso no?

Direi proprio di sì, perché esiste una ‘vera’ Genevieve e un’altra ancora ‘più vera’, del tipo ‘più vera del vero’. Comunque, ammesso e non concesso che da qualche parte esista un ‘più vero del vero’, che raramente si scorge sui volti delle persone che s’incontrano, Genevieve esula da questa categoria di conoscenze per rientrare in quei beni che fanno parte del patrimonio immateriale dell’umanità, in quanto a un suo sguardo cambia il mondo attorno.

Cosicché se pensi di poter interagire con lei devi dar prova di una qualche reazione, e la reazione che si ha, dipende esclusivamente da come ti guarda, cioè da te che la osservi, da chi sei, da cosa le dici, da cosa ti aspetti da lei. Se le poni una domanda, allora sarà la tua intonazione di voce, la tua personalità, l’ ‘amichevolezza’ che le dimostri a plasmare la sua risposta.

Se non fosse così, allora parlerebbe con gli altri allo stesso modo in cui parla con te. George tu sai che non è così. Lo sai perché con te non è la stessa che ad esempio con me, o con Nick o con Dave. Insomma vuoi dire che è colpa mia se Genevieve fa la stronza con me? Non l’ho pensato nemmeno per un istante. Piuttosto penso che Genevieve sia una stronza e basta. Ma se affermi che è stronza perché viene con me, o perché non la dà a te, allora m’incazzo terribilmente. E sai perché Tony? Perché vuol dire che stai pensando in termini convenzionali di colpa e merito, e che quindi alla fine lo stronzo sono io. Mentre da parte sua non c’è alcuna colpa nel preferire me o discriminare te, non ti pare?

Non mi pare, ma vedi il problema è tutto qui, ed è che tu la scopi e io no, ti pare un fatto di poco conto? Dipende. Ti stai prendendo gioco di me, George dillo? Non è di questo che stavamo parlando Tony, piuttosto del fatto che Genevieve crea le persone intorno a sé. Senza di lei, tu e io non esistiremmo neppure, almeno non dal suo punto di vista. Cioè stai dicendo che al dunque gli stronzi siamo in due, mi sembra un’ottima prospettiva George. Esatto, volevo farti comprendere proprio questo, che Genevieve fa di te un eroe e di me un succube da usare a suo piacimento, per ora senza possibilità di invertire le parti. Per quanto vada fatta attenzione, perché le cose potrebbero cambiare da un giorno o l’altro.

Che vuoi dire? Semplice, oggi a me domani a te, se il prossimo che incontra per la strada dimostrerà una sorta di ‘amichevolezza’ più vera della mia o della tua … capisci, a buon intenditor poche parole. Tony comprendo quello che dici e credo che tu abbia ragione, quindi tutto dipende da me, sebbene vorrei trovare una spiegazione sul perché questo succede, perché al dunque la dà a me e non a te. Dunque lo ammetti? Che cosa? Che sei cosciente d’essere solo il succube del momento. E che quindi tu saresti l’eroe? Forse, ma non per questo mi sento meno capace di portare avanti questa conversazione e farti sentire quello stronzo che sei Tony!

Questo vale per me come per te, vero George? Insomma, per me ognuno può decidere cosa vuole dalla vita e come poterlo avere, o meglio come prenderselo. In questo Genevieve è maestra. Proprio oggi mi sono chiesto se stesse cambiando la mia condizione di ‘succube del momento’ e come far fronte alle sue reazioni inaspettate. È così che in un baleno scopro di avere gli occhi bendati, e di pensare che sto in fine il ruolo di succube potrebbe anche starmi bene, e che seppure le cose dovessero cambiare, la discussione intrapresa fra me e te potrebbe continuare all’infinito o cessare immediatamente.

In fondo essere eroe per un giorno o succube per il resto del tempo che deve ancora trascorrere, non cambiarebbe niente della mia vita, visto che amo Genevieve così com’è? Amo il condizionamento del suo corpo, il materasso sul quale ci sdraiamo, il suo respiro ansimante, le mie esplicite sensazioni nervose, e non mi chiedo dove sia Genevieve quando non è con me, o magari è tra le braccia di un altro che non sono io, e forse neppure con te Tony e con nessun altro. Anche se mi rendo conto che il mio concetto di eroe e di succube stia in qualche modo mutando d’aspetto e che d’ora in poi potrebbe essere definitivamente diverso, rimango dell’idea che Genevieve è pur sempre Genevieve e io uno stronzo in più tra gli stronzi. Una merda, insomma! Forse.

Ne deriva che una qualche considerazione andrebbe fatta, se non altro per chiarire a me stesso la mia posizione sociale (bugia), piuttosto che la mia realtà individuale, perché se sono (ma non mi ci sento) una merda, allora tutte le persone che s’incontrano, uomini e donne, e che fra loro sembrano compiacersi gli uni della compagnia degli altri, ma che in realtà si detestano, si biasimano, se non addirittura si odiano, divorati dai pregiudizi, dall’invidia, dalla gelosia, a favore della possessione che gli ottenebra il cervello, non sono altro che merde, come me e te ma anche come Voi, quegli stronzi che incalzati si rincorrono a vicenda nel ‘prendimi e lasciami’, come fa il gatto col topo, in un atto supremo d’amore.

Del resto anche Tony ed io quando siamo insieme proviamo in fondo lo stesso gradevole piacere nel gioco di spassarcela con Genevieve, qua e là piccandoci a vicenda, trasformando i silenzi (delle pause) in uno sterminato universo di espressioni, tutte quelle che riusciamo a fare e che ormai ci vengono spontanee. Un divertimento di cui non riusciamo più fare a meno, molto spesso scambiandoci sguardi d’intesa che non screditano l’un l’altro, bensì ampliano (con un pizzico di humour) i confini della nostra reciproca benevolezza. Quali eredi d’una tradizionale comicità, il nostro ridere (vis comica) va alla ricerca delle forze primordiali, si può ben dire che nulla nella vita è casuale, che tutto mio caro Tony può essere spiegato con un sorriso, sostenendo quanto più di ridicolo c’è in ognuno di noi. Succubi e falsi eroi infine dobbiamo ammettere d’essere merda di déi, di quelle divinità che da illo tempore giocano tra loro e con noi al gatto e il topo.

Un esempio a caso? No grazie. In breve George asserisci che ciò che c’è tra noi e Genevieve può essere riepilogato in una stupida formula, come dire che solo per aver entrambi assaporato il frutto della conoscenza (la fica di Genevieve), adesso siamo paragonabili a dèi? Quindi ammetti di averla avuta anche tu Tony? Cosa, chi? No, a te posso dire di non conoscerla affatto, che è solo ciò che provo nei suoi confronti, cioè il delirio e le vibrazioni che non ho mai provato per nessun’altra. Anche perché la nostra Genevieve non l’ho mai incontrata davvero, è solo un’illusione che spero possa avverarsi prima o poi.

Sai, è esattamente quanto è accaduto a me, è solo il vaneggiamento di un’ansietà, quell’io che fa da cassa di risonanza alle mie elucubrazioni omo-orfiche che si rincorrono durante le mie notti di digiuno totale, in cui assaporo il piacere sottile della M (leggi masturbazione spinta), in cui riesco a immaginare situazioni surreali che in qualche modo identifico con lei, Genevieve. Insomma una sorta di volo pindarico in grado di dare le vertigini anche al più zelante degli amatori come me o a un cialtrone che mente come te, Tony.

Quanto dici ci fa sembrare due cinici incalliti mentre di fondo, almeno per quanto ci riguarda, siamo entrambi due sentimentaloidi da strapazzo che si comportano di conseguenza a quanto accade nel quotidiano di questa società di merda. Tony, pensi davvero che quanto facciamo sia poi così inerente a ciò che siamo? Hai mai pensato a come a nostra insaputa ci vedono gli altri e a quanti si divertano alle nostre spalle? Al dunque credo che Calvino avesse ragione nel dire che siamo degli automi manovrati da forze autonome presenti in natura, che davvero tutto è predestinato.

Come dire che noi due, tu ed io tanto per capirci, siamo allo stesso tempo eroi e succubi di noi stessi? Se non è così Tony, allora cosa siamo? Credo che il mondo abbia bisogno di noi come noi abbiamo bisogno del mondo. Scusa ma che vuol dire? Non lo so! Faccio un esempio se vuoi? Fallo! Se non è nel senso del ‘pene’ che devo pensare, allora in che senso? Io per esempio, potrei essere l’autore di questo racconto senza intento (che di fatto non sono), ma che pure, per dirla col suo vero autore Tony Mobily (*), al quale per certi versi posso dire di averla scippata, che stiamo qui a divulgare una rivelazione del cazzo. Pensa ai lettori che dovessero leggerla, cosa penserebbero di noi due?

Di certo non si calerebbero nei nostri panni. Beh, io le mie mutande non me le calerei con nessuno di loro, ammette Tony. Ah bene, pensa se lo venissero a sapere tutte le persone che abbiamo sempre preso di mira quanto avrebbero da ridire sul nostro conto? Penso che in fin dei conti si troverebbero a ridere di noi. Del resto noi ci prendiamo gioco di loro, perché quello che segue fa parte del gioco, vero? Sì, un gioco (al massacro) fino all’ultima goccia d’inchiostro. Ma tu non dirlo in giro, i lettori potrebbero risentirsi … ma no, penso che se venissero a saperlo chissà, magari ne riderebbero con noi.

Ciao eroe!

Ciao succube!


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