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Una storia di Arcanosenzanome

Il Viaggio 2: pensavi che fosse finita, vero?

Parte 2

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12 minuti

Pubblicato il 25 aprile 2021 in Horror

Tags: #fantasy #horror #onirico #puraviolenza #splatter

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Mi trovo in mezzo ad una orda di anime che fissa, forzatamente, Cesare, sono ferme e ammassate: come una mandria di pecore che attendono il fischio del pastore, per ritornare all’ovile.

Un suono di trombe infernale annuncia l’atteso discorso «anime smarrite! Vi annuncio che da ora in poi non sarà più niente come prima! Una grave minaccia incombe su di noi! Lei, ha subito l’intrusione da parte di una creatura a noi sconosciuta! Diciannove dei miei sudditi sono stati attaccati e inceneriti! Per evitare ulteriori perdite, ho deciso di adottare metodi stringenti che comprendono: il mutismo assoluto, l’abbassamento dello sguardo e l’obbligo assoluto di rispettare entrambi gli ordini impartiti! Chi non rispetterà queste regole verrà punito severamente! Ovviamente questo vale solo per voi!» le anime non capiscono il motivo di tutto questo; noto che i loro sguardi tristi sono rivolti verso terra e il brusio di voci sussurranti è sparito.


Cosa sta succedendo all’interno dell’incubo? Era di questo che parlava Demetrio?”.


Cesare sembra soddisfatto del suo discorso, si ritira nell’oscurità come un paguro nel suo guscio. Un urlo di dolore rompe il silenzio; le anime creano un cerchio intorno ad un mucchio di cenere; le anime vicino ad esso incominciano a bruciare: un fuoco blu le fa evaporare lasciando una scia di solitudine, prima di svanire nel nulla. Incomincio a correre, non voglio finire dissolto da quella strana forza invisibile; cerco di tenere lo sguardo basso e corro senza mai voltarmi; vedo Corlega e il suo gruppo di tirapiedi che indicano un enorme portone di ferro ornato da punte di lance arrugginite, la scritta sopra di esso dice “se volete salvarvi dovete entrare nello Stipatoio” non ho scelta.

È un posto terrificante, un lungo e infinito corridoio si prospetta davanti a me, ci sono dei buchi con dei tappi di acciaio alzati, sembrano tanti tombini che costeggiano il corridoio


Perché stipano le anime in posti così claustrofobici?”.


Un rumore assordante attira la mia attenzione, è una bestia umanoide che con un grosso martello rinchiude le anime, sbattendo violentemente i tappi. È davanti a me, mi punta un martello d’ottone dritto sul viso «vedi di non farmi perdere la pazienza! Entra nel tuo buco! Ora!» è grosso, al posto del naso ha un grugno orrendo che cola del muco marrone, e due occhi neri con le pupille simili a quelle dei rettili. Non posso opporre resistenza, mi calo in uno dei buchi, rendendomi conto di non essere solo ci sono altre 2 anime con me «come mai ci hanno chiuso qua dentro?» le anime sembrano impaurite, una di loro sussurrando mi dice «non hai sentito cos’ha detto lo zoppo? Non possiamo parlare!» impaziente di trovare una risposta ai mie dubbi «si! Ma non ne capisco il motivo! Voi lo sapete il perché di queste regole assurde?» l’anima è terrorizzata «da quello che si vocifera, uno dei tirapiedi di Corlega, ritornando in Lei ha portato un essere strano! Divora anime e mostri, non fa differenze! Si attacca alla luce o all’oscurità divorandole fino a consumarne anche il corpo!» non sono ancora convinto «questo lo avevo intuito! Ma perché le regole?» l’anima è tremante, ha paura di essere scoperta, mentre disubbidisce rispondendomi «in pratica, la creatura si sdoppia attaccando chi guarda negli occhi o chi parla con l’anima che la ospita!» l’ultimo dubbio «ne hai mai vista una?» suda e trema «no! Dicono che solo chi viene attaccato riesce a vederle! Nessuno è mai sopravvissuto per raccontarlo!» il tombino si apre di scatto, il porco ci sta fissando con aria assassina «vi piace disobbedire vero?» la figura suina sembra furiosa, sento i tremolii delle anime che mi stanno appiccicate in quello spazio angusto «non sono stato io a cominciare, è colpa del nuovo arrivato! Io ho sempre obbedito alle regole! Guardami, non ho più la luce! Ho fatto sempre come mi avete detto! È lui che mi ha istigato a parlare!» l’anima che fino a prima non aveva aperto bocca «si! È vero! È stato lui a parlare per primo!» la bestia ride a crepapelle «tradendolo vi siete condannati tutti quanti! La regola del mutismo vale anche per voi! Non dovete parlare! E perché mi state fissando negli occhi?» il mostro infila il martello d’ottone nel buco e con dei gesti energici, e ripetuti, incomincia a pestarci: come se dovesse sminuzzare delle spezie con un mortaio. Riesco a farmi scudo con i corpi martoriati delle due anime, sento il sangue che mi cola addosso, è come se mi stessi facendo una doccia con la marmellata.


Fortunatamente sono ancora intero, non posso dire lo stesso per quei due pezzi di carne e ossa che dividono quello spazio stretto con me”.


Sento il rumore ronzante di una lampadina che si accende, la luce è fastidiosamente luminosa: mi brucia gli occhi. sono stanco vorrei riposarmi ma non ci riesco, sono costretto a restare sveglio. Ogni tanto sento dei passi e il grosso martello che esplode sopra la mia testa; la luce si fa sempre più intensa e sento molto freddo; non riesco a determinare quanto tempo sia passato: mi sento stanco, nervoso e sofferente. Questa tortura non ha una fine: il martello che sbatte, le luci che si fanno sempre più intense, il martello che tuona, le luci che mi abbagliano sempre di più, non cambia mai, peggiora di continuo.


Sono esausto! Quando finirà tutto questo? A cosa serve trattare così le anime?”.


Finalmente dopo un’eternità cambia qualcosa, il tappo si apre, si affaccia un grugno mucoso «avrai molta fame, mangia!» una diabolica risata preannuncia la cascata di una poltiglia strana; vengo inondato da un liquido giallastro e marrone, ha dei pezzi di qualcosa al suo interno ma non riesco a capire cos’è, la poltiglia si mescola con i corpi decomposti delle due povere anime.


In effetti il porco ha ragione ho molta fame...”.


Con le mani provo a dividere il cibo dai liquidi di decomposizione, vengo pervaso da innumerevoli conati di vomito mentre provo ad ingoiare quella sbobba. Non ha sapore, ma solo l’idea di quello che sto ingurgitando mi fa rimettere in maniera compulsiva; oltre al sangue, liquidi biologici, pezzi di ossa e carne ora sono ricoperto anche dal mio stesso vomito, e non posso fare niente: sono rinchiuso in questo lurido buco stretto. Provo ad urlare ma non viene nessuno, provo a tirare calci sul tappo che mi tiene rinchiuso ma non produce rumore: posso solo aspettare. Non ci sono né orologi né riferimenti dai quali potrei capire quanto tempo è passato, le luci non si spengono mai, il rumore del martello che sbatte sul ferro è costante, devo trovare un modo per uscire da qua.

Prima che possa escogitare qualcosa, sento il tappo che si apre; il suino umanoide storcendo il grugno «cos’è questo odore? Cosa c’è? Non ti è piaciuto il vitto? Giusto non mi puoi rispondere! È la tua giornata fortunata stanno passando per il lavaggio! Comunque volevo dirti che hai un nuovo amico! Se vuoi un consiglio...non guardarlo negli occhi e non parlarci potresti finire incenerito!» con forza spinge l’anima invasa nel buco e richiude con cattiveria ridendosela soddisfatto.

Si tiene le mani sugli occhi come se non volesse guardarmi, dagli spazi che ha fra le dita escono dei raggi di luce blu: sono simili al fuoco che ha bruciato le anime poco tempo prima. Di nuovo sento il tappo di metallo che si apre è sempre il maiale «mi sono dimenticato di darti questo! Mettitelo sugli occhi! Cesare non vuole che le sue anime smarrite muoiano! Preferisce vederle consumarsi lentamente! Se poi muoiono lo stesso...se ne farà una ragione! Il tubo del lavaggio è a due buchi, incominciate a prepararvi!» con cattiveria richiude sbattendo il tappo.

L’oggetto che mi ha dato assomiglia ad un paio di occhialini, di quelli che si usano in piscina: sono neri con tanti minuscoli buchetti, sono fatti di una plastica scadente e usurata.


Se non dobbiamo guardarli negli occhi perché ci sono i buchi? Se non vogliono ucciderci perché sono qua dentro con un’anima invasa?”.


Nuovamente il tappo che si apre, questa volta non è il porco, sono due tirapiedi di Corlega con un grosso idrante in mano «come la preferite la temperatura dell’acqua? Calda? Fredda? Tiepida? Ah, è indifferente! Tanto non sentite niente! Tre, due» vengo inondato da un getto di acqua gelida che mi blocca il respiro, cerco di tenere gli occhi chiusi per evitare lo sguardo dell’anima invasa; tra una risata e l’altra dei tirapiedi il getto potente dell’idrante mi lacera la pelle e mi spinge violentemente contro il muro: sputo un paio di denti.


“Quando finirà questa tortura?”.


Finalmente il getto si ferma, vedo un enorme tubo che mi sfiora la testa, come un potente aspirapolvere risucchia tutto quello che non ha vita lasciando me e l’anima invasa tremanti, ma relativamente puliti; il tappo si chiude producendo un rumore assordante.

Dentro di me sento un’energia potente che si libera producendomi brividi in tutto il corpo; inizio a tremare e sudare; il battito del cuore accelera sempre di più e le mascelle si stringono fino a scheggiarmi i denti; davanti a me vedo l’immagine dell’Elfetta voglio riabbracciarla: devo trovarla.

Nuovamente si apre il tappo; una voce fastidiosa mi colpisce i timpani «si mangia!» vengo sommerso dalla sbobba; l’anima invasa inizia ad urlare, le sue urla sono colme di dolore e il suono sembra quello di un maiale che viene sgozzato; una forte luce blu consuma il suo corpo, lasciando per terra un mucchietto di cenere brillante: sembrano dei minuscoli diamanti blu mescolati a dei granelli di sabbia grigio scuro.


Non posso fare una fine così misera! Se devo morire lo farò tentando di scappare!”.


Mi guardo intorno alla ricerca di qualcosa che posso usare come arma; vedo che dal mucchietto di cenere spunta un frammento d’osso, sembra ottimo per ricavarne un coltello; inizio ad affilarlo grattandolo sul pavimento, ci metto l’anima e il cuore per trasformarlo in un pugnale.

Il risultato è ottimo: appuntito come un punteruolo e tagliente come la lama di un rasoio. Mi preparo per l’agguato; con una mano mi aggrappo ad una scaletta sotto il tappo, con l’altra invece tengo saldo il pugnale d’osso: non vedo l’ora di sfogare la rabbia accumulata sul collo del porco.

Sembra essere passato molto tempo, la voglia di salvarmi non mi fa provare stanchezza, resto aggrappato nell’attesa che si apra il tappo; un cigolio metallico preannuncia la mattanza; i miei occhi si riempiono di odio; il tappo si apre; il collo del porco mi viene servito su un piatto d’argento; con un fendente ben calcolato affondo la lama nel collo del mio carceriere, riesco a sentire la lama che penetra e lacera la trachea: il sangue nero della bestia mi inonda.

Il porco non muore, fa uno scatto all’indietro trascinandomi con lui; cadiamo, di peso, uno sopra all’altro; mi rialzandomi fisso con ira il corpo rantolante della bestia «ti è piaciuto torturami vero? Adesso tocca a me!» mi guarda con occhi che chiedono pietà, e con voce soffocata mi implora «ti prego non uccidermi! Non farlo! È Lei che mi ha ordinato di maltrattarvi! Ti...prego...no!» estraggo il pugnale dal suo collo ruotando la lama, schizzi neri mi pitturano la faccia «ognuno di noi ha la possibilità di scegliere! Tu hai preferito assecondare l’incubo e ora ne pagherai le conseguenze!» appoggio la punta della lama tra le ciglia del maiale e con un calcio ben piazzato sul manico, pongo fine alla sua inutile vita.


L’incubo mi sta trasformando? Cosa sono diventato? Questa è sopravvivenza o puro istinto?


Velocemente nascondo il corpo nel buco e richiudo il tappo; devo andarmene in fretta prima che si accorgano del cadavere, inizio a correre su quel infinito corridoio. Arrivo all’uscita ma una porta blindata mi sbarra la strada, c’è una scritta che dice “per aprire inserire l’osso”; sento dei passi e delle voci «hai sentito? Stanno bruciando tutti! Cesare ci aveva detto che noi siamo immuni ai Blisruv! Ci ha mentito!» «non dirlo neanche per scherzo! Lui è l’imperatore! Quello che dice è giusto! È vero! Secondo me abbiamo capito male noi!» «pensala come vuoi! Io non intendo rischiare la pelle! Le regole che ha dato alle anime smarrite le rispetto anche io!» «ma cosa stai dicendo! Se ci invadono a noi, c’è una buona possibilità che vengano invasi anche loro! Non puoi abbassarti al loro livello! È inutile parlare con te di questo! Cambiando discorso, Corlega parlava di una creatura della natura che è stata catturata e rinchiusa nel Profondo. Hai sentito niente tu?» «si! Quella schifezza con le orecchie a punta, gusto? Dice che lei può fermare l’invasione, il suo sangue ci renderà immuni dal fuoco dei Blisruv!».


Orecchie a punta? È l’Elfetta! Le faranno del male! Devo trovare l’osso per poter continuare il viaggio! I tirapiedi di Corlega sanno sicuramente dov’è!


Sbadatamente ho lasciato il pugnale conficcato nella testa del porco, i tirapiedi si stanno avvicinando sempre di più; mi guardo intorno alla ricerca di un’arma, non vedo niente. Cerco di trovare una soluzione, se mi scoprono è la fine; il corridoio è lungo fiancheggiato dai tappi, illuminato dall’oscurità e circondato dal nero più profondo: non ho niente che posso usare. I passi si fanno sempre più vicini, devo nascondermi; velocemente apro uno dei tappi e mi lancio dentro, senza chiuderlo del tutto, guardo a terra e non parlo, percepisco altre anime vicino a me: dai riflessi blu sul pavimento capisco che sono tutte invase.


Speriamo brucino presto! Ho bisogno di un nuovo pugnale! Perché ho questo tipo di pensieri? Non sono più io! L’incubo mi sta cambiando?”.


I passi si fanno più veloci, come se stessero correndo, delle urla rendono l’aria tesa «no! Amico mio! Chi ti ha fatto questo! Maledette anime smarrite! Pagherete tutte per questo! Andiamo a prendere il tubo per il lavaggio! È ora che imparino ad obbedire!» «l’ho lasciato fuori, hai tu l’osso vero?» «si! Prendi!».


Trovato! Devo procurarmi un pugnale!”


Spinto dal demone che sta nascendo dentro di me, sferro un calcio sulle mani dell’anima invasa, liberandole gli occhi: si dissolve in una vampata blu cobalto. Il suo sacrificio mi regala una tibia lunga e resistente; inizio a lavorarla; gratto l’osso con accuratezza; lo affilo fino ad ottenere un perfetto strumento di morte, una spada molto tagliente: sono pronto per andare a prendere l’Elfetta.


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