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Una storia di _valente

La colpa del non agire e l'alibi morale

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2 minuti

Pubblicato il 13 giugno 2019 in Giornalismo

Tags: #attualit #comfortzone #giovani #politica #storia

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Più volte nell’arco di questi anni mi sono trovata tristemente a costatare, tra me e me, quanto poca partecipazione e interesse nei confronti di ciò che avviene all’infuori della confort zone si riscontri tra i miei coetanei. E’ paradossale quanto ciò stia a indicare una quasi completa ed esplicita estraneità dal nostro stesso essere e rifiuto nel rapportarci a ciò che a noi pare lontano poiché forse non percepito dai nostri fisici cinque sensi ma che effettivamente ci appartiene e al quale noi stessi dovremmo sentire un’appartenenza forte e chiara in virtù della nostra giovane età e degli anni che ci si pongono davanti, nei quali non ci toccherà unicamente vivere all’interno delle metaforiche quattro mura costituite dalla nostra vita privata ma anche confrontarci con ciò che c’è fuori e che influisce, anche se ormai siamo cosi ciechi da non rendercene conto, ciò che facciamo nostro nella quotidianità più egoista.

Ma come si può, mi sono sempre chiesta, sentire un’appartenenza forte verso qualcosa, il che a parer mio è il fine di una miriade di azioni e di sforzi di noi giovani, se falliamo miseramente nell’appartenere al nostro stesso mondo, nell’esprimere esplicitamente un giudizio, nel prendere posizione e nell’interessarsi, dialogando, di ciò che va e che non va fuori da quella porta che, cosi cocciutamente crediamo proteggerci? Come possiamo trovare un nostro posto se non siamo neanche capaci di discriminare concretamente ciò che è giusto da ciò che non lo è, se abbiamo meno forza di ribellione di un adulto disincantato?

Vorrei fare un appello a me stessa e a tutti i miei coetanei, a chi si sente in balia di un vento che non sa dove lo porterà e che dunque si aggrappa a qualcosa che ritiene solido: nulla che è fuori di noi regge, in assenza di un credo, nessuna delle nostre azioni persisterà, in assenza di valori, niente di ciò che diciamo permarrà o smuoverà qualche onda in assenza di una voce che critica e che si esprime. Possiamo cercare in tutti i modi di rimanerne fuori, dal resto del mondo, in virtù di un alibi a cui crediamo solo noi stessi, l’alibi morale del giovane che non sa dove si trova, del giovane che ha paura di esprimersi perché nessuno gli ha mai insegnato come si fa, gli hanno solo insegnato ciò che hanno fatto i giovani prima di lui, che smuovevano montagne e mari per contrastare un potere che li assoggettava ma nessuno gli insegna da dove hanno iniziato, chi ha inculcato loro questi valori e questo coraggio, chi ha detto loro cosa fare e cosa non fare? La risposta è: nessuno e al contempo: loro stessi. Non abbiamo scuse, non esistono alibi validi né tanto meno ci si può rifugiare nell’aneddoto, del: erano altri tempi perché questo lo dicono i nonni quando li rimpiangono, non possiamo dirlo noi ventenni che un tempo da definire nostro, neanche ce l’abbiamo.

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