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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine PICCOLI OMICIDI QUOTIDIANI

La mela in gioco

Teatro Degli Opposti

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17 minuti

Pubblicato il 01 dicembre 2019 in Fantasy

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LA MELA IN GIOCO

(TDO: tratto da: "La rivoluzione individuale" - inedito di Giorgio Mancinelli).



SCENA:


Sala da concerto, sedie e leggii, qualche strumento poggiato qua e là. Tutte le luci sono accese, mentre alcuni inservienti di sala dispongono gli spartiti sui leggii in ordine approssimativo, mescolando fra loro quelli riservati ai violini con quelli degli ottoni, le percussioni al centro della scena come per un concerto rock che in realtà non è in cartellone.


ATTORI: (in ordine di apparizione)


Direttore d'orchestra

Orchestrali (un numero limitato)

Regista

Un individuo (l'Ospite Inquieto)

1° Violino

L’ Autore

Coro


AZIONE:


Direttore:

Entra in scena con il tight, la bacchetta in mano e gli occhialini da lettura poggiati a metà naso, resta a testa bassa pensieroso e depone lo spartito sul podio e sollevata la bacchetta e sta per iniziare, si accorge che l’orchestra non c’è, quindi sospende il suo solenne gesto a mezz’aria:

“Per diavolo!”, (impreca seccato sbattendo forte la bacchetta sul podio di legno e facendo volare le pagine dello spartito, che si sparpagliano sul pavimento).


Strumentisti:

Entrano due o tre alla volta, tra cui il 1° violino, che si siede di fronte al leggio perplesso nel tentativo di ricavarne qualcosa di compiuto, per poi accennare alcune note strascicate, mentre gli altri strumentisti, sul suo esempio, e comunque ognuno per proprio conto, danno inizio a un brusio strumentale fastidiosissimo.


Regista:

Entra con fare brusco, si toglie la giacca e la poggia sullo schienale della sedia sul lato che da verso il proscenio:

“Direttore è tutto pronto li, vero?”


Direttore:

“Beh, non vedo ancora nessuno al proprio posto, una volta che avremo chiari quali sono gli strumenti che abbiamo a disposizione, e soprattutto conosciamo le singole capacità dei maestri, sapremo anche quale musica suonare."


Regista:

"Le rammento che questa non è una prova! Se vogliamo siamo alla 'prova generale' e magari anche l'ultima, prima della prima!"


Direttore:

"Ah, davvero? L'ultima prima della prima, mi sembra ci faccia un po' di confusione. Come dire che 'senza il mezzo non può esserci un fine', se voleva intendere che tutto ciò rappresenta un mezzo per farmi incavolare, allora davvero mi sfugge il senso. Chiaro come l’acqua, le pare?”


Regista:

“Veramente, volevo solo comunicarle, che. . .”


Direttore:

“Non aggiunga altro, gli orchestrali sono tutti pronti, vero?" - (chiede, per poi interrompersi nel constatare che gli strumentisti non sono posizionati al giusto posto in seno all’orchestra)


Regista:

“È fuor di dubbio che lo siano.”


Direttore:

“Dunque, tutto bene quel che inizia bene! Allora se siamo tutti pronti inizierei.”


Regista:

“Se sta bene a lei, iniziamo, con quale autore si parte?”

(prende la sua sedia e fa alcuni passi sul proscenio)


Direttore:

"Scusi ma dove pensa di andare?"


Regista:

"Io?, da nessuna parte, dicevo così, magari mi sposto per osservare meglio la scena."


Direttore:

"Se può, faccia spostare anche il suo aiutante che mi toglie la visuale."


Regista:

“Senta lei, pensa di intrattenersi molto, oppure?” - (dice rivolto all'individuo che in silenzio è apparso sul proscenio).


Direttore:

"Scusi se non è il suo aiutante allora chi è?"


Regista:

"Non saprei! Scusi lei chi è e soprattutto che ci fa qui?"


Individuo:

"Io chi sono? Chi sono io?" - (chiede rivolto all'uno e all'altro).


Regista e Direttore:

"Sì lei, proprio lei, chi è?"


Individuo:

"Sono l'ospite inquieto."


Regista:

"Sì e io sono Napoleone!"


Individuo:

"Buon per lei, io comunque rimango l'ospite inquieto."


Regista:

"Benissimo, Ospite Inquieto! Ma facciamo a capirci, lei avrebbe una parte in questo spettacolo?"


Regista e Direttore:

(si guardano basiti).


Direttore (al Regista):

"Ma di che spettacolo parla, quì si tiene un Concerto, più esattamente il 'Concerto dell'Anno'."


Regista:

"Lasci stare Direttore, cerchiamo di venire a capo di questa faccenda: quindi lei che parte avrebbe in questo...?"


Ospite Inquieto:

“Non quale parte, ho la mia parte.”


Regista:

“Mi scusi, ma la parte di chi?”


Ospite Inquieto:

(si volta verso la platea con un dito puntato sulla tempia, come stesse pensando a qualcosa).


Direttore e Regista insieme:

"Ne avremo per molto?"


Ospite Inquieto:

(sta per rispondere qualcosa poi, ci ripensa e voltatosi fa un gesto seccato ed esce di scena).


Direttore (al Regista):

"Chissà poi perché inquieto?"


Regista (al Direttore):

“Lasciamo stare, ma piuttosto, non doveva esserci anche un Coro?”

- (poi rivolto al 1° violino)

“Per favore la smetta con quella solfa, o almeno cambi musica.”


1° violino:

(gli mostra l’unico foglio di spartito che ha a disposizione).


Direttore:

“Perché, non gli basta tutta l’orchestra, necessita anche di un Coro?”


Regista:

“Veramente il copione lo prevede.”


Direttore:

“Un coro? Io, non ne so nulla. Come si fa a non comprendere che esiste una musica in cui si esprime l’unicità di ognuno, che conserva sempre lo stesso timbro, il carattere che è proprio a ognuno, e che mai può essere due volte uguale! Dunque a che serve un Coro?”


Regista: (alzando il tono di voce)

“Bene, allora per favore qualcuno chiami l’Autore, facciamo in modo che sia subito qui!”


L’Autore:

(entra in modo casuale intento a leggere in silenzio li fogli che tiene tra le mani, allorché attraversando il proscenio inciampa sul tavolato facendo cadere alcuni leggii vuoti).


Regista:

“Mi scusi, si può sapere lei chi è?”


L’Autore:

“Come chi sono, io sono l’autore.”


Direttore:

“L’Autore di che?”


Regista (al Direttore):

“Mi scusi, è forse cambiato il copione ...oh, pardon, la partitura musicale?"


Direttore:

"Non saprei, a me sembra si stia solo facendo una gran confusione.”


Direttore (all’Autore):

“Bene, allora mi consegni lo spartito.”


L’autore:

“In verità non ho portato alcuno spartito.”


Direttore:

“Esattamente come me che non ho preparato alcuna musica.”


L’Autore:

“Perfetto, allora siamo pari.”


Regista:

“No, aspettate; cerchiamo di capirci qualcosa, permettetemi, c'è forse in corso una partita a pari e dispari?”

– (chiede, estraendo un rotolo di spartiti dalla tasca della sua giacca).

“No, ditemi voi, ditemi, questi che cosa sono? Che forse non sono gli spartiti che si dovrebbe provare quest’oggi? Questi fogli parlano chiaro, si tratta del Primo Concerto per Orchestra e Coro.”


Direttore:

“Il primo e l’ultimo, se Dio vuole.”


L’Autore: (togliendo i fogli di mano al Regista)

“Me li faccia vedere, di certo questa robaccia non l’ho scritta io.”


Direttore:

“Tantomeno io, che pensa?”


L’Autore: (al Direttore)

“Per quanto ne so, potrebbe averli scritti proprio lei; del resto voi Direttori d’Orchestra sapete sempre far tutto meglio di qualunque altro, non è così?”

– (chiede, e senza aspettare risposta esce di scena seccato, ovviamente inciampando sul tavolato).


Regista (al Direttore):

“Può anche darsi che abbia ragione, non è che lei stasera ha sbagliato teatro? Voleva forse dire che i fogli non appartengono alla partitura che deve provare , oppure. A me sembrano tuttavia perfetti per la farsa che si sta svolgendo qui stasera?”


Direttore:

“Quando si attinge alla sorgente più autentica della musica, quando si entra in contatto col proprio essere, allora...”


Regista:

“Direttore non comprendo.”


Direttore:

“Sempre meglio inciampare che cadere, no?” – dice, allargando le braccia in segno di sconforto.


L’ospite Inquieto: (annichilito)

(torna in scena, si china e raccoglie i fogli sparsi sul tavolato)

“Orbene, questa è la mia parte!”


Regista:

"Sul serio, faccia vedere" - (gli toglie di mano i fogli e li confronta con gli altri in suo possesso)

“Non fanno parte dell’opera che si sta mettendo in scena”

(poi rivolto al Direttore)

“Ma non doveva esserci un Coro?”


Direttore:

“Ancora insiste? Non mi sembra siano previsti dei recitativi!

(seccato fa segno agli orchestrali di smettere)


L’ospite Inquieto:

“Vi dico che questa è la mia parte, e non intendo in alcun modo rinunciarci.”

(toglie di mano i fogli al regista e rivolto verso il proscenio, recita un breve prologo da “Come vi piace” di W. Shakespeare).


Provate un po’ a mettermi addosso una veste da pagliaccio e permettete ch’io vi parli francamente e vi assicuro che metterò a nudo lo sporco stomaco del guasto mondo, a condizione che questi la mia pozione inghiotta con pazienza” (*)

(quindi batte la mano sui fogli ripetutamente)


“Dico che questa è la mia parte, quella a me più confacente, l’unica possibile. Del resto ognuno ha una parte che gli è stata assegnata senza copione e senza titolo in cui l’io, l’eterno inqueto pur trova infine la sua dimensione.”


Regista: (applaude consenziente)

“E noi tutti siamo qui apposta per applaudirla. Non vorrei tacciarla di megalomania, sbaglio o stava declamando Shakespeare?”


L’ospite Inquieto: (annichilito)

“Il genio, indubbiamente, perché a lei forse non piace?”


Regista:

“Per favore, adesso se ne vada, prima che la faccia sbattere fuori. E lei Direttore non dice nulla? Siamo forse all’interno di un circo?”


Direttore:

(stacca gli occhi dallo spartito che ha preso a leggere e guarda verso il proscenio)

“Non so, non ci capisco niente, credevo di dover dirigere un concerto e invece mi sembra di partecipare a un infinito girotondo di imbecilli."

(così dicendo solleva la bacchetta e volteggia sul podio seguito da tutta l’orchestra che prende a suonare un “giro armonico” mettendosi a capo del girotondo)


Regista:

“Ma che fate, adesso ci mettiamo anche a fare il girotondo, non capisco, no proprio non capisco”


Direttore:

ferma l’orchestra, mentre il 1° violino da inizio ad un a solo straziante.


L’ospite Inquieto:

“Basterebbe che ognuno recitasse con la sola faccia che ha.”


Regista:

“Certo, la sua per esempio, come dovrebbero fare tutti gli attori di un teatro dell'assurdo, non è così?”


L’ospite Inquieto:

“Come dovrebbero fare tutti gli uomini consapevoli della possibile alternanza, e che invece vivono come attori sul palcoscenico senza mai mostrare il loro vero volto; per lo più mostrando una maschera dietro l’altra. Come del resto fanno certi Direttori d'Orchestra che dirigono composizioni altrui.”


Orchestrali:

(emettono una serie di suoni sgraziati agli strumenti)


Regista:

“E per di più senza sapere come andare avanti!” – (dice, mettendo le mani sulle orecchie).


L’Autore:

(entra e inciampa sul tavolato)

“Per questo infatti sussiste la parola, onde scandagliare gli orizzonti infiniti della musica che ci gira intorno!"


Direttore:

"Cos’è in fondo la parola se non un insieme di suoni che s’incontrano in un unico afflato concertante? Che mai ci rivela la musica se non l’essenza del pieno sentimento umano, se non l’insostenibile leggerezza dell’essere che ci distingue?"

(si concede una pausa come in attesa di un applauso che non arriva)


Regista:

"Una parola è pur sempre un’affermazione del nostro io individuale, sia essa appena sussurrata e leggera, veemente e altera, che esalta la poesia della vita e la trasfonde in certezza di esistere, immergendola nell’aura dorata di molte coesistenze, delle numerose maschere che si affacciano in quell’unico destino che ci accomuna”.


Tutti i presenti: (applaudono)


Autore:

“O che sia parte di quel dialogo che si svolge nel silenzio di una pagina scritta, o nei meandri occulti della mente, ma la parola non mente mai a se stessa, fin quando c’è qualcosa da dire o una domanda alla quale rispondere.”


Ospite Inquieto:

“No, spesso dove c’è un uomo c’è un dramma in atto, un istrione allegro che recita la sua commedia con la drammaticità che ad essa si conviene. Dove c’è un uomo c’è sempre un poeta che vive la propria esistenza nelle vesti da pagliaccio”. (*)


Autore:

“Una buona opportunità per dare avvio a quello strumento assoluto che è la voce, al quale fin qui nessuno ha prestato attenzione.”


Regista:

“L'avevo pur detto io che c’era un Coro d'asini che raglia, ma nessuno mi sta a sentire.”


Direttore:

“Mi scusi, un Coro di che?”


Regista:

“Ma un Coro di voci, è ovvio! Direttore, per favore, lasci stare, piuttosto cerchi di mettere un po’ d’ordine in questa baraonda."


Direttore:

"Che ha creato lei, se non sbaglio."


Coro misto:

(dalla platea un Coro attacca un brano lugubre, sul finire del quale s’avvia in silenzio a raggiungere il proscenio)


Regista:

“Questo proprio ci mancava! E questo cos'è un Requiem? Oh, mi sembra perfetto per un funerale, e così possiamo dire di aver concluso in bellezza.”


Direttore:

(dà l’avvio al 1° Violino che attacca una suonata di Brhams; quindi rivolto al Regista:

“Le piace Brhams?”


Regista:

“E’ sua la musica?”


Direttore:

“Forse non sa che la musica non appartiene a nessuno se non a colui che per primo l’ha ascoltata.”


Regista: (rivolto al pubblico)

“Voi che prestate orecchio, vi prego, ditegli almeno che non è la musica di un funerale, quella che avreste voluto ascoltare!”.

(quindi rivolto al Direttore):

“La prego, almeno faccia tacere quel violino.”


L’Autore:

“Davvero queste sono le uniche pagine riferite al Coro che sono riuscito a trovare, le altre sono ancora tutte da scrivere” – (dice, andando a sedersi sulla sedia del Regista e mettendosi a scrivere sui fogli che tiene in mano).


Regista:

“Lei pensa davvero di potersi mettere a scrivere adesso, qui, in questo preciso momento?”


Coro: (vociante)

(prende posto sul palcoscenico e si dispone sulle sedie libere o resta in piedi davanti ai leggii).


Direttore:

(battendo ripetutamente la bacchetta sul podio).

“Signori, signori! Per favore, prendiamo posto e diamo inizio alla prova, dove sono i vostri spartiti?”


Coro: (esegue vocalizzi)

“Non abbiamo bisogno degli spartiti, la musica siamo noi.”


Regista: (al Diretore)

“Ma non nota che tutto cambia e tutto resta uguale, persino la musica è sempre la stessa.”


Direttore:

“Ma la musica sta cambiando, e velocemente anche, che forse non se ne è accorto?”


Regista:

“Lei dice, Direttore?”

(quindi rivolto verso il proscenio).

“Immagino non ve ne siate accorti neppure voi, non è così?”


Direttore:

“Comunque a una qualche musica dobbiamo pur rifarci, se vogliamo portare avanti questa prova, non vi pare?”


Coro:

“E noi, cosa dobbiamo fare, noi?”


Direttore:

“Voi cosa?”


Coro: (uno del)

“Forse, dovrebbe suggerirci qualcosa, non so, magari una musica da suonare.”


(un altro)

“Voleva dire un testo da cantare”


(singolarmente e insieme, vocalizzi su):

“La musica sta cambiando, la musica sta cambiando, la musica sta cambiando.”


Direttore:

“E già, la musica sta cambiando, e si dovrà scriverne dell’altra, e poi dell’altra ancora, all’infinito.”


Coro:

(singolarmente e insieme, vocalizzi su …)

“La musica sta cambiando, la musica sta cambiando, la musica sta cambiando.”


Regista:

“Autore per favore, vuole dare un testo a questo benedetto Coro prima che dia di matto?”


Autore:

"Non vede, ci sto lavorando!"


Direttore:

“E chi dirigerà l’orchestra?"


Regista:

"Quello che il più delle volte non si sa è che ognuno di noi è il direttore d’orchestra di se stesso. Siamo noi i veri direttori di noi stessi.”

(pausa riflessiva)


Direttore: (entrato nel pallone sragiona da solo)

“Perché se non io, chi per me? Se non voi, chi per tutti noi? Se non ora quando?”


Coro:

(vocalizzi sulla frase “la musica sta cambiando”)


L’ospite Inquieto:

(rivolto verso il proscenio)

“E’ morto Chopin!”


1° Violino:

(attacca il solito brano funebre)


Coro:

(ognuno ripete all’altro che poi tace visibilmente esterrefatto).

“E’morto Chopin!”


L’autore:

(amaramente fino a rattristarsi in volto asciugandosi lacrime di pianto)

“E’ morto Chopin!”


L’ospite Inquieto:

“Chi l’ha ucciso? Tu l’hai ucciso!”


L’Autore:

“Io l’ho ucciso? Ma se io...”


Regista:

(solleva le braccia e le lascia ricadere con rassegnazione)

“Che Chopin sia morto è fuori da ogni possibile dubbio, ma non oggi, tanto tempo fa.”


Coro: (rattristati)

“E’ morto Chopin, non le basta?”


Regista: (spazientito)

“Già, è morto Chopin, e noi, non abbiamo altro da fare, noi”


Direttore:

“E allora questo Concerto lo facciamo, oppure?”


Regista: (all’Ospite Inquieto)

“Lei non aveva nient’altro da fare che portare la ferale notizia, proprio qui, adesso!”

(doppiamente spazientito al Direttore)

“Suvvia, riprendiamo questa benedetta prova, oppure pensiamo seriamente di prendere tutti parte alle esequie?”


Coro:

(riprende il “Requiem” iniziale)


L’Ospite Inquieto: (al Direttore)

“Ma proprio non capisce, ora siamo tutti più soli.”


Direttore:

“E già, perché invece con Chopin eravamo in allegra compagnia.”


L’Ospite Inquieto:

“Sono più che mai convinto che l’abbia ucciso lei, Direttore. Non è forse lei che poco fa ha suggerito al Coro che la musica sta cambiando? Permettendo così che ci si dimenticasse di lui, di Chopin, che ha insegnato a tutti noi la quintessenza dei sentimenti, a non sentirci soli?”


L’autore:

“Non siamo veramente soli, essere se stessi è l’obiettivo finale di questa piéce. Fin quando ci sarà l’amore non saremo mai davvero soli. Se non capite questo, allora...”


Direttore: (al Regista)

“Arrivati al dunque, non ci rimane che improvvisare, non le pare?”


Regista:

“Perché invece finora abbiamo seguito uno spartito o che dir si voglia un copione?

L'avevo ben detto io sin da principio: Tanto, gira e rigira, la musica non cambia.”


Direttore:

(fa eseguire il solito giro armonico)

"Mi spiace, lei non ha orecchio, in ogni giro armonico la musica sta cambiando."


Coro:

(vocalizzi su “la musica sta cambiando”)


L’Ospite Inquieto:

“Lei Direttore, non crede davvero che la musica stia cambiando, è così!”


Regista:

“Ma cosa volete che cambi, può essere suonata diversamente, magari con un altro tempo, con un’altra cadenza, le note in fondo sono sempre quelle, sette."


L'Ospite Inquieto:

"La musica rimane di per sé un’esperienza, non un concetto, che di volta in volta assume la forma dello spazio nel quale si propaga. Può essere melodiosa e malinconica, vivace o allegra, pur sempre è lo specchio di uno stato d’animo che non riusciamo a controllare.”


L’Autore:

“C’è nella vita una musica che è sempre nuova, e questa è la poesia che ne è l’ispirazione, l’enfasi stessa del nostro vivere, la vita finisce, ma la poesia continua a vivere sulle bocche degli innamorati, dei poeti così come degli amanti.”


Regista:

“Sì certo, a soggiogare le speranze di tutti!”

(prende la sua sedia e si pone di spalle al proscenio)

“Tuttavia anch'io sono fermamente convinto che la poesia si possa trovare in noi, nella irrealtà di questo nostro folle mondo.”


L’Autore:

“No, la sfera della poesia non s'invola al di fuori del nostro mondo ma, al contrario, è l'espressione indicibile della verità, nella sua fantastica impossibilità il poeta deve gettar via la maschera menzognera della sua presunta realtà” – (dice, citando Nietzsche di “La nascita della tragedia”).


L'Ospite Inquieto:

(estrae dalla manica una mela rossa e fa per morderla, quando un componente del Coro gliela toglie di mano e la passa ad un altro che a sua volta la passa ad un altro ancora, dando inizio a una sorta di balletto che coinvolge tutti con gran vociare divertito)


Regista:

"Vedete? Nulla cambia, tutto resta sempre lo stesso".


Direttore:

“Chi ha mai detto questo?”


Coro:

(uno dei componenti tenta di coinvolgere il Regista inutilmente, poi passa la mela a un altro componente)


Regista:

“Basta, ho deciso, rinuncio.”


L’autore:

“Come ha detto, scusi?”


Regista:

“Rinuncio. Ho detto che rinuncio!”


1° Violino:

(attacca un cri-cri pizzicato sulle corde dello strumento)


L’Ospite Inquieto:

(fa per afferrare la mela ma gli sfugge e finisce a rotolare sul palcoscenico, finendo fra i piedi del Direttore che la raccoglie).


Direttore:

(fa girare la mela tra le mani, poi rivolto al pubblico)

“Come non accorgersi che in fondo non siamo soli, c’è sempre lontano un cicaleggio, il cri-cri di un grillo che canta senza posa e il ronzare di un coro d’api attorno ad una mela.”


Coro:

(esegue un coro muto simile al ronzare delle api)


Regista:

(incarta la mela in una pagina dello spartito e fa per mettersela in tasca; quando ci ripensa, distende il foglio sul podio e vi poggia la mela in bella vista)

“Cos’é questa musica che continua a girarci attorno senza fine, se non un vortice in cui dobbiamo inserirci, al momento giusto, per non sentirci esclusi dalla festa?”


Tutti:

(sono presi da un raptus collettivo e si mettono a volteggiare attorno al podio in un girotondo sempre più veloce, quasi ossessivo)


Direttore:

(preso dal vortice di quell’orgia arcana, sale sul podio e prende a dirigere il fatale carosello di anime e di corpi che obbedendo ai suoi comandi di dominatore folle, di despota impetuoso, si lasciano condurre all’infinito stremo).


Regista: (rivolto al pubblico)

“Cos’è mai una mela raccolta nelle mie mani, se non una nota staccata dal pentagramma della vita che il Tempo non ha mai smesso di suonare?”.


(buio)




Note:

(*) da "Come vi pare" di W. Shakespeare - I Meridiani Mondadori ...


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