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Una storia di Tarkish

Capitolo 2: Una lezione di storia

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8 minuti

Pubblicato il 24 giugno 2020 in Thriller/Noir

Tags: #azione #distopia #investigazione #Lovecraft #omicidio

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Risalimmo in macchina. Rimasi per qualche secondo a fissare il vetro appannato della macchina. Ormai ,nell'orizzonte sfocato,si cominciavano a vedere le prime pallide e timide riflessioni di un sole lento .'Lo devo staccare quel telefono maledetto' pensai accendendomi una sigaretta. Sul sedile del passeggero era riposta la sacca. Baron,estremamente incuriosito,scrutava il sedile.>allungandogli la mano sotto il muso. Confesso che ero smarrito. Già dal primo momento che passai in quella stanza,mi era balenato in mente che si trattasse di un qualche tipo di sacrilego rituale. In passato ,sono girate voci di oscure presenze in città. Strane sparizioni dopo i controlli dei vigilanti,che portavano sempre a ritrovamenti macabri. Pesanti e orribili furono le voci,che molti fuggirono nella landa esterna. Un isteria di massa ,diede vita ad una guerra civile. Centinaia di morti in 10 giorni di dura lotta nel ghetto. Poi per anni,più nulla. Ed ora questo.'Cosa fare?se questa cosa venisse fuori succederebbe una catastrofe...no no NO!non si può fare...ma al comando dei vigilanti sono un ammasso di incapaci nullafacenti..me la devo spicciare da solo..il libro...ne devo sapere di più....deciso!'. Girai la chiave e parti alla volta della collina. Li abitava un vecchio di nome Erode. Ex professore dell'unica università posta ai vertici dell'agglomerato,era caduto in disgrazia."Chi troppo chiede,non cade mai in piedi" diceva a chi gli chiedeva di narrargli la sua caduta. Lo conoscevo da lungo tempo,dato che mi insegnò dalla tenera età fino a che il mio spirito ribelle ebbe la meglio. Arrivai a casa del vecchio professore che oramai erano le 5 del mattino. Quasi come una macchina,avevo viaggiato senza pensare a nient'altro che alla guida. Solo una volta sceso mi resi conto del sole,che a stento si faceva strada nelle nebbie delle ciminiere della città. Arroccata sulla piccola collina,percorribile solo a piedi affrontando una ripida scalinata di pietra logorata dal tempo. In cima,la piccola casetta in stile antico del vecchio professore Un umile dimora di due piani,di piccole dimensioni,decadente,quasi fatiscente se non fosse stato per le grigie decorazioni marmoree di antichi dei e demoni,che trovavano spazio tra le finestre e il piccolo portico che precedeva la grande e pesante porta d'ingresso. > una voce rombante e decisa si alzava da una delle finestre del secondo piano. Era il vecchio professore,che affacciatosi alla finestra si gustava pacato la sua pipa,in contemplazione del sole neonato. Come sempre,il suo fare era parecchio sgraziato e impertinente. Un sogghigno accompagnava il viso rugoso ma privo di barba e la capigliatura spelacchiata. >.Diedi uno sguardo nei dintorni diroccati con una certa preoccupazione,poi poggiai la mano sulla pesante tracolla. Qualcosa balzò nella mente del vecchio che si ritirò lesto dalla veduta. Mi accomodai sul decrepito divano. L'aria da "Aristocrazia in decadenza" di quella casa mi aveva sempre fatto rabbrividire. Muri contornati da tutti i grandi della storia. Un quadro raffigurava una lupa allattare due pargoli. Da un altra,un imperioso guerriero che cavalca un elefante. Sul camino,un uomo baffuto e risoluto con una casacca rossa armato di sciabola. Ben poca luce filtrava dalle pesanti tende annerite. Il camino,posto al centro della lugubre sala faceva sua l'atmosfera,l'unico rifugio dalle ombre della scricchiolante catapecchia. Erode,che agitato sedeva sulla poltroncina accanto al caminetto,mi fissava. Intenso. Non persi tempo,ed una volta comodo tirai fuori il pesante tomo .Alla sua vista,il vecchio balzo via dalla sedia con uno scatto innaturale. Tremante,impaurito.> tuonò ,agitando l'ossuto indice verso la porta. Un ardore mai visto gli bruciava negli occhi.'Almeno sono sulla pista giusta'. > feci una pausa ,in attesa di una reazione del vecchio. 'Nulla....e completamente paralizzato'. Dopo le mie parole,il vecchio si era rannicchiato in un angolo buio della stanza. D'un tratto il suo fuoco,si era spento. Lo sguardo fisso nel vuoto borbottando una strana cantilena. Mi alzai,e con me anche Baron,che incuriosito fissava il professore. Lasciai il tomo sul divano,e mi avvicinai al l'inerme e borbottante vecchietto.>colto da una rabbia improvvisa ,schiaffeggiai il professore. Solo in quel momento ,il vecchio Erode ricominciava a riaffiorare dal suo oceano di paure e ansie. > Guardai l'ora.'Le 5 del mattino ...vabbè,inizio a smettere domani'.> Tremolante ,versò 2 bicchieri da una bottiglia vecchia almeno quanto lui.> disse ridacchiando,prima di buttar giù tutto d'un fiato. Feci lo stesso. Una rancida ondata di puro fuoco mi pervase fino alle radici.'Diavolo,il vecchio beve forte'pensai mentre mi schiarivo la gola. Stavo per iniziare a far domande,ma il vecchio professore mi bruciò sul tempo. > il suo viso era tornato truce e martoriato chissà da quale segreto.>e via un altro bicchiere. Cominciavo a farci la bocca. >Un altra pausa. Un altro sorso. >Sbarrò gli occhi d'un tratto.> allungò la mano,come per toccare chissà cosa. >. Al mio grido,tornò in sé.>Lanciò uno sguardo al libro,tornando sognante e tremolante.>. >. La voce si era fatta fredda.Distaccata.Rimasi impietrito.> stavolta se ne verso uno doppio. A me altrettanto.>risi baldanzoso mentre mi versava il diabolico liquido nel bicchiere. A seguito della mia risata,mi tirò uno schiaffo sulla nuca,come faceva quando ero giovane >il vecchio si era fatto imperioso,non curante del fatto che non ero più ne un ragazzo,ne una persona paziente. Mi alzai di scatto,presi per il collo il vecchio ossuto sbattendolo con forza sul muro adiacente. Bicchieri e bottiglia caddero,inondando la stanza di vetri e alcool.> dissi con un certo distacco,presentandogli la cara "Contessa",un revolver 58 Magnum.>.'Tutti docili quando vedono la contessa' pensai soddisfatto. Riposi l'arma,rilasciando la gola del vecchio che si diresse nuovamente verso il divano. >. >chiesi,dopo un attimo di esitazione. Calò un freddo silenzio. Fuori ormai il sole era alto,ma dalla finestra irrompeva una gelida ventata che smorzava di netto il calore del sole. Avevo una brutta sensazione addosso. Come se stessi per irrompere in un covo di assassini professionisti armato solo di buone intenzioni. La mia attenzione venne distolta da Baron. Improvvisamente ,si era rivolto verso la finestra. Perfettamente immobile sulle quattro possenti zampe,aveva rizzato il pelo e iniziava a mostrare i denti.'Che abbia avuto anche lui a stessa sensazione?' mi chiesi preoccupato. > riprese il vecchio stropicciandosi la barba incolta.> Rimasi di stucco. Guardai ancora quel maledetto tomo. Più lo guardavo ,e più il mio disagio cresceva. Accesi una sigaretta. Nel mentre lanciai un occhiata a Baron,che con il passare del tempo,si era fatto più agitato.'Mai dubitare dell'istinto di un lupo siberiano!'. > chiesi accarezzandogli dietro le orecchie .Non ebbi risposta.> sogghignò il vecchio. Non feci caso alle sue parole. D'istinto,sfoderai la contessa,assicurandomi di togliere la sicura stavolta. Ero li,accovacciato accanto al cane,con la mia fida armi tra le mani...e per un attimo ,fu come se il tempo si fermò. Nessun suono. Nessun odore. Solo il mio sguardo fisso sulla malridotta vetrata. Ad un tratto un sibilo.Come un fulmine in un cielo limpido,qualcosa infranse la finestra. Non realizzai finché non mi voltai verso il vecchio. Una freccia,o meglio,qualcosa che assomigliava ad una freccia,si era conficcata nel suo petto,ritinteggiando il muro del suo sangue. D'istinto,sparai un colpo .Il fragore riecheggiò allungo,mentre quello che rimaneva della finestra,degli infissi,e del mio udito,andava letteralmente in pezzi .I proiettili di Zig avevano compiuto il loro dovere fin troppo egregiamente. Baron scattò subito dopo,balzando all'esterno con una tale velocità che feci fatica a carpirne i movimenti. Il vecchio rantolava mentre, con meno cautela del dovuto,mi affacciavo a quella che oramai sembrava più un lucernario che una finestra. Nessuno in vista. Tornai indietro dal professore morente,immerso in un lago salmastro di sangue alcool e vetri sparsi. >.Riuscii a dire solo poche parole,poi la luce abbandono i suoi occhi. Rimasi immobile per qualche secondo,cercando di pensare al da farsi. Nonostante avessi odiato quel vecchio pazzo in gioventù,ora che giaceva esanime a terra innanzi a me,mi resi conto del bene che gli volevo,e promisi a me stesso che gli avrei fatto giustizia. Mi infilai la mano in tasca,e accesi il sigaro che qualche ora prima avevo preso dalle tasche del notaio. Respirai affondo ,mentre osservavo l'arma del delitto. Di per se,era una freccia ...certo. Ma di dimensioni mastodontiche. Il materiale,era lo stesso della lancia .Ossidiana. Priva di rifiniture. La punta,che aveva letteralmente squarciato in due l'esile corpo del vecchio,era del medesimo materiale,ricurva su di un lato. 'Sempre originale vecchio mio...probabilmente sei l'unico uomo della città ad essere stato ucciso con una freccia lunga quanto un bambino di 12 anni e larga quanto una bottiglia di liquore' .Ridacchiai di gusto. L'alchool cominciava a fare effetto. Ripresi il tomo e uscii velocemente dalla casa del vecchio. Probabilmente ,"contessa" ,aveva allertato ogni essere vivente nel raggio di 2 kilometri,ed era meglio sparire prima ....beh prima di doverla usare di nuovo. Salii in macchina,seguito da Baron,che in tutto il tempo ,era rimasto sotto la finestra,annusando qua e là alla ricerca di tracce ,senza trovarne.'E difficile ingannare il suo fiuto....questa storia mi piace sempre meno'. Pregando che la scoppiettante partenza della carcassa con le ruote che chiamavo macchina ,non avesse destato sguardi indiscreti,mi allontanai in direzione limbo. Se il tuo obbiettivo era trovare qualcuno nell'agglomerato,era da li che dovevi partire.


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