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Una storia di Elena_bardi

Giovani Fuochi - incipit

Adrian e l'inizio del Piacere

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5 minuti

Pubblicato il 02 novembre 2019 in Erotici

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Nient’altro che una calda sera d’estate.

Sulla mia città splende una luna apolide: afa e caldo insudiciano l’aria. Quasi nessuno in giro per strada. La mia stanza dà direttamente sul giardino aperto, farfalle e falene notturne si combattono su per la finestra, come una danza della morte. O un ballo d'amore.

Voci di grilli tutt’intorno.

Cercano di raggiungere la luna.

Quella filtra dalle nuvole e la sua luce copre tutta la finestra.

Ci sono tutti i miei diciotto anni nella stanza. I vecchi poster, la scrivania, il letto sfatto.

Io nudo.

Sì, sono nudo come madre mi ha fatto. Sono nudo e appoggiato con la schiena alla spalliera, osservando la luna. Sulla mia destra un computer acceso, un porno sottomesso, silenziato. Le immagini scorrono senza che io le guardi.

So già come finirà.


La pelle del mio cazzo si tende impercettibilmente.

I testicoli cominciano a formicolare ma non è vera e propria eccitazione. Le mie mani sono ferme, il mio cuore regolare. Leggeri scatti in alto della mia asta, che sembra dotata di vita propria.

Cerco di mettermi più comodo, di godermi lo spettacolo del mio corpo che si eccita da solo. La mano destra si agita, indugia sui capezzoli. I muscoli non sono così sviluppati come vorrei, ma s’irrigidiscono.

Il porno continua ad andare.

C’è una ragazza che viene fermata per strada.

Viene fatta salire su un pulmino e le viene offerto un passaggio. Poi dei soldi. Lei ride e scherza. E' simpatica, la fanno ridere con una serie di battute sconcie: alla fine le chiedono di slacciarsi il reggiseno. Cosa che lei fa.

Senza grosse remore.

Belle tette. Tette sode, giovani, piene nelle mani di lei che ride, mostrandole. Il resto sono altri soldi dati e ricevuti, lei che si spoglia, lui che tira fuori il cazzo già eretto. Venti centimetri di carne. L’espressione beata di lei.

Io guardo a sprazzi. Il mio pene continua a muoversi impercettibilemente. Piccoli scatti poco convinti, sottomessi. La pelle del glande si scopre un poco.

I testicoli continuano a formicolare.

Chissà che cosa stanno facendo i ragazzi della polisportiva adesso.


Il sonno si fa sentire.

Decido che è il momento di godere.

Il mio cervello manda subito i segnali concordati. Il pene sussulta sempre di più, scatti sempre più repentini. La carne si allarga, si espande, si stacca dalla coscia.

Ho il pene pesante io.

Non ce la fa a sollevarsi del tutto, tranne quando è totalmente eccitato.

Con la mano sinistra mi prendo le palle e comincio a massaggiarle, piano, con movimenti regolari. Il pene è off limits: mi concentro sul sangue che occupa via via i vasi sanguigni, sul prepuzio che batte sempre di più, al ritmo del mio cuore, sempre più sensibile.

Sono diciotto centimentri, non uno di meno.

Come i miei anni.

Un’asta ben piantata, un prepuzio proporzionato. Non certo un guinness dei record.

Mi prendo le palle e le lego insieme all’asta con un movimento consolidato. Il cordino di velluto mi provoca eccitazione. Il pene si fa sempre più duro, senza che io l’abbia ancora toccato.

Cosa che faccio adesso stringendolo fino a farmi male.

Il sangue che riempe tutti i vasi, la carne che, come una spugna, mi procura piacere.

Comincio ad andare su e giù, piano.


Delle volte fisso il porno.

La ragazza adesso sta facendo un pompino all’attore.

Continua a ridere.

Ha un gran bel culo ed è indubbiamente brava, prende l’asta del tipo e se la passa ripetutamente con la lingua, umettandola e facendola scorrere per tutta la bocca. Indugia sul prepuzio e lo lecca, come se fosse un gelato. Continua a ridere nei brevi intervalli che il regista le concede.

Io continuo a fare su e giù con la mano. Il cazzo adesso è del tutto eretto. Del liquido ha cominciato ad umettare il prepuzio e mi copre la mano, me lo porto alla lingua, lo assaggio. Sa di salato e insieme di dolce.

Mi piace vederlo, lì in attesa del piacere finale.

Fisso il porno.

Adesso l’attrice si sta facendo penetrare. Colpi rapidi e secchi, a pecora, che la fanno venire in fretta. L’attore le rimette il cazzo in bocca e gliela scopa. Poi la mette di nuovo a pecora e ricomincia a sfodarle la vagina: stavolta colpi profondi, serie da dieci, tratenuti, lei che piange per il piacere e alla fine, alla quarta serie, chiede uno stop.

Le danno della birra. Lei respira e cerca di calmarsi, ma l’attore continua a menarselo e le massaggia il sesso, facendola venire un’altra volta.


Il mio cazzo sussulta, piccoli colpi di reni lo tengono su ed il laccio impedisce che si ammosci. Lo riprendo in mano.

Altro liquido, altra degustazione.

Ci sono gocce di sperma in mezzo.

I muscoli mi si intorpidiscono. Ricomincio a fare su e giù sempre lentamente.

Alla fine lo sento arrivare. Come una marea montante occupa tutta la spiaggia del mio cervello. Mando avanti il porno: la ragazza è sudata, l’attore la sta chiavando da davanti e sussulta quando la tira su e le apre la bocca. Fa in tempo a scopargliela per altri venti secondi e poi le viene direttamente dentro.

Due, tre, quattro versate. Lei sorride e apre la bocca facendo vedere il seme, simile a bianco latte. Lo ingoia e riprende il cazzo, pulendolo per bene.

Riprendo il mio cazzo ormai esausto: due, tre, quattro manate e le contrazioni si fanno ormai certe. Vengo.

Una, due, tre volte.

Gli zimpilli caldi mi ricoprono i testicoli esausti. Sono scosso da sussulti. Faccio appena in tempo a raccogliere il mio seme e portamelo in bocca, succhiandolo, prima di addormentarmi.

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