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Una storia di P3PP4R10

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Canto il poema della regina dal piede d'oca

Terzo re d'Israele

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3 minuti

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"Ho ascoltato i tuoi canti di libertà e l'uomo continuamente spogliato, che agisce follemente mentre la sua schiena viene frustata. Come uno schiavo in orbita, viene picchiato fino a che viene domato, tutto per la gloria di un istante ed è una sporca marcia vergogna."

(Bob Dylan)


Nel mistico giardino, stanotte sono uscito. Fiori dal rampicante pendenti feriti. Passai oltre la fresca fonte di cristallo, lassù in cima, quando da dietro qualcuno mi urtò. In un mistico giardino mi sono destato, arbusti color porpora mi hanno scudisciato. Passai oltre un ruscello gelato, giù verso la valle, quando rapito da un sogno una voce udii. La voce mi disse:


Siamo tutti fratelli: vincenti o perdenti, apparteniamo comunque alla stessa madre. La nostra grande e comprensiva madre, la Natura. Ed è solo questo unico vincolo a renderci fratelli, simili, giusti. Non uguali, ma capaci di succhiare dalla medesima mammella di speranza e di magnificenza! Ti hanno preso a bastonate, ma eri stato tu stesso a fornir loro quella verga nerboruta. Di che cosa ti lamenti? Non eri forse anche tu una gioiosa vite di questo perfetto ingranaggio? Tutto ciò di cui hai sofferto, era già contenuto nel Libro della conoscenza. Sarebbe bastato leggerlo, sarebbe bastato mostrare un po' di empatia verso il tuo fratello ferito! Nel cuore degli umani un malvagio spirito può albergare, perciò vi narro di questo mio fratello smarrito, mentre attraverso la pestilenza delle città.


L'intero mondo è saturo di speculazione, con la mia lama squarcerò un velo di misericordia.
La regina dal piede d'oca mi offre rifugio: un giaciglio sicuro da questa tormenta che sto attraversando. Avrò la forza per reggere il colpo? Luminosi son i cieli, veloci corrono le ruote! Fama e onori mai sembrano svanire: Il fuoco è scomparso, ma la luce non muore e nemmeno questa sempiterna notte, pare voglia cedere il passo al nuovo giorno. Perciò mi faccio forza e la attraverso, con il mio bastone, e con la lama arroventata. Ho visto città in rovina e madri chiamare invano il nome dei loro pargoli, eppure non ho pianto, eppure non ho sofferto per loro. Mi sono detto: è il mio lavoro! Colpisci, punisci, pulisci! Già, solo il mio lavoro, ma poi la vita è andata in rotoli. Io le avevo eretto un altare di paglia e di spine, ma non avevo fatto bene i calcoli e non capivo quanto era difficile montare un comodino Ikea. Hai mai provato a immaginare un posto dove splende il sole anche in un giorno di pioggia? Hai mai provato a osservare chi sta morendo e a dirgli che tutto andrà bene, mentendo spudoratamente? Io l'ho fatto. Io ero quell'uomo che sbagliava, ma ho finalmente trovato il coraggio di redimermi. Ho visto un albero bruciare e così sono accorso nel tentativo di spegnere il fuoco, ma era solo nella mia testa. Era solo nella mia mente da peccatore; e non c'è acqua che possa ora spegnere questo fuoco, non ci sono rifugi sicuri per una canaglia come me. Ho trascinato la mia croce, lontano dal clamore, via da questa pazza folla, lontano, il più distante possibile, dal mio fratello perduto, dal mio amore smarrito. Ricordi? Io ero quello bruciato dalla stanchezza, sepolto dalla grandinata, avvelenato nei rovi e stremato sul sentiero, cacciato come un coccodrillo, devastato nel grano. Ricordi? Te lo ricordi?


Canto ora il poema della regina dal piede d'oca, canto con mestizia il mio pentimento fino alla fine dei giorni, fino alla fine di questa notte. Canto la tua glorificazione del progresso e della macchina del giudizio, canto la mia disfatta perpetua, perché la verità nuda è ancora proibita dovunque possa essere vista!


“E poiché la fama di Salomone e del suo dio raggiunsero la regina di Saba, ella venne al cospetto del re per metterlo alla prova con degli enigmi. E la regina arrivò a Gerusalemme seguita da una moltitudine che portava con sé cammelli, spezie, gran quantità di oro e pietre preziose.”

(Primo Libro dei re, Antico Testamento)


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