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Una storia di DomenicoDeFerraro

Questa storia è presente nel magazine FILOLOGIA E FILOSOFIA NAPOLITANA

IL TEMPO DI UN RACCONTO

FIABA UMORISTICA METAFISICA

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9 minuti

Pubblicato il 08 novembre 2020 in Fiabe

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Sono cresciuto , attraverso il tempo di un racconto , di storia in storia , come se fossi io stesso il senso di questa storia . Una storia bella neppure brutta , quasi una farsa . Una fiaba , breve, orrenda , senza denti , con barbetta sotto il mento, pelosa come una tetta di lupa. Un seno , grande , aggraziato , un seno che sembra quasi un sentiero da percorrere per giungere ad un amore vero. Cosi sono , uscito fuori di senno , come l’ orlando furioso ho preso il mio sacco , sono salito sul treno delle sette alla stazione di Palermo centro. Alla partenza ,sono venuti tutti i miei vecchi amici a salutarmi , erano tanti i miei amici , cinici , con in mano cartocci colmi di arancini fumanti. Caldi arancini che io conservo il sapore nella mia memoria di viaggiatore. In molti si sono , prodigati a farmi gli auguri di una vita migliore . Ed io in disparte, assaggio, l’arancino più grande, con gusto estetico, assaporo il bello ed il brutto di questa storia di salvezza. Una cosa è certa , in cuor mio, mi sono ripromesso: non avrei mai preso una sbandata con una tipa che non piacciano gli arancini perché il mio cuore, batte unicamente per zeppole e panzarotti napoletani, per gustosi arancini siciliani .

io sono , come san Tommaso , se non tocco non credo.

Dunque, siamo all’ inizio del viaggio, ragiono e non assaporo più il senso della vita , come sono triste da solo , dentro questo treno. L’espresso , Palermo ,Napoli delle ore sette corre, veloce , sfreccia , verso un altro traguardo , va oltre quello che credo , verso quello che ho sempre desiderato essere .

Meditabondo, sbuffando il treno si dirige verso il continente.

A Bagheria un tipo biondo mi dice

Va a Bergamo lei ?

Ed io gli rispondo :

Non sono affari suoi

E questa è una risposta corretta .

lo sai che mi sono fatto trent’anni di galera.

Non sono affari miei. Guarda non voglio attaccare briga ,

mi faccia il piacere si segga .

Io non mi seggo , se non ritiri quello che hai detto te spacco il muso.

Non sono musulmano , per carità che vogliamo fare una carneficina sul treno, vuole che chiami le guardie ?

Io non faccio un passo indietro , son convinto.

Lo hai fatto apposta.

Anche se fosse, secondo lei io viaggio con le supposte appresso.

Tutto può essere .

E va bene, allora cambiamo le regole.


Il viaggio , questo viaggio ,dionisiaco, apollineo mi porterà oltre questo campo di croci , dove solevo coltivare l’ erba voglio e nell’antagonismo che lievita nella canzone che ascolto tra i rami degli alberi , irti sulle macerie delle case relitte. Case dimenticate nella loro geologia , germoglianti nell’organismo extraurbano , che ha indirizzato questa civiltà verso un organismo alieno. Alla stazione di sant'Agata di Militello , sono giunti dallo spazio, tre tipi strani , con caschi e tute spaziali . La loro missione era conquistare il mondo , forse qualcuno di loro avrebbe , dovuto divorarlo in un solo boccone. Ma il populismo, genera un malcontento tra il popolo che trascende ogni ideologia . E la sorte dei tre cosmonauti alieni , di passaggio sulla terra , si sincronizza con il mio viaggio, nell’atto puro , che congiunge ogni morale ed ogni giudizio insito nella trascendenza delle cose predette. I cosmonauti in vero erano tre dipendenti del comune di sant’Agata di Militello addetti alla sanificazione dei vagoni del treno contro il covid19.


Ora io me seggo, lei faccia il bravo.

Perché , se non mi seggo , che fai chiami il controllore.

Ma lei è un bel tipo per davvero, non la facevo cosi insistente

Io insistente, badi che mia madre era un insegnante.

Tutto ad un tratto , cala un sipario, un profondo silenzio avvolge i due interlocutori all’improvviso compaiono i tre astronauti nel vagone dei due avventori , saliti a sant'Agata senza pagare il biglietto.

E come si dice tra i due litiganti il terzo gode.

I cosmonauti si seggono nel vagone ed incominciano

a parlare tra loro

Questi due sono probabilmente contagiati .

Io , mi sono preso la briga de fargli una radiografia

Qui ci vuole un raggio laser

Li uccidi

Si , ma dopo , ragionano meglio.

Dopo morti ragionano ancora.

Che te credi questi non hanno orgoglio.

Forse , vorrai dire coglioni

Tu dici

Sono mollicci

Tutti , ciccia e pelliccia

Quello li , me lo porterei sul nostro pianeta a raccogliere funghi allucinogeni

Sarebbe una idea fantastica.

Facciamo cosi parliamo ai due , rassicuriamoli .

Ma si , apriamo un dialogo intergalattico

Come si va terrestri?

Noi siamo del pianeta zeta

Piacere

Io cado dalle nuvole , fino a due minuti fa litigavo con questo energumeno , salito a Bagheria , ora parlo con tre cosmonauti.

Certo non devi aver paura , siamo gente nostrana , a noi non c’è manca nulla, c’è piace far amicizia.

Ma , come siete arrivati qui all’improvviso .

Non farti il sangue rancido, mettiti a sedere vediamo

di risolvere ogni cosa

Va bene , se lo dite voi

Certo, noi siamo i buoni

Perché noi siamo i cattivi

Scusate, anch’io faccio parte di questa comitiva

Sono salito a Milazzo il signore qui può testimoniare

era un bisticcio pacifico il nostro .

Ma si abbiamo capito, non si agiti , andrà tutto bene.


Il treno porta tutta la brigata, verso Messina , viaggia veloce come fosse un missile , sbuffa, suona, ronfa , rinasce poi si ferma sul ponte di Termini Imerese , là fa una breve sosta a Bagnacavallo . Il treno della gioia , quello che non ha alcuno significato , senza neppure una locomotiva colorata , corre sulle rotaie della retorica. Un treno fantasma , frutto della fantasia di mille e mille passeggeri. Il resoconto di una realtà psichica, generata dai tanti vagabondi che viaggiano nel cuore della notte verso un isola felice.


Un treno , può essere tutto, un nulla, una utopia che riassume in se ogni amore ed ogni disperazione, ogni azione catalogata, indigente , malcreata , fatta a regola d’arte , senza sale e senza pepe. Una frittata cotta male . Un treno è questo foglio di carta dove vengono disegnati strani personaggi cosmonauti, passeggeri , energumeni , ed altri eliotropi ed oleografici personaggi surreali, espressioni atipiche della realtà in movimento . Elefanti ben vestiti con proboscide mosce più mosce della poesia che decanta il male del vivere. E non c’è ragione, che tenga , neppure un senso a quello che si scrive , perché il dato è tratto, le legioni di cesare passeranno il rubicondo , suonando il corno della vittoria.


Lei mi fa ridere

E come no , si vede che sono un pagliaccio

Per carità , sa dal paese da cui vengo , ci sono vari modi

per definire un sapiente.

Ecco mi illumini a me interessa tanto

Il punto prima è che un sapiente non deve sapere nulla

E che sapiente sarebbe

Aspetti , devo avere una laurea in tutte le scienze applicate

deve sapere quello che si presume di sapere e basta,

Tutto il resto non conta

Io non sono d’accordo. lo sa come mi chiamano il bullo

Lei è un bullo

Io non dico d’essere bullo, però mi ci ficco spesso nel buco

Ecco allora il sapere di non sapere, le potrebbe tornare utile

Certo non smentisco l’utilità del fatto di conoscere un pertugio

E come essere in una carrozza e pensare di viaggiare a ritroso , invece di andare si ritorna.

Io non avrei mai voluto giungere a tanta filosofia

Visto lo stupidità , dove conduce

Più che stupidità , io la definirei deficienza

Lei mi spiega come fare ad uscire da questa stupidaggine

Guardi non c’è limite all’ignoranza

Ognuno di noi , non si accontenta mai di nulla

Mi scusa se lei si trasforma ora in una donna si potrebbe ragionare meglio d’amore.

Ma certamente amico non c’è cosa migliore che sapersi trasformare.

Lei deve sapere che dal paese in cui provengo tutti si possono trasforma in ciò che si vuole . Al mio paese, c’è chi si trasforma in farfalla , chi in rinoceronte, chi in conte , chi in Menelao , chi in Ulisse e non c’è mai nessuno che si lamenti della parte che recita . Poiché, recitare a soggetto, comporta una conoscenza , superlativa della natura del concetto in cui noi trasformiamo il pensabile in fatto.

Ma sa che lei è proprio bravo a non far capire un accidente

E il dente che duole nella bocca dell’ infermo.

Io non voglio essere preso in giro. lo sa , che le dico

la sua valigia se la sistema lei sopra il portabagagli .


Il viaggio prosegue, onirico ,omerico oltre questo mondo incantato verso le Americhe. La premessa è dirigersi verso il nuovo Galles, dopo di ciò vorrei andare, tre giorni a New York da zio Franck. Per fare di nuovo l’amore con Jessica dalle gambe lunghe e dagli occhi profondi come il cielo dell’Arizona.

E tutte le stelle del cielo , coprono questa bandiera, macchiata di sangue innocente e tutto l’ amore che noi esprimiamo riassume, una causa certa. Tutto è conseguenza del dire del fare. Poiché l’amore non è una carta geografica , neppure una pizza da mangiare ad asporto Poiché è stato detto che la cosa migliore per un cosmonauta e parlare del tempo che scorre ad un terrestre che non sa ascoltare il tempo che passa.


Certo questa storia , potrebbe essere il tutto ed il nulla , una sana ideologia, una ragione metafisica che sfida l’incredibile e abbellisce le scemenze dette con preconcetti ed illusioni varie. Ma la verità di fondo è ingannevole, litiga con tutti, non vuole essere presa per il sedere .


I tre cosmonauti del pianeta zeta, saliti sul treno della mia immaginazione a Sant'Agata di Militello continuano a viaggiare nella mia fantasia , in un vagone di terza classe con un passeggero salito a Palermo ed un altro un altro salito a Bagheria . Dove si andrà a finire , dove questa storia surreale, ci condurrà nell’incredibile, per se ed in sé , come se fosse possibile vivere senza fantasia, senza una giusta causa. Ed il pianeta zeta è un pianeta abitato , da tanti zeri. Li sono tutti, tondi ,timidi come zeri , sono tutti simili a dei zeri assoluti , simili a dei numeri infinitesimali . Simili alle zebre, parlano con la zeppola in bocca e sanno che la zeta e l’ultima lettera dell’alfabeto terrestre.


Ora la logica del caso , ha voluto che i tre cosmonauti che in realtà sono degli addetti alle pulizie, incontrassimo in due viaggiatori in procinto di litigare . E stato il caso a farli incontrare , oppure è stato il gioco delle parti. Il caso insito nel discorso che come un espressione congeniale , progredisce nello scrivere e non si arresta alla morale , ne tergiversa nella speranza. Continuare a vivere sul pianeta zeta , comporta un vivere in un mondo surreale , fatto ad immagine di un signore sconosciuto, creatore del cielo e della terra . Signore di questo universo , di tante illusioni , ove in molti si beano, coscienti dei loro errori , atti a raggiungere uno scopo per essere diversi. E in molti sono arrivati a costruire navicelle spaziali ,metropoli minute , immagini surreali , storie fantastiche , ove ogni essere di buona volontà può viaggiare nel tempo . Liberi di essere un personaggio, un re , un soldato , un pagliaccio , un gallo che canta il mattino la sua canzone all’alba di un nuovo giorno Poiché il tempo non ha spazio , ed è un organismo grammaticale , che genera altro tempo nella sostanza delle cose , narrate nel tempo di un racconto.




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