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Una storia di angelaaniello

Questa storia è presente nel magazine RecensiAMO....

Un testamento che riscrive la storia

curiosità e intrighi

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3 minuti

Pubblicato il 07 febbraio 2019 in Recensioni

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A volte si pensa che la verità storica tale sia e e tale debba essere accettata, quando i fatti storici pare vengano trattati in maniera inconfutabile.

Poi appare un manoscritto, un testamento che ribatte, punto su punto, convinzioni acquisite e il mistero si dipana avvolgendo.

Il romanzo "Il testamento di Don Liborio- Padre d'Italia" scritto da Umberto Rey, scrittore e regista e pubblicato con Morfeo Editore, esercita un fascino immenso su chi si ritrova a leggere pagina dopo pagina il racconto dell'Unità d'Italia da una angolatura che tutto stravolge e tutto mette in discussione.

È il rumore insopportabile della coscienza di Don Liborio che stropiccia la storia devastandola con confessioni di combutte politiche imperdonabili, di soprusi nei confronti dell'umanità impensabili, di una criminalità organizzata e legittimata.

La dicotomia Nord-Sud non solo viene confermata ma anche spiegata costringendoci ad allargare lo sguardo.

Il giovane Ippolito Bedin si trova coinvolto, suo malgrado, in una vicenda a dir poco traumatica che gli segnerà la vita.

Credere che i diritti siano stati acquisiti mediante autentiche battaglie politiche o sociali e veder crollare un mito non solo significa sconfessare la storia ma anche aprire varchi e squarci di squallidi compromessi.

E la colpa a chi va? All'egoismo e all'individualismo di chi ha perso di vista i veri valori e il bene comune?

Tutto parte da Patù, Lecce, dallo studio di un notaio che consegna a Ippolito un documento, effigie della carta della morte e della rinascita.

Si muore quando ci si accorge di un tradimento, si rinasce quando il presente induce a sfoderare la spada del guerriero in nome di una verità da diffondere.

Il senso di un viaggio è l'eco che lascia dentro, è l'ansia e contemporaneamente la voglia di saperne di più, è lo schiaffo al silenzio perpetrato da uno Stato in combutta con la mafia, è l'energia che si scatena dopo un grande disgusto.

Il "dirty affair" dell'Unità d'Italia, i feroci e gravi crimini contro l'umanità di cui si sono macchiati i soldati dei Savoia, il regno del terrore piemontese, la politica prostituita degli Inglesi, la scelta non casuale di Garibaldi, mercenario, sognatore, idealista per coprire una guerra fratricida, i picciotti assoldati per mantenere con le buone o con le cattive, con la buona vita o con la mala vita, gli equilibri sociali e di potere antichissimi. la così detta mafia è roba nostra...

La fortezza di Fenestrelle (lager dei Savoia), in cui a 2000 m. di altezza in cui tantissimi italiani sono morti di freddo e di fame, in cui si parlava di atti di cannibalismo tra di loro e di calce usata per sciogliere i loro cadaveri, è un autentico genocidio.

La verità qui va oltre ogni immaginazione. Chi sono allora i veri educatori politici e morali?

È importante avere il coraggio di raccontare, di far cambiare le cose, perché maturi il senso di appartenenza di un popolo autentico.

Attraverso l'accuratezza e la precisione dell'indagine storica l'autore dimostra che, d'altra parte, Don Liborio Romano, personaggio dai forti collegamenti, si è comportato in maniera coerente ma soprattutto svela che la nostra nazione è nata con un patto con una embrionale criminalità organizzata, tara che affligge pesantemente il Sud.

Invito, dunque, tanti a leggere e ad approfondire questo compromesso che in qualche modo ci ha condannato.

Nell'ambiguità della storia l'ambiguità di un'eredità da combattere senza nascondere e senza mentire, confutando ogni sorta di manipolazione.

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