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Una storia di Cecilialorenzetti

Questa storia è presente nel magazine C'eravamo fatte tanto male

C'eravamo fatte tanto male

Premessa

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3 minuti

Pubblicato il 12 novembre 2018 in Viaggi

Tags: #famiglia #coonflittualit #cancro #malattia #amore

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È nei nostri momenti più fragili che fuoriescono le parole più vere e autentiche. Non credo di essere stata mai così consapevole e presente a me stessa di quanto giunta allo stremo della capacità di dominare il subbuglio delle mie emozioni non le abbia sciolte su un foglio di carta, sulla tastiera del cellulare. Lette, rilette, sussurrate a mezza voce nel cuore della notte prima di cadere in un sonno profondo.

Alcune parole, le mie parole, mi hanno dato speranza, pace.

Le parole degli altri mi ispirano, mi spronano ad andare avanti, modellano il mio pensiero, ma le mie parole sono nuvole cariche di pioggia dopo un'estate secca.


Nel corso degli anni ho composto diversi scritti, alcuni buoni altri decisamente da dimenticare. Sono quest'ultimi che non avrei mai dovuto scrivere. Sono immorali, feriscono le persone che mi stanno più vicine, ma sono anche quelli mi rendono più completa, più vicina a scoprire chi io sia in realtà. Di queste parole dovrei vergognarmi, per queste parole dovrei chiudermi in casa e non aprire più a nessuno. Sono veleno allo stato puro. Potrebbero rovinarmi la vita, ma allo stesso tempo salvarmela.


E la cosa più sorprendete, più straordinaria, è che questa cura risiede in me. In quello che sono stata e forse non sarò mai più. O per meglio dire metà della cura è nascosta tra quelle frasi, in mezzo a quelle parole. L’altra metà è negli testi di mia madre, piccole annotazioni che a margine della malattia ha scritto negli anni e che ho scoperto solo dopo la sua morte. Ne ignoravo totalmente l’esistenza, o forse preferivo ignorarla. A ogni modo non ho mai tentato d’invadere la sua privacy, trattamento che diversamente lei non ha mai applicato a me.

Aveva un'indomabile sete di sapere, una curiosità quasi morbosa su cosa pensassero gli altri di lei, figurarsi sua figlia. Qualora l’avesse mai fatto, l’ho perdonata. Al suo posto probabilmente avrei fatto la stessa cosa.

Questo racconto parla di me, di mia madre e del cancro, ma soprattutto lei parla a voi. Da una regione lontanissima del mio cuore che mi fa ancora venire le lacrime agli occhi ogniqualvolta guardo o ascolto qualcosa minimamente commovente, lei entra in risonanza con me. Diventa la goccia che fa traboccare il vaso delle emozioni. L’alfa e l’omega della mia vita, l’unica ragione d’essere. Lei è l’idea di Platone, la stella dei Magi, lei è la realtà a cui aggiungo un quid, è arte, è verità. Tutto ciò che la riguarda può fare male e provocare dolore ma è anche l’assoluto, al di sopra di qualsiasi limite della forma, ed è organico, perché attraverso di lei conosco parte di lei, di me, di noi.


Non so se farà bene a qualcuno leggere questo testo. Non so se farò bene a mio padre, o alla nostra famiglia. Non credo faccia piacere a mia madre. O forse si. Alle volte aveva delle reazioni del tutto fuori da ogni logica, tanto che ancora oggi mi chiedo se le pensasse veramente o se il cancro avesse già invaso parte del suo cervello.


Io ho bisogno di scrivere questo libro per me. Di leggerlo, e rileggerlo. Anche se non vedrà mai la luce. Ho necessità di scriverlo e quando una cosa va fatta, va fatta e basta.


Non procederò per ordine, sarà un’incursione improvvisata, mal equipaggiata e barbarica sulle nostre vite, una discesa lunga e a tratti pesante, in cui sarete lasciati a voi stessi, senza una guida, un cartina o un navigatore. Io vi starò vicino ma potrei non sempre dirvi la verità. Proverò a dirvi ciò che credo sia la verità, una poco obbiettiva e sfuggente verità. Non ci saranno soste, o pause caffè. Non ci saranno scuse, ne ripensamenti. Non rinnegherò nessuna parola detta o scritta. Tutto ciò che leggerete l’ho pensato, l’ho visto coi miei occhi, l’ho provato sulla mia pelle e alcune volte ne sento ancora l’impronta.

Io sono anche questo, tutto questo, come lei era quello, ogni singola parola, ogni scarabocchio, ogni frase lasciata a metà. Completamente e infinitamente l’ho amata, e lei ha amato me, ma soprattutto ci siamo fatte tanto male a vicenda.


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