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Una storia di A_girl_from_mars

Fuga da melancolia

(come sono fuggita dalla depressione)

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10 minuti

Pubblicato il 30 aprile 2020 in Fantasy

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La pioggia le disegnava sottili linee luminose sulla sua mantella gialla mentre lei camminava nella stradina fangosa del villaggio.

Le luci della locanda erano accese ma non voleva ancora aspettare la notte nel letto di una camera non sua.

‘Passeggerò fino al bosco’ pensò.

A destra una casetta turchese grondava dalle finestre di petunie e surfinie mentre poco più in là, dai tetti di tre abitazioni in pietra il fumo grigio si lasciava guidare dal vento burrascoso in una turbolenta danza verso il cielo.

Si strinse nella sua mantella e aumentando il passo in meno di quattro minuti percorse per intero la via principale del vecchio borgo, oltrepassò la fontana di mattoni, la catapecchia di legno ed infine il negozio d’ortaggi; di fronte ad esso scorse una bottega piccola e luminosa, un barlume in quella giornata tormentata.

Si avvicinò al cartello per capire di che cosa si trattasse e ne lesse l’insegna, diceva: “oggetti d’altri tempi” sembrava un ottima idea girovagare fra le cianfrusaglie di un negozietto (che sicuramente non vedeva un cliente da qualche settimana, se andava bene da qualche giorno) quando fuori la tempesta sembrava adirare sempre più.

Afferrò la maniglia e spinse con forza.

La porta era in legno massiccio grezzo e toccandola si accorse che era sudicia, si ripulì le mani sui pantaloni e pensò a quanto questo potesse essere un altro elemento capace di tenere a distanza la possibile clientela. Con sorpresa però dietro a quello che probabilmente doveva essere un bancone, ma che in realtà appariva come un tavolino dalle gambe lunghe, sottili e di raffinati decori un’anziana signora mingherlina.

-“Prego venga avanti, dev’essere tutta bagnata, ma cosa le viene in mente? con la tormenta in corso non è tempo di vagabondare per il borgo e tanto meno per venire ad acquistare vecchi cimeli”

In realtà più che da cimeli sembrava essere circondata da ciarpame e vecchie giacche sgualcite pensò seccata.

-“Ero già a passeggio quando è incominciata la tempesta” sorrise, stava mentendo e la signora sembrava essersene accorta.

Il perimetro della bottega era interamente ricoperto di scaffali stracolmi di oggetti, vi erano lampade polverose, cornici fregiate e vasi dipinti; li osservava con grande cura chiedendosi se fossero veramente oggetti di valore o soltanto robaccia di cui qualcuno si fosse liberato.

Ma le pareti non erano le sole, anche il centro della stanza lasciava pochi centimetri per i possibili (nel caso ci fossero mai stati) acquirenti; bisognava muoversi con cautela, scivolare con le dovute precauzioni fra i tavoli stipati di tazze tazzine e teiere che la ragazza, quasi a malincuore trovava estremamente ricercate ed eleganti.

Ciascuna con decori singolari, ciascuna di stili differenti ma tutte armoniose e delicate anche se accatastate l'una sull'altra.

Sul fondo vi erano porcellane floreali adornate dai più eccentrici fiori screziati, vicino ad esse le piccole scodelle che riecheggiavano decori orientali colsero la sua attenzione.

Le osservava maneggiandole con cura chiedendosi come fossero arrivate proprio lì e come il loro posto fosse diventato quel vecchio tavolo sul quale poggiavano, quando invece i loro decori apparivano lontani anni luce del vecchio tugurio.

-“Lei non deve rimanere qui per molto o sbaglio?” chiese l’anziana sorridendo.

-“Si sbaglia, credo che mi fermerò in questo borgo per qualche tempo, non so per quanto ma mi farà bene, non ho stabilito una data precisa e non lo farò, aspetterò la primavera forse”

-“E dove alloggerà?”

-“Alla vecchia locanda, signora” rispose iniziando ad indispettirsi .

Un lampo illuminò di colpo la stanza e qualche secondo più tardi un boato spezzò nuovamente il silenzio.

-“Questo maglione quanto costa?”mormorò alzando un capo smesso di lana rossa.

-“lo consideri un pensiero, un regalo per il suo arrivo… Qui ne avrà bisogno, fa molto freddo, il maglione rosso la scalderà mi creda, non è questo che cerca? o forse sta cercando qualcos’altro?”

Raggelò e increspò lo sguardo, rimase per qualche secondo senza proferire parola, osservava la figura anziana di fronte a lei, la donna ai suoi occhi incominciava ad assumere sembianze particolarmente grottesche o quanto meno irriverenti.

Quello che la ragazza stava cercando non era di certo il suo cruccio, e non era sicuramente stata la predisposizione alla clientela a parlare ma piuttosto una bottegaia impicciona e scortese.

-“Non posso accettare” si affrettò a dire, “anzi, adesso che ci penso ne ho a bizzeffe! Vede, quando vedo un maglione così ben intessuto non riesco proprio a resistere ma la verità e che ne possiedo anche troppi… E poi il rosso non sono certa che mi doni”

-“Suvvia signorina mi offende!” rispose non potendo fare a meno di notare lo stato d’allerta assunto dalla sua interlocutrice -“Scelga qualcos’altro che le piace e lo compri se vuole, ma mi permetta almeno di donarle questo maglione bordeaux! uno in più non guasta mai!”

La ragazza osservò ancora una volta gli scaffali muovendo freneticamente gli occhi da destra verso sinistra.

Si avvicinò poi a una cornice di legno intagliata, le decorazioni erano composte da tratti sinuosi che a guardarli bene ricordavano erba rampicante, erano probabilmente ricoperti in foglia d’oro e da un manto laccato che rendevano l’intreccio ancora più luminoso e prezioso.

-“Bella questa!” disse, o meglio, sussurrò tanto da chiedersi se sembrò che la considerazione non voleva alcuna risposta.

-“Sicuramente!” rispose la donna! -“Vede non dipende da cosa vuole metterci all’interno, un foto, un documento… Questa cornice è arte anche senza il quadro! Anzi, sarebbe un peccato metterci qualcosa all’interno, le ruberebbe la scena, e non credo che la cornice sia d’accordo! La guardi bene non ha bisogno di niente, qualsiasi ritratto o paesaggio striderebbe all’interno di tanta delicatezza, non è pretenziosa ma magnifica nella sua essenzialità!”

‘Questa è tutta pazza!’ pensò indietreggiando con il busto.

Non era più spaventata ma le stramberie dell’anziana iniziavano ad avere effetti fastidiosi e una certa dose di inquietudine le parve risalire dal ventre mentre scrutava le mani raggrinzite della donna piegare con cura il maglione sciupato.

-“Sono contenta che abbia scelto questo borgo, ma mi chiedevo cosa fosse venuta a cercare” chiese incartando l’indumento.

-“Pace” bisbigliò, e quella fu l'unica parola che la giovane riuscì a dire.

-“Allora anche lei è una fuggitiva, molte persone vengono qui come lei per spegnere i riflettori su se stessi e osservare da lontano lo scorrere dolce della vita, sapesse quanta gente in cerca di discrezione ho conosciuto quassù! Vogliono tutti scomparire”

Il suo sguardo si fece più intenso, avanzò provando grande compassione per quelle mani rugose; la donna doveva sentirsi molto sola e quegli occhi quasi spenti stavano probabilmente cercando un semplice confronto umano.

-“Ho messo l'acqua sul bollitore poco prima che lei varcasse la soglia, la prego di berlo con me se possibile, sono solita farlo tutta sola e sarebbe un piacere condividerlo con qualcuno"

La ragazza annuì sorridendo e si tolse la mantella gocciolante dopo aver posato lo zainetto di velluto a coste sul pavimento.

-“Lampone, pesca e crema, pera e cacao, liquirizia e menta o tè verde?"

-“Liquirizia e menta, grazie"

L'aroma irradiò nella stanza lasciando un profumo agrodolce mentre la donna con lo spargi miele fece colare il nutriente alimento all'interno della tazza, poi prese con un guanto bianco il bollitore e ci versò sopra il tè fumante.

Si avvicinò a una delle ampie credenze e cacciò fuori un vecchio carillon, fece girare almeno una cinquantina di volte la manovella e lo poggiò sul tavolo, infine aprì un vasetto di porcellana e offrì alla giovane biscotti zucca e cannella, uno strano binomio di sapori che con stupore la ragazza apprezzò.

Ne prese uno anche lei con le sue mani rugose che a malapena lo riuscirono ad afferrare, volse lo sguardo alla sua interlocutrice e le chiese “Sa cos'è indivisibile?"

La ragazza aggrottò le ciglia sorridendo, 'di nuovo con queste domande insolite, non vuole proprio smentirsi’ pensò, ma ora la donna non le appariva più inquietante solamente particolarmente eccentrica.

-“L’animo!” affermò fremendo “vede, ho molto tempo qui e molti libri polverosi che non possono che essere il mio intrattenimento per almeno un quarto della giornata! Ho avuto modo di approfondire le mie conoscenze su quello che sembra l’essenza di quello che io, che lei e chiunque sul pianeta siamo… ‘l’anima’.

La sua anima mia cara signorina non ha spiragli sul mondo esterno, ma non si preoccupi nemmeno la mia e quella di nessun altro uomo sulla faccia della terra!

Però il nostro corpo si, lui sta alla base della casa, è il primo piano e possiede cinque finestre con le quali percepisce il mondo.

L’animo invece sta sopra al secondo piano, non ha né finestre né spiragli ma sente le vibrazioni del piano di sotto, le vibrazioni del corpo.

Le vibrazioni sono forti, funeste tanto più dei lampi e della tormenta di quest’oggi, essi si scontrano in continuazione tutto il tempo e a lungo andare formano delle pieghe, le pieghe dell’anima. Le mie pieghe dell’animo, le sue pieghe dell'animo, interessante non crede?"

Per quanto stravagante fosse l’anziana, la genialità di quella massima non era sua ma di Gottfried Wilhelm von Leibniz e la giovane se ne accorse ma preferì non assecondarla ulteriormente.

-“É qui per le sue pieghe! l’hanno condotta loro qui nel vecchio borgo, l’hanno straniata in questo antico villaggio facendole credere che era ciò di cui necessitava, ma non è qui che sanerà le sue pieghe, l’hanno imbrogliata loro stesse!”

Ad ascoltare tanto estro la giovane donna iniziò a ridere a crepapelle e voltandosi verso la porta rispose:“L’unica cosa piegata è la mia mantella a terra! Ma apprezzo la sua rappresentazione dell’anima, che raffinatezza! oserei dire… filosofica! Io però ho solo bisogno di contemplare qualcosa di diverso nella temperanza e mitezza del villaggio”

L’anziana assunse allora un tono più serio ma non di rimprovero piuttosto di sincera compassione .

-“Rimanere qui ad osservare è tuo diritto ma agire è ciò che vuoi, qui sei al sicuro ma non restarci troppo, non farci l'abitudine, sai che non è in questo posto che vuoi restare.

Puoi distogliere l'attenzione degli altri da te ma tu rimani ben salda alla tua anima, aggrappati, e fallo con tutta la forza che hai.

Sfuggire al prossimo va bene qualche volta, ma sfuggire a se stessi è distruttivo.

Questo posto è affascinante quanto malinconico, è inalterato e fermo ma allo stesso tempo inquieto, c'è qualcosa di micidiale qui! Dammi retta scappa appena ne hai ammirato la sua bellezza! Osserva questa valle e il villaggio che ospita, portali con te nel cuore se lo desideri ma torna a casa!”

La ragazza si alzò in silenzio, si guardarono l’un l’altra nella quiete della stanza per qualche secondo, respirò profondamente lasciando che i profumi si stipassero per l’ultima volta nel suo naso, prese la cornice e il maglioncino, si voltò ancora una volta e sorrise, la donna contraccambiò.

La porta si chiuse dietro di sé e non fu più riaperta fino al mattino successivo dalla proprietaria della bottega.

Fuori il cielo era ancora grigio, le nuvole erano fitte e si intrecciavano tanto da essere indistinguibili, il manto permaneva sulle poche casette del villaggio ma in compenso la tempesta era finita.

Qualche passo più là l’anziana signora ritrovò la mantellina gialla, la raccolse da terra e la guardò non potendo fare a meno di ricordare con gratitudine la ragazza, lei doveva essere lontana e aveva probabilmente fatto ritorno nel mondo ma questo la donna non lo poteva sapere e non lo avrebbe saputo mai.

Rientrò nella bottega, appese la mantella alla gruccia e la ripose al posto del maglioncino rosso, si preparò un tè alla liquirizia, fece girare cinquanta volte la manovella del carillon e tornò ad osservare il tepore grigiastro della finestra.



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