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Una storia di angelaaniello

Questa storia è presente nel magazine RecensiAMO....

L'arte di morire... il gioco di rinascere!

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3 minuti

Pubblicato il 22 gennaio 2019 in Recensioni

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Perché, se non si parte dalla morte, non si può celebrare la vita. È come guardare le cose da una prospettiva interna ed esterna al cuore, cercando un senso laddove pare non ci sia.

Poi l'eco della vita risuona sempre, fa paura, si spegne e accade con delicatezza e profondità.

La stessa che serve per non mollare.

La stessa che serve per restare nel lasso di istanti che, a volte bastano, altre no.

Colpisce la lettura della raccolta di quattro racconti "Mille e più farfalle, edita da Erga Edizioni e scritti da Deborah Riccelli, formatrice esperta in stereotipi del linguaggio, violenza di genere e crimine familiare da sempre impegnata nel sociale.

I racconti sono accompagnati da una post-fazione scritta da noti psicologi come Annalisa Cardone, Margherita Carlini, Roberta Manfredini e Bruno Morchio.

Quando la morte arriva, segna, disintegra, scompone, frammenta e tutto smette di essere oggettivamente bello.

Sylvia, la bimba protagonista di quattro anni resta in una foto in cui il vento scompiglia forte i capelli e il suo ricordo atterra silenziosamente nel cuore, paesaggio brullo e devastato.

Il dolore non ha una definizione. È DOLORE E BASTA! Massacra lasciando orfani e nell'esperienza del vuoto e dell'abbandono tesse emozioni stridenti: la rabbia, il senso di colpa, la solitudine.

L'autrice sottolinea che nel ciclo continuo di vita e di morte, di inizio e di fine, prendersi cura della vita significa seguire la propria natura.

La metafora della brevitas temporis scandisce dentro note forti.

Si metabolizza poi il dolore?

E quante forme di morte esistono?

Sicuramente la fragilità dell'anima è sintomo di qualcosa che è da modificare. Essere vittime di violenza equivale a ingoiare aria cattiva in ogni momento.

Ci può essere una bimba, che non a caso si chiama Allegra, e con le sue magie induce la sua mamma a prendere una decisione.

Ma la realtà ha una lunga sequela di storie che finiscono male, di messaggi nascosti mai decifrati e sfociati in catastrofi. Fondamentale, dunque, la codifica di un segnale, di una richiesta d'aiuto latente, di un urlo strozzato che ha il potere di minimizzare la gravità delle conseguenze.

Poi ci sono le pance vuote, le braccia vuote, i passi amputati, le condanne di malattie che non lasciano scampo.

Quanto può volare in alto un'altalena?

Quanto sale in cielo l'urlo di una madre sola?

Quanto sole irradia l'asfalto macchiato di sangue?

Quanto è lungo l'inverno di un paio di ali bianche lasciate cadere strappando un sorriso ritrovato?

Lo stile poetico e incisivo fa metabolizzare l'intensità di ogni parola in un crescente ritmo, perché è nell'aria strana che già sono contenute le risposte.

Forse è vero che il dolore non è fatto per essere condiviso!

Fanno rumore i pensieri più dei ricordi e non serve un libretto d'istruzioni a placare l'anima.

I corridoi dell'ospedale, i gesti routinari prima della morte, la stanza dei giochi simile a un asilo striminzito, il dolce pianto prima della puntura.

La verità è una sola: il senso di Emma è il non senso di un diritto negato: quello di crescere, ballare, sognare.

Il cuore che cessa di battere resta addosso, provoca un uragano, accende un altro universo mentre il tempo scorre e separa.

"Solo l'amore ci salva, Emma! Tra la terra e il cielo.

Ovunque andrai il mio amore saprà raggiungerti.

Ti amo e non passa. No, non potrà mai passare."

Perché consiglio vivamente la lettura di queste pagine?

Fondamentalmente perché aiutano a prendere consapevolezza della bellezza dell'istante. Forse non ci è dato di piazzare sempre bene le pedine, forse il tempo con i suoi dadi butta tutto all'aria ma la preziosità di ogni volo, il tentativo di stravolgere ogni verità, la necessità di una piena realizzazione di sé dentro e oltre il dolore è l'arte perfetta di rinascere.

Inoltre l'acquisto del libro sostiene l'Unicef e i diritti di tutti i bambini, Quale fine più nobile?

Supporre non basta! Bisogna indagare e, sciogliendo i lacci del cuore, si impara a trattenere le ali. Cosa aspettare?

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